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Musica

Cronaca di un tormentone annunciato: il duetto un Perfect fra Sarah Toscano e Carl Brave

La vincitrice di Amici 23 e il cantautore romano uniscono le forze per un nuovo brano, destinato a dominare le classifiche. Tra debutti live emozionanti, retroscena su Maria De Filippi e anticipazioni sul nuovo album di Carl Brave.

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    Sarah Toscano e Carl Brave hanno unito le loro voci per lanciare Perfect, il duetto che promette di diventare la colonna sonora dell’estate 2025. Il brano è già disponibile su tutte le piattaforme streaming e ha già conquistato il pubblico con la sua atmosfera fresca e leggera, perfetta per la stagione più calda.

    Debutto in terrazza

    Il debutto live della canzone è avvenuto a sorpresa durante la tappa romana del Flash Tour di Carl Brave, al suggestivo Terrazzo del Pincio, dove Sarah è salita sul palco come ospite speciale per presentare la loro collaborazione davanti a una folla entusiasta.

    Un annuncio social e una sfida a “sasso, carta, forbice”

    Il lancio di “Perfect” è stato annunciato sui social con un video ironico in cui Sarah e Carl si sfidano a “sasso, carta, forbice”, mentre si sente in sottofondo uno spezzone della canzone: “Sasso, carta, forbice, buttiamole giù”. Un modo semplice ma efficace per creare attesa tra i fan, già impazienti di ascoltare il primo frutto di questa collaborazione inedita. Il brano fa parte del nuovo album di Carl Brave, Notti Brave Amarcord, che sancisce il ritorno del cantautore romano dopo due anni dal precedente Migrazioni. Un lavoro che, come raccontato da Radio Italia, nasce da un percorso di intensa sperimentazione sonora, dove influenze elettroniche e suggestioni urbane si fondono con il suo stile inconfondibile.

    Sarah Toscano: da Amici al Festival di Sanremo

    Per Sarah Toscano, Perfect rappresenta un ulteriore passo avanti in una carriera già ricca di traguardi importanti. Dopo la vittoria ad Amici 23, la giovane artista ha conquistato anche il palco del Festival di Sanremo 2025, dimostrando una maturità artistica sorprendente. In una recente intervista al podcast di Giulia Salemi, Non lo faccio X moda, Sarah ha raccontato il suo percorso ad Amici:

    “È stata un’esperienza bellissima ma intensa. Non avere il telefono, non poter parlare liberamente con amici e parenti ti costringe a vivere tutto a pieno, senza filtri. Ed è stato meglio così: mi ha protetto da ansie inutili”.

    Una scelta che le ha permesso di restare concentrata sul suo obiettivo, senza farsi condizionare dai commenti esterni.

    Maria De Filippi e quel primo incontro “tra le lacrime”

    Sarah ha anche rivelato un aneddoto toccante su Maria De Filippi:

    “Al primo casting mi disse che la canzone scelta non le era piaciuta. Tornai a casa piangendo, ma poi mi richiamarono. Credo volesse spronarmi a dare il massimo”.

    Un incontro iniziale segnato dall’ansia e dalle emozioni, che si è trasformato in una profonda stima reciproca. Dopo il Festival di Sanremo, Maria ha mandato un messaggio a Sarah, invitandola a non preoccuparsi delle classifiche:

    “Mi ha detto che l’importante era aver dato tutto. Maria è davvero unica, non so quale sia il suo segreto, ma ti fa sentire speciale”.

    La balleremo questa estate

    Con Perfect, Sarah Toscano e Carl Brave sembrano avere tutti gli ingredienti giusti per dominare l’estate musicale 2025: un brano orecchiabile, una collaborazione fresca e due artisti amati dal grande pubblico. La loro intesa, nata quasi per gioco, è già diventata una delle sorprese più gradite della stagione.

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      Musica

      Giorgia sorprende tutti: “Gli stadi? Mai stati un sogno”, ma i numeri raccontano un trionfo da record

      Giorgia festeggia 30 anni di carriera con numeri da superstar, ma spiazza tutti: niente ossessione per gli stadi. Tra malinconia, nuova musica e un successo che non si ferma, l’artista romana vive una seconda giovinezza artistica

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      Giorgia

        Giorgia vola alto, ma con i piedi ben piantati a terra. I numeri del suo tour parlano chiaro: 43 date in un anno e mezzo, circa 300mila spettatori e un successo che, tradotto, equivale a riempire almeno sei o sette stadi. Eppure, proprio mentre tutti la immaginano pronta al grande salto negli impianti più iconici, lei sorprende e cambia prospettiva: “Gli stadi? Mai avuto questa ambizione”.

        Il successo da stadio che lei non cerca

        Il paradosso è tutto qui. Mentre il pubblico cresce e le date si moltiplicano, Giorgia rivendica una visione diversa della musica dal vivo. Ha assaggiato l’energia degli stadi come ospite di Elisa a San Siro, definendola “una botta pazzesca”, ma il suo immaginario resta altrove. “Il mio sogno sarebbe tornare nei club”, confessa, lasciando emergere un lato più intimo e malinconico. Una scelta controcorrente, soprattutto in un’epoca in cui gli artisti inseguono numeri e record.

        La rinascita dopo Sanremo

        Il vero punto di svolta arriva con Sanremo e con “La cura per me”, diventato il secondo singolo più venduto del 2025. Da lì qualcosa cambia. “Ho ripreso fiducia, mi è tornata la voglia”, racconta. Parole che pesano, perché arrivano dopo un momento di dubbio profondo. “Mi sono chiesta se c’era ancora bisogno che io cantassi. Due anni fa non volevo nemmeno fare un album”. Una confessione che ribalta l’immagine dell’artista sempre sicura e la restituisce più fragile, ma anche più vera.

        Nuova musica e niente pausa

        Altro che pausa dopo i palazzetti. Giorgia rilancia con un tour estivo non previsto, quindici date pensate per portare la musica dove solitamente non arriva. “Andiamo noi a casa”, dice, con una semplicità che racconta molto del suo approccio. Nel frattempo è tornata anche a scrivere, dopo un periodo di blocco creativo. “Non sapevo più cosa dire né come farlo, la scrittura è cambiata. Ma ora mi sono sbloccata”. E sul futuro, tra una battuta e l’altra, lascia intendere che la nuova musica arriverà prima del previsto. Sanremo? Per ora no. Ma con Giorgia, si sa, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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          Musica

          Paul McCartney si guarda dentro e torna ragazzo: il nuovo album è un viaggio nella Liverpool prima dei Beatles

          Il 29 maggio esce il diciottesimo album solista di Paul McCartney. Dentro ci sono Liverpool, John Lennon, George Harrison, i ricordi dell’infanzia e nuove canzoni d’amore nate lontano dalla fretta e dalle regole del mercato.

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            Paul McCartney torna, ma stavolta non con il passo del monumento vivente del pop. Torna da ragazzo, quasi da bambino, con un disco che sembra voler spogliare il mito per lasciare parlare l’uomo. The Boys of Dungeon Lane, in uscita il 29 maggio, è il suo diciottesimo album da solista e forse anche il più scopertamente introspettivo: un lavoro che invece di inseguire il presente si volta indietro e va a cercare la materia viva da cui tutto è cominciato.

            Il cuore del progetto è Days We Left Behind, il brano già disponibile che dà il tono emotivo all’intero album. È una canzone essenziale, intima, quasi sussurrata, da cui nasce anche il titolo del disco. McCartney non racconta la Beatlemania, non rimette in scena la gloria, non si rifugia nella nostalgia da cartolina. Fa qualcosa di più difficile: riapre i cassetti della memoria e ci mette dentro la Liverpool del dopoguerra, i genitori tenaci, i pomeriggi sul Mersey, i sogni ancora informi e gli incontri con John Lennon e George Harrison quando nessuno poteva immaginare cosa sarebbe arrivato dopo.

            Liverpool prima della leggenda
            Dungeon Lane non è solo un luogo. Diventa una soglia simbolica, il passaggio verso un tempo in cui Paul era soltanto un ragazzo di Speke, un quartiere popolare dove non c’era quasi nulla, ma dove, come racconta lui stesso, non mancava davvero niente perché “le persone erano fantastiche”. Ed è proprio questo che rende il progetto così potente: McCartney non si mette a mitizzare il passato, lo restituisce in forma umana, concreta, fatta di bar pieni di fumo, chitarre economiche, libri di birdwatching e strade che ancora oggi gli parlano quando torna a casa.

            Il disco, da questo punto di vista, promette di essere molto più di una semplice uscita discografica. Sembra quasi una confessione in musica, un modo per spiegare che prima della Storia con la maiuscola c’è sempre una storia minuscola, privata, fragile. E che persino uno come Paul McCartney, una delle figure più influenti della cultura popolare moderna, alla fine torna sempre lì: ai giorni lasciati indietro.

            Cinque anni di lavoro senza fretta
            C’è anche un dettaglio che rende The Boys of Dungeon Lane ancora più interessante. Il disco non nasce da una corsa contro il tempo né da una strategia commerciale. Ha cominciato a prendere forma cinque anni fa, quando Paul ha incontrato il produttore Andrew Watt per un tè e qualche idea buttata lì con la chitarra in mano. Da un accordo misterioso, che nemmeno lui riusciva a riconoscere subito, è nato As You Lie There, il brano d’apertura dell’album. E da lì è partito tutto.

            Le registrazioni sono andate avanti a blocchi, tra Los Angeles e il Sussex, incastrate tra le date di un tour mondiale durato cinque anni. Nessuna pressione, nessuna scadenza imposta, nessun fiatone da industria discografica. Solo due musicisti che si prendono il tempo necessario per fare un disco come volevano farlo. E si sente già, almeno sulla carta.

            Un disco che rimette al centro Paul
            Musicalmente l’album si annuncia eclettico, proprio come tutta la carriera di McCartney. C’è il rock che riporta ai Wings, ci sono armonie che richiamano i Beatles, c’è l’intimità scarna del suo primo McCartney del 1970, ci sono nuove canzoni d’amore e c’è soprattutto lui, che suona gran parte degli strumenti e tiene insieme tutto con quella naturalezza che solo i fuoriclasse riescono a far sembrare semplice.

            In fondo il punto è proprio questo. The Boys of Dungeon Lane non prova a dimostrare che Paul McCartney sia ancora grande. Quello non ha più bisogno di dimostrarlo da decenni. Prova piuttosto a fare una cosa più rara: raccontare che dietro il gigante c’è ancora il ragazzo che guardava il mondo da Liverpool e non sapeva ancora di stare per cambiarlo.

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              Musica

              Gino Paoli e il mistero del “quinto figlio”: la verità che il cantautore ha sempre smentito

              Da anni circola la storia di un quinto figlio mai riconosciuto. Gino Paoli aveva chiarito tutto: “Ho quattro figli, non so perché me ne attribuiscano un altro”.

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                Attorno a Gino Paoli non ci sono mai state solo canzoni. La sua vita privata, intensa e spesso raccontata, ha alimentato curiosità e voci che nel tempo si sono intrecciate fino a diventare quasi verità parallele. Una di queste riguarda un presunto quinto figlio, una storia che ciclicamente torna a galla e che, proprio nel giorno della sua scomparsa, ha ripreso forza.

                Il cantautore genovese, morto nella notte tra il 23 e il 24 marzo, è stato spesso al centro di racconti legati ai suoi amori e alla sua famiglia. Ma su questo punto è sempre stato chiaro. E anche ironico.

                La voce del quinto figlio mai esistito
                Secondo una narrazione diffusa da anni, Gino Paoli avrebbe avuto un quinto figlio, Francesco, nato nel 2000 dal matrimonio con Paola Penzo. Una notizia mai confermata, ma che ha continuato a circolare con insistenza, fino a finire anche in contesti ufficiali.

                Il problema è che quel figlio non è mai esistito. Un equivoco diventato nel tempo una sorta di leggenda, alimentata da ripetizioni e rilanci continui.

                La smentita diretta di Gino Paoli
                A chiarire la situazione era stato lo stesso Paoli, più volte. “Ho quattro figli, non so perché me ne attribuiscano un quinto: un certo Francesco, mistero”, aveva detto con il suo tono disincantato, quasi divertito dall’assurdità della vicenda.

                Una smentita netta, senza ambiguità, che però non è bastata a spegnere del tutto la voce. Anzi, proprio la sua longevità dimostra quanto certe informazioni, una volta entrate nel circuito mediatico, siano difficili da eliminare.

                L’equivoco raccontato anche in autobiografia
                Il cantautore era tornato sull’argomento anche nella sua autobiografia, scritta con il giornalista Daniele Bresciani e pubblicata nel 2023, Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni. Anche lì aveva ribadito l’inesistenza di questo figlio, cercando di mettere un punto definitivo a una storia che continuava a riemergere.

                Eppure, nonostante le smentite, l’equivoco ha continuato a vivere di vita propria. Un errore replicato nel tempo, fino a comparire perfino in voci enciclopediche, come se fosse un dato reale.

                Quando una voce diventa realtà
                La vicenda del “quinto figlio” racconta qualcosa di più ampio. Non solo un errore, ma il modo in cui una notizia non verificata può trasformarsi, con il passare degli anni, in una verità accettata.

                Nel caso di Gino Paoli, resta una certezza: i figli erano quattro. Tutto il resto è stato solo il frutto di un racconto nato chissà dove e mai davvero corretto. Anche quando lui stesso aveva già spiegato tutto.

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