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Lady Gaga: in arrivo un nuovo album, per ora senza titolo

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    Per ora nell’ambiente discografico viene identificato come LG7. Una sigla, le sue iniziali artistiche e il numero 7. Come il numero che sarà rappresentato nella sua discografia dal nuovo album, che si annuncia imminente. Arriva direttamente dall’artista la conferma di essere praticamente pronta ad inaugurare un nuovo capitolo della sua carriera.

    Da lei ci si può aspettare davvero di tutto

    Una “bomba” sganciata al termine di Gaga Chromatica Ball, la cui premiere si è svolta lo scorso giovedì a Los Angeles, due giorni prima dell’uscita del film-concerto che ha debuttato sulla piattaforma Hbo lo scorso sabato. Strepitosa trasformista per vocazione, capace di giocare con la propria immagine come pochi altri artisti hanno fino ad oggi saputo fare, Gaga promette nuovi colpi di scena e di teatro.

    Quello che (non) si sa del disco

    Nessun titolo e neanche una data d’uscita, Lady Gaga spoilera qualcosa: “Non sarà un album rock, ho lavorato a della nuova musica. Sin dalla scorsa estate ho sperimentato la mia creatività in un modo davvero speciale e privato: ho scritto e prodotto musica per un progetto speciale”. Chissà cosa si sarà inventata, vista la sua abitudine a spaziare a 360° fra i generi: lo scopriremo a breve, almeno si spera…

    Un abito motoristico e una breve poesia dedicata ai fan

    Sul red carpet della premiere del film – che a breve arriverà in streaming anche in Italia – la Germanotta si è presentata con un vestito “meccanico” firmato dal brand Selva. Lei lo racconta così: “Sul red carpet ho detto ai reporter che ero il pezzo di una macchina. Mi hanno chiesto di che tipo e io ho risposto che non lo so, perché non sono un meccanico”, postando su X questa simpatica spiegazione. Poi ha condiviso con i fan una breve poesia, una sorta di prologo alla nuova era della sua carriera: “Ho trovato di nuovo il modo di tornare in me stessa, con toni diversi e metalli che potrei piegare – ha scritto Gaga – spero che mi amerai in questo modo per quello che sono: non allora, ma oggi”.

    La mia Harley sarà una novità

    Tutti aspettano con trepidazione il suo ritorno al cinema con Joker 2: Folie à Deux, il sequel del film campione di incassi con protagonista Joaquin Phoenix nei panni del cattivone di Batman. La pellicola, con la regia di Todd Phillips, sarà nelle sale dal 2 ottobre, si tratterà di un musical che conterrà almeno quindici canzoni ultrapopolari.

    Sogni da Oscar

    Su questa uscita nelle sale lei dichiara “La mia versione di Harley Quinn è tutta mia ed è molto autentica. Sarà tutto completamente nuovo e davvero divertente”, quasi a voler sgomberare il campo da possibili paragoni con l’interpretazione di Margot Robbie, che si calò nei panni del personaggio in Suicide Squad. Lecito che la popstar torna a sognare l’Oscar, a distanza di cinque anni dal trionfo del 2019 con Shallow.

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      Musica

      Felicia, la misteriosa regina mascherata dell’Eurovision: perché tutta Europa non riesce a togliersela… dal sistema

      La cantante svedese che gareggia con My System è diventata uno dei casi più curiosi dell’Eurovision 2026: una mascherina sempre sul volto, un passato segnato dall’ansia sociale e una canzone che racconta una dipendenza emotiva in cui molti si riconoscono.

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      Felicia, la misteriosa regina mascherata dell’Eurovision: perché tutta Europa non riesce a togliersela… dal sistema

        C’è chi all’Eurovision punta tutto su coreografie acrobatiche, chi su effetti speciali degni di un film di fantascienza e chi, invece, conquista il pubblico con il mistero. È il caso di Felicia, la rappresentante della Svezia che con My System si è trasformata in uno dei personaggi più discussi dell’edizione 2026.

        A colpire non è soltanto il brano, un concentrato di elettronica malinconica e ritornello martellante che si piazza in testa al primo ascolto. A incuriosire è soprattutto lei: sempre in scena con una mascherina futuristica che le copre parte del volto, quasi fosse un’incrocio tra una popstar nordica e un hacker poetico uscito da una serie Netflix.

        Ma dietro quella scelta estetica non c’è soltanto marketing. Secondo quanto raccontato dalla stessa artista in diverse interviste, la mascherina è nata come risposta concreta a un lungo periodo segnato da ansia sociale e attacchi di panico legati all’esposizione pubblica. Un modo per sentirsi protetta sul palco, trasformando una fragilità personale in un tratto identitario.

        Insomma, mentre molti artisti si spogliano metaforicamente davanti al pubblico, Felicia ha scelto il contrario: coprirsi per riuscire finalmente a mostrarsi davvero.

        E forse è anche per questo che My System colpisce così tanto. Il brano racconta una relazione tossica da cui si prova a fuggire senza mai riuscirci del tutto. Il testo alterna rifiuto e attrazione, lucidità e ricaduta: “Non riesco a toglierti dal mio sistema” diventa la sintesi perfetta di quel legame che resta incastrato nei pensieri, come una notifica impossibile da silenziare.

        Musicalmente il pezzo mescola synth-pop scandinavo, atmosfere dark e un drop elettronico che sembra progettato per far ballare anche chi, normalmente, al massimo ondeggia tenendo il bicchiere in mano.

        E poi ci sono le curiosità che hanno contribuito a renderla un piccolo caso mediatico. Felicia ha confessato di aver scritto parte del brano durante un viaggio notturno in treno tra Stoccolma e Malmö, appuntando i versi sul retro di uno scontrino. Pare inoltre che la maschera usata sul palco sia stata progettata insieme a uno studio di design specializzato in accessori per performance immersive.

        Sui social, intanto, il pubblico si divide: c’è chi la considera un genio del concept e chi scherza dicendo che sembri “la versione pop di Darth Vader dopo un corso di mindfulness”.

        Una cosa però è certa: nel mare spesso rumoroso dell’Eurovision, Felicia è riuscita a fare la cosa più difficile. Farsi notare senza urlare.

        E con quella melodia ipnotica che ti resta in testa per ore, viene quasi da darle ragione: una volta entrata nel sistema, liberarsene è davvero complicato.

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          Eurovision 2026, i due “mostri finali” che fanno tremare Vienna: dalla festa moldava al lanciafiamme finlandese

          Tra folklore scatenato e rock ad alta tensione, sono loro i rivali più temuti nella corsa al trofeo. Ecco chi sono Satoshi e il duo finlandese Linda Lampenius-Pete Parkkonen, cosa raccontano i loro brani e perché i bookmaker li tengono d’occhio come falchi.

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          Eurovision 2026, i due “mostri finali” che fanno tremare Vienna: dalla festa moldava al lanciafiamme finlandese

            A poche ore dalla finalissima dell’Eurovision Song Contest 2026, a Vienna l’atmosfera è quella delle grandi occasioni: tensione, prove last minute, look improbabili e vocal coach che distribuiscono tisane come fossero pozioni magiche. Ma tra i nomi più caldi in quota spiccano due outsider che ormai outsider non sono più: la Moldova con Satoshi e il travolgente “Viva, Moldova!”, e la Finlandia con la coppia Linda Lampenius e Pete Parkkonen, autori dell’esplosiva “Liekinheitin”.

            Due proposte diversissime, unite da un dettaglio non trascurabile: stanno facendo impazzire pubblico e bookmaker.

            La Moldova punta sulla festa nazionale versione turbo

            Satoshi è uno dei volti più popolari della nuova scena moldava. Cantautore e performer amatissimo nei Paesi dell’Est, negli ultimi anni ha costruito una carriera fatta di contaminazioni tra pop elettronico, tradizione locale e testi ironici.

            Con Viva, Moldova!” porta sul palco un inno dichiaratamente festaiolo: una celebrazione del suo Paese tra fiati balcanici, ritmi serrati e un ritornello pensato per entrare nel cervello al primo ascolto. Il testo è una dichiarazione d’amore alla propria terra, ma senza retorica: racconta una Moldova colorata, autoironica, rumorosa e orgogliosamente sopra le righe.

            La forza del pezzo? È una di quelle canzoni che dopo trenta secondi ti ritrovi già a canticchiare, anche senza capire una parola. E all’Eurovision, dove l’immediatezza vale oro, è un’arma letale.

            La performance è costruita come una gigantesca festa di piazza: ballerini in abiti tradizionali rivisitati in chiave pop, visual esplosivi e una coreografia che sembra una sagra di paese dopo tre energy drink.

            Finlandia, quando il palco prende fuoco (quasi letteralmente)

            Se la Moldova punta sul sorriso, la Finlandia risponde con la potenza.

            Linda Lampenius, violinista di fama internazionale nota per il suo stile teatrale, e Pete Parkkonen, rocker amatissimo dal pubblico nordico, hanno unito i loro mondi per dar vita a “Liekinheitin”, che in finlandese significa “lanciafiamme”.

            Il brano è una scarica adrenalinica di rock sinfonico ed elettronica aggressiva. Il testo racconta la forza distruttiva dell’ambizione e la capacità di trasformare il caos in energia creativa. È una metafora potente: il fuoco non come devastazione, ma come rinascita.

            Tradotto: una canzone che ti urla addosso, ma con classe.

            Sul palco i due hanno costruito uno show ad altissimo impatto: violino elettrico infuocato, luci rosse, piattaforme mobili e un crescendo visivo che trasforma la Wiener Stadthalle in una specie di apocalisse glam.

            Perché sono tra i favoriti?

            I motivi sono tre.

            Primo: sono memorabili. In una finale con oltre venti esibizioni, distinguersi è fondamentale.

            Secondo: parlano linguaggi universali. La Moldova gioca sull’energia collettiva, la Finlandia sull’emozione viscerale.

            Terzo: funzionano dal vivo. E all’Eurovision la differenza tra un successo e un disastro spesso si misura nei tre minuti sul palco.

            Insomma, mentre tutti fanno i conti con classifiche e pronostici, una cosa è certa: se uno porta il carnevale e l’altro il lanciafiamme, la finale di Vienna rischia seriamente di trasformarsi in una gloriosa, rumorosissima invasione sonora. E per una volta, nessuno si lamenterà del volume.

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              Sal Da Vinci incendia l’Eurovision 2026: Vienna canta con lui, boato dopo l’esibizione dell’italiano che emoziona l’Europa

              Tra applausi interminabili, bandiere tricolori e un’arena in piedi, il cantante napoletano ha portato all’Eurovision un’esibizione carica di emozione e orgoglio italiano. Ora sfida le favorite Finlandia, Grecia e Danimarca nella corsa alla vittoria finale.

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                L’Italia si prende l’Eurovision. E lo fa con il cuore, con la voce e con quella teatralità tutta mediterranea che solo un artista come Sal Da Vinci poteva trasformare in un momento televisivo gigantesco. Alla Wiener Stadthalle di Vienna, nella finalissima dell’Eurovision Song Contest 2026, il cantante napoletano ha infiammato il pubblico con una performance che ha lasciato l’arena sospesa tra emozione e applausi.

                Ventiduesimo in scaletta, subito dopo l’esibizione di Cipro, Sal Da Vinci è salito sul palco in un’atmosfera già elettrica. Ma bastano pochi secondi perché il clima cambi completamente. Le luci si abbassano, parte l’introduzione orchestrale di Per sempre sì e dalla platea si alza immediatamente un boato. Un’esplosione di voci, bandiere italiane e telefoni alzati verso il palco.

                Vienna travolta dall’energia italiana

                L’esibizione dell’artista napoletano è stata tutto quello che i fan italiani speravano. Eleganza, voce, intensità emotiva e soprattutto una fortissima identità italiana. Niente effetti eccessivi o provocazioni costruite a tavolino: Sal Da Vinci ha scelto di portare sé stesso, Napoli, il melodramma italiano e quella capacità quasi antica di trasformare una canzone in racconto.

                E il pubblico europeo sembra aver capito perfettamente il messaggio. Durante il ritornello finale l’arena ha iniziato a battere le mani a tempo, mentre la regia insisteva sui volti commossi tra il pubblico. Alcuni spettatori cantavano già il ritornello, diventato virale sui social nei giorni precedenti alla finale.

                Quando la canzone si è chiusa, la Wiener Stadthalle è esplosa. Applausi lunghissimi, urla, cori e una standing ovation che ha costretto il cantante a fermarsi qualche secondo in più sul palco, visibilmente emozionato.

                L’emozione di Sal Da Vinci dopo l’esibizione

                Dietro le quinte, subito dopo la performance, Sal Da Vinci è apparso commosso. L’adrenalina addosso, gli occhi lucidi e quella faccia incredula di chi ha appena realizzato di aver portato una parte d’Italia davanti a milioni di persone in tutta Europa.

                L’artista ha stretto la mano ai musicisti, abbracciato il suo team e salutato il pubblico continuando a ripetere un semplice “grazie”. Una parola che sintetizza perfettamente la notte vissuta a Vienna.

                Per molti osservatori è stata una delle esibizioni più autentiche dell’intera finale. In un Eurovision sempre più dominato da show iper costruiti, coreografie aggressive ed effetti estremi, Sal Da Vinci ha scelto la strada opposta: emozione pura, voce e presenza scenica.

                La sfida con Finlandia, Grecia e Danimarca

                Ora resta il grande interrogativo della notte: basterà per vincere? I bookmaker continuano a indicare tra le favorite la Finlandia, la Grecia e la Danimarca, protagoniste di performance molto forti e sostenute dal televoto internazionale. Ma l’Italia, dopo questa esibizione, è rientrata prepotentemente nella corsa.

                Sui social l’hashtag dedicato a Sal Da Vinci è esploso pochi minuti dopo la fine della performance. Migliaia i commenti arrivati da tutta Europa, molti dei quali parlano apertamente di una delle esibizioni più emozionanti della serata.

                E comunque finisca, una cosa è già chiara: Vienna ha applaudito l’Italia. E per qualche minuto, dentro quell’arena gigantesca, è sembrato che tutta Europa stesse cantando Napoli.

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