Connect with us

Spettacolo

Lino Banfi sindaco per un giorno: “Casa vostra, ma lasciatemi lavorare!”

Il celebre nonno d’Italia, nominato da Papa Francesco, ha indossato la fascia tricolore e presieduto una riunione di giunta nella sua città natale. Tra battute, luminarie dedicate e un invito del sindaco per la promozione del territorio, Banfi ha dimostrato ancora una volta il suo amore per Canosa, chiudendo la giornata con un augurio pubblico per il nuovo anno.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Lino Banfi, con il suo inconfondibile sorriso, ha indossato la fascia tricolore e si è calato nei panni di sindaco per un giorno a Canosa di Puglia, la città in cui è cresciuto. Un evento simbolico, ma emozionante, che ha portato l’88enne attore a rivivere il legame con il suo territorio, dimostrando ancora una volta il suo spirito generoso e ironico.

    “Casa vostra”, ha scherzato Banfi accogliendo il sindaco in carica, Vito Malcangio, che ha dovuto chiedere permesso per entrare nel proprio ufficio. “Lino Banfi è Canosa e Canosa è Lino Banfi”, ha dichiarato Malcangio, sottolineando il rapporto indissolubile tra l’attore e la città.

    Seduto comodo nella poltrona del primo cittadino, Banfi non si è limitato a fare presenza: ha partecipato a una riunione di giunta, affrontando temi legati alla promozione del territorio e alle problematiche locali. Non sono mancati i momenti di convivialità con i dirigenti comunali e alcuni cittadini che hanno voluto confidargli le loro difficoltà. Per un giorno, il celebre attore ha assunto il ruolo di mediatore e ascoltatore, con l’entusiasmo e l’empatia che lo contraddistinguono.

    A Canosa, l’affetto per Lino Banfi è palpabile. Le luminarie natalizie di quest’anno sono un omaggio alla sua carriera, con citazioni iconiche tratte dai suoi film. E lui, in risposta, ha promesso di rafforzare ulteriormente il suo impegno per la città. “Magari questa potrebbe diventare la scenografia delle mie prossime serie o film”, ha detto Banfi, lasciando intravedere possibilità per nuovi progetti artistici.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Musica

      Arriva il K-pop all’italiana: quattro ragazzine di 14 anni scelte tra 5.000, milioni investiti e una serie Rai. E dietro le Fourteen c’è Paolo Meneguzzi

      Viola, Deegee, Cahaya e Sofy cantano, ballano, rappano e recitano: sono le Fourteen, primo gruppo K-pop italo-europeo, costruito con un progetto che mette insieme musica, televisione e social. Il direttore artistico è Paolo Meneguzzi: «Il K-pop ormai è uno stile più che una provenienza geografica».

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        La K di K-pop significa Korean, coreano. Loro però sono italiane ed europee, hanno appena 14 anni di media, sono state selezionate fra circa 5.000 candidate e dietro il loro debutto c’è un progetto da qualche milione di euro che coinvolge musica, televisione, formazione e mondo digitale. Se l’operazione funzionerà, potremmo essere davanti al tentativo più ambizioso fatto finora in Italia per importare non soltanto la musica coreana, ma l’intera macchina che costruisce le sue giovanissime star.

        Si chiamano Viola, Deegee, Cahaya e Sofy e insieme sono le Fourteen, presentate come il primo gruppo K-pop italo-europeo. Cantano, ballano, rappano e recitano, hanno già pubblicato il primo singolo in inglese, “One More Kiss”, e nel 2027 diventeranno anche protagoniste di una serie televisiva destinata al nuovo canale Rai Kids V/Be.

        Dietro l’operazione compare un nome che chi ha vissuto il pop italiano dei primi anni Duemila conosce benissimo: Paolo Meneguzzi, oggi direttore artistico delle Fourteen.

        Ma come può esistere un gruppo K-pop senza neppure una coreana?

        È la prima domanda che viene spontanea e Meneguzzi ha già pronta la risposta. Secondo lui bisogna smettere di considerare il K-pop esclusivamente come una definizione geografica.

        «Ormai il K-pop è uno stile più che una provenienza geografica, da qualche anno lo considero come il reggaeton o come era l’hip hop», spiega.

        In effetti, ciò che fino a dieci o quindici anni fa in Italia interessava soprattutto una nicchia è diventato un gigantesco fenomeno culturale. Milioni di adolescenti seguono le star coreane, imparano le coreografie, ne imitano i look e conoscono perfettamente linguaggi e rituali di un’industria che ha trasformato i propri “idol” in celebrità mondiali.

        Ed è precisamente quel pubblico che il progetto Fourteen vuole intercettare, adattando il modello a quattro ragazze cresciute da questa parte del mondo.

        Cinquemila candidate per trovare Viola, Deegee, Cahaya e Sofy

        La selezione è stata tutt’altro che improvvisata. Ai provini avrebbero partecipato circa 5.000 ragazze provenienti da tutta Italia, alcune spinte dai genitori e altre iscritte quasi di nascosto. Alla fine ne sono rimaste quattro.

        L’età media ha fornito anche il nome alla band: Fourteen, quattordici.

        Una di loro, Deegee, pseudonimo della quattordicenne romana Sofia Di Giamberardino, ha già spiegato quale rapporto vorrebbero costruire con chi le seguirà: «Ci piacerebbe diventare un posto sicuro per i nostri fan, come lo sono gli Idols».

        Il riferimento è proprio al modello sudcoreano, nel quale le future star trascorrono spesso anni come “trainee”, sottoponendosi a una preparazione intensissima prima di debuttare.

        Le Fourteen non stanno affrontando il medesimo sistema, ma anche per loro la preparazione occupa una parte fondamentale del progetto.

        Canto, danza, recitazione e freestyle: e intanto devono andare a scuola

        Le quattro ragazze seguono lezioni di canto, danza, dizione, freestyle e recitazione, oltre a incontrarsi nei fine settimana per provare insieme le coreografie. Il tutto mentre continuano normalmente gli studi.

        L’obiettivo, quindi, non sembra quello di mettere insieme quattro adolescenti, incidere una canzone e vedere cosa succede. Si vuole costruire un prodotto capace di vivere contemporaneamente su piattaforme diverse.

        Meneguzzi lo definisce esplicitamente «un esperimento transmediale, unico nel settore, che nasce dalla musica e poi mette insieme televisione, formazione, mondo digitale».

        E per farlo non si è badato troppo al risparmio.

        Un progetto da «qualche milione» tra Warner e Rai

        Il budget viene definito «importante, di qualche milione» e il progetto mette insieme una casa discografica come Warner, la Rai sul versante televisivo e produttori internazionali, tra i quali gli svedesi Andreas Carlsson ed Erik Lidbom.

        L’ispirazione dichiarata guarda anche alle Katseye, il girl group internazionale costruito applicando su scala globale alcuni meccanismi tipici dell’industria K-pop. Sul versante televisivo, invece, Meneguzzi pensa a serie per adolescenti capaci di intrecciare personaggi, musica e racconto, sul modello di “Hannah Montana”, naturalmente aggiornato ai linguaggi di oggi.

        Il risultato dovrà essere qualcosa di molto più grande di una semplice band.

        “One More Kiss” è il primo assaggio

        La macchina, intanto, è già partita. Il primo singolo delle Fourteen si intitola “One More Kiss” ed è interamente in inglese. Nel videoclip Viola, Deegee, Cahaya e Sofy mostrano canto e coreografie mentre anche l’estetica guarda esplicitamente alla Corea: capelli colorati, minigonne a pieghe, calzettoni sopra il ginocchio, crop top e look costruiti secondo i codici della K-fashion.

        A fine ottobre arriverà poi una vetrina particolarmente importante con la partecipazione al Lucca Comics, mentre il rapporto con la Rai potrebbe aprire la strada ad altre apparizioni televisive.

        Nel 2027 arriverà infine la serie su Rai Kids V/Be, completando almeno la prima fase dell’esperimento: canzoni, videoclip, social, televisione e racconto seriale dovranno alimentarsi reciprocamente e trasformare le quattro adolescenti in personaggi riconoscibili anche fuori dalla musica.

        Paolo Meneguzzi torna, ma questa volta resta dietro le quinte

        Curiosamente, a tentare l’esperimento è proprio Paolo Meneguzzi, uno dei volti del pop italiano dei primi Duemila, che questa volta ha scelto di restare dietro le quinte e lavorare sui giovanissimi.

        La scommessa è notevole: prendere un fenomeno nato in Corea del Sud, ormai diventato globale, e dimostrare che quella K può indicare un linguaggio musicale ed estetico anche quando chi canta non arriva da Seul.

        Se funzionerà lo diranno soprattutto le ragazzine e i ragazzini ai quali l’intero progetto si rivolge. Per ora una cosa è certa: le Fourteen non sono quattro amiche che hanno deciso di mettere su una band dopo scuola. Dietro di loro ci sono cinquemila provini, mesi di preparazione, produttori internazionali, una major discografica, la Rai e qualche milione di euro.

        Altro che Tu vuo’ fa’ l’americano. Nel 2026, evidentemente, tu vuo’ fa’ il coreano.

          Continua a leggere

          Televisione

          Alessandro Sortino lascia Le Iene: «Non sono più capace». Brugnaro quasi pianse davanti a me e capii che qualcosa era cambiato

          Dopo il ritorno nel programma che lo aveva reso famoso, il giornalista ha deciso di andarsene definitivamente: «Quell’atteggiamento insolente di un tempo non ce l’ho più». La svolta durante un servizio con Luigi Brugnaro, poi l’addio a Davide Parenti e il viaggio sulle tracce di San Francesco.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Alessandro Sortino

            Per anni il suo mestiere è stato andare incontro al potente di turno con microfono, telecamera e domande dalle quali diventava difficile scappare. Poi un giorno Alessandro Sortino si è trovato davanti Luigi Brugnaro, allora sindaco di Venezia, ed è accaduto qualcosa che probabilmente la Iena di vent’anni prima non avrebbe mai immaginato: l’uomo che doveva incalzare sembrava sul punto di piangere e lui, anziché approfittarne giornalisticamente, si è sentito a disagio.

            È uno degli episodi con cui Sortino spiega una decisione molto più radicale di un semplice cambio di programma: ha lasciato Le Iene perché non si sentiva più capace di fare la Iena.

            Non perché avesse dimenticato il mestiere e neppure perché fossero venute meno le occasioni. A essere cambiato, racconta, era proprio il suo modo di guardare le persone che aveva davanti.

            «Non sono bravo. Perché devo costringere Davide Parenti a infinite discussioni quando sono io che non sono capace? Ho liberato Davide da questa pesantezza. Lui è il mio padre televisivo, ci siamo riabbracciati. Ma io sentivo di non essere più capace».

            L’incontro con Brugnaro e quella domanda che Sortino non riusciva più a fare come prima

            Sortino era stato uno dei volti storici del programma dal 2000 al 2008, prima di proseguire altrove il proprio percorso come giornalista, autore, inviato e reporter. Due anni fa aveva deciso di tornare, ma il secondo matrimonio con Le Iene ha finito per mostrargli quanto fosse cambiato rispetto al ragazzo che aveva indossato per la prima volta giacca nera, camicia bianca e cravatta.

            Il momento decisivo lo racconta lo stesso Alessandro Sortino.

            «Stavo andando a intervistare l’allora sindaco di Venezia, Brugnaro, inquisito. Era a Mestre e stava accendendo l’albero di Natale quando io gli sono andato incontro agguerrito. Si è quasi messo a piangere e io mi sono sentito in difficoltà. Quell’atteggiamento insolente di un tempo non ce l’avevo più».

            Una confessione sorprendente proprio perché arriva da chi ha costruito una parte importante della propria carriera sull’intervista d’assalto. Sortino non rinnega quel giornalismo, ma ammette semplicemente di non riuscire più a praticarlo nello stesso modo.

            E così, invece di continuare a discutere con Davide Parenti, l’uomo che considera il proprio «padre televisivo», ha preferito fermarsi.

            «Mi piace la complessità, non la semplificazione»

            Dietro l’addio c’è anche una riflessione sul giornalismo televisivo di oggi. Sortino sente sempre meno sua la necessità di arrivare immediatamente al punto, individuare il colpevole, costruire lo scontro e trasformare una vicenda complessa in pochi minuti di racconto.

            «Oggi al giornalista televisivo viene chiesto, sempre di più, di essere efficace, il migliore. Io invece sento di essere un “giornalista-marziano” con uno sguardo decentrato. Mi piace la complessità, non la semplificazione».

            Non è dunque soltanto una Iena che appende la divisa al chiodo. È un giornalista che sostiene di non riconoscersi più fino in fondo nel linguaggio che lo aveva reso popolare.

            E la nuova destinazione scelta da Sortino non potrebbe apparire più lontana da quella precedente.

            Alessandro Sortino dalle Iene a San Francesco

            Il giornalista è approdato infatti su Tv2000 con la docuserie “Francesco per davvero. Indagine sul santo di Assisi”, un viaggio nei luoghi attraversati da San Francesco che proseguirà nelle puntate del 3 e 10 ottobre.

            La svolta religiosa, in realtà, è meno improvvisa di quanto potrebbe sembrare. Sortino è cattolico da tempo, ma racconta che negli ultimi anni qualcosa dentro di lui ha cominciato a cambiare. Ha studiato Francesco e ha deciso di provare a raccontarlo sottraendolo all’immagine più convenzionale del santo, attraversando Assisi, Gubbio e gli altri luoghi della sua vita.

            Tra gli aspetti che più lo hanno colpito c’è quello che definisce il «femminile» presente in Francesco.

            «Ho capito che c’è un modo di essere Chiesa al femminile da ascoltare. Il modo di stare insieme delle donne realizza l’aspirazione alla vera fraternità, cosa che gli uomini fissati col potere non riescono a fare», racconta.

            Alessandro Sortino si «spoglia» anche della divisa da giornalista d’assalto

            Il parallelo con Francesco, alla fine, diventa inevitabilmente personale. Il santo si spogliò dei propri abiti davanti al padre e al vescovo di Assisi; Sortino racconta invece di avere sentito il bisogno di liberarsi simbolicamente della propria «divisa» da giornalista arrembante.

            Quella divisa, del resto, gli aveva dato moltissimo. Le Iene hanno segnato la sua carriera e Davide Parenti rimane per lui una figura fondamentale, tanto che l’addio non si è trasformato in una rottura personale: i due, racconta Sortino, si sono riabbracciati.

            È cambiato lui.

            Forse la frase più interessante dell’intera confessione sta proprio in quel «non sono più capace» che, pronunciato da un professionista con decenni di televisione alle spalle, significa qualcosa di diverso dal non saper più fare il proprio mestiere.

            Sortino sa perfettamente come si fa una Iena. Il problema è che non riesce più a essere quella Iena. Non ha più voglia di presentarsi davanti a qualcuno già «agguerrito», come accadde con Brugnaro, e scoprire soltanto dopo chi ha davvero davanti.

            Così ha scelto San Francesco, la complessità e un giornalismo che definisce da «marziano». Una strada decisamente diversa da quella percorsa all’inizio della carriera, quando per fare bene quel mestiere bisognava essere una buona Iena. Purché, naturalmente, non si diventasse una Iena buona.

              Continua a leggere

              Televisione

              Doc 4 al via su Rai 1 con otto prime serate: le sfide di Andrea Fanti, le nuove entrate nel cast e l’ipotesi della quinta stagione

              Otto prime serate con due episodi ciascuna per raccontare i cambiamenti del Policlinico Ambrosiano, l’ingresso nel cast di Cristina Marino e il futuro del personaggio.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Doc 4 al via su Rai 1 con otto prime serate: le sfide di Andrea Fanti, le nuove entrate nel cast e l'ipotesi della quinta stagione

                Si torna in corsia su Rai 1. Luca Argentero si prepara a tornare nei panni di Andrea Fanti nella quarta stagione di Doc – Nelle tue mani, dal 1° ottobre per otto prime serate con due episodi ognuna. La serie è stata presentata dai protagonisti nella sede Rai di via Alessandro Severo. Una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction. La regia dei primi otto episodi porta la firma di Nicola Abbatangelo, mentre Alessandro Tonda cura la regia dei capitoli dal nono al sedicesimo.

                La nuova realtà del Policlinico Ambrosiano e la medicina dell’ascolto

                Il protagonista si ritrova ad affrontare uno scenario clinico e gestionale profondamente mutato rispetto al passato. «Andrea Fanti — spiega Argentero — torna dopo oltre un anno di assenza e trova un ospedale che non riconosce più, ma soprattutto è costretto a fare i conti con se stesso, con il bisogno di rimettere insieme ciò che ha perduto. Intorno a lui, però, tutto è cambiato: Giulia (Matilde Gioli) è diventata primaria, i conti sono in rosso, il personale è stato ridotto e la necessità di far funzionare la macchina ospedaliera rischia di sottrarre spazio proprio a quella medicina dell’ascolto sulla quale Fanti ha costruito il suo modo di essere medico».

                Il percorso intrapreso dal cast fin dagli esordi della produzione ha lasciato un segno profondo sulla crescita professionale degli interpreti. «Doc arriva con un carico pesantissimo — aggiunge l’attore — abbiamo avuto la fortuna di maturare e un po’ invecchiare con i nostri personaggi. Siamo qui a parlarne dal 2019 e raramente nella carriera di un attore c’è la possibilità di fare un tratto di mare così lungo».

                L’ingresso nel cast di Cristina Marino e il gruppo storico

                Tra le novità della quarta stagione spicca la presenza dell’attrice Cristina Marino, moglie di Argentero, attualmente in attesa del terzo figlio. «Noi abbiamo già lavorato insieme, ci siamo conosciuti su un set — evidenzia l’attore — Lei è un medico a gettone, quindi un ruolo molto attuale. Credo che il vissuto nostro sia stato un arricchimento per la serie!».

                Insieme ai protagonisti confermati, il cast vede il ritorno di Pierpaolo Spollon, Marco Rossetti, Elisa Di Eusanio, Laura Cravedi ed Elisa Wong, affiancati da Sara Lazzaro e Giovanni Scifoni.

                Le valutazioni sull’eventuale quinta stagione e il legame con il pubblico

                Alla vigilia del nuovo debutto sul palinsesto Rai, Argentero non esclude la possibilità di proseguire la narrazione in futuro, pur ponendo condizioni precise sulla qualità della scrittura. «La strada di avvicinamento a un eventuale Doc 5 è molto lunga e articolata — chiarisce l’interprete — la decisione dipenderà anche dalla capacità di trovare un’idea all’altezza di quanto fatto finora, da come andrà questa stagione, se il pubblico la gradirà. L’importante è che sia di livello perché il nostro pubblico non si può deludere con qualcosa di meno interessante. Io ho guardato i primi due della quarta e mi sono sorpreso a commuovermi ed emozionarmi ancora, non pensavo alla mia età».

                Infine, sull’eventualità di un cambio di guardia al vertice della struttura, il protagonista ribadisce la propria appartenenza al ruolo: «A me l’idea di immaginare un Doc 5 senza Fanti mi rode proprio nel profondo. Ma non significa voler trascinare la serie all’infinito. Tutte le serie che ho amato di più a un certo punto finiscono».

                  Continua a leggere
                  Advertisement
                  Speciale Grande Fratello11 minuti ago

                  Marina La Rosa scatena il putiferio al GF Vip: «In Spagna c’è più libertà per gli omosessuali». La criticano, ma ha detto davvero una cosa così assurda?

                  Camilla D’Alessandra sotto accusa per tentato omicidio: «Mai voluto colpire mio ex e il bambino, sono traumatizzata»
                  Cronaca41 minuti ago

                  Camilla D’Alessandra sotto accusa per tentato omicidio: «Mai voluto colpire mio ex e il bambino, sono traumatizzata»

                  Giallo della ricina a Pietracatella, l'indagine ad una svolta: pronte le prime iscrizioni di indagati tra verbali e test di laboratorio
                  Cronaca Nera55 minuti ago

                  Ricina, terremoto a Pietracatella: perquisiti due studi di Gianni Di Vita, poi la polizia lo porta in Questura

                  Speciale Grande Fratello1 ora ago

                  Valeria Marini spiazza il GF Vip: «Ho scritto una canzone e l’ho mandata a Stefano De Martino per Sanremo». Poi arriva la bordata: «Senza talenti»

                  Speciale Grande Fratello2 ore ago

                  GF Vip, Roncaccia gela la ship con Federica Morello: «Non mi piace proprio a pelle». Piera Meloni lo incalza, ma il colpo di scena è un altro

                  Giallo di via Gulli a Torino, parla il killer reo confesso: «La professoressa è Satana, ci ha detto lei come sparire»
                  Cronaca3 ore ago

                  Giallo di via Gulli a Torino, parla il killer reo confesso: «La professoressa è Satana, ci ha detto lei come sparire»

                  Gossip3 ore ago

                  Martina Colombari, la confessione su Costacurta: «Ho avuto un’altra relazione, siamo stati lontani un anno». E sulle corna: «Una scappatella non è la cosa più grave»

                  Piccole ma caloriche: come inserire le olive nella dieta mediterranea ed evitare il troppi grassi
                  Lifestyle4 ore ago

                  Piccole ma caloriche: come inserire le olive nella dieta mediterranea ed evitare il troppi grassi

                  Musica4 ore ago

                  Arriva il K-pop all’italiana: quattro ragazzine di 14 anni scelte tra 5.000, milioni investiti e una serie Rai. E dietro le Fourteen c’è Paolo Meneguzzi

                  L'animale domestico al posto del figlio: la scelta di vita di quattro giovani su dieci che rivoluziona la famiglia
                  Animali5 ore ago

                  L’animale domestico al posto del figlio: la scelta di vita di quattro giovani su dieci che rivoluziona la famiglia

                  Ultime notizie