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Spettacolo

Lino Banfi sindaco per un giorno: “Casa vostra, ma lasciatemi lavorare!”

Il celebre nonno d’Italia, nominato da Papa Francesco, ha indossato la fascia tricolore e presieduto una riunione di giunta nella sua città natale. Tra battute, luminarie dedicate e un invito del sindaco per la promozione del territorio, Banfi ha dimostrato ancora una volta il suo amore per Canosa, chiudendo la giornata con un augurio pubblico per il nuovo anno.

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    Lino Banfi, con il suo inconfondibile sorriso, ha indossato la fascia tricolore e si è calato nei panni di sindaco per un giorno a Canosa di Puglia, la città in cui è cresciuto. Un evento simbolico, ma emozionante, che ha portato l’88enne attore a rivivere il legame con il suo territorio, dimostrando ancora una volta il suo spirito generoso e ironico.

    “Casa vostra”, ha scherzato Banfi accogliendo il sindaco in carica, Vito Malcangio, che ha dovuto chiedere permesso per entrare nel proprio ufficio. “Lino Banfi è Canosa e Canosa è Lino Banfi”, ha dichiarato Malcangio, sottolineando il rapporto indissolubile tra l’attore e la città.

    Seduto comodo nella poltrona del primo cittadino, Banfi non si è limitato a fare presenza: ha partecipato a una riunione di giunta, affrontando temi legati alla promozione del territorio e alle problematiche locali. Non sono mancati i momenti di convivialità con i dirigenti comunali e alcuni cittadini che hanno voluto confidargli le loro difficoltà. Per un giorno, il celebre attore ha assunto il ruolo di mediatore e ascoltatore, con l’entusiasmo e l’empatia che lo contraddistinguono.

    A Canosa, l’affetto per Lino Banfi è palpabile. Le luminarie natalizie di quest’anno sono un omaggio alla sua carriera, con citazioni iconiche tratte dai suoi film. E lui, in risposta, ha promesso di rafforzare ulteriormente il suo impegno per la città. “Magari questa potrebbe diventare la scenografia delle mie prossime serie o film”, ha detto Banfi, lasciando intravedere possibilità per nuovi progetti artistici.

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      Musica

      Sting citato in giudizio dagli ex Police: Summers e Copeland rivendicano royalties mai incassate per la hit Every Breath You Take

      La causa è stata depositata all’Alta Corte di Londra e vede come imputato Gordon Matthew Sumner, alias Sting, insieme alla sua società. Summers e Copeland sostengono di non aver mai ricevuto riconoscimenti né compensi per Every Breath You Take, mentre l’ex frontman ha già monetizzato il suo catalogo con Universal per 300 milioni di dollari.

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        Sting torna sotto i riflettori, ma questa volta non per un nuovo tour o per la sua longeva carriera da solista. A citarlo in giudizio sono due volti che hanno condiviso con lui il palco e la gloria: Andy Summers e Stewart Copeland. Il chitarrista e il batterista dei Police hanno presentato una causa presso l’Alta Corte di Londra sostenendo di non aver mai ricevuto le royalties per Every Breath You Take, la canzone che nel 1983 trasformò la band britannica in un fenomeno mondiale.

        Secondo i legali, Summers e Copeland non avrebbero mai ottenuto crediti di scrittura né retribuzioni per il loro contributo alla composizione del brano, incluso nell’album Synchronicity. Una hit che conquistò il primo posto della classifica americana e che ancora oggi è considerata tra le più redditizie nella storia della musica pop. Nonostante questo, i due ex compagni sostengono di non aver mai incassato una sterlina, mentre Sting – il cui vero nome è Gordon Matthew Sumner – avrebbe beneficiato interamente del successo, anche attraverso la sua società, la Magnetic Publishing Ltd.

        La vicenda tocca infatti uno dei nodi più delicati dell’industria musicale: la distribuzione dei diritti d’autore all’interno di un gruppo.

        I Police si erano formati nel 1977 e in pochi anni avevano scalato le classifiche di mezzo mondo, imponendo uno stile capace di unire rock, reggae e new wave. La loro storia discografica si è fermata dopo soli cinque album, ma è bastato a scrivere una leggenda. Nel 2007 i tre si erano riuniti per un tour mondiale che Sting definì “un esercizio di nostalgia”. «Non si tratta di potere – spiegò allora – ma di produrre la musica che senti giusta per te». Una frase che oggi suona come un distacco definitivo dai vecchi equilibri di band.

        Mentre Summers e Copeland inseguono la loro battaglia legale, Sting ha già consolidato il suo patrimonio. Nel 2022 ha venduto l’intero catalogo di canzoni a Universal per circa 300 milioni di dollari, seguendo la strada già intrapresa da altri giganti della musica. Prima di lui Bruce Springsteen aveva ceduto i suoi diritti a Sony per 500 milioni, gli eredi di David Bowie avevano firmato un accordo da 250 milioni con Warner, e Bob Dylan aveva concluso con Universal un’intesa vicina ai 400 milioni di dollari.

        Una corsa all’oro che ha trasformato le canzoni in asset finanziari, mentre il brano simbolo dei Police, con la sua melodia ossessiva e le sue parole enigmatiche, continua a fruttare fortune. La domanda è se quelle fortune siano state davvero divise in parti uguali tra chi quella musica l’ha suonata e portata al successo.

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          Cinema

          Amber Heard cambia vita: nuova identità, nuova casa e una rinascita teatrale in Spagna

          Amber Heard si reinventa: vive in Spagna con le sue figlie e si dedica al teatro, lasciandosi alle spalle la Hollywood dei riflettori e dei tribunali

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          Amber Heard

            Amber Heard, oggi 39 anni, sembra aver voltato definitivamente pagina dopo il lungo e discusso processo mediatico che l’ha vista opposta all’ex marito Johnny Depp. Lontana da Hollywood e dai riflettori internazionali, l’attrice ha scelto la tranquillità di Madrid per ricominciare una nuova vita – personale e professionale – sotto un’identità che omaggia una figura leggendaria del vecchio West.

            Secondo quanto confermato da fonti vicine all’attrice e da recenti dichiarazioni sui social, Heard avrebbe adottato lo pseudonimo Martha Jane Cannary, ovvero il vero nome di Calamity Jane, iconica tiratrice scelta e pioniera americana dell’Ottocento. Un nome simbolico, forse specchio di una fase più autentica e riservata della sua vita.

            La Heard vive stabilmente in Spagna da circa due anni, in una casa nei dintorni di Madrid, dove si è trasferita anche per crescere le sue due figlie gemelle, Ocean e Agnes, nate all’inizio del 2025 tramite maternità surrogata, secondo quanto riportato da testate statunitensi.

            Ma l’elemento più sorprendente della sua rinascita è forse il cambio di rotta professionale: dal grande schermo al palcoscenico teatrale. L’ex protagonista di Aquaman ha debuttato a giugno nel cast dello spettacolo “Spirit of the People”, una produzione bilingue – inglese e spagnola – che ha riscosso ottimi consensi nell’ambito del Williamstown Theatre Festival, prestigioso evento teatrale con sede storica nel Massachusetts, ma che da quest’anno ha ospitato una speciale edizione europea.

            Amber Heard, che parla fluentemente lo spagnolo, ha mostrato sul suo profilo Instagram momenti dietro le quinte, ringraziando fan e sostenitori con un post corredato da una foto tra fiori e abbracci del pubblico. “I fiori appassiscono, ma i ricordi e l’amore ricevuti resteranno per sempre”, ha scritto, in un messaggio che suona come il simbolo di una ritrovata serenità.

            Per ora, il cinema sembra essere un capitolo chiuso. Heard non ha in programma nuove uscite sul grande schermo, e secondo indiscrezioni sarebbe intenzionata a restare in Europa a tempo indeterminato, dedicandosi al teatro e alla maternità lontana dai clamori della stampa.

            Una scelta coraggiosa e silenziosa, in netta controtendenza con gli anni precedenti: Amber Heard si è reinventata, e lo ha fatto da sola, tra le luci calde della Spagna e l’eco delle tavole di un palcoscenico.

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              Televisione

              “Very Young Frankenstein”: Mel Brooks prepara una serie tv dal suo capolavoro più amato

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                Mel Brooks non ha alcuna intenzione di fermarsi. A pochi giorni dal suo 99° compleanno e con il sequel di “Balle spaziali” appena annunciato (con tanto di poster e trailer già in circolazione), il maestro della comicità surreale torna a far parlare di sé con un altro progetto ambizioso: una serie tv ispirata a Frankenstein Junior, la sua pellicola più amata, uscita nel 1974 e ormai considerata un cult assoluto del cinema comico mondiale.

                Il nuovo show si intitolerà Very Young Frankenstein e sarà prodotto da FX. A scriverlo sarà Stefani Robinson, già dietro al successo della serie vampiresca What We Do in the Shadows, mentre la regia del pilot è stata affidata a Taika Waititi, regista neozelandese premio Oscar e autore di alcune delle commedie più originali degli ultimi anni. La presenza di Mel Brooks, stavolta nel ruolo di produttore esecutivo, garantisce continuità con lo spirito dissacrante dell’originale.

                Per ora, però, trama e dettagli sono top secret. Quel che è certo è che Very Young Frankenstein non sarà un sequel né un prequel in senso stretto, ma un progetto che si ispira liberamente al film originale. Un nuovo sguardo, dunque, sull’universo del Dottor Frederick Frankenstein (sì, si pronuncia Frankenstin), con lo humour che ha reso leggendaria la versione del ’74.

                Girato in un elegante bianco e nero e pensato come una parodia dei grandi classici horror ispirati a Mary Shelley, Frankenstein Junior è uno dei vertici creativi della carriera di Mel Brooks. Scritto a quattro mani con Gene Wilder, che ne fu anche protagonista, il film brillava grazie a un cast irripetibile: Marty Feldman nei panni dello sbilenco Igor, Cloris Leachman e la sua Frau Blücher (ai cui passi nitrivano i cavalli), Peter Boyle come la Creatura, Teri Garr, Madeline Kahn e perfino un cameo di Gene Hackman.

                Il film, citato a memoria da generazioni di fan, ha lasciato un’eredità comica incancellabile. Frasi come “Si pronuncia Fronkonstin”, “Potrebbe essere peggio… potrebbe piovere!” o l’intramontabile numero del tip-tap Puttin’ on the Ritz sono ormai patrimonio popolare.

                Ora resta solo da vedere se la serie riuscirà a far ridere come allora. Con nomi come Brooks, Waititi e Robinson in cabina di regia, le aspettative sono alte. E del resto, come direbbe Igor: “Potrebbe essere peggio…”.

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