Connect with us

Musica

Male o bene… purchè se ne parli: quello di Tony Effe è l’album più venduto del 2024

E’ del controverso rapper il disco più venduto dello scorso anno: 4 dischi di platino. Lui è sulla cresta dell’onda, mostrando di saperla cavalcare al meglio.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Si torna a parlare del rapper/trapper romano, stavolta non per un dissing o per uno scandalo… ma perché il suo album, Icon è risultato essere – tirando le somme dell’anno appena trascorso – il più venduto. A certificarlo la classifica annuale di Fimi/Gfk, che conferma un detto antico, ma forse mai pienamente compreso da tutti: l’importante è che se ne parli. Lo sosteneva Giulio Andreotti che, checchè se ne pensi, stupido non era di certo.

    Un trapper solo al comando

    Una filosofia incarnata perfettamente, anche da Tony Effe. A furia di essere criticato per i suoi testi, giudicati offensivi nei confronti del genere femminile, e per la sua musica, considerata di bassa lega, Tony Effe è riuscito nell’impresa di sbaragliare tutti gli altri. Da quando è uscito, il 15 marzo scorso, il suo album ha conquistato un quadruplo disco di platino. Icon si è rivelato, alla lunga, un titolo profetico, che ha dato ragione al suo autore, nonostante tutte le polemiche. Ed ora ha anche ricevuto la consacrazione dei numeri ufficiali di Fimi/Gfk. Tutto questo insieme al collega Mahmood, che risulta primo nelle vendite del 2024 per i singoli, con il suo Tuta gold.

    Come ti cavalco l’onda

    Quando un artista è sulla cresta dell’onda, che si possa o meno comprenderne il motivo, bisogna che la cavalchi finchè dura. E Tony la domina alla grande sulla sua, di onda, che risultat essere ormai piuttosto lunga: nove mesi di gestazione di un trionfo clamoroso, comprensivi di un tormentone in piena regola, Sesso e samba, in coppia con Gaia. Oltre, naturalmente, alle decine di polemiche nel mezzo. Tutte concluse con il suo successo, a partire dall’ultima, quella che lo ha visto protagonista del «caso» del Concertone di Capodanno a Roma, dal quale è stato escluso a causa dei suoi testi «lesivi della dignità delle donne».

    Il contro-concerto di Capodanno, abile mossa mediatica

    Alla fine, il risultato si è materializzato stata una catena di solidarietà da un lato (da parte di chi rifiutava la censura, a prescindere dall’apprezzamento o meno nei suoi confronti) e di critiche dall’altro, finita con un contro-concertone organizzato dallo stesso artista in un Palazzetto dello Sport di Roma strapieno in ogni ordine di posto. E, alla fine, mossa intelligente, l’incasso è stato devoluto in beneficenza…

    Tutti lo aspettano a Sanremo

    E il bello deve ancora arrivare in questo 2025: il momento clou, la sua partecipazione al Festival di Sanremo, manco a dirlo fra le più attese. Chissà se le critiche giocheranno a suo favore anche in gara…

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Musica

      Patrizia Pellegrino si sente come Madonna: «In discoteca mi acclamano». A Berlino i giovanissimi cantano le sue hit degli anni Ottanta

      L’attrice e cantante racconta il suo sorprendente ritorno sulla scena musicale, tra discoteche affollate, fan giovanissimi e richieste di esibizioni. E rispolvera il suo storico tormentone Matta-ta.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Patrizia Pellegrino si sente come Madonna: «In discoteca mi acclamano». A Berlino i giovanissimi cantano le sue hit degli anni Ottanta

        Patrizia Pellegrino come Madonna? A sentirla parlare, nelle discoteche europee la differenza sembra quasi non esistere. L’attrice e cantante racconta con entusiasmo la sua nuova stagione musicale, fatta di applausi, giovanissimi che conoscono a memoria i suoi vecchi successi e locali che la reclamanano per esibirsi. Una seconda giovinezza artistica che ha il sapore degli anni Ottanta, quando le sue canzoni facevano ballare il pubblico e il suo nome era sinonimo di spettacolo e divertimento.

        Patrizia Pellegrino: «In discoteca mi acclamano come fossi Madonna»

        A raccontare questo inatteso ritorno di popolarità è la stessa Pellegrino, che in un’intervista al settimanale Gente non nasconde la soddisfazione per l’accoglienza ricevuta durante le sue esibizioni. «In discoteca mi acclamano come fossi Madonna. A Berlino ho ricevuto un’accoglienza da diva, da parte di un pubblico di giovanissimi che cantavano le mie hit degli ’80. Adesso mi chiamano ovunque». Parole che restituiscono tutto l’entusiasmo di un’artista che si ritrova davanti a una platea molto diversa da quella dei suoi esordi. Non soltanto nostalgici degli anni Ottanta, ma ragazzi che all’epoca non erano ancora nati e che oggi cantano i suoi brani nelle discoteche.

        Il ritorno di Matta-ta, il tormentone che sembra fatto apposta per lei

        Tra i successi che accompagnano questa nuova stagione c’è soprattutto Matta-ta, il brano più celebre di Patrizia Pellegrino, con un titolo che sembra cucito addosso alla sua personalità esuberante. Il particolare più curioso della vicenda è proprio questo incontro tra generazioni: una cantante legata all’immaginario degli anni Ottanta che conquista un pubblico giovanissimo senza rinunciare al proprio repertorio. E mentre Pellegrino racconta di sentirsi accolta come una diva internazionale, il suo vecchio tormentone torna a far parlare di sé. Con un titolo, Matta-ta, che rende il paragone con Madonna ancora più divertente.

          Continua a leggere

          In primo piano

          Cristina D’Avena, la confessione choc: «Dovevo nascondere le curve e a tagliare i capelli». E il paparazzo che voleva fotografarla nuda

          La regina delle sigle dei cartoni animati rivela retroscena inediti della sua carriera e della sua vita privata. La cantante racconta di aver subito pressioni per mantenere un’immagine giovanile e perfetta, sacrificando la sua personalità.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

            Per milioni di italiani è la voce dell’infanzia, quella che ha accompagnato intere generazioni davanti alla televisione, tra Puffi, cartoni animati e sigle diventate autentici tormentoni. Ma dietro l’immagine rassicurante di Cristina D’Avena si nasconde una donna che, per molti anni, ha dovuto rinunciare a esprimere liberamente la propria femminilità. A raccontarlo è stata la stessa cantante durante un’intervista nella quale ha ripercorso i sacrifici imposti alla sua immagine pubblica e alcuni episodi decisamente curiosi della sua carriera.

            «Mi costringevano a nascondere le curve»

            La confessione più sorprendente riguarda le pressioni che Cristina D’Avena racconta di aver subito per mantenere un aspetto giovanile, quasi infantile, coerente con il mondo dei cartoni animati.

            «Per anni sono stata costretta a tagliare i capelli e a nascondere le mie curve», ha ammesso, spiegando quanto fosse difficile riconoscersi nell’immagine che le chiedevano di mostrare.

            «Odiavo quel taglio di capelli, non ero io. Nelle mie prime apparizioni ero tristissima. Solo dopo tanti anni ho potuto essere veramente me stessa, senza essere esagerata e volgare, ma potendo permettermi di essere anche un po’ sexy».

            Una trasformazione arrivata gradualmente, quando la cantante ha conquistato la libertà di scegliere come vestirsi, pettinarsi e presentarsi al pubblico, senza dover interpretare continuamente il ruolo dell’eterna ragazzina.

            Il successo con i Puffi e gli anni nell’ombra

            La popolarità di Cristina D’Avena nasce dalle sigle dei cartoni animati, ma il riconoscimento del pubblico non è stato immediato.

            «Per tanti anni sono stata soltanto una voce, nessuno sapeva chi fossi», ha ricordato, ripensando al periodo in cui le sue canzoni erano già conosciutissime mentre il suo volto rimaneva praticamente sconosciuto.

            Il disco d’oro conquistato grazie alla sigla dei Puffi rappresentò una tappa importante della sua carriera, aprendo la strada a una notorietà sempre maggiore.

            «Quando sono diventata famosa è stato bello ma anche difficile», ha confessato, ricordando anche la sua esperienza come attrice e il rapporto speciale costruito con gli spettatori.

            «Non sono mai stata una grande star, ma un’amica. E questo il pubblico lo ha sempre capito dandomi tanto amore».

            Il paparazzo sull’albero che voleva fotografarla nuda

            Tra i ricordi più divertenti spunta anche un episodio che sembra uscito da una commedia all’italiana.

            «Una volta, un fotografo è caduto da un albero mentre cercava di fotografarmi nuda», ha raccontato Cristina D’Avena, rievocando un tentativo decisamente maldestro di rubarle uno scatto compromettente.

            Il paparazzo aveva scelto una posizione sopraelevata per sorprenderla, ma il piano si concluse con una caduta e nessuna fotografia.

            «Alla fine, siamo diventati amici, e ovviamente non ottenne la foto che voleva», ha aggiunto la cantante.

            Un aneddoto che racconta anche un lato meno conosciuto della sua popolarità: dietro la voce dolce e familiare delle sigle dei cartoni animati c’è sempre stata una donna con una personalità ben precisa, che ha impiegato anni per potersi mostrare senza i vincoli dell’immagine costruita intorno a lei.

              Continua a leggere

              Musica

              Mauro Repetto racconta l’addio agli 883 e a Max Pezzali: «Non abbiamo mai parlato di soldi, solo di sogni». E svela perché se ne andò

              Mauro Repetto si confessa: dal successo col Festivalbar alla partenza per New York, con il sogno di diventare sceneggiatore, senza pensare ai soldi. E ora, tra speranze e rimpianti, il desiderio di vedere Pezzali e Cecchetto riconciliati prima di diventare “tre vecchi in carrozzina”.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                dunque, un episodio preciso che provocò la rottura. Il distacco maturò progressivamente, mentre entrambi cercavano di capire quale strada percorrere. Repetto continua a considerare autentico e importante il legame con Pezzali, anche se la vita li ha portati lontano dalla quotidianità condivisa durante gli anni del gruppo.

                Perché Mauro Repetto lasciò gli 883 per inseguire il sogno americano

                A cambiare il destino di Repetto contribuì proprio una conversazione con Max Pezzali. Fu l’amico a parlargli della scena musicale di New York, del rap e di quel mondo artistico americano che sembrava offrire possibilità completamente diverse rispetto a quelle conosciute in Italia.

                «Così, senza pensarci troppo, ho deciso di partire», ricorda Mauro, spiegando come quella curiosità si trasformò rapidamente nel desiderio di conoscere da vicino una realtà che fino a quel momento aveva soltanto immaginato.

                La decisione di lasciare gli 883 non nasceva quindi dal rifiuto del successo o da un conflitto con Pezzali, ma dalla voglia di misurarsi con qualcosa di nuovo. «Non scappavo da niente, volevo solo vedere di persona quella giostra», spiega Repetto.

                L’America, tuttavia, non si rivelò un percorso semplice. A New York cercò di proporsi come sceneggiatore, affrontando le difficoltà di un ambiente competitivo e di una lingua inglese che lui stesso ammette di non padroneggiare abbastanza bene. Il contrasto era evidente: in Italia faceva parte di uno dei gruppi musicali più popolari, mentre negli Stati Uniti doveva ricominciare da zero.

                «Hai ucciso la gallina dalle uova d’oro»: la reazione del padre

                L’abbandono degli 883 lasciò perplessi non soltanto i fan, ma anche la famiglia di Repetto. Il padre, in particolare, faticava a comprendere perché il figlio avesse rinunciato a una carriera già avviata e a prospettive economiche così promettenti.

                Mauro ricorda ancora il rimprovero paterno, diventato quasi una battuta sulla sua scelta: «Mio padre mi rimproverava: ‘Altro che Uomo Ragno, hai ucciso la gallina dalle uova d’oro’».

                Il riferimento all’Uomo Ragno, protagonista di uno dei brani più celebri degli 883, rende perfettamente l’idea di quanto quella decisione apparisse incomprensibile a chi osservava dall’esterno. Repetto aveva conquistato una posizione che migliaia di aspiranti musicisti avrebbero desiderato, ma preferì abbandonarla per inseguire un progetto personale dall’esito incerto.

                Sulla possibilità che dietro la separazione ci fossero questioni economiche, la sua risposta è netta: «Tra di noi non si è mai parlato di soldi, solo di sogni. Sono andato per la mia strada, e per me l’importante era quel viaggio, il resto chissenefrega».

                Il desiderio di rivedere Max Pezzali e Claudio Cecchetto insieme

                Nel racconto di Repetto trova spazio anche Claudio Cecchetto, il produttore che ebbe un ruolo decisivo nell’affermazione degli 883. Il rapporto tra Cecchetto e Pezzali ha attraversato momenti difficili, ma Mauro conserva il desiderio di vedere i due ritrovare quella complicità che contribuì alla nascita di un fenomeno musicale.

                «Mi piacerebbe rivederli insieme per una birra, prima di diventare tre vecchi in carrozzina», racconta con un’ironia che nasconde anche una certa nostalgia.

                L’immagine dei tre seduti a bere qualcosa insieme racchiude molto più di un semplice ricordo degli anni Novanta. Per Repetto rappresenta la possibilità di recuperare almeno una parte di quella spontaneità che accompagnò gli inizi, quando il futuro degli 883 era ancora tutto da scrivere e il successo sembrava un’avventura da affrontare insieme.

                La storia del gruppo resta legata a canzoni che hanno attraversato generazioni, ma anche alle scelte personali di due ragazzi che, dopo aver condiviso un sogno, decisero di vivere esperienze differenti. Repetto non rinnega la partenza per New York e non descrive l’addio a Pezzali come una sconfitta. Nel suo racconto rimane soprattutto il valore di un’amicizia che il tempo e la distanza hanno trasformato, senza cancellare i ricordi di ciò che hanno costruito insieme.

                  Continua a leggere
                  Advertisement
                  Cucina25 minuti ago

                  Castagnaccio, il dolce autunnale senza burro, uova e zucchero: la ricetta della nonna, i segreti per farlo morbido e le varianti regionali

                  Serena Grandi e l'addio a Tinto Brass: «Non mi sono mai vergognata di lavorare con lui, era un genio assoluto»
                  Personaggi55 minuti ago

                  Serena Grandi e l’addio a Tinto Brass: «Non mi sono mai vergognata di lavorare con lui, era un genio assoluto»

                  Curiosità1 ora ago

                  Lui non fa niente in casa e lei deve pensare a tutto? Perché le faccende domestiche fanno litigare le coppie e come evitare la guerra quotidiana

                  Alex Belli e il toccante incontro con Delia Duran al GF Vip: le lacrime per il figlio e le accuse di peso contro Marina La Rosa
                  Speciale Grande Fratello2 ore ago

                  Alex Belli e il toccante incontro con Delia Duran al GF Vip: le lacrime per il figlio e le accuse di peso contro Marina La Rosa

                  Benessere2 ore ago

                  Non riesci ad addormentarti? I rituali della sera che aiutano a dormire meglio e il metodo di respirazione 4-7-8 per rilassare la mente

                  George Clooney e la ricerca della cuoca ideale per il locale in Provenza: «Cerchiamo una mamma italiana»
                  Personaggi3 ore ago

                  George Clooney e la ricerca della cuoca ideale per il locale in Provenza: «Cerchiamo una mamma italiana»

                  Salute3 ore ago

                  Borotalco, davvero può provocare il cancro? Cosa dicono gli studi sul rischio per le ovaie e perché bisogna fare attenzione a come si usa

                  Sigfrido Ranucci, debutto in sordina per Spotlight: 82mila spettatori, un solo servizio di 23 minuti e il suo nome sparisce dai titoli di coda
                  Televisione4 ore ago

                  Sigfrido Ranucci, debutto in sordina per Spotlight: 82mila spettatori, un solo servizio di 23 minuti e il suo nome sparisce dai titoli di coda

                  Benessere4 ore ago

                  Filofobia, quando innamorarsi fa paura: perché alcune persone fuggono dall’amore anche quando desiderano profondamente vivere una relazione

                  Patrizia Pellegrino si sente come Madonna: «In discoteca mi acclamano». A Berlino i giovanissimi cantano le sue hit degli anni Ottanta
                  Musica5 ore ago

                  Patrizia Pellegrino si sente come Madonna: «In discoteca mi acclamano». A Berlino i giovanissimi cantano le sue hit degli anni Ottanta

                  Ultime notizie