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Musica

Gli acciacchi dell’età: anche Piero Pelù, per ora, dice stop ai concerti

L’ex leader dei gloriosi Litfiba rimanda il tour in giro per l’Italia a causa di problemi di salute: le nuove date
sono state riprogrammate per il 2025.

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    Non è sempre facile fare la rockstar quando l’anagrafe avanza: anche il buon Piero Pelù ha dovuto rivedere il suo tour italiano, il Deserti Tour, per un problema di salute. “Riposo forzato” sentenziano i medici, tutti i concerti previsti sono necessariamente rimandati tra aprile e maggio 2025.

    Non è solo questione d’età

    E a ben guardare non è neanche e solo un problema di età, visto che anche la giovane Angelina Mango ha recentemente preso la medesima decisione. Ora è il turno del “Piero”, come viene affettuosamente chiamato dai suoi fan, classe 1962, orgogliosamente fiorentino. Ad annunciarlo è stato il cantante stesso attraverso il modo più veloce: un messaggio sui social. Questo il testo “Gli otorini mi hanno visitato e mi hanno imposto il riposo forzato”. La prima tappa del tour avrebbe dovuto essere a Milano l’11 e il 12 novembre per poi proseguire con un tour di sole date nazionali, su e giù pei il Paese.

    Ci risiamo con gli acufeni

    Con la sua inconfondibile verve, Pelù ha scritto: “Pare che ci risiamo… gli otorini mi hanno visitato e mi hanno imposto il riposo forzato: il mio duello con i fottuti acufeni continua, ma voi sapete che io ho la pellaccia e la testaccia dura e non mi arrendo mai”, ha scritto il cantante. Senza dimenticare i suoi fan e l’organizzazione che lo segue: “Ringrazio Friends and Partners, tutti i club, i mitici Bandidos, lo staff in tour e naturalmente tutti voi che avete già comprato i biglietti per l’amore che mi trasmettete ogni volta”. Pelù ha poi rassicurato i fan che i concerti non saranno annullati ma solo rimandati: “La festa nei club è solo rimandata ad aprile/maggio 2025 e preparatevi che sarà più potente che mai!”.

    La causa dello stop

    Gli acufeni sono da considerare una sorta di “malattia professionale” per chi fa musica. Il “tinnitus” o meglio conosciuto come acufene (o tinnito) un problema molto diffuso che colpisce circa il 10/15 % della popolazione. Generato da molteplici cause, spesso colpisce chi si sottopone ad una esposizione costante a volumi sonori molto alti, come quelli dei concerti. Se la perdita dell’udito riguarda soprattutto le persone anziane, anche i più giovani non devono sottovalutare il rischio, generato in gran parte da comportamenti scorretti. È per questo motivo che all’interno delle statistiche ufficiali sul problema, si possono individuare numerosi musicisti, spesso affetti da disturbi uditivi. Da Ludwig van Beethoven fino a Chris Martin dei Coldplay. Passando per Phil Collins, Sting, Pete Townshend (The Who) e Gino Paoli la maggior parte dei musicisti è stata, o è tutt’ora, soggetta a perdita parziale dell’udito o affetta da acufene.

    Se ne riparla la prossima primavera

    Come Pelù ha tenuto a sottolineare, i live non sono annullati ma solamente posticipati. Il Deserti Tour sarebbe dovuto iniziare l’11 novembre a Milano, tappa in cui Pelù avrebbe cantato anche il giorno successivo – 12 novembre- per poi proseguire in altre 7 città italiane. Tutte le date sono già state riprogrammate a partire dal 14 aprile. La sua presenza su Milano viene ridotta ad un solo show, fino al 16 maggio, quando il tour si concluderà nella sua città natale, Firenze.

    Tutte le nuove date

    Milano, Magazzini Generali dall’11 e 12 novembre è stata riprogrammata al 14 aprile 2025
    Padova, Padova Hall, dal 24 novembre è stata riprogrammata al 23 aprile 2025
    Roma, Largo Venue, dall’1 e 2 dicembre è stata riprogrammata al 29 aprile 2025
    Napoli, Casa della Musica, dal 7 dicembre è stata riprogrammata al 2 maggio 2025
    Modugno (Ba), Demodè, dal 14 dicembre è stata riprogrammata al 4 maggio 2025
    Torino, Hiroshima Mon Amour, dal 17 e 18 novembre è stata riprogrammata all’8 maggio 2025
    Bologna, Estragon, dal 28 novembre è stata riprogrammata all’11 maggio 2025
    Firenze, Viper Club, dal 4 e 5 novembre è stata riprogrammata al 16 maggio 2025

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      Musica

      Eros Ramazzotti operato alle corde vocali, stop al tour nelle Americhe: «Ci incontreremo più forti e uniti di prima»

      Eros Ramazzotti si è sottoposto a un intervento alle corde vocali e dovrà seguire un programma di riabilitazione. Saltano quindi le prossime date negli Stati Uniti, in Canada e in America Latina, riprogrammate nel 2027.

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        Eros Ramazzotti si è operato alle corde vocali e deve fermarsi. Il cantante 62enne ha annunciato personalmente sui social l’esito positivo dell’intervento, rassicurando i fan sulle proprie condizioni, ma contemporaneamente ha comunicato il rinvio della parte americana del tour. I tempi necessari per la riabilitazione non gli consentiranno infatti di prepararsi per le prove e partire alla volta di Stati Uniti, Canada e America Latina.

        «È andato bene», ha spiegato Ramazzotti in una storia pubblicata su Instagram, ringraziando tutti per «i messaggi di affetto e vicinanza» ricevuti. La voce, però, adesso deve riposare e soprattutto recuperare completamente.

        Eros Ramazzotti operato alle corde vocali

        Il cantante non ha fornito ulteriori particolari sull’intervento, limitandosi a comunicare che l’operazione è riuscita. Adesso comincia la fase più delicata, quella del recupero, che dovrà avvenire seguendo scrupolosamente le indicazioni dei medici.

        «Il mio medico mi ha imposto un programma di riabilitazione», ha spiegato Ramazzotti. Una necessità incompatibile con i tempi serrati imposti da prove, spostamenti e concerti di un tour internazionale.

        Rinviato il tour in Usa, Canada e America Latina

        La conseguenza è lo stop alle date previste oltreoceano. «Non mi permetterà di essere pronto per le prove e la partenza per le date in Usa, Canada e America Latina, per le quali purtroppo dovremo aspettare il 2027», ha annunciato Eros.

        Non si tratta quindi di una cancellazione definitiva: i concerti verranno riprogrammati nel 2027, quando il cantante avrà completato la riabilitazione e potrà tornare sul palco senza mettere a rischio le corde vocali.

        «Ci incontreremo più forti e uniti di prima»

        Ramazzotti ha voluto soprattutto tranquillizzare il pubblico, evitando allarmismi sulle proprie condizioni. L’intervento è alle spalle e adesso la priorità diventa recuperare la voce rispettando i tempi stabiliti dai medici.

        Ai fan americani costretti ad aspettarlo ancora un po’ ha lasciato una promessa: «Ci incontreremo più forti e uniti di prima». Per una volta, dunque, Eros deve rinunciare all’Eros. Almeno fino a quando le corde vocali non gli daranno nuovamente il via libera.

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          Musica

          Kendall Jenner e Bad Bunny, gira la storia del matrimonio saltato per una clausola da capogiro. Peccato che non risulti vera

          Kendall Jenner avrebbe raccontato di essere stata segretamente fidanzata con Bad Bunny e di averlo lasciato perché lui non voleva firmare una clausola sull’infedeltà. Una storia esplosiva, completa di insulto finale. Il problema? Non risulta alcuna fonte attendibile.

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            Kendall Jenner e Bad Bunny stavano davvero per sposarsi e il matrimonio sarebbe saltato per una clausola di infedeltà da capogiro? La storia che sta circolando attribuisce alla modella una confessione esplosiva: i due sarebbero stati fidanzati in segreto e avrebbero già cominciato a organizzare le nozze quando un accordo prematrimoniale avrebbe fatto saltare tutto.

            Peccato che della presunta intervista o dichiarazione di Kendall, al momento, non risulti traccia su fonti attendibili. E considerando il contenuto, il dettaglio non è esattamente secondario.

            Kendall Jenner, Bad Bunny e la clausola del 70%

            Nel testo diventato virale, Kendall sostiene che durante la preparazione dell’accordo prematrimoniale avrebbe chiesto di inserire una clausola secondo la quale, in caso di tradimento, Bad Bunny avrebbe dovuto cederle il 70% delle proprie proprietà e dei propri beni.

            La richiesta, sempre secondo il racconto attribuito alla Jenner, sarebbe stata soltanto un test per verificare quanto il cantante fosse realmente coinvolto nella relazione. Bad Bunny avrebbe però respinto categoricamente la clausola, provocando la definitiva perdita di fiducia della modella.

            «La spazzatura si è portata via da sola»

            A rendere il presunto sfogo ancora più succoso arriva il finale. Kendall avrebbe assicurato di non sentire affatto la mancanza dell’ex, liquidandolo con una frase al vetriolo: «La spazzatura si è portata via da sola».

            Perfetto per diventare virale, naturalmente. Forse persino troppo perfetto. Perché una dichiarazione del genere, pronunciata da una delle modelle più famose del mondo contro una superstar come Bad Bunny, difficilmente passerebbe inosservata.

            Una storia esplosiva, ma senza una fonte

            La relazione tra Kendall Jenner e Bad Bunny è invece reale e ampiamente documentata. I due hanno sempre mantenuto grande riservatezza sul loro rapporto e lo stesso cantante aveva spiegato di non sentirsi obbligato a fornire chiarimenti pubblici sulla propria vita sentimentale.

            Del fidanzamento segreto, delle nozze già in preparazione e soprattutto della fantomatica clausola del 70%, invece, nessuna conferma attendibile. Per ora, quindi, più che il retroscena definitivo sulla fine di un amore sembra il classico gossip confezionato per correre sui social. E corre benissimo.

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              Musica

              Bad Bunny chiude il tour mondiale a San Juan e parla al suo Porto Rico: «Voglio darvi gioia e speranza». Sempre con la “dotazione” in movimento

              Bad Bunny conclude il tour mondiale nella sua Porto Rico e dal palco di San Juan parla dei problemi quotidiani dell’isola: «Non posso portarvi acqua o elettricità, voglio donarvi un po’ di gioia e la speranza per lottare per questo Paese». Senza rinunciare al suo ormai celebre “movimento”.

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                Bad Bunny chiude il suo tour mondiale tornando esattamente dove tutto è cominciato: a Porto Rico. Due date all’Hiram Bithorn Stadium di San Juan per il cantautore nato a Vega Baja, che ha trasformato il gran finale in una dichiarazione d’amore alla sua isola. Sul palco musica, ospiti simbolo della cultura portoricana e un discorso molto meno leggero sulla realtà quotidiana del Paese. Il tutto, naturalmente, continuando a sballonzolare quella “dotazione” diventata ormai quasi un personaggio aggiunto dei suoi concerti.

                Bad Bunny chiude il tour mondiale a Porto Rico

                Per salutare il tour, Benito Antonio Martínez Ocasio ha scelto due serate nella capitale portoricana e ha condiviso il palco con artisti profondamente legati alla storia musicale dell’isola. Non un semplice concerto conclusivo, quindi, ma una festa costruita intorno all’identità di Porto Rico e alla cultura che Bad Bunny ha portato in giro per il mondo.

                Una scelta coerente con il rapporto che l’artista ha sempre mantenuto con la propria terra, diventata negli anni parte integrante della sua musica, della sua immagine e anche delle sue prese di posizione pubbliche.

                «Non posso portarvi acqua ed elettricità»

                Dal palco Bad Bunny ha infatti ricordato problemi molto concreti che continuano a segnare la vita dei portoricani. «Non posso portare acqua a chi non ce l’ha. Non posso portare l’elettricità a chi rimane senza corrente ogni giorno», ha detto rivolgendosi al pubblico.

                Poi ha spiegato quello che, almeno attraverso la musica, sente di poter fare: «Quello che voglio donarvi è un po’ di gioia e la speranza per lottare per questo Paese». Poche parole che hanno trasformato il finale del tour in qualcosa di più di un saluto ai fan.

                Il messaggio serio e quella “dotazione” ormai iconica

                Bad Bunny resta però Bad Bunny. E così anche mentre parla del futuro di Porto Rico continua a dominare il palco con quella fisicità esuberante che durante il tour non è certo passata inosservata.

                Tra pantaloni aderenti, movimenti di bacino e una “dotazione” che sui social ha ormai conquistato una discreta autonomia narrativa, Benito non rinuncia alla componente più provocatoria dello spettacolo. Può parlare di acqua, blackout, speranza e futuro del suo Paese senza smettere di sballonzolare. D’altra parte, ognuno porta al proprio popolo quello che può.

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