Musica
Angelina non vince, ma brilla all’Eurovision

Un po’ di delusione per la mancata vittoria di Angelina Mango, resta. Ma in una gara come L’Eurovision sono tanti i fattori che determinano il podio. E Nemo, il frontman della Svizzera, ha dimostrato di poter vincere con la sua The Code, un pezzo orecchiabile e carino.

Bella, brava e spigliata. Angelina sul palco dell’Eurovision di Malmoe ha spaccato. Bella la canzone, bella la coreografia, grande voce. A differenza di tanti altri suoi colleghi non ha avuto bisogno di trovate coreografiche speciali per brillare. La potenza della voce cristallina ereditata da papà Pino Mango, ha interpretato una cumbia della noia che sembra fatta apposta per far ballare tutta l’Europa.
Quello di quest’anno è stato un bel festival, con almeno una decina di canzoni capaci di contendersi la vittoria finale. L’esibizione di Angelina è stata accolta dall’ovazione della Malmoe Arena. Outfit nero brillante ed energia da vendere, la vincitrice di Sanremo è salita sul palco accompagnata dalle sue cinque ballerine.
“Ho messo il peperoncino in valigia e ce l’ho al collo, anche se non si vede, ma ho capito che la fortuna non serve, ma serve amore e sono contenta di averne così tanto attorno”. Angelina Mango, a pochi minuti dall’inizio della finale dell’Eurovision Song Contest, dove rappresenta l’Italia con La Noia, risponde così in collegamento con il Tg1. “L’emozione più forte spero di provarla stasera, ma per ora sono stati gli sguardi delle persone del pubblico: mi hanno insegnato che la musica è una lingua e parla a tutti”, ha aggiunto la giovane cantante.




La serata si è aperta con una sorpresa non proprio piacevole. La squalifica per non meglio precisati comportamenti violenti del cantante olandese Joost Klein nei confronti di un membro dello staff. Abbastanza gravi da richiedere l’intervento della polizia svedese, anche se dall’entourage del cantante di Europapa si parla in un comunicato di “esagerazione” e “sorpresa”.
Inutile come nelle precedenti semifinali la presenza di Mara Maionchi, incapace non solo di dare quel pizzico di competenza e di verve in più, ma assolutamente molesta nel suo ridacchiare forzatamente e nel suo commentare a monosillabi liquidando con una banalità imbarazzante ogni canzone.
Mentre dentro si pensava alla musica, fuori dall’Arena non sono mancati scontri di piazza e momenti di tensione. La leader ecologista svedese Greta Thunberg è tra i dimostranti arrestati oggi durante le proteste contro la partecipazione di Israele all’Eurovision. I manifestanti si sono concentrati di fronte l’ingresso dell’arena, scandendo lo slogan «vergogna» mentre il pubblico entrava, secondo quanto riferisce il giornale svedese ‘Aftonbladet’.





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Musica
Arisa interrompe il concerto per farsi gli affari di un fan: «Hai risolto col fidanzato?» E il teatro esplode dalle risate
Altro che scaletta rigida e copione perfetto. Arisa ha trasformato il Teatro Lirico in un salotto tra amici, sospendendo una delle sue canzoni più intense per informarsi sulla vita amorosa di uno spettatore.
Ci sono artisti che salgono sul palco, cantano, salutano e se ne vanno. E poi c’è Arisa. Una cantante che da sempre vive i concerti come un incontro umano prima ancora che come uno spettacolo. Lo ha dimostrato ancora una volta il 29 maggio al Teatro Lirico di Milano, durante una serata che avrebbe dovuto rappresentare l’anteprima del nuovo tour teatrale in partenza a novembre.
A un certo punto dello spettacolo, mentre stava interpretando Meraviglioso Amore Mio, uno dei brani più intensi e sentimentali del suo repertorio, è accaduto qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato. Arisa ha riconosciuto tra il pubblico un volto familiare e, invece di proseguire la canzone come previsto, ha deciso di fare ciò che farebbe qualsiasi amica curiosa davanti a una vecchia conoscenza: chiedere aggiornamenti sulla situazione sentimentale.
La domanda che ha fermato il concerto
Scesa tra le poltrone della platea, la cantante ha individuato un fan con cui aveva già parlato in passato e che le aveva raccontato alcune difficoltà nella sua relazione. A quel punto è successo l’impensabile.
Arisa ha interrotto l’esibizione, ha chiesto ai musicisti di fermarsi e si è rivolta direttamente allo spettatore: «Scusa un attimo, hai risolto col tuo fidanzato tu? Avete rotto? Ah… che cavolo».
Una scena surreale e irresistibile allo stesso tempo. Da una parte una delle sue canzoni più emozionanti, dall’altra una conversazione da bar tra amici che si aggiornano sulle rispettive vite amorose.
Il Teatro Lirico trasformato in un salotto
La cosa più sorprendente è stata la naturalezza del momento. Nessuna costruzione, nessuna gag preparata, nessun tentativo di creare un momento virale a tavolino.
Arisa è semplicemente Arisa. E chi la segue da anni sa bene che il confine tra artista e persona, nel suo caso, è sempre stato molto sottile.
Il pubblico milanese ha reagito con divertimento e affetto, assistendo a uno di quei momenti impossibili da replicare e che rendono ogni concerto diverso dall’altro. Per qualche minuto il Teatro Lirico ha smesso di essere una sala da spettacolo ed è diventato una sorta di grande soggiorno condiviso.
Il video conquista TikTok
Naturalmente qualcuno ha ripreso tutto. Il filmato, pubblicato su TikTok dal profilo DimiTok, ha rapidamente fatto il giro dei social raccogliendo centinaia di migliaia di visualizzazioni.
A colpire gli utenti non è stata tanto la domanda sul fidanzato quanto l’assoluta spontaneità della scena. In un mondo dello spettacolo sempre più studiato, filtrato e programmato, vedere un’artista interrompere una canzone per interessarsi sinceramente alla vita di uno spettatore è sembrato a molti qualcosa di raro.
Del resto Arisa ha costruito gran parte del suo successo proprio su questa autenticità. Può passare in pochi secondi da una nota struggente a una battuta improvvisata, da un momento di grande intensità emotiva a una chiacchierata da amica del cuore.
E forse è proprio questo il motivo per cui il video continua a circolare online. Perché, più che una cantante che parla con un fan, mostra una persona che per un attimo dimentica di essere sul palco e si interessa davvero a qualcun altro.
Musica
Francesca Michielin choc: «Mi hanno tolto un rene, ho avuto paura». Poi il racconto di un Sanremo da incubo
Francesca Michielin racconta il percorso di accettazione dopo l’asportazione del rene sinistro e ripercorre una delle esperienze più complicate della sua carriera: «Sanremo? Un disastro dall’inizio alla fine».
Francesca Michielin ha sempre avuto un rapporto molto sincero con il proprio pubblico. Mai troppo costruita, mai eccessivamente filtrata. E forse è proprio per questo che le sue parole, quando decide di raccontarsi davvero, arrivano con una forza particolare. Ospite del podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, la cantante ha aperto una finestra su uno dei periodi più complessi della sua vita, parlando dell’operazione che l’ha portata a perdere il rene sinistro e delle difficoltà affrontate negli ultimi anni.
«Mi hanno tolto un rene intero, ho avuto paura», ha raccontato senza giri di parole. Un intervento necessario a causa di una giuntopatia che aveva ormai compromesso il funzionamento dell’organo. Una notizia che nessuno vorrebbe ricevere e che per Francesca ha rappresentato un passaggio tanto doloroso quanto inevitabile.
L’operazione e il lungo percorso di accettazione
La parte più difficile non è stata soltanto l’intervento chirurgico. Come spesso accade dopo eventi che modificano il corpo, è arrivato anche un lungo periodo di adattamento psicologico.
Francesca ha spiegato di aver impiegato molto tempo per tornare a riconoscersi completamente. «Fino a poco fa il mio corpo non lo sentivo più come prima», ha confessato. Un percorso fatto di accettazione, piccoli passi e nuove consapevolezze.
Oggi la situazione è migliorata, ma non senza conseguenze. La cantante ha raccontato di convivere ancora con alcune limitazioni fisiche e alimentari e di aver dovuto imparare a gestire una quotidianità diversa rispetto a quella precedente all’operazione.
Tra le riflessioni che l’hanno aiutata ad affrontare questo momento c’è anche una lettura più simbolica della vicenda. Seguendo alcune interpretazioni della cultura cinese, Francesca ha spiegato che il rene sinistro sarebbe associato alla paura di non farcela. «Siccome l’ho perso, io non ho più paura di non farcela», ha raccontato con un sorriso.
Il Sanremo più difficile della sua carriera
Come se non bastasse, poco dopo è arrivato anche un Festival di Sanremo che la cantante definisce senza mezzi termini «un disastro».
Una sequenza di episodi sfortunati che sembra uscita da una commedia degli equivoci. Tutto è iniziato ancora prima di salire sul palco dell’Ariston, con la rottura di una caviglia a pochi giorni dall’inizio della manifestazione.
Poi gli imprevisti si sono moltiplicati. La cuffietta dimenticata durante una delle esibizioni, l’orario tardissimo che l’ha vista cantare quasi alle due di notte, il reggiseno che scende durante una serata e il rossetto completamente sbavato nell’ultima esibizione.
Il crollo dopo il Festival
Piccoli incidenti che presi singolarmente possono sembrare irrilevanti, ma che sommati alla tensione accumulata hanno finito per travolgerla.
Francesca racconta di essere scoppiata a piangere durante il Festival, tanto che persino Carlo Conti le avrebbe chiesto il motivo di quelle lacrime. Ma il momento più difficile è arrivato dopo.
«Sono stata malissimo, sono stata a letto due settimane», ha confessato. Un crollo fisico ed emotivo che coincideva anche con il periodo del suo compleanno. Una ricorrenza che non aveva alcuna voglia di festeggiare, tanto da rifiutare qualsiasi celebrazione. Alla fine, però, amici e persone vicine le hanno organizzato una sorpresa.
Oggi Francesca Michielin racconta tutto questo con lucidità e una serenità che forse qualche anno fa sarebbe stata impossibile. Perché dietro il successo, i concerti e i riflettori ci sono momenti che non finiscono nelle classifiche. E spesso sono proprio quelli che cambiano davvero una persona.
Musica
Gaia torna col tormentone estivo e si racconta: «Siamo bombardati da messaggi di divisione e odio»
Dalla provincia di Reggio Emilia a X Factor, poi la vittoria ad Amici e il successo discografico. Gaia Gozzi racconta il peso e la ricchezza di essere cresciuta tra due culture, in un tempo che sembra spingere tutti allo scontro.
Gaia è tornata con un nuovo tormentone estivo di quelli pensati per infilarsi in testa al primo ascolto e restarci fino a settembre, possibilmente mentre si sorseggia qualcosa di molto freddo su una spiaggia molto calda. Ma dietro la leggerezza apparente di una canzone da estate c’è una ragazza che, da sempre, porta nella voce e nella storia personale una doppia appartenenza. Gaia Gozzi, in arte semplicemente Gaia, è nata a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, il 29 settembre 1997. Padre italiano, madre brasiliana, cittadinanza brasiliana oltre a quella italiana e una vita cresciuta in bilico tra due mondi che non sempre si lasciano tenere insieme senza fatica.
Da X Factor ad Amici, la strada di Gaia
Il grande pubblico ha iniziato a conoscerla nel 2016, quando Gaia ha partecipato alla decima edizione di X Factor arrivando fino al secondo posto. Da quell’esperienza è nato il primo EP, New Dawns, composto soprattutto da cover e dal brano omonimo scritto da Luca Chiaravalle, Cesare Chiodo e Chanty. Ma la vera consacrazione televisiva è arrivata qualche anno dopo con Amici di Maria De Filippi, programma che Gaia ha vinto nell’aprile 2020. Proprio in quel periodo è uscito anche il suo debutto discografico, Genesi, pubblicato da Sony Music e poi ristampato in formato fisico con il titolo Nuova Genesi. Da lì in poi, Gaia ha costruito un percorso molto riconoscibile, mescolando pop, ritmi latini, sensualità leggera e una vocalità che non cerca mai di fare troppo la diva, ma sa perfettamente come farsi ricordare.
Due radici, una sola voce
Il tema delle origini resta centrale nel suo racconto. Gaia ha spiegato che crescere con la consapevolezza che non esista «un’unica strada o un unico modo di vedere la vita, la cultura, la società» può diventare una ricchezza enorme, perché obbliga a confrontarsi con le differenze e a cercare una casa non soltanto geografica, ma interiore. Non è però un processo semplice. La cantante ha ammesso che certe domande l’hanno spesso messa in difficoltà, perché finivano per dividere ciò che dentro di lei avrebbe invece bisogno di restare unito. Quando tornava in Brasile, si sentiva talvolta costretta a difendere la propria italianità; in Italia, al contrario, riaffiorava la parte brasiliana. Una specie di ping pong identitario che molti figli di culture diverse conoscono benissimo.
Contro l’odio, il potere dell’unione
La riflessione di Gaia diventa ancora più interessante quando si sposta dal piano personale a quello collettivo. «Viviamo in un momento storico che non aiuta questo pensiero, veniamo bombardati con tanti messaggi di divisione, di odio», ha raccontato, indicando però anche una possibile via d’uscita: risvegliare un potere interiore fatto di energia, forza e consapevolezza. Parole forse molto più serie di quanto ci si aspetterebbe da una semplice chiacchierata attorno a un brano estivo. Ma è proprio qui che Gaia trova il suo equilibrio migliore: può cantare canzoni da ballare, da playlist sotto l’ombrellone, da cocktail al tramonto, senza rinunciare a un pensiero più profondo su identità, appartenenza e convivenza. In fondo, il suo pop funziona proprio perché nasce da una miscela: Italia e Brasile, leggerezza e radici, ritmo e malinconia. E in tempi in cui tutti sembrano voler dividere tutto, anche una canzone estiva può diventare un piccolo manifesto di unione.
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