Musica
Il Primo Maggio di Roma va in scena tra musica e memoria, con Elodie, Lucio Corsi e una piazza che non smette di chiedere giustizia
Dal palco più popolare del Paese, sotto il cielo sospeso di Roma tra Conclave e Giubileo, si leva un messaggio chiaro: il lavoro deve essere dignitoso, sicuro, garantito. E lo dice anche la musica.
Non ci fosse il calendario a ricordarcelo, basterebbe il rumore di Piazza San Giovanni. Quel vociare confuso, quelle transenne montate in fretta, quegli accordi strappati da una chitarra al volo dietro il palco. È Primo Maggio, e Roma, come ogni anno, torna a essere la capitale dei sogni (e delle lotte) del lavoro. Ma questa volta è diverso. Perché la città è attraversata da un silenzio che pesa: è morto il Papa. Si avvicina il Conclave. Il Giubileo è alle porte. La Capitale è una pentola che sobbolle, e nel mezzo di tutto questo, c’è una piazza che canta.
Il Concertone, edizione 2025, non rinuncia a niente. Né alla sua anima rock, né alla sua missione politica. Né alla festa, né alla memoria. Sul palco, come sempre, sfilano i nomi più amati (e discussi) della musica italiana. C’è Elodie, icona pop che mescola eleganza e rabbia. C’è Lucio Corsi, che sembra uscito da un film felliniano e canta come un poeta bagnato d’acido lisergico. Ma ci sono anche BigMama, Ermal Meta, Noemi – che, non a caso, sono anche i conduttori – e decine di altri. È una maratona di oltre dieci ore, organizzata da CGIL, CISL e UIL, con la direzione artistica di Massimo Bonelli, regia di Fabrizio Guttuso Alaimo, e lo slogan: “Uniti per un lavoro sicuro”. Perché dietro la musica, il tema è uno solo: morire sul lavoro non è normale.
La sicurezza, in Italia, è ancora una chimera. Ogni anno oltre mille persone non tornano a casa. Cadono dai ponteggi, vengono schiacciate, folgorate, ustionate. E allora sì, la musica serve anche a questo: a ricordare. A dire che non è accettabile. Che il lavoro è un diritto, ma non può più essere un rischio.
Nel backstage, Rai Radio2 intervista gli artisti pochi minuti dopo le esibizioni. Si raccontano. Ricordano. Lottano a modo loro. Ema Stokholma si occupa del dj set, mentre Rai 3, RaiPlay e Rai Italia trasmettono in diretta, con il supporto di sottotitoli, traduzioni in LIS, audiodescrizioni. Una festa popolare che non dimentica nessuno, nemmeno chi ascolta con le mani o con il cuore.
E poi c’è lui, Vincenzo Schettini, il professore dei social. Porta con sé i ragazzi, la scienza, la bellezza dell’insegnamento. Non è un caso che sia lì. Perché questo palco, a modo suo, è una cattedra. Una grande aula a cielo aperto in cui si parla di diritti, disuguaglianze, futuro.
Le scalette si alternano. I generi si mescolano. Pop, rap, rock, folk. Non c’è un solo linguaggio possibile per dire che si vuole una società più giusta. La musica li contiene tutti. Le parole scorrono, le bandiere sventolano. Eppure la cosa che colpisce davvero è il coraggio della piazza: non si lascia comprare. Nonostante la retorica che ogni anno cerca di impastare questo evento in una vetrina facile, il pubblico continua a chiedere verità. Verità per chi è morto di lavoro. Verità su un paese dove i giovani emigrano, le madri rinunciano e i pensionati si indebitano.
Nel giorno della festa del lavoro, l’Italia riscopre se stessa. Con tutte le sue contraddizioni. Ma anche con quella capacità straordinaria – tutta sua – di unire il sacro e il profano, il lutto e la festa, il dolore e il canto. In mezzo ai pellegrini e alle guardie svizzere, al fumo dei panini e agli slogan dei sindacati, il Primo Maggio 2025 è un piccolo miracolo laico che si ripete. Una giornata in cui, per una volta, non si chiede solo di applaudire. Si chiede di pensare. Di ricordare. Di ascoltare.
E magari, di cambiare.
Ecco tutti i cantanti che saliranno sul palco romanoSul palco, in ordine alfabetico: Achille Lauro, Alfa, Andrea Cerrato, Anna and Vulkan, Anna Carol, Anna Castiglia, Arisa, Bambole di Pezza, Brunori Sas, Carl Brave, Centomilacarie, Dente, Ele A, Elodie, Eugenio in Via di Gioia, Federica Abbate, Franco126, Fulminacci, Gabry Ponte, Gaia, Gazzelle, Ghali, Giglio, Giorgia, Giorgio Poi, Giulia Mei, i Benvegnù, Il Mago del Gelato, Joan Thiele, Legno & Gio Evan, Leo Gassmann, Luchè, Lucio Corsi, Mimi, Mondo Marcio, Orchestraccia ft. Mundial, Patagarri, Pierdavide Carone, Rocco Hunt, Senhit, Serena Brancale, Shablo con special guests, The Kolors, Tredici Pietro.
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Musica
Enrico Ruggeri alla Notte Bianca di Codogno, il Pd protesta: «Ha posizioni no-vax». Lui replica: «Tranquilli, non faccio comizi»
La capogruppo dem Maria Cristina Baggi solleva dubbi sull’opportunità dell’evento, ma il sindaco tira dritto: «Non è un dibattito, è uno spettacolo». Il cantautore spegne il caso con ironia: sul palco canterà, non terrà lezioni.
A Codogno basta nominare pandemia, vaccini e Green pass perché l’aria torni subito elettrica. Figuriamoci se, nel cartellone della Notte Bianca del 4 luglio, spunta il nome di Enrico Ruggeri. Il cantautore sarà infatti ospite della serata nella città che, durante l’emergenza Covid, è diventata il primo grande epicentro lombardo e nazionale del contagio. Una presenza che per molti è semplicemente quella di un artista chiamato a fare il suo mestiere: cantare. Per il Pd locale, invece, la scelta merita più di una riflessione, perché Ruggeri in passato ha espresso più volte posizioni critiche sul Green pass e sulla gestione vaccinale. Da qui la polemica, con la capogruppo dem in Consiglio comunale Maria Cristina Baggi che ha manifestato perplessità sull’opportunità dell’invito. Tradotto: proprio a Codogno, proprio lì dove la pandemia ha lasciato una ferita enorme, chiamare un artista percepito come vicino all’universo no-vax rischierebbe di suonare come una provocazione.
Il Pd contesta Ruggeri a Codogno
La posizione del Pd è chiara: non si tratta di discutere il valore artistico di Enrico Ruggeri, ma il significato simbolico della sua presenza in una città che ha vissuto sulla propria pelle la fase più drammatica dell’emergenza sanitaria. Secondo Baggi, le dichiarazioni passate del cantautore su Green pass e vaccini renderebbero quantomeno discutibile la scelta dell’amministrazione. Il ragionamento politico è semplice: un palco pubblico, dentro una festa cittadina, non sarebbe mai completamente neutro. Soprattutto quando quel palco si trova a Codogno, nome entrato nella memoria collettiva italiana come sinonimo del primo trauma pandemico.
Il sindaco tira dritto: «È uno spettacolo»
Dall’altra parte, però, arriva la replica dell’amministrazione, che prova a riportare tutto su un piano molto più pratico. Il sindaco non la considera una tribuna politica, ma un concerto. «Non è un dibattito, ma uno spettacolo», è la linea scelta per chiudere la questione. In sostanza: Ruggeri non è stato invitato per parlare di vaccini, Green pass o pandemia, ma per esibirsi davanti al pubblico della Notte Bianca. Una distinzione che sembra banale, ma che nel clima italiano degli ultimi anni non lo è affatto. Perché ormai ogni scelta culturale, ogni ospite, ogni nome in cartellone rischia di trasformarsi in una battaglia identitaria tra chi grida alla censura e chi invoca responsabilità pubblica.
Ruggeri risponde con ironia
A spegnere l’incendio, o almeno a provarci, ci ha pensato lo stesso Enrico Ruggeri. «Tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi. Quando sono sul palco al massimo presento qualche brano in 30 secondi», ha chiarito il cantautore. Una risposta secca, ironica e tutto sommato efficace, che prova a separare l’artista dal commentatore. Resta però il nodo di fondo: fino a che punto le opinioni personali di un cantante devono incidere sulla possibilità di esibirsi in una festa pubblica? Il caso di Codogno riapre esattamente questa domanda. Per il Pd, il contesto pesa. Per il sindaco, conta lo spettacolo. Per Ruggeri, evidentemente, conta la musica. E alla fine sarà il pubblico, più che la politica, a decidere se sotto quel palco ci sarà una polemica o semplicemente un concerto.
Musica
Claudio Baglioni costretto a fermarsi: polmonite acuta, rinviato di un anno e mezzo il tour che doveva partire da Venezia
Il debutto del tour “La vita è adesso”, previsto il 29 giugno in Piazza San Marco, viene cancellato e riprogrammato il prossimo anno. I medici hanno prescritto 90 giorni di riposo e cure per il cantante.
Un’estate che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova grande avventura musicale si trasforma improvvisamente in una lunga pausa obbligata. Claudio Baglioni dovrà infatti fermarsi per motivi di salute. A comunicarlo è una nota ufficiale che annuncia il rinvio del GrandTour La vita è adesso, previsto in partenza il 29 giugno 2026 da Piazza San Marco a Venezia.
Il motivo è una polmonite interstiziale acuta che ha colpito il cantautore romano e che richiederà un lungo periodo di recupero. La prognosi indicata dai medici parla di 90 giorni di riposo e cure, un tempo incompatibile con gli impegni di una tournée destinata ad attraversare l’Italia.
Il tour di Claudio Baglioni slitta al 2027
La decisione è stata inevitabile. Di fronte alla necessità di garantire all’artista il tempo necessario per recuperare completamente, gli organizzatori hanno scelto di posticipare l’intero progetto direttamente al 2027.
Una scelta che testimonia la volontà di non correre rischi e di consentire a Baglioni di affrontare il percorso di guarigione con la massima serenità possibile. Del resto il GrandTour La vita è adesso rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dai suoi fan e richiede una preparazione fisica importante, incompatibile con una convalescenza così delicata.
La notizia ha immediatamente generato preoccupazione tra gli ammiratori del cantante, che sui social hanno riempito le pagine dedicate all’artista di messaggi di affetto e auguri di pronta guarigione.
Novant’anni di musica? No, cinquant’anni di carriera
A 75 anni Claudio Baglioni resta uno dei nomi più amati della musica italiana. Da oltre mezzo secolo accompagna la vita di milioni di persone con canzoni entrate nell’immaginario collettivo del Paese.
Brani come Questo piccolo grande amore, Strada facendo, Mille giorni di te e di me e naturalmente La vita è adesso hanno attraversato generazioni diverse, trasformando Baglioni in una delle figure più riconoscibili della musica leggera italiana.
Proprio per questo il nuovo tour era atteso come un grande viaggio nella sua storia artistica, un percorso destinato a celebrare uno dei repertori più popolari del nostro panorama musicale.
Prima la salute, poi il ritorno sul palco
In questo momento, però, la priorità è soltanto una: la salute. La polmonite interstiziale acuta richiede attenzione, riposo e un percorso terapeutico adeguato, soprattutto in un artista che da decenni affronta tournée, concerti e impegni pubblici con ritmi particolarmente intensi.
Il rinvio al 2027 rappresenta quindi una scelta prudente ma comprensibile. I fan dovranno aspettare più del previsto per rivederlo dal vivo, ma l’obiettivo è permettere a Baglioni di tornare sul palco nelle migliori condizioni possibili.
E conoscendo il legame che da sempre unisce il cantautore al suo pubblico, è probabile che l’attesa venga vissuta come un semplice arrivederci. Perché alcune voci fanno parte della storia musicale italiana. E quando sono costrette a fermarsi, la cosa più importante è che possano tornare a cantare.
Musica
Tiziano Ferro si riscopre “grande”: dal dolore privato al ritorno negli stadi, la nuova stagione del cantautore
Dopo anni segnati da cambiamenti profondi, il cantante di Latina torna sul palco con un tour nelle grandi arene italiane e una versione ampliata del suo ultimo album. Tra collaborazioni, figli, nostalgia dell’Italia e nuovi progetti cinematografici, emerge il ritratto di un artista che ha imparato a guardarsi con occhi diversi.
Dall’insicurezza all’affermazione di sé
C’è stato un tempo in cui le canzoni di Tiziano Ferro erano attraversate da dubbi, fragilità e richieste di comprensione. Oggi, invece, il cantautore sembra aver intrapreso una strada differente. Già il titolo del suo ultimo album, Sono un grande, racconta una presa di coscienza che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile.
Non si tratta di arroganza, ma di una nuova consapevolezza maturata dopo un periodo particolarmente complesso sul piano personale e professionale. Negli ultimi anni Ferro ha affrontato la fine del matrimonio con Victor Allen, una nuova organizzazione della propria vita familiare e importanti cambiamenti nella gestione della carriera.
Un percorso che ha lasciato tracce profonde nella sua musica e che ora trova una sintesi nel ritorno dal vivo davanti a decine di migliaia di spettatori.
Il ritorno negli stadi
La tournée estiva rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dai fan. Dopo l’apertura a Lignano Sabbiadoro, il tour attraversa alcune delle principali città italiane, riportando Ferro nei grandi stadi che hanno segnato i momenti più importanti della sua carriera.
Per l’artista il palco continua a essere un luogo speciale. Non soltanto uno spazio di spettacolo, ma una dimensione nella quale raccontarsi senza filtri. Nel corso degli anni ha spesso spiegato come la musica sia stata il primo strumento attraverso cui riusciva a esprimere emozioni e fragilità che nella vita quotidiana trovavano difficilmente una voce.
Un album che guarda avanti
Ad accompagnare il tour è arrivata anche una versione ampliata dell’album, arricchita da nuove collaborazioni. Tra gli ospiti figurano alcuni dei protagonisti più rappresentativi della scena musicale italiana contemporanea, da Giorgia a Lazza, passando per Ariete, Shiva e Ditonellapiaga.
Particolarmente significativa è la rilettura di Xdono, il brano che all’inizio degli anni Duemila lo trasformò in un fenomeno internazionale. A distanza di venticinque anni, quella canzone viene reinterpretata in una veste nuova, quasi a segnare simbolicamente il dialogo tra il Tiziano degli esordi e quello di oggi.
La vita a Los Angeles e il legame con l’Italia
Da tempo il cantante vive negli Stati Uniti, dove crescono anche i figli Margherita e Andres. Una scelta che inizialmente era legata a un progetto familiare e che, dopo la separazione, è diventata una necessità legata agli equilibri della vita quotidiana.
Nonostante questo, il rapporto con l’Italia rimane fortissimo. Ferro non ha mai nascosto la nostalgia per il proprio Paese, per la lingua e per quel pubblico che lo accompagna fin dall’inizio della carriera.
Nei suoi interventi pubblici ha spesso affrontato anche il tema dei diritti civili, sottolineando come alcune questioni che riguardano le famiglie omogenitoriali continuino a rappresentare un terreno di confronto acceso nel dibattito italiano.
Un nuovo capitolo anche al cinema
La musica, però, non è l’unico orizzonte del futuro. Tra i progetti ai quali l’artista sta lavorando c’è anche l’adattamento cinematografico del suo romanzo La felicità al principio.
La sceneggiatura è stata sviluppata insieme al regista Francesco Amato e il film dovrebbe entrare nella fase produttiva nei prossimi mesi. Un’avventura diversa dal mondo discografico, ma coerente con il desiderio di esplorare nuove forme di racconto.
Per Ferro si tratta di un ulteriore tassello di una fase creativa particolarmente intensa, nella quale la scrittura continua a occupare un ruolo centrale.
L’artista e l’uomo
A oltre venticinque anni dall’esordio, Tiziano Ferro appare molto diverso dal ragazzo che conquistò le classifiche con le sue prime hit. La notorietà internazionale, i successi negli stadi e i milioni di dischi venduti non hanno cancellato le sue fragilità, ma sembrano avergli insegnato a conviverci.
L’autostima rivendicata nel titolo dell’album non è un punto d’arrivo definitivo, bensì il risultato di un percorso fatto di cadute, ripartenze e ricostruzioni. Un cammino che oggi racconta con maggiore serenità e che continua ad alimentare la sua musica.
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