Cinema
Pretty Woman: non doveva mica finire così…
Se si parla di romaticherie sul grande (e piccolo) schermo… uno dei primi film che torna alla mente è senza dubbio Pretty Woman. Uscito nel 1990 e diretto da Garry Marshall, contemplava una delle coppie più affasinanti di sempre in celluloide: Richard Gere e Julia Roberts che, con questo film venne lanciata in grande stile. Con una versione anche sotto forma di musical a Broadway, il film fu un successone anche in termini di incasso: circa 463,4 milioni di dollari. Quando si parla di cult movie… non si può non citarlo.
Julia spiazza tutti con una rivelazione
In pochissimi però sanno che il finale che tutti abbiamo visto e rivisto… era stato pensato in maniera differente. E’ stata proprio l’attrice Julia Roberts che, qualche tempo fa, durante una sua ospitata al Graham Norton Show, ha raccontato che l’epilogo “rose e fiori” che conosciamo era stato sceneggiato in maniera radicalmente diversa. Anche il titolo che conosciamo, caratterizzato dall’omonima canzone di Roy Orbisom, doveva essere un altro: si sarebbe dovuto chiamare 3000.
La gente vuole uscire dalla sala… senza pesi sullo stomaco
La scelta di optare per il finale ufficiale fu condizionata all’epoca da due fattori: una presa di posizione della produttrice esecutiva della pellicola Laura Ziskin, che decise di eliminare alcune scene, insieme al veto della Disney che, per far uscire un progetto che sembrava destinato all’oblio, optò per un’atmosfera lmeno drammatica. Si sa… al cinema la gente vuole piangere, commuoversi… ma alla fine – quando le luci in sala si riaccendono – uscire con l’animo sollevato e leggero.
Un finale brutale e per nulla romantico
La prima versione di Pretty Woman, in seguito modificata, si concludeva in modo decisamente più “crudo” della versione che ha fatto innamorare generazioni. Edward, letteralmente, scaraventava fuori dalla sua automobile Vivian, gettandole addosso il prezzo pattuito per le sette notti: 3000 dollari, come recitava il titolo poi accantonato. Anche alcuni personaggi inizialmente erano stati formulati in maniera differente, affrontando anche tematiche “spinose” di carattere sociale come la dipendenza dalla droga di lei. Un aspetto che poi è stato strategicamente accantonato, attribuendolo – anche se in forma minore – ad un personaggio di secondo piano come Kit.
Cosa ne pensa oggi la Roberts
Sempre durante la sua ospitata in tv, l’attrice ha detto: “Vivian era una tossicodipendente e il film finiva con lui che la lasciava in un vicolo, le lanciava i soldi e se ne andava. Ho ottenuto quella parte in quel film ed ero molto orgogliosa, ma quando la società di produzione è fallita e il film messo in stand by, ero distrutta. Ma poi la Disney lo ha ripreso, il che sembrava così improbabile, e lo ha reso divertente.
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Cinema
Ryan Reynolds svela il retroscena più folle su Blake Lively: «Pensavo mi avrebbe ucciso in sala parto»
Dietro ai siparietti ironici sui social c’è una coppia che non perde occasione per prendersi in giro. Ryan Reynolds ha rivelato cosa è successo in ospedale durante il travaglio di Blake Lively e perché, per un attimo, ha temuto seriamente per la propria vita.
Chi segue Ryan Reynolds e Blake Lively sui social sa bene che l’ironia è uno degli ingredienti principali del loro matrimonio. Tra battute, scherzi e frecciatine affettuose, i due attori si sono costruiti nel tempo l’immagine di una delle coppie più divertenti di Hollywood. Ma, a quanto pare, la realtà supera spesso la fantasia.
È stato lo stesso Ryan Reynolds a raccontare uno degli episodi più assurdi vissuti insieme alla moglie, risalente alla nascita del loro terzo figlio.
Ryan Reynolds racconta la scena più incredibile
«La gente guarda i nostri scherzi sui social media e pensa che ci divertiamo un mondo. Sì, ci divertiamo, ma Blake è completamente pazza», ha raccontato l’attore con il suo consueto tono ironico.
Poi è arrivato il ricordo del momento che, a suo dire, avrebbe potuto costargli molto caro.
«Durante il parto del nostro terzo figlio, mentre era in travaglio nella stanza d’ospedale, mi ha chiesto di far partire della musica. E io, per scherzo, ho messo su “Let’s Get It On” di Marvin Gaye (Dai, Facciamolo)».
Lo sguardo di Blake Lively che lo ha terrorizzato
La scelta musicale, però, non è stata particolarmente apprezzata dalla protagonista di Gossip Girl.
«Mentre i dottori ridevano, Blake mi ha guardato in un modo tale che ho pensato mi avrebbe ucciso sul posto e seppellito il mio cadavere nel giardino dell’ospedale».
Una frase pronunciata con la consueta vena comica che contraddistingue Ryan Reynolds e che ha immediatamente divertito i fan della coppia.
L’attore, del resto, non ha mai nascosto quanto l’umorismo sia uno dei segreti del suo matrimonio con Blake Lively.
«Per fortuna sono ancora vivo»
Il racconto si conclude con una battuta che riassume perfettamente lo spirito con cui i due affrontano la vita quotidiana.
«Per fortuna sono ancora vivo».
Negli anni Ryan Reynolds e Blake Lively hanno spesso trasformato la loro complicità in un piccolo spettacolo pubblico fatto di prese in giro e siparietti diventati virali. E anche stavolta, dietro una scena che avrebbe potuto trasformarsi in un dramma domestico, è spuntata l’ennesima storia capace di far sorridere i loro fan.
Cinema
Brad Pitt sempre più solo, i figli pronti a togliere il suo cognome: la guerra infinita con Angelina Jolie arriva all’ultimo atto
A quasi dieci anni dalla separazione, Brad Pitt sarebbe ormai fuori dalla vita dei sei figli avuti con Angelina Jolie. Per gli amici dell’attore, il cambio di cognome dei gemelli segnerebbe il punto finale di una frattura familiare mai ricomposta.
Per Brad Pitt il prossimo compleanno dei gemelli Vivienne e Knox rischia di trasformarsi in una ferita più che in una festa. I due figli più giovani avuti da Angelina Jolie compiranno 18 anni il mese prossimo e, secondo quanto riporta il Daily Mail, sarebbero pronti a chiedere legalmente la rimozione del cognome Pitt, seguendo la strada già imboccata dai fratelli maggiori Maddox, Zahara, Shiloh e Pax. Una decisione che, per gli amici dell’attore, rappresenterebbe il «punto esclamativo finale» di una guerra familiare durata quasi un decennio.
Il dolore di Brad Pitt e l’accusa di alienazione
Una fonte vicina all’attore ha dichiarato al Daily Mail: «Siamo arrivati al traguardo. Angelina ha vinto. È stato uno sforzo completo e deliberato per alienare totalmente i figli dal padre e l’eliminazione del cognome Pitt è il punto esclamativo finale. Ha portato a termine la più efficace campagna di alienazione parentale mai vista, ma a quale prezzo?». Pitt, oggi 62 anni, un tempo descriveva i sei figli come «il mio intero mondo». Ora, secondo il racconto dei suoi amici, non avrebbe più contatti reali con loro, non parteciperebbe a diplomi, recite, saggi o momenti familiari e si preparerebbe a trascorrere un’altra Festa del Papà da solo.
L’incidente sul jet e la frattura mai sanata
Al centro della rottura resta il famoso episodio del settembre 2016, durante un volo privato dalla Francia a Los Angeles. Jolie accusò Pitt di averla afferrata e scossa e di aver versato birra e vino su alcuni figli. L’indagine dell’FBI si concluse senza accuse nei confronti dell’attore, che dopo quell’episodio cercò aiuto per il problema con l’alcol e da allora, secondo quanto riportato, è rimasto sobrio. Il Daily Mail sostiene ora che, secondo fonti vicine a Pitt, parte del risentimento di Jolie nascerebbe da un presunto tentativo di riconciliazione respinto dall’ex marito. Una versione però contestata da un’altra fonte, secondo cui Jolie non cercò una riconciliazione sentimentale, ma «partecipò ad anni di terapia familiare con Pitt e con i figli affinché tutti potessero cercare di guarire dopo gli eventi che portarono al divorzio».
I figli adulti e una porta ancora aperta
Dal fronte Jolie, la lettura è opposta: «Se non è vicino ai figli, è per il danno che ha causato. Non è stato onesto riguardo alle sue azioni e questo ha compromesso la fiducia tra loro. È stato molto difficile per i ragazzi. Nessuno sa, tranne loro, quanto sia stato grave». Chi conosce Pitt, invece, racconta un uomo che continua a sperare. «La Festa del Papà è molto dura per lui perché la trascorre da solo», ha spiegato un conoscente. «Sente di aver perso i suoi figli per sempre». L’attore avrebbe reagito buttandosi nel lavoro, tra film, produzioni, pubblicità e l’azienda vinicola. Ha ritrovato l’amore con Ines de Ramon, ma la questione familiare resterebbe sempre sullo sfondo. «Non smetterà mai di sperare in un miracolo. La sua porta è sempre aperta. Spera che i figli trovino la strada per tornare da lui».
Cinema
Russell Crowe affonda il sequel del Gladiatore e svela il retroscena choc: «Gli studios volevano scene di sesso»
Russell Crowe riceve il Lifetime Achievement Award al Taormina Film Festival e rivela di essersi opposto alle pressioni degli studios. «Massimo Decimo Meridio stava vendicando la sua famiglia, certe scene non avevano senso». E poi la confessione inattesa su Ultimo.
Ventisei anni dopo aver conquistato il mondo con Il Gladiatore, Russell Crowe continua a essere identificato con Massimo Decimo Meridio. E proprio dal Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il Lifetime Achievement Award, l’attore australiano ha raccontato alcuni retroscena sorprendenti sul film che gli ha regalato l’Oscar, lanciando anche una frecciata al secondo capitolo.
Nel suo discorso, pronunciato in parte in italiano, Crowe ha persino citato Ultimo, confessando di amare il cantautore romano. «Ero quel bambino che contava le stelle», ha detto, aggiungendo: «Seguite i vostri sogni, immaginate dove volete arrivare, perché è quello il primo passo per raggiungere la vostra meta. Da uomo maturo continuo a contare le stelle e a seguire i miei sogni».
Il retroscena sulle scene di sesso mai girate
Intervistato dal Corriere della Sera, l’attore è tornato con la memoria al 1999, quando si trovò improvvisamente catapultato in una produzione gigantesca.
«Era il 1999, arrivare su quel set fu uno shock, avevo girato L.A. Confidential e The Insider, molti dialoghi, stanze d’albergo. Mi sono ritrovato in mezzo a centinaia di cavalli, catapulte, soldati romani, tutto era gigantesco».
Crowe ha ricordato anche le ferite rimediate durante le riprese. «Ero sempre coperto di fango e di sangue, dolorante, impegnato in combattimenti difficili, un giorno sono stato colpito da un’ascia. Avevo un’età diversa, ed ero anche fottutamente pazzo, in ogni singolo giorno, in ogni singolo minuto di quel film, davanti alla macchina da presa c’ero io, niente stuntmen, a parte una battaglia con la tigre».
Ma il racconto più sorprendente riguarda le pressioni ricevute dalla produzione. «Nel primo c’era un nucleo etico-morale importante. Mi sono battuto perché ci fosse. Gli studios volevano inserire scene di sesso, ma io continuavo a ripetere che Massimo Decimo Meridio sta vendicando la morte della moglie e del figlio e di conseguenza, non avrebbe avuto alcun senso».
La stoccata al Gladiatore 2
L’attore non cita mai direttamente Il Gladiatore 2, ma alla domanda sul perché il primo film sia diventato un fenomeno mondiale mentre il secondo non abbia avuto lo stesso impatto, la risposta appare piuttosto eloquente.
«La produzione insisteva, Ridley era sotto pressione, e avrebbe adorato girare una sequenza del genere tra me e Connie Nielsen, però, fortunatamente, era d’accordo con me. Questo ha fatto del film quello che è, anche adesso, a 26 anni di distanza. Tutti vogliamo essere come Massimo, un uomo capace di restare forte, e di amare, con tutte le nostre forze».
«Quando ho vinto l’Oscar mi sentivo un impostore»
Ripensando alla statuetta conquistata nel 2001, Russell Crowe ha confessato di aver vissuto un sentimento inatteso.
«La nomination era già stata una grandissima sorpresa, quando mi sono ritrovato seduto lì e poi ho sentito pronunciare il mio nome, ho avvertito quella cosa incredibile che si chiama sindrome dell’impostore, trovarsi in un luogo dove non dovresti essere».
Infine, parlando della sua interpretazione di Hermann Göring nel film Norimberga, l’attore ha riflettuto sul fascino ambiguo dei personaggi negativi. «A volte un cattivo può essere ricco di mille sfumature, e il male può apparire attraente, perfino carismatico. Ci ho pensato proprio mentre interpretavo Goring, oggi ci sono un sacco di leader politici che hanno questo carisma, e sono arrivati dove sono, proprio per questo».
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