Musica
Emma Marrone e il rapporto ruvido con Sanremo: “In gara l’ho sempre vissuto con leggerezza, co-condurlo mai più”
La cantante ha spiegato di aver vissuto le sue partecipazioni in gara al Festival “alla c***o di cane”, con molta meno pressione rispetto alla co-conduzione. Sul palco dell’Ariston, da ospite alla guida della serata, il ritmo diventa massacrante: si entra alle 7 del mattino e si esce alle 3 di notte.
Emma Marrone ha il pregio raro di non lucidare troppo le frasi prima di consegnarle al pubblico. Quando parla di Sanremo, non tira fuori il solito repertorio da artista grata, emozionata, tremante davanti alla sacralità dell’Ariston. No, lei ci mette dentro il suo vocabolario, la sua stanchezza, il suo modo diretto di raccontare le cose. E così il Festival, che per molti resta il tempio della musica italiana, diventa anche un posto dove si può entrare alle 7 del mattino e uscire alle 3 di notte con la faccia di chi ha attraversato una spedizione militare in paillettes.
Emma ha detto che i suoi Sanremo in gara li ha sempre vissuti “alla c***o di cane”. Formula poco istituzionale, certo, ma molto più sincera di tante dichiarazioni impacchettate. In gara, spiega, c’è meno stress, più divertimento, più possibilità di lasciarsi portare dalla corrente. La co-conduzione, invece, è un’altra faccenda. Lì non basta cantare, aspettare il proprio turno, reggere l’ansia della classifica e poi andare a dormire sperando che il televoto non ti abbia tradito. Lì devi stare dentro la macchina, farla funzionare, sorridere quando vorresti solo una sedia, un panino e il silenzio.
Emma Marrone e i Sanremo vissuti senza troppe cerimonie
Emma Marrone ha partecipato più volte al Festival di Sanremo e conosce bene la differenza tra essere concorrente ed essere parte dell’ingranaggio televisivo. Da cantante in gara, almeno secondo il suo racconto, ha potuto permettersi un atteggiamento più istintivo, meno controllato, quasi più libero. Non perché Sanremo in gara sia una passeggiata, ci mancherebbe. Per un artista resta sempre una prova enorme, con tutto il carico di aspettative, giudizi, pagelle, social scatenati e critici pronti a misurare ogni nota come se dipendesse da lì il destino della Repubblica.
Però Emma sembra dire una cosa precisa: quando sei in gara, il tuo compito ha un centro chiaro. Arrivi, canti, difendi il pezzo, affronti il pubblico, incassi reazioni e voti. Poi puoi anche vivere tutto con un certo disordine emotivo, senza dover controllare ogni passaggio della serata. “Alla c***o di cane”, appunto, che nel suo caso non suona come sciatteria, ma come una forma di sopravvivenza sanremese.
È il modo di chi sa che prendere troppo sul serio Sanremo può diventare pericoloso. Perché il Festival amplifica tutto: le canzoni, gli abiti, gli errori, i sorrisi, le rivalità, perfino i silenzi. Se ci entri con l’idea di governarlo, rischi di uscirne prosciugato. Se ci entri con un po’ di incoscienza, magari ti diverti pure.
Co-condurre Sanremo è un altro sport
La parte più netta della confessione riguarda la co-conduzione. Emma Marrone non usa giri larghi: non lo rifarebbe mai più. E il motivo non ha bisogno di grandi interpretazioni. Co-condurre Sanremo significa vivere dentro una maratona televisiva che comincia quando fuori è ancora mattina e finisce quando mezza Italia ha già dimenticato da ore perché stava sveglia.
“Entri al Teatro Ariston alle 7 di mattina e ne esci alle 3 di notte”, racconta Emma. Una frase che basterebbe da sola a spiegare perché certe esperienze, viste da casa, sembrano scintillanti, mentre da dentro hanno più l’odore della fatica che quello del glamour. Il pubblico vede gli abiti, le luci, le scale, i sorrisi. Chi sta lì dentro vede anche prove, riunioni, cambi, attese, ritardi, tensione, corse dietro le quinte e quella strana sospensione temporale in cui non capisci più se hai fame, sonno o solo voglia di sparire per dieci minuti.
La co-conduzione, poi, ha una crudeltà particolare: devi sembrare naturale mentre tutto intorno è scritto, cronometrato, pesato. Devi essere brillante ma non invadente, emozionata ma non tremante, spontanea ma compatibile con il copione. Insomma, devi fare la magia dentro una gabbia di scalette. E non tutti hanno voglia di tornarci.
Meglio la gara che la macchina dell’Ariston
Emma Marrone ribalta un luogo comune. Molti immaginano che gareggiare a Sanremo sia la forma più stressante del Festival, perché lì ti giochi la canzone, la classifica, il giudizio del pubblico e una fetta importante della tua immagine. Lei invece dice il contrario: molto più divertente, molto meno stress in gara.
Il paradosso funziona perché mostra Sanremo da un’altra angolazione. Il cantante in gara è esposto, certo, ma resta dentro il proprio mestiere. Il co-conduttore, invece, deve abitare una creatura televisiva enorme, piena di tempi morti, imprevisti e responsabilità. Se qualcosa si inceppa, lo sguardo finisce anche su di te. Se una battuta non funziona, resta appiccicata. Se un momento si allunga troppo, devi tenerlo in piedi. Se la serata diventa infinita, devi continuare a sembrare fresca mentre il corpo sta chiedendo pietà.
Per questo la frase di Emma non è solo una battuta colorita. È anche una piccola verità sul Festival: Sanremo non è un palco, è una macchina. E starci sopra da cantante non equivale a starci dentro da conduttrice. Nel primo caso combatti la tua battaglia. Nel secondo devi aiutare a reggere tutto il teatro.
Emma Marrone resta allergica alle frasi imbalsamate
La cosa migliore, come spesso accade con Emma Marrone, è il tono. Non prova a rendere il racconto più elegante di quanto sia. Non dice “è stata un’esperienza complessa ma formativa”. Non infila la solita carezza all’Ariston, al pubblico, alla Rai, alla squadra, alla musica che unisce tutti sotto il cielo della canzone italiana. Dice che in gara si è divertita di più e che la co-conduzione non la rifarebbe.
Ed è proprio questa ruvidità a renderla credibile. Emma non ha mai costruito il proprio personaggio sulla distanza da diva irraggiungibile. Funziona quando resta vicina, quando parla come una che ha fatto davvero quella vita lì, con le alzatacce, le prove, le pressioni e il desiderio, ogni tanto, di mandare tutto a quel paese.
Sanremo continuerà a essere Sanremo: solenne, caotico, irresistibile, pesantissimo. Emma Marrone continuerà probabilmente a guardarlo con quella miscela di affetto e insofferenza che conoscono bene quelli che l’Ariston lo hanno vissuto sul serio. In gara sì, magari anche con un po’ di disordine. Alla co-conduzione, invece, grazie ma no. Una volta può bastare. Soprattutto se la giornata comincia alle 7 e finisce alle 3 di notte.
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Musica
Bad Bunny vince il suo primo Emmy: trionfa lo show del Super Bowl con nove nomination da record
Dopo aver conquistato classifiche e stadi, Bad Bunny mette in bacheca anche il primo Emmy della sua carriera. A premiarlo è stato lo spettacolare Halftime Show del Super Bowl, che aveva ottenuto nove candidature, record assoluto per lo show.
Bad Bunny può aggiungere un altro trofeo alla sua collezione. Il rapper portoricano ha conquistato il primo Emmy della sua carriera grazie allo show dell’intervallo del Super Bowl, trasformando una delle esibizioni più viste al mondo in un altro successo personale.
Il premio è arrivato durante la cerimonia dei Creative Arts Emmys, l’appuntamento che precede il grande gala televisivo degli Emmy, previsto per il 14 settembre. E per Bad Bunny non si è trattato esattamente di una comparsata: il suo Halftime Show si presentava con nove nomination, il numero più alto mai raggiunto nella storia del premio dallo spettacolo dell’intervallo del Super Bowl.
Bad Bunny, il primo Emmy grazie al Super Bowl
Lo spettacolo, intitolato The Apple Music Super Bowl LX Halftime Show Starring Bad Bunny, aveva portato il rapper sul gigantesco palcoscenico del Super Bowl con una produzione costruita intorno alla sua musica e alle sue radici portoricane.
Un’esibizione diventata uno degli eventi televisivi dell’anno e che adesso gli ha regalato anche il suo primo Emmy.
Le nove candidature avevano già rappresentato un record. Alla fine, però, lo show non si è limitato a collezionare nomination: durante i Creative Arts Emmys ha portato a casa diversi riconoscimenti nelle categorie tecniche e artistiche.
Lo show di Bad Bunny fa incetta di premi
Oltre al riconoscimento che ha permesso a Bad Bunny di conquistare il suo primo Emmy, lo spettacolo del Super Bowl è stato premiato per direzione musicale, coreografia, mixaggio del suono, regia tecnica e regia dello speciale.
Un risultato che conferma la dimensione raggiunta dallo show, costruito come una produzione televisiva gigantesca oltre che come un concerto concentrato in pochi minuti.
Per Bad Bunny è un’altra tappa di una carriera che da Porto Rico lo ha portato ai vertici della musica mondiale. Questa volta, però, a premiarlo non sono state le classifiche o le vendite: è stata la televisione americana.
Da Porto Rico al palco più visto d’America
Il Super Bowl rappresenta da anni molto più di una finale sportiva e il suo Halftime Show è diventato uno degli appuntamenti più ambiti dalle superstar della musica internazionale. Per Bad Bunny salirci da protagonista aveva già rappresentato un traguardo enorme.
Adesso a quell’esibizione si aggiunge l’Emmy. E con nove nomination complessive e una lunga serie di statuette conquistate dalla produzione, il coniglio cattivo ha lasciato il segno anche nella storia dello spettacolo più famoso del football americano.
Musica
Spice Girls, Geri Halliwell e il seno sulla fotocopiatrice: «Ecco cosa ti sei perso». I segreti della band 30 anni dopo Wannabe
Il biografo David Sinclair racconta la sfacciataggine delle cinque ragazze che nel 1996 travolsero il pop mondiale. Negli uffici discografici «erano loro a valutare gli uomini». E quando un manager arrivò tardi, Geri Halliwell gli lasciò un ricordo decisamente particolare.
Trent’anni dopo Wannabe, delle Spice Girls sappiamo praticamente tutto. O almeno così pensavamo. Perché tra milioni di dischi, Girl Power, litigi, reunion e addii, c’è ancora qualche storia capace di raccontare meglio di qualsiasi biografia quanto fossero sfacciate Geri Halliwell, Mel B, Emma Bunton, Mel C e Victoria Beckham.
Una riguarda Geri, una fotocopiatrice e un manager colpevole di essere arrivato in ritardo.
A raccontarla è David Sinclair, giornalista, musicista e biografo della band, autore di Wannabe: The Spice Girls Revisited. «Quando entravano negli uffici della casa discografica, portavano una carica sessuale fortissima», ricorda. Ma soprattutto «erano loro a valutare gli uomini, non il contrario».
E Geri Halliwell trovò un sistema piuttosto originale per farlo capire.
Geri Halliwell, il seno sulla fotocopiatrice e il messaggio al manager
Un giorno un manager fece aspettare le Spice Girls. Geri non sembrò particolarmente intenzionata a perdonargli il ritardo.
«Andò alla fotocopiatrice, ci appoggiò sopra il seno e lasciò un foglio sulla scrivania del tizio», racconta Sinclair. Sul foglio aggiunse un biglietto: «Ecco cosa ti sei perso».
Difficile trovare un episodio che riassuma meglio la Ginger Spice di quegli anni. Secondo Sinclair, Geri «aveva una faccia tosta incredibile, non aveva paura di nulla». Una sicurezza che nascondeva anche parecchie fragilità e che la spingeva spesso a cercare di imporsi come leader del gruppo.
La principale rivale interna era Mel B. «Erano le personalità più forti del gruppo, in lotta per il potere». Scary Spice, secondo il biografo, aveva dalla sua maggiori capacità nel canto e nel ballo, oltre a un carattere «rumoroso, esuberante, impulsivo».
Wannabe compie 30 anni: il successo che travolse tutto
Gli aneddoti arrivano mentre si celebrano i 30 anni dall’uscita di Wannabe nel Regno Unito. Era il 1996 e quello che doveva essere il debutto di cinque ragazze selezionate attraverso un casting si trasformò in un fenomeno mondiale praticamente istantaneo.
«Il giorno dopo essere stata presentata in tv, in uno di quei programmi in cui il pubblico votava al telefono la canzone preferita, Wannabe era già al primo posto in classifica», ricorda Sinclair. E da lì non si mosse per tre mesi, fino a quando a scalzarla arrivò un’altra canzone delle Spice Girls, Say You’ll Be There.
La cosa più curiosa è che la casa discografica non era nemmeno convinta che Wannabe fosse la scelta giusta. Alla Virgin avrebbero preferito un brano più levigato, ma soprattutto Geri e Mel B si impuntarono. Avevano pochissimo potere contrattuale, ma quella battaglia riuscirono a vincerla.
Il risultato diede loro abbondantemente ragione.
Geri, Mel B, Victoria, Emma e Mel C: cinque caratteri esplosivi
Dietro il successo, però, c’erano cinque personalità molto diverse. Emma Bunton era considerata la più gentile e accomodante e, secondo Sinclair, era una cantante straordinaria che non sentiva il bisogno di stare sempre al centro dell’attenzione.
Mel C aveva invece un background rock e attraversò periodi personali molto difficili, compresi i disturbi alimentari, riuscendo comunque a proseguire la propria carriera.
E poi c’era Victoria Beckham. L’immagine di Posh Spice, fredda e imbronciata, secondo il biografo raccontava soltanto una parte della realtà: «Non era cupa o malinconica e la sua ironia era molto sottile».
La chimica tra le cinque fece il resto. Erano nate da un casting, ma in pochissimo tempo riuscirono a trasformarsi in una vera band, demolendo anche l’idea che non sapessero cantare o che non partecipassero alla scrittura delle loro canzoni.
Il Girl Power e il licenziamento di Simon Fuller
Il loro Girl Power non era soltanto uno slogan stampato sulle magliette. Sinclair ricorda che le Spice Girls riuscirono a mantenere un controllo sorprendente sulla propria carriera e sui propri affari.
La dimostrazione più clamorosa arrivò quando decisero di licenziare il manager Simon Fuller, destinato successivamente a diventare uno degli uomini più potenti dell’industria dell’intrattenimento.
Secondo Sinclair, però, proprio quella decisione finì per accelerare la crisi della band. Fuller riusciva a tenere insieme cinque caratteri sempre più difficili da conciliare. Senza di lui le tensioni aumentarono, fino all’addio di Geri nel 1998.
Le Spice Girls continuarono in quattro, ma qualcosa si era definitivamente spezzato.
Trent’anni dopo, Wannabe resta il simbolo di quell’esplosione. Cinque ragazze che cantavano «I’ll tell you what I want» e che, a quanto pare, avevano preso il concetto molto sul serio. Anche quando c’erano di mezzo un manager in ritardo e una fotocopiatrice.
Musica
Sarah Toscano, nuovo amore sul set? «È una coppia con Alessandro Parigi». La segnalazione: insieme anche in Portogallo
Secondo un’indiscrezione rilanciata da Deianira Marzano, la cantante starebbe frequentando Alessandro Parigi, conosciuto durante le riprese del film Netflix Non abbiam bisogno di parole. I due si seguono sui social, si scambiano like e sarebbero partiti insieme per il Portogallo.
Da Amici a Sanremo, da Sanremo al cinema e dal set al possibile nuovo amore. Sarah Toscano avrebbe un nuovo fidanzato e questa volta il nome che circola porta direttamente al suo debutto come attrice: si tratta di Alessandro Parigi, attore conosciuto durante le riprese del film Netflix Non abbiam bisogno di parole.
A rilanciare l’indiscrezione è stata Deianira Marzano, che ha ricevuto una segnalazione sulla cantante e sul giovane attore. Secondo quanto riferito, la frequentazione sarebbe cominciata proprio dopo l’incontro sul set e i due sarebbero adesso insieme in Portogallo.
Marzano non sembra avere molti dubbi: «Sì, ve lo confermo, sono una coppia. Si sono conosciuti sul set e lui, ai tempi, era fidanzato».
Sarah e Alessandro, per il momento, non hanno ufficializzato alcuna relazione. Ma qualche indizio social c’è.
Sarah Toscano e Alessandro Parigi, l’incontro sul set di Netflix
I due si sono conosciuti lavorando a Non abbiam bisogno di parole, esperienza che ha segnato il debutto di Sarah Toscano nella recitazione dopo il successo ottenuto nella musica.
Nel film Alessandro Parigi interpreta Marco Traversato, un ragazzo che nasconde una forte sensibilità dietro un’apparenza da duro. Anche per lui il progetto ha rappresentato un passaggio importante: si tratta infatti del suo debutto cinematografico.
La sintonia nata durante le riprese avrebbe inizialmente portato a un’amicizia. Poi, almeno secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, tra i due sarebbe scattato qualcosa di più.
Sui social Sarah e Alessandro si seguono, si scambiano like e sono comparsi nelle rispettive stories. Piccoli segnali che da soli non dimostrano una relazione, ma che hanno inevitabilmente alimentato il gossip.
«Sono una coppia e adesso sono insieme in Portogallo»
A dare una spinta decisamente più forte alle indiscrezioni è stata la segnalazione arrivata a Deianira Marzano.
Sarah Toscano e Alessandro Parigi sarebbero infatti partiti insieme per il Portogallo. Ed è proprio commentando questa informazione che l’esperta di gossip ha sostenuto che tra i due ci sarebbe ormai una vera relazione.
La cantante non ha però confermato pubblicamente il nuovo amore e lo stesso vale per Parigi. Il fidanzamento resta quindi, almeno ufficialmente, nel territorio dei rumor.
D’altra parte Sarah ha sempre mantenuto una certa riservatezza sulla propria vita sentimentale, nonostante negli ultimi anni le siano stati attribuiti diversi flirt.
Da Holden a Federico Rossi, tutti i gossip su Sarah Toscano
Dopo la vittoria ad Amici 23, il primo nome accostato alla cantante era stato quello di Holden, suo compagno di avventura nel talent di Maria De Filippi.
La complicità tra i due e il duetto realizzato insieme avevano fatto pensare a una possibile storia, ma entrambi avevano chiarito che il loro rapporto era fatto di amicizia, affetto e collaborazione professionale.
Successivamente era arrivata un’indiscrezione di Gabriele Parpiglia su una presunta relazione segreta con Federico Rossi, del duo Benji & Fede. Secondo il giornalista, la storia sarebbe nata durante una tappa di Battiti Live e sarebbe stata vissuta lontano dai riflettori. Una ricostruzione mai confermata né smentita dai protagonisti.
E in passato Sarah aveva anche confessato una cotta per il tennista Matteo Berrettini.
Adesso il gossip porta invece ad Alessandro Parigi. E questa volta c’è una sceneggiatura quasi perfetta: si conoscono sul set, diventano amici, la sintonia continua lontano dalle telecamere e poi arriva il viaggio insieme in Portogallo.
Manca soltanto la conferma dei protagonisti. E quella, almeno per ora, Sarah e Alessandro preferiscono tenerla fuori copione.
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