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Cinema

Mickey Rourke sfrattato dalla casa di Los Angeles: 60mila dollari di affitto arretrato e la lite sui topi

Il tribunale di Los Angeles ha dato ragione al proprietario dell’abitazione e ordinato lo sfratto di Mickey Rourke per oltre 60mila dollari di affitto non pagato. L’attore sostiene che la casa fosse infestata dai topi e aveva anche tentato una raccolta fondi per trovare un nuovo alloggio.

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    Finale amaro per uno dei personaggi più controversi e affascinanti di Hollywood. Mickey Rourke è stato sfrattato dalla casa in cui viveva a Los Angeles dopo una disputa legale con il proprietario dell’immobile.

    Secondo la decisione del tribunale, l’attore non avrebbe pagato circa 60mila dollari di affitto arretrato. La sentenza ha quindi dato ragione al padrone di casa, Eric Goldie, rendendo esecutivo lo sfratto dell’ex star degli anni Ottanta.

    La battaglia legale sulla casa infestata dai topi

    Rourke, però, ha una versione molto diversa della vicenda. Parlando con il sito di gossip TMZ, l’attore ha spiegato di essersi rifiutato di pagare il canone perché l’abitazione sarebbe stata infestata dai topi.

    Un dettaglio che rende la storia ancora più curiosa è il passato della casa. L’immobile era infatti appartenuto allo scrittore Raymond Chandler, leggendario autore di romanzi noir e creatore del detective Philip Marlowe.

    Secondo Rourke, le condizioni della casa sarebbero state talmente problematiche da rendere impossibile continuare a pagare l’affitto.

    La raccolta fondi poi smentita

    Quando erano arrivate le prime notizie sul possibile sfratto, l’attore aveva anche tentato una strada piuttosto insolita. Era infatti circolata la notizia di una raccolta fondi destinata ad aiutarlo a trovare una nuova sistemazione.

    L’iniziativa, però, sarebbe stata successivamente smentita, lasciando la vicenda avvolta in una certa confusione.

    L’ascesa, la caduta e il ritorno di Rourke

    La parabola di Mickey Rourke è una delle più imprevedibili di Hollywood. Negli anni Ottanta era diventato una star grazie a film come Rusty il selvaggio e Nove settimane e mezzo.

    Poi, deluso dal mondo del cinema, aveva abbandonato temporaneamente Hollywood per dedicarsi alla boxe professionistica. Il grande ritorno era arrivato nei primi anni Duemila con film come Sin City, Iron Man 2 e soprattutto The Wrestler.

    Quel ruolo, quasi autobiografico, lo aveva riportato sotto i riflettori e gli aveva fatto vincere un Golden Globe, trasformandolo nel simbolo di una Hollywood capace di perdonare e riscoprire i suoi talenti perduti.

    Ma dopo quel momento di rinascita la carriera ha nuovamente rallentato, tra ruoli minori e film di secondo piano. Una traiettoria irregolare che sembra riflettere perfettamente il carattere di Rourke: geniale, imprevedibile e spesso incapace di seguire le regole del sistema.

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      Cinema

      007, al servizio segreto di Sua Maestà… Amazon!

      La piattaforma ha acquisito il controllo creativo della saga cinematografica basata sul personaggio creato da Ian Fleming: una nuova era per l’agente 007

      In un cambiamento epocale per il franchise di James Bond, Amazon MGM Studios ha acquisito il controllo creativo della celebre saga cinematografica. Questo accordo segna la fine della gestione esclusiva da parte di Barbara Broccoli e Michael G. Wilson, eredi del produttore originale Albert R. Broccoli, che hanno guidato la serie per oltre sei decenni.

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        L’intesa prevede la creazione di una joint venture tra Amazon MGM Studios, Broccoli e Wilson, mantenendo la co-proprietà del marchio 007. Tuttavia, sarà Amazon MGM a detenere l’autorità sulle future decisioni creative riguardanti il franchise. Questo sviluppo segue l’acquisizione di MGM da parte di Amazon nel 2022, che ha incluso i diritti di distribuzione dei film di James Bond.

        La famiglia Broccoli orientata su nuove sfide

        Barbara Broccoli ha dichiarato: “La mia vita è stata dedicata a mantenere e sviluppare l’eredità straordinaria che ci è stata affidata da nostro padre, il produttore Cubby Broccoli. Con la conclusione di No Time to Die e il ritiro di Michael dalla produzione, sento che è il momento di concentrarmi su altri progetti”. Michael G. Wilson ha aggiunto: “Dopo quasi 60 anni dedicati a 007, mi sto allontanando dalla produzione dei film di James Bond. Intendo dedicarmi all’arte e a progetti di beneficenza”.

        Un classico dell’intrattenimento su grande schemo

        Mike Hopkins, responsabile di Prime Video e Amazon MGM Studios, ha commentato: “Da oltre 60 anni, James Bond è uno dei personaggi più iconici dell’intrattenimento cinematografico. Siamo grati al compianto Albert R. Broccoli e a Harry Saltzman per aver portato James Bond nei cinema di tutto il mondo, e a Michael G. Wilson e Barbara Broccoli per la loro dedizione incrollabile nel continuare l’eredità del franchise, amato da legioni di fan in tutto il mondo”.

        Il futuro di Bond preoccupa i fan

        Questa transizione apre la strada a nuove opportunità per il franchise di James Bond. Inclusi potenziali spin-off televisivi e una maggiore frequenza nella produzione di contenuti. Tuttavia, alcuni fan esprimono preoccupazione riguardo alla possibile perdita dell’essenza britannica e dell’integrità artistica della serie sotto la gestione di un colosso dello streaming come Amazon. Solo il tempo dirà come l’agente 007 si evolverà in questa nuova era digitale: potrebbe accadere di tutto, come già negli scorsi mesi è stato fatto: un Bond di colore, in versione al femminile… chi vivrà (non necessariamente due volte) vedrà!

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          Cinema

          Angelina Jolie e Brad Pitt: che senso avrebbe un nuovo film insieme?

          Mentre la battaglia legale con l’ex moglie infuria, la superstar di Hollywood Brad Pitt si è dichiarato assolutamente contrario nel girare una nuova pellicola con Angelina Jolie, nonostante l’offerta multimilionaria del produttore Danny Rossner.

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            In un’intervista al quotidiano Daily Mail, alcune persone dell’entourage dell’attore spiegano in questo modo il suo netto rifiuto nel lavorare ancora sul set con l’ex moglie: «Tutti i soldi del mondo non permetterebbero a Brad di apparire di nuovo in un film con Angelina.

            Lei gli ha causato un dolore irreparabile

            Chiaramente si tratterebbe di un’operazione ad altissimo, per non dire enorme, potenziale commerciale, attirando l’interesse del pubblico nel rivederli nuovamente insieme (anche se solo per la finzione scenica), ma non è una cosa che prenderebbe in considerazione nemmeno per un attimo. Attualmente i due si considerano nemici: Pitt non si abbasserebbe a farsi pagare per parlare con Angelina sullo schermo. Neanche per la cifra più astronomica del mondo. Lei gli ha causato così tanto dolore e non vuole nemmeno che qualcuno intorno a lei parli di lei». Una versione che appare plausibile, dato il rapporto conflittuale tra i due divi, un tempo marito e moglie e ora divorziati.

            Una cifra stellare da dividere in due

            Una fonte anonima, anch’essa ripresa dal Daily Mail, ha parlato della sontuosa offerta di alcuni milioni di dollari come di una «abile trovata pubblicitaria». L’offerente, il produttore Danny Rossner, avrebbe dichiarato di aver raccolto quasi 60 milioni di dollari (pari a 57 milioni di euro) dai suoi finanziatori per convincere le due star a trovare un accordo contrattuale.

            Le quotazioni attuali dei due attori

            Sempre secondo Rossner, «al momento, credo che Brad Pitt sia tra i 20 e i 25 milioni di dollari (19 e 23 milioni di euro per film) e Angelina Jolie tra i 15 milioni di dollari (14 milioni di euro).

            I finanziatori rilanciano al rialzo

            Siamo disposti a offrire circa il 50% in più della tariffa corrente», ha dichiarato. Nell’ambiente però circola un altro rumor che potrebbe rappresentare un’ulteriore impedimento… e non da poco: si dice che il film includa scene d’amore “intense”. Anche se Danny Rossner le vede non come un problema ma come un’ulteriore sfida: «C’è una scena d’amore… è anche bollente», ha detto, aggiungendo: «Non è salace ma ci sono scene d’amore molto intense”.

            C’è qualche speranza?

            Visto che i due attori, bontà loro, vantano un patrimonio personale di tutto rispetto… il progetto ha ben poche chances per essere realizzato. Ma… mai dire mai: le vie di Hollywood sono infinite.

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              Cinema

              Vera Gemma scelta come protagonista del nuovo film di Sean Baker: omaggio dichiarato alle sexy comedy italiane

              In Italia la battuta sul “circolino” torna sempre: stessi nomi, stesse compagnie di giro, stessi incastri. Eppure, fuori dal perimetro, l’indipendente continua a macinare storie e tentativi. Ora una notizia sposta l’asse: Vera Gemma sarà la protagonista del prossimo film di Sean Baker, che lo definisce una “lettera d’amore” alle commedie sexy italiane. Un riconoscimento che parla più del percorso di lei che della fama di lui: una traiettoria ostinata, laterale, lontana dal cinema rassicurante.

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                Ci sono frasi che in Italia suonano come un riflesso condizionato: “lavorano sempre gli stessi”, “si chiamano tra amici”, “si scambiano i ruoli”. Non è solo cattiveria da bar, è anche il modo in cui una parte del cinema si è raccontata negli anni, spesso chiusa nel proprio ecosistema. E quando l’industria si mette a ragionare su come riportare la gente in sala, l’impressione è che lo faccia sempre con la stessa mappa: pubblico che scappa verso il divano, sale che si svuotano, formule che si ripetono perché almeno sono “sicure”.

                Poi però c’è un’altra corrente, più silenziosa, che continua a scorrere. Un cinema che non fa rumore, non sempre viene visto, eppure insiste. Prova, sbaglia, ricomincia. E ogni tanto succede che la storia non arrivi dal tavolo dei “soliti”, ma da un percorso laterale, coltivato fuori dalle rotte più comode.

                È qui che entra Vera Gemma. Non come comparsa di lusso, non come nome da contorno, ma come protagonista del prossimo film di Sean Baker. Non è un dettaglio di casting: è una scelta che racconta un’idea precisa di cinema. Baker ha annunciato che il progetto sarà una “lettera d’amore” alle commedie sexy italiane degli anni Sessanta e Settanta. Un immaginario che molti, oggi, trattano con condiscendenza: roba “minore”, roba “di un’altra epoca”. Lui invece lo considera materiale vivo, capace di parlare ancora, proprio perché popolare, fisico, spudorato, e soprattutto lontano dall’eleganza studiata a tavolino.

                Il legame con l’Italia, per Baker, non è una posa da festival. Ha curato la prefazione della biografia di Ornella Muti e ha più volte manifestato attenzione per il nostro cinema anche quando non è “alto” o rispettabile. È uno sguardo che non separa per categorie morali: guarda ciò che funziona sullo schermo, ciò che crea desiderio di racconto, ciò che porta energia.

                E Vera Gemma, energia, ne ha sempre avuta. Il punto è che l’ha portata spesso fuori dal cinema che rassicura perché sai già come va a finire. Fuori dai giri in cui contano più le frequentazioni della scena che la scena stessa. Negli ultimi anni il suo percorso è diventato sempre più riconoscibile proprio per questa ostinazione: non chiedere permesso, non recitare la parte assegnata, non adattarsi al tono medio.

                Non a caso Baker aveva già incrociato la sua immagine: nel 2024, a Los Angeles, aveva presentato “Vera”, il ritratto dell’attrice firmato da Tizza Covi e Rainer Frimmel. Ora quel rapporto si trasforma in un lavoro comune, con un salto di scala evidente: non l’icona vista da fuori, ma un personaggio pensato per stare al centro.

                Ecco perché parlare di “rivincita” sarebbe una lettura pigra. La rivincita è per chi aspetta un risarcimento. Qui, semmai, c’è la conferma di una traiettoria: stare fuori dal recinto e ritrovarsi, proprio per questo, nel punto più interessante. In un momento in cui il cinema italiano si chiede come riconquistare il pubblico, la risposta arriva beffarda: magari smettendo di guardarsi tra amici e tornando a scegliere ciò che non è già stato digerito.

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