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Musica

Cosa lega il museo del Louvre con Lady Gaga? Guarda il video per scoprirlo

Un clip promozionale del museo parigino che gira su Youtube vede la pericolosa Harleen Quinzel alle prese con un gesto vandalico, ai danni del capolavoro leonardesco.

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    Vi presentiamo uno spot che sarebbe stato girato per promuovere il lancio del film Joker: Folie à Deux, avvenuto lo scorso 2 ottobre e prodotto dalla Warner Bros. Cosa lega il museo parigino del Louvre, conosciuto in tutto il mondo, con la figura del Joker, il cattivone della Marvel? E sopratutto… cosa centra Lady Gaga? E’ presto spiegato: l’ultimo evento di marketing promosso dalla prestigiosa istituzione francese è legato alla promozione della mostra autunnale del museo, Figures of the Fool: From the Middle Ages to the Romantics, inaugurata qualche giorno fa.

    Nuovamente nei panni di Harleen Quinzel

    Il Louvre ha reso pubblico questo breve spot di 80 secondi con la popstar di origini italiane, che interpreta il personaggio di Harleen Quinzel. La scena si apre con la cantante che ammira l’iconica Piramide posta al centro del centro del museo parigino. La seguiamo all’interno delle sale vuote e in penombra: dopo aver percorso la celebre scalinata sormontata dalla Nike di Samotracia, lei saltella tra i corridoi, puntando provocatoriamente opere d’arte inestimabili. A catturare la sua attenzione è infine l’inconfondibile sorrisetto della Monna Lisa di Leonardo. A quel punto, armata di un rossetto si sporge verso il dipinto, disegnando un enorme sorriso beffardo di colore rosso.

    E’ solo un trucco

    Sembra davvero che Lady Gaga disegni un grande sorriso rosso sulle labbra della dama leonardesca. Nel frattempo, la nuova canzone della cantante The Joker, fa da sottofondo.

    Promozione incrociata

    Non è la prima volta che il Louvre utilizza una strategia di promozione di questo tipo, ricorrendo all’utilizzo di una popstar di fama. Nel 2018 Beyoncé e Jay-Z avevano girato in questa location il loro video musicale APES**T, in cui passeggiavano davanti a prestigiose opere come la Vittoria Alata e naturalmente, l’enigmatica Gioconda.

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      Musica

      David Bowie e il tempo sospeso del 1977: in Svizzera, lontano da tutto, le parole al figlio che restarono per sempre

      Nel 1977 Bowie si ritira per un breve periodo in Svizzera con il figlio di sette anni. Durante una passeggiata, una frase semplice ma definitiva rivela il lato più intimo dell’artista e del padre.

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        Nel 1977 David Bowie era uno degli uomini più famosi del pianeta. Ma lontano dai riflettori, dalle tournée e dalle identità che si era costruito addosso, scelse di fermarsi. Per un periodo breve ma decisivo si rifugiò in Svizzera insieme a suo figlio Duncan, che allora tutti chiamavano Zowie. Aveva sette anni, e quel tempo condiviso fu per Bowie qualcosa di molto più di una parentesi geografica.

        La Svizzera rappresentò una pausa necessaria. Non solo artistica, ma profondamente personale. Bowie arrivava da anni intensi, segnati da eccessi, trasformazioni continue e da una fama che rischiava di divorare tutto il resto. Lontano dalle capitali culturali e dall’industria musicale, tra le montagne e il silenzio, cercava una forma di normalità che gli era diventata estranea.

        Un padre prima del personaggio
        In quel contesto, Bowie non era Ziggy Stardust, né il Duca Bianco. Era semplicemente un padre che camminava accanto a suo figlio. Durante una passeggiata tra le Alpi, in un momento che Duncan avrebbe ricordato per tutta la vita, Bowie gli confidò un pensiero che suonava come una dichiarazione definitiva di identità.

        “Non importa ciò che il mondo vede in me. Ciò che conta davvero è che tu mi veda per quello che sono. Voglio che tu sia libero di essere chi vuoi, proprio come io cerco di esserlo nella mia musica”.

        Parole semplici, pronunciate senza enfasi, ma capaci di riassumere l’intero percorso umano e artistico di Bowie. Dietro ogni maschera, dietro ogni metamorfosi, c’era sempre stata la stessa tensione: la libertà.

        La libertà come eredità
        Quel messaggio non era rivolto al pubblico, ma a un bambino di sette anni. Non parlava di successo, né di talento, né di disciplina. Parlava di essere. Di non farsi definire dallo sguardo degli altri. Di restare fedeli a ciò che si è, anche quando il mondo pretende un’immagine diversa.

        Anni dopo, quel bambino sarebbe diventato Duncan Jones, scegliendo una strada autonoma, lontana dalla musica e dal peso diretto dell’eredità paterna. Un percorso coerente proprio con quelle parole pronunciate tra le montagne: essere liberi di essere chi si vuole.

        Il silenzio che conta più del rumore
        Il periodo svizzero del 1977 non è tra i più raccontati della biografia di Bowie, e forse proprio per questo è uno dei più rivelatori. Non ci sono concerti memorabili né apparizioni iconiche. C’è un uomo che prova a rimettere ordine, a guarire, a riconoscersi nello sguardo di suo figlio più che in quello del pubblico.

        In quel silenzio, Bowie trovò qualcosa che la fama non poteva dargli: la possibilità di essere visto per ciò che era davvero. E di trasmettere, senza proclami, la sua lezione più autentica. Quella che non passa dai dischi, ma resta nelle persone.

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          Musica

          Geolier filosofo a Che tempo che fa: “Il rapper è un cronista delle strade”. E la voce di Pino Daniele divide

          Geolier sorprende il pubblico di Che tempo che fa con parole che vanno oltre il rap e si avvicinano alla riflessione culturale. “La canzone ha bisogno della realtà e della fantasia”, dice. Intanto, nel suo nuovo disco inserisce la voce di Pino Daniele: un omaggio che per alcuni è sincero, per altri appare ruffiano.

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            Da rapper di strada a osservatore del presente. Geolier si è presentato così nello studio di Che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio, sorprendendo parte del pubblico con un registro più riflessivo del previsto.

            “La canzone ha bisogno della realtà, ma anche di un po’ di fantasia”, ha spiegato. “Un rapper è un po’ un cronista delle strade…”. Parole che spostano il rap dal territorio della pura provocazione a quello del racconto sociale, quasi giornalistico, restituendo all’artista un ruolo di testimone del suo tempo.

            Il rap come racconto del reale
            Nel corso dell’intervista, Geolier ha insistito sull’idea che la musica non debba limitarsi a fotografare ciò che accade, ma interpretarlo. La strada, nel suo discorso, non è solo un luogo fisico ma uno spazio narrativo, fatto di voci, contraddizioni e immaginazione.

            Un approccio che prova a legittimare il rap come forma di racconto contemporaneo, capace di unire cronaca e invenzione, esperienza diretta e costruzione artistica. Un cambio di passo che ha colpito anche chi non lo segue abitualmente.

            La voce di Pino Daniele nel nuovo disco
            A far discutere, però, è soprattutto un altro passaggio della sua attualità artistica. Nel nuovo disco Geolier ha inserito la voce di Pino Daniele, in una sorta di dedica postuma che vuole essere un tributo a uno dei pilastri della musica napoletana e italiana.

            Un’operazione che l’artista presenta come omaggio sentito, radicato nella propria formazione culturale e musicale. Per Geolier, Pino Daniele rappresenta un riferimento identitario prima ancora che artistico, una voce che ha raccontato Napoli ben prima del rap.

            Tra tributo sincero e accuse di furbizia
            Non tutti, però, leggono l’operazione nello stesso modo. Sui social e tra i commentatori c’è chi ha accolto il tributo con rispetto e chi, invece, lo ha giudicato una mossa ruffiana, pensata per legarsi a un nome intoccabile della musica italiana e amplificare il consenso.

            Una linea sottile, quella tra omaggio e strategia, che accompagna spesso le operazioni postume. E che nel caso di Geolier divide: da una parte il riconoscimento di un’eredità culturale, dall’altra il sospetto di un uso simbolico troppo comodo.

            Resta il fatto che, tra riflessioni filosofiche in tv e scelte discografiche discusse, Geolier continua a occupare il centro del dibattito musicale italiano, confermandosi figura capace di far parlare di sé ben oltre i confini del rap.

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              Musica

              Anna Tatangelo rinvia il tour Tatangeles: “Come madre sento il bisogno di dedicare tempo alla mia famiglia”

              Con un messaggio sincero pubblicato sui social, Anna Tatangelo comunica il rinvio delle date del tour Tatangeles. La cantante spiega di aver bisogno di tempo da dedicare alla famiglia e alla figlia Beatrice, nata lo scorso 3 gennaio, chiedendo comprensione e pazienza ai fan.

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                Una decisione maturata lontano dai riflettori, ma condivisa con la trasparenza che da sempre caratterizza il suo rapporto con il pubblico. Anna Tatangelo ha annunciato sui social il rinvio delle date del tour Tatangeles, spiegando le ragioni personali che l’hanno portata a fermarsi, almeno temporaneamente.

                “Non è una decisione facile, ma sento che è quella giusta. Mancherebbe poco, ma ho bisogno di chiedervi ancora un po’ di pazienza”, ha scritto la cantante, rivolgendosi direttamente ai fan che attendevano il ritorno live.

                La scelta di fermarsi e il messaggio ai fan
                Nel suo messaggio, Anna Tatangelo non ha nascosto il peso della scelta. Il tour era ormai vicino, l’organizzazione avviata, l’attesa alta. Eppure, la cantante ha deciso di mettere al centro una priorità diversa, spiegandola senza retorica: “Come madre oggi sento il bisogno di dedicare tempo alla mia famiglia”.

                Parole semplici, ma nette, che raccontano un momento di passaggio importante nella sua vita personale e professionale.

                La nascita di Beatrice e il nuovo equilibrio
                Anna Tatangelo è diventata mamma lo scorso 3 gennaio della piccola Beatrice. Un evento che ha inevitabilmente ridefinito tempi, energie e prospettive. Nel suo messaggio, la cantante sottolinea in particolare l’esigenza di essere presente “soprattutto alla mia piccolina”, lasciando intendere quanto questo periodo sia centrale e delicato.

                La scelta di rinviare il tour Tatangeles si inserisce così in una fase di assestamento, in cui la maternità diventa un punto di riferimento anche nelle decisioni lavorative.

                Il rapporto con il pubblico, tra musica e vita reale
                Nel corso degli anni, Anna Tatangelo ha costruito un rapporto diretto e autentico con il suo pubblico, condividendo successi, difficoltà e cambiamenti personali. Anche questo annuncio segue la stessa linea: nessuna promessa affrettata, nessun annuncio spettacolare, ma la richiesta di tempo e comprensione.

                Le nuove date del tour verranno comunicate più avanti. Per ora, la cantante sceglie di rallentare e di vivere pienamente un momento che, come lei stessa lascia intendere, non ammette scorciatoie.

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