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Cinema

“I cinema diventeranno come jazz club”: Leonardo DiCaprio lancia l’allarme sul futuro delle sale tra streaming e cultura che cambia

Dai documentari spariti dai cinema ai film drammatici con una vita sempre più breve in sala, fino all’attesa passiva dello streaming. Leonardo DiCaprio fotografa una transizione epocale e si chiede se il cinema rischi di uscire dalla cultura popolare per diventare un luogo per pochi appassionati.

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    Nell’era dello streaming globale e dell’offerta infinita on demand, il cinema tradizionale rischia di perdere il suo ruolo centrale nell’immaginario collettivo. A dirlo non è un analista del settore, ma uno degli attori simbolo di Hollywood. Leonardo DiCaprio, in una recente intervista rilasciata a The Times, ha espresso una preoccupazione netta sul futuro delle sale cinematografiche, usando un’immagine destinata a far discutere: «I cinema diventeranno come jazz club».

    Secondo l’attore, il cambiamento è già in atto e procede a una velocità impressionante. «Il cambiamento sta avvenendo alla velocità della luce – ha detto – ci troviamo di fronte a un’enorme transizione. Prima sono scomparsi i documentari dai cinema, ora i film drammatici hanno solo un tempo limitato e le persone aspettano che arrivino sulle piattaforme in streaming». Una constatazione che racconta una mutazione profonda non solo del mercato, ma anche delle abitudini del pubblico.

    Sale sempre più vuote e pubblico più selettivo

    DiCaprio non nega che il cinema continui ad affascinare, ma teme che l’esperienza collettiva della sala possa progressivamente uscire dalla cultura tradizionale. «La gente ha ancora il desiderio? – si chiede – oppure le sale cinematografiche diventeranno di nicchia, come dei jazz club?». Il paragone non è casuale: luoghi carichi di fascino, frequentati da un pubblico fedele e appassionato, ma lontani dal grande flusso popolare che un tempo riempiva le platee.

    Il tema delle sale vuote è ormai ricorrente. In molte città, soprattutto al di fuori dei grandi centri, andare al cinema non è più un rito settimanale, ma un’eccezione legata a pochi titoli-evento. Il resto del pubblico aspetta l’uscita sulle piattaforme, spesso nel giro di poche settimane, riducendo ulteriormente la finestra di sfruttamento in sala.

    Dal cinema d’autore allo streaming

    Nelle parole di DiCaprio c’è anche un riferimento esplicito al cinema più impegnato. Documentari e film drammatici, un tempo parte integrante della programmazione, oggi faticano a trovare spazio. Sono opere che resistono soprattutto grazie ai festival o alle piattaforme, dove raggiungono un pubblico diverso, spesso più frammentato ma globalizzato.

    È una trasformazione che incide anche sulle scelte artistiche. Se il cinema in sala diventa terreno quasi esclusivo per blockbuster e franchise, il rischio è che una parte significativa della produzione si sposti definitivamente altrove, cambiando il modo stesso di raccontare storie.

    DiCaprio e il successo del cinema “di qualità”

    Il paradosso è che l’allarme arriva da un attore che continua a essere protagonista di film di grande prestigio. Tra gli ultimi lavori di DiCaprio c’è Una battaglia dopo l’altra, diretto da Paul Thomas Anderson, pellicola che ha raccolto consensi unanimi e premi importanti. Il film è stato votato come miglior titolo del 2025 dall’associazione dei critici cinematografici di Hollywood.

    Alla 31ª edizione dei Critics Choice Awards, oltre al riconoscimento principale, la pellicola ha conquistato anche i premi per la regia e per la sceneggiatura non originale, confermando come il cinema d’autore possa ancora ottenere attenzione e prestigio. Un segnale positivo, ma che non basta, secondo l’attore, a invertire una tendenza strutturale.

    I premi e la “notte delle stelle”

    A certificare questo bilancio anticipato sull’annata cinematografica è stata la Critics Choice Association, composta da oltre 500 giornalisti specializzati in spettacolo. È la prima istituzione hollywoodiana a valutare i film usciti nel 2025 e a tracciare una linea in vista della grande notte delle stelle, in programma il 15 marzo.

    Il riconoscimento del valore artistico, però, non coincide automaticamente con il successo in sala. Ed è proprio questo il nodo sollevato da DiCaprio: il rischio che il cinema resti un’esperienza culturalmente rilevante ma sempre meno centrale nella vita quotidiana del grande pubblico.

    Un futuro da club esclusivo?

    Le parole dell’attore non sono una sentenza definitiva, ma una provocazione lucida. Il cinema, come i jazz club evocati da DiCaprio, potrebbe sopravvivere come luogo identitario, frequentato da chi cerca un’esperienza diversa, più intensa e consapevole. Ma la sua uscita dalla cultura di massa segnerebbe una svolta storica.

    La domanda resta aperta: nell’era dello streaming, il pubblico ha ancora voglia di sedersi in una sala buia, spegnere il telefono e condividere una storia sul grande schermo? Oppure l’esperienza cinematografica è destinata a trasformarsi, lentamente, in un rito per pochi.

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      Cinema

      Micaela Ramazzotti senza freni a Belve: “Con Virzì era meglio non sposarsi”, frecciate al passato e stoccate al “circoletto”

      Tra ironia tagliente e confessioni amare, Micaela Ramazzotti smonta il suo passato sentimentale e professionale: parole pesanti sull’ex marito Paolo Virzì, battute sul divorzio “scomparso” e una frecciata a Valeria Bruni Tedeschi

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        Micaela Ramazzotti si presenta a Belve con il sorriso di chi sa colpire e affondare, ma sotto la superficie resta un racconto che sa di ferite ancora aperte. L’attrice non gira intorno alle parole e mette subito nel mirino il suo matrimonio con Paolo Virzì, liquidandolo con una battuta che è già un titolo: “Con lui era meglio non sposarsi, avrei risparmiato un botto di soldi”. Una frase che sembra ironica, ma che nasconde un passato tutt’altro che leggero.

        Il matrimonio con Virzì tra ironia e amarezza
        Quando Francesca Fagnani le chiede conto delle dichiarazioni del regista, secondo cui il matrimonio sarebbe stato funzionale al film “La prima cosa bella”, Ramazzotti non arretra: “Quel film lo avrei fatto lo stesso, non c’era bisogno di sposarmi per finta”. Poi affonda il colpo, lasciando emergere il peso emotivo vissuto durante la relazione: “Mi portavo dentro un magone, ho passato momenti bui”. Alla domanda sull’origine di quella tristezza, la risposta è diretta: “La mancanza d’amore, l’essere disprezzata”. Parole che, al netto del tono leggero, tracciano un quadro ben più complesso di quello che per anni è stato raccontato come un sodalizio artistico e sentimentale perfetto.

        Il “circoletto” del cinema e le frecciate al sistema
        Non manca una stoccata al cosiddetto “circoletto” del cinema italiano, quel sistema chiuso e autoreferenziale di cui spesso si parla a mezza voce. “La tessera ce l’avevo perché ero la moglie del socio, ma non l’ho usata tanto”, racconta, lasciando intendere che quel mondo le sia sempre stato stretto. E poi, con una battuta che fa sorridere ma lascia il segno, aggiunge che quella tessera “ha preso fuoco”, come a voler chiudere definitivamente un capitolo.

        Il divorzio fantasma e il nuovo amore
        Sul futuro con Claudio Pallitto, Ramazzotti gioca ancora con l’ironia, trasformando una questione legale in un piccolo sketch: “Non si trovano le carte del divorzio, saranno disperse nel mare di Livorno insieme a qualche testa di Modigliani”. Una frase che mescola sarcasmo e surrealismo, ma che sottolinea come la chiusura definitiva con il passato sia ancora, almeno simbolicamente, sospesa.

        La stoccata a Valeria Bruni Tedeschi
        Tra i passaggi più inattesi dell’intervista, anche il commento su Valeria Bruni Tedeschi. Alla domanda sul loro rapporto, Ramazzotti non cerca diplomazie: “C’è un grande problema, lei è nata ricca, io no. Per me non ci sono mai stati i camerieri”. Una differenza di origine sociale che, secondo l’attrice, pesa più di quanto si possa immaginare, e che diventa terreno per una riflessione amara, ma anche per un’imitazione che strappa qualche risata.

        Nel complesso, quella andata in scena a Belve non è solo un’intervista, ma un piccolo regolamento di conti pubblico, dove ironia e dolore si intrecciano senza filtri. E dove Micaela Ramazzotti, tra una battuta e una confessione, riscrive la propria versione della storia.

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          Cinema

          Ciuchino torna da protagonista: in arrivo lo spin-off del personaggio più amato di Shrek

          Il doppiaggio partirà a settembre 2025, mentre l’uscita è prevista per il 2028. Intanto DreamWorks lavora anche a Shrek 5, in sala dal dicembre 2026.

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          Ciuchino torna

            Il mondo di Shrek si espande ancora. A distanza di oltre vent’anni dal primo film e dopo il grande successo degli spin-off del Gatto con gli Stivali. Ora è il momento per Ciuchino, uno dei personaggi più iconici della saga, di avere finalmente il suo film da protagonista.

            A dare la notizia è stato lo stesso Eddie Murphy, storica voce dell’asino parlante. Durante un’intervista per promuovere la sua nuova pellicola The Pickup, ha rivelato che inizierà a registrare il doppiaggio dello spin-off nel settembre 2025. La data d’uscita? Secondo quanto emerso, DreamWorks punta al 2028.

            Il progetto, ancora in fase iniziale, sarà costruito sul modello narrativo già collaudato con il Gatto con gli Stivali. Focus sul personaggio principale e maggiore attenzione alla sua vita privata. In questo caso, protagonista della storia sarà la strampalata famiglia di Ciuchino, in particolare i sei figli nati dalla relazione con la Dragona. I famosi “Dronkey”, adorabili ibridi metà drago e metà asino.

            I piccoli Debbie, Coco, Bananas, Peanut, Parfait ed Éclair, introdotti per la prima volta in Shrek 2, avranno così finalmente uno spazio narrativo tutto loro. «La storia è davvero divertente – ha dichiarato Murphy – Ciuchino avrà il suo mondo, la sua famiglia, e sarà un film con un tono simile a quello del Gatto con gli Stivali».

            Ma non è tutto. Durante l’intervista, Murphy ha confermato anche che Shrek 5 è già in fase di lavorazione, e che il team è “a circa due anni” dalla conclusione del progetto. Il nuovo capitolo, atteso per il 23 dicembre 2026, riunirà il cast originale: Mike Myers (Shrek), Cameron Diaz (Fiona) ed Eddie Murphy stesso.

            Tra le novità, è stato annunciato anche l’ingresso nel cast vocale di Zendaya, che interpreterà Felicia, la figlia adolescente di Shrek e Fiona. A febbraio 2025 è stato rilasciato un primo teaser, in cui si vede lo stesso Shrek alle prese con meme e tecnologia, segno che l’umorismo surreale e attuale della saga resterà intatto.

            Con due progetti di grande respiro in cantiere, DreamWorks punta a rilanciare il franchise per conquistare non solo i fan storici, ma anche le nuove generazioni cresciute a pane e animazione. E con Ciuchino pronto a raccontare la sua storia, il divertimento è assicurato.

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              Cinema

              Julia Garner sarà Madonna: nel biopic “Who’s That Girl” la trasformazione più ambiziosa di Hollywood

              La scelta è ufficiale: sarà Julia Garner a interpretare la popstar più iconica di tutti i tempi. Un ruolo intenso, preparato a lungo e inseguito con determinazione. La lavorazione del film, rimandata per anni, prende finalmente forma con una protagonista d’eccezione.

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              Julia Garner

                Dopo anni di attesa, rinvii e misteri produttivi, il biopic dedicato alla vita e alla carriera di Madonna entra finalmente in produzione. E a interpretare la regina del pop sarà Julia Garner, attrice trentunenne già nota per le sue interpretazioni intense e premiate. La conferma è arrivata nei giorni scorsi, durante un’intervista in un podcast americano, in cui la stessa Garner ha raccontato l’audizione fiume durata ben 11 ore, tra canto, danza e recitazione.

                Il film, che al momento ha il titolo provvisorio “Who’s That Girl”, sarà diretto da Madonna in persona, che ha supervisionato anche la sceneggiatura. Dopo un lungo processo creativo — iniziato nel 2020 e rallentato da diversi ostacoli, tra cui disaccordi interni sulla scrittura — l’artista ha preso in mano le redini del progetto, scrivendo una versione definitiva del copione. Solo ora, dopo il successo del suo Celebration Tour, la produzione è ufficialmente partita.

                Julia Garner, nata a Riverdale, nel Bronx, ha costruito una carriera solida e poliedrica. Con alle spalle un debutto cinematografico nel 2010 (The Dreamer), ha ottenuto la fama internazionale grazie al ruolo di Ruth Langmore in Ozark, che le è valso tre Emmy Awards. Nel 2023 ha anche vinto il Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Oltre al mondo delle serie TV, Garner si è recentemente affacciata anche al cinema di grande incasso, partecipando al reboot Marvel dei Fantastici 4 nel ruolo della Silver Surfer.

                La sua trasformazione in Madonna non sarà solo estetica, ma anche vocale e fisica: l’attrice ha iniziato da mesi una preparazione intensiva tra lezioni di canto, danza e uno studio approfondito della figura di Louise Veronica Ciccone, da Detroit a New York, fino al successo planetario.

                Il film ripercorrerà i primi anni della carriera di Madonna, l’ascesa al successo, le sfide del mondo musicale degli anni Ottanta e il coraggio di imporsi in un ambiente maschile con uno stile provocatorio e rivoluzionario. “Raccontare la mia storia è un atto di sopravvivenza artistica”, aveva dichiarato Madonna in un’intervista del 2021, spiegando il desiderio di firmare lei stessa la regia del proprio biopic, per evitare interpretazioni superficiali o sbagliate.

                L’uscita del film è prevista per il 2026, con produzione affidata a Universal Pictures. Per Julia Garner, questa potrebbe essere la performance che segna la definitiva consacrazione: un ruolo ambizioso e carico di aspettative, ma anche una delle scommesse più interessanti del cinema contemporaneo.

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