Cinema
Nino D’Angelo, una vita in 18 giorni: il documentario del figlio Toni emoziona Venezia
Dal dolore dell’addio a Napoli alla rinascita artistica, il cantautore si racconta senza filtri. Il film diretto dal figlio Toni ripercorre i momenti più intensi di un percorso umano e professionale unico.
È questo il ritratto che emerge da Nino. 18 giorni, il documentario presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e diretto da Toni D’Angelo, figlio del celebre cantautore e attore napoletano. Un viaggio intimo che unisce la storia personale e quella artistica, tra conquiste e sacrifici.
L’addio a Napoli e il peso delle scelte
Ai microfoni di Oggi, Nino D’Angelo ha ripercorso una delle decisioni più difficili della sua vita: lasciare la sua città. «Negli anni Ottanta Napoli viveva una guerra di camorra, temevo per i miei figli e mia moglie. È stato un dolore immenso andare via dai miei affetti, dalle mie radici», ha raccontato. Una ferita che, a distanza di anni, resta viva: «Se dovessi rinascere, vorrei farlo esattamente come la prima volta. È più bello conquistare ogni cosa giorno dopo giorno».
Dal caschetto biondo alla depressione
Simbolo di un’epoca, il celebre caschetto biondo è stato per D’Angelo una maschera di cui a un certo punto ha sentito il bisogno di liberarsi. «Tagliarlo è stato come rinunciare a una parte di me, ma anche un atto di verità. Mi sono reso conto che quel personaggio non ero io. Per un periodo ho vissuto una forte depressione, non sapevo più chi fossi», ha confessato.
Ricchezza e felicità: il paradosso della vita
Il documentario esplora anche la dimensione più intima dell’artista: il rapporto con la ricchezza e la felicità. «Quando hai tutto è difficile essere felice. Io lo sono stato molto più da povero che da ricco», ha detto con disarmante sincerità. Una riflessione che illumina il percorso di un uomo rimasto fedele alle proprie origini popolari, anche quando la fama lo aveva portato lontano.
Un viaggio nei luoghi della memoria
Nino. 18 giorni si apre con immagini di San Pietro a Patierno, quartiere natale del cantante, e attraversa i luoghi simbolo della sua vita: Casoria, dove ha iniziato a costruire la sua carriera e la sua famiglia, fino a Palermo, dove la sceneggiata che lo consacrò al grande pubblico andava in scena proprio mentre nasceva suo figlio Toni. Un destino intrecciato: Nino vide il bambino solo 18 giorni dopo, e da quell’attesa prende titolo il film.
Il racconto di un uomo, oltre l’artista
Il documentario non si limita a celebrare la carriera di D’Angelo, ma indaga l’uomo dietro al mito popolare: le fragilità, la lotta per l’identità, il rapporto con il successo e con le proprie radici. Toni D’Angelo, già regista affermato, ha scelto di restituire un ritratto lontano dall’agiografia, mettendo al centro il padre nella sua dimensione più vera.
Con Nino. 18 giorni, Venezia ha applaudito non solo un artista simbolo della cultura napoletana, ma un uomo che ha saputo attraversare luci e ombre restando fedele alla propria essenza.
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Cinema
Robert De Niro attacca il presidente senza nominarlo: “Aspirante re”, parole durissime e clima rovente
Senza mai citarlo, Robert De Niro punta il dito contro il presidente parlando di “aspirante re”. Un intervento che accende lo scontro e divide l’opinione pubblica.
Parole pesanti, scelte con precisione chirurgica. Robert De Niro torna a far sentire la sua voce e lo fa con un attacco diretto, anche se senza mai pronunciare il nome del bersaglio. Il riferimento al presidente è evidente, e il tono non lascia spazio a interpretazioni morbide.
“Aspirante re”: la frase che accende tutto
L’attore non usa mezzi termini nel descrivere il clima che percepisce ogni giorno. “Ogni mattina, quando mi alzo, prendo il telefono per guardare i titoli del giorno e, ormai da un po’ di tempo, inizio ogni mattina depresso per l’ennesima follia del nostro aspirante re”. Una frase che concentra in poche parole tutta la sua critica, trasformando un commento personale in un’accusa politica molto più ampia.
Un paese diviso tra reazioni e proteste
De Niro prosegue nel suo discorso allargando lo sguardo oltre la sua esperienza personale. “Voglio dire, è incredibile: ogni singolo giorno c’è qualcosa di nuovo e assurdo, ma oggi è diverso, perché in tutto il paese, nelle città, nei paesi, nelle fabbriche e nelle fattorie, a nord, a sud, a est, a ovest, milioni di noi si stanno unendo per dichiarare: niente re”. Un passaggio che fotografa un’America attraversata da tensioni e mobilitazioni.
Un intervento che divide l’opinione pubblica
Non è la prima volta che De Niro interviene con toni netti su temi politici, ma questa uscita torna a riaccendere il dibattito. Da una parte chi applaude il coraggio dell’attore, dall’altra chi critica l’uso di un linguaggio così diretto. In mezzo, un clima sempre più acceso, dove ogni parola pesa e ogni dichiarazione diventa terreno di scontro.
E mentre il nome non viene pronunciato, il messaggio arriva forte e chiaro.
Cinema
Andrea De Sica riscrive il caso Casati Stampa: “Basta scandalo”. E Jasmine Trinca trionfa a Roma
Il regista affronta il delitto Casati Stampa con uno sguardo diverso, lontano dal voyeurismo. Jasmine Trinca vince il premio Monica Vitti e il film accende il dibattito tra memoria e spettacolo
Il delitto Casati Stampa torna al cinema, ma stavolta cambia prospettiva. Andrea De Sica firma Gli occhi degli altri e prova a ribaltare una narrazione che per decenni si è nutrita di scandalo, voyeurismo e dettagli morbosi. Il risultato è un film che punta a spostare il focus: meno cronaca nera, più complessità umana. Una scelta che divide, ma che segna un cambio netto rispetto al passato.
Dal gossip alla complessità
Per anni quella vicenda è stata raccontata come un caso scandalistico, quasi un feuilleton nero fatto di fotografie intime e curiosità proibite. De Sica lo dice chiaramente: “È stata una storia raccontata male per anni, ridotta a uno scandalo, a fotografie intime che non dovevano essere pubblicate”. Il film nasce proprio da qui, dal tentativo di restituire profondità a una tragedia che è stata spesso banalizzata.
Jasmine Trinca domina la scena
Al centro c’è una prova attoriale che non passa inosservata. Jasmine Trinca porta sullo schermo una figura complessa, lontana dagli stereotipi, e conquista la Festa del Cinema di Roma, dove vince il premio Monica Vitti come miglior attrice. Una performance intensa, capace di sostenere il peso di un racconto così delicato.
Il cinema che riscrive la memoria
Gli occhi degli altri non si limita a raccontare una storia già nota. Prova a riscriverla. O meglio, a rimetterla in ordine, togliendo il rumore accumulato negli anni. In questo senso, il film si muove su un terreno scivoloso: quello tra memoria e spettacolo. Perché quando il cinema entra nella cronaca nera, il rischio è sempre lo stesso. Ma De Sica sembra volerlo evitare, scegliendo una strada più asciutta e meno compiacente.
Resta il fatto che il caso Casati Stampa continua a esercitare un fascino oscuro. E forse è proprio questo il punto: capire se sia ancora possibile raccontarlo senza trasformarlo, ancora una volta, in un semplice spettacolo.
Cinema
Alessandro Gassmann “consigliere ombra” di Elly Schlein? Il post sul referendum accende il sospetto politico
Gassmann celebra l’alta partecipazione e difende la Costituzione, ma il suo intervento riaccende il dibattito sul ruolo degli artisti nella politica e sulla linea dell’opposizione guidata da Elly Schlein
C’è chi twitta, chi si limita a un like e chi invece decide di entrare a gamba tesa nel dibattito politico. Alessandro Gassmann sceglie la terza strada e lo fa senza mezzi termini, subito dopo la vittoria del No al referendum. Il suo post su Instagram non passa inosservato e, nel giro di poche ore, accende un piccolo incendio mediatico. Il tono è chiaro, il messaggio diretto: “La cosa più bella è stata la partecipazione alta delle persone al voto. Gli italiani hanno sancito che la nostra costituzione NON ha bisogno di modifiche. L’opposizione lavori ora ad una alternativa”. Parole che sembrano andare oltre il semplice commento.
Il post che accende il dibattito
Non è la prima volta che Gassmann interviene su temi politici, ma stavolta il tempismo e il contenuto pesano di più. Il riferimento alla Costituzione e all’“alternativa” che l’opposizione dovrebbe costruire suona quasi come una linea da seguire. Un invito? Una critica? O qualcosa di più vicino a una presa di posizione strutturata? In molti, tra utenti e addetti ai lavori, leggono nel messaggio una sorta di stimolo diretto al fronte progressista.
Tra attivismo e influenza politica
Il punto, però, è un altro: quanto può spingersi un volto noto dello spettacolo nel suggerire una direzione politica? Gassmann non è certo l’unico, ma il peso mediatico del suo intervento riapre una questione mai davvero risolta. Quando un attore parla, lo fa da cittadino o da influencer capace di orientare il consenso? Il confine è sottile e, come spesso accade, si presta a interpretazioni opposte.
Il nodo Schlein e il ruolo dell’opposizione
Nel mirino finisce inevitabilmente anche la leadership di Elly Schlein. Il passaggio sull’“alternativa” sembra cucito addosso proprio al campo che lei rappresenta. Non un attacco diretto, ma nemmeno una carezza. Piuttosto, una pressione pubblica che suona come un promemoria: ora serve una proposta politica credibile. E così, tra like, condivisioni e commenti, il post di Gassmann smette di essere una semplice opinione e diventa un segnale, destinato a pesare più di quanto sembri.
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