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Musica

Grammy 2026, Billie Eilish contro il presidente Trump dal palco: “Nessuno è illegale su una terra rubata”

Alla Crypto.com Arena di Los Angeles i Grammy diventano terreno di scontro politico. Dopo aver ricevuto il premio da Carole King, Billie Eilish attacca le politiche dell’ICE e invita a protestare. Un discorso duro, rivolto al presidente Trump, che infiamma una serata già segnata dalle tensioni sociali negli Stati Uniti.

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    È stata un’edizione dei Grammy fortemente segnata dalla politica quella andata in scena domenica 1 febbraio 2026 alla Crypto.com Arena di Los Angeles. Difficile immaginare il contrario, considerando il clima che si respira negli Stati Uniti, dove crescono le proteste contro l’ICE e le misure anti-immigrazione volute dal presidente Donald Trump.

    Tra i momenti più intensi della serata, il discorso di Billie Eilish. La cantante è salita sul palco per ritirare il premio di Canzone dell’anno per “Wildflower”, ricevuto dalle mani di Carole King. Un riconoscimento prestigioso, accolto però con un’espressione lontana dall’entusiasmo tipico delle grandi celebrazioni.

    “Nessuno è illegale su una terra rubata”

    Visibilmente a disagio di fronte allo scintillio della festa, Billie Eilish ha preso il microfono e ha subito messo da parte ogni formalità. «Per quanto mi senta grata, onestamente non sento il bisogno di dire altro se non che nessuno è illegale su una terra rubata».

    Una frase destinata a fare il giro del mondo. Un messaggio diretto, interpretato come un attacco alle politiche migratorie dell’amministrazione Trump e alle operazioni dell’ICE e dei Border Patrol.

    Accanto a lei, il fratello Finneas O’Connell, coautore del brano premiato e collaboratore storico. Insieme hanno condiviso non solo il successo musicale, ma anche la presa di posizione.

    L’appello a protestare

    Il discorso non si è fermato alla denuncia. Billie Eilish ha provato a lanciare anche un messaggio di speranza. «È davvero difficile sapere cosa dire e cosa fare in questo momento, ma mi sento davvero fiduciosa in questa stanza. Sento che dobbiamo continuare a lottare, a far sentire la nostra voce e a protestare, le nostre voci contano, le persone contano».

    Parole che hanno trasformato la platea in un luogo di attivismo oltre che di spettacolo. I Grammy, ancora una volta, si sono confermati palcoscenico globale dove musica e politica si intrecciano senza filtri.

    Un impegno che viene da lontano

    L’intervento non è stato un fulmine a ciel sereno. Da tempo Billie Eilish è attiva sui temi dei diritti civili e ha espresso pubblicamente la propria contrarietà alle azioni dell’ICE. Negli ultimi giorni ha dedicato diverse storie Instagram alla memoria di Alex Pretti, definendolo «un vero eroe americano», e ha condiviso contenuti critici verso l’amministrazione Trump.

    Sempre tramite social ha invitato anche altri artisti a prendere posizione. Un invito che, dal palco dei Grammy, ha assunto un peso ancora maggiore.

    In una serata nata per celebrare la musica, l’eco più forte è arrivata dalle parole. E la festa, almeno per qualche minuto, si è trasformata in un’arena civile dove le note hanno lasciato spazio alla protesta.

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      Musica

      Arisa senza filtri: “Esco anche in pigiama e con le pantofole del mercato”. La confessione che conquista i fan

      Arisa si racconta con grande sincerità e parla di come è cambiato il suo modo di vivere la quotidianità. Oggi dice di sentirsi libera anche nelle cose più semplici, come uscire in pigiama o indossare pantofole comprate al mercato.

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        Arisa torna a far parlare di sé con una confessione che molti fan hanno definito sorprendentemente normale. La cantante ha raccontato come negli anni sia cambiato il suo rapporto con l’immagine pubblica e con la pressione di dover sempre apparire perfetta.

        Oggi, spiega, ha imparato a vivere con molta più leggerezza e a non sentirsi più obbligata a seguire certe abitudini sociali.

        Il peso di sentirsi “fuori dal giro”

        Ripensando al passato, Arisa ha ammesso che per molto tempo aveva la sensazione di dover partecipare a tutto per non sentirsi esclusa. «All’epoca mi sembrava quasi una vergogna non far parte di qualcosa», racconta.

        Una sensazione che nel mondo dello spettacolo non è affatto rara. Eventi, aperitivi, serate e incontri diventano spesso una specie di rito obbligato.

        Con il tempo però il suo modo di vedere le cose è cambiato.

        La libertà di dire no agli aperitivi

        Oggi Arisa racconta di aver trovato un equilibrio diverso. «Adesso per esempio io so stare senza fare un aperitivo», dice con grande tranquillità.

        Una frase semplice che però racconta un cambiamento importante nel modo di vivere la vita pubblica e privata.

        Per la cantante significa soprattutto non sentirsi più obbligata a partecipare a ogni evento o momento mondano.

        La vita semplice che piace ai fan

        La parte più curiosa della confessione riguarda proprio la quotidianità. Arisa spiega di aver imparato ad apprezzare le cose più normali: «So uscire in pigiama, so avere un paio di pantofole del mercato…».

        Una dichiarazione che sui social è stata accolta con simpatia da molti fan. In un mondo spesso dominato da immagini perfette e patinate, la cantante rivendica con ironia la libertà di essere semplicemente sé stessa.

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          Musica

          Bob Sinclar rilancia i classici e punge i club: “Basta smartphone in pista”. Il dj che trasforma il passato in nuove hit

          Il dj francese ha già pronto I Can’t Wait, rilettura veloce della hit dei Nu Shooz, e rivendica la sua idea di musica: riportare in vita i classici. Poi affonda il colpo contro i club pieni di smartphone e tavoli: “La gente dovrebbe ballare, non filmare il dj per due ore”.

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            Bob Sinclar non ha nessuna intenzione di rallentare. Anzi. Mentre mezza scena dance insegue la novità a tutti i costi, lui fa l’opposto: prende il passato, lo lucida, lo porta a 126 bpm e lo rimette in pista. Il nuovo singolo si chiama I Can’t Wait ed è una rivisitazione accelerata dell’iconica hit del 1986 dei Nu Shooz. Dietro la scelta, però, non c’è solo nostalgia. C’è una strategia precisa. E pure una spinta arrivata da casa.

            Il figlio lo sprona: “Basta inediti, rifai i classici”

            A convincerlo, racconta lui stesso, è stato il figlio di 25 anni. La frase è di quelle che restano: «Papà, finiscila di perdere tempo con pezzi inediti: io e i miei amici vogliamo sentirti rifare i classici del passato». Da lì il clic. Sinclar riprende I Can’t Wait, cambia la struttura, accelera il tempo da 100 a 126 bpm e trova la chiave giusta per trasformare un vecchio successo in un brano pronto per i club di oggi.

            Il risultato, nella sua idea, conferma una teoria semplice e fortissima: non c’è niente di più moderno del passato. La musica si rigenera, si ricompone, torna a vivere. E può di nuovo diventare una hit.

            Da Raffaella Carrà a Kiesza, la formula è sempre la stessa

            Sinclar rivendica senza esitazioni la sua poetica del riciclo creativo. Lo aveva già fatto con A far l’amore comincia tu di Raffaella Carrà, brano che per lui inizialmente era “solo una canzone fortissima”, prima ancora di rendersi conto dell’enorme statura pop dell’artista italiana. Stavolta per la parte vocale ha scelto Kiesza, che si è innamorata subito del progetto.

            Il punto, per lui, è chiaro: in un mercato saturo, dove ogni giorno escono migliaia di brani, rileggere il passato non è mancanza di idee. È visione. E anche una risposta a un’industria che corre troppo e spesso lascia indietro la sostanza.

            La stoccata ai club: “Ballate invece di filmare”

            Ma Bob Sinclar non si ferma alla musica. Torna anche sulla sua vecchia crociata contro gli smartphone in discoteca. E qui non addolcisce nulla. Non capisce, dice, perché la gente salga accanto al dj per filmare tutto invece di ballare. Una foto va bene, il ricordo pure. Ma poi basta. Se sei in pista, sei lì per muoverti, non per passare due ore con il telefono puntato sul palco.

            È la stessa critica che allarga anche al mondo dei grandi club, sempre più pieni di tavoli e sempre meno di pista. Una bolla, la definisce. Lui invece resta fedele alla sua cultura: meno show, meno passerella, più musica. E più ascolto vero.

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              Musica

              Mahmood tra sesso, fama e fuga dall’Italia: “Mi trasferisco in Spagna, qui mi sento come una tigre in uno zoo”

              In un’intervista molto personale Mahmood parla dei suoi drammi da popstar, dell’idea di trasferirsi in Spagna e di alcuni episodi intimi della sua vita. Dal successo di “Soldi” alle storie d’amore complicate, fino alla battuta sorprendente dopo un incontro passionale.

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                Mahmood non ha mai avuto paura di raccontarsi senza filtri. E anche questa volta il cantante decide di mettere sul tavolo tutto: successi, fragilità, desiderio di fuga e perfino episodi piuttosto imbarazzanti della sua vita privata.

                In un’intervista rilasciata alla rivista Butt, il cantante annuncia una decisione che suona quasi come un piccolo addio: «Mi trasferisco in Spagna. Ho bisogno di passare più tempo a camminare per strada, a pensare ai miei drammi, senza essere perseguitato».

                La fama vissuta come una gabbia

                Mahmood descrive il rapporto con la notorietà come qualcosa di complicato. Non gli piace, racconta, quando la gente lo riprende con lo smartphone mentre balla o si diverte nei locali.

                «Magari sono ubriaco. Non voglio fare brutta figura davanti alla telecamera. Mi sento come una tigre bianca in uno zoo».

                Una metafora forte che spiega quanto il cantante percepisca la fama come una gabbia difficile da gestire.

                Gli inizi durissimi nel mondo della musica

                Guardando indietro, Mahmood ricorda anche un inizio di carriera tutt’altro che facile. Prima del successo lavorava nei bar e cercava di farsi spazio in un’industria musicale che non credeva molto in lui.

                «Mi hanno trattato come uno schifo. Volevano che pubblicassi una canzone terribile, super pop. Mi dicevano di fare quello che passava in radio».

                Poi è arrivata Soldi, il brano che ha ribaltato tutto. Quella che molti definivano solo una canzone “strana” è diventata la canzone italiana più ascoltata in streaming di sempre.

                L’aneddoto più imbarazzante dopo il sesso

                Nell’intervista c’è spazio anche per la vita privata. Mahmood racconta con ironia un episodio che lo ha lasciato senza parole. «Una volta ho fatto sesso fantastico con una persona», spiega.

                Subito dopo, però, il partner lo avrebbe spiazzato con una frase surreale: «I miei figli sono dei tuoi grandi fan». La reazione del cantante è stata immediata: «Ho pensato: cosa sta succedendo?».

                Il racconto si inserisce in un quadro più ampio di riflessioni sull’amore. Mahmood ammette di essere attratto da relazioni complicate: «Mi piace quando qualcuno mi tratta male all’inizio. La prima scena del film non deve essere emotiva».

                Tra confessioni intime, riflessioni sulla fama e battute sul tempo che passa – «prima o poi farò il botox, la mia faccia sta cadendo» – il cantante conferma anche un’altra scelta: niente tour e niente nuove canzoni per tutto il 2026. Ha bisogno di fermarsi, respirare e trovare una nuova visione.

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