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Måneskin, Jagger li incorona e Iggy Pop esagera: «Thomas Raggi meglio di Joe Perry». Poi Nick Mason gela tutti: «Non so chi siano»

Mick Jagger resta impressionato dal successo mondiale dei Måneskin, Iggy Pop distribuisce complimenti a tutta la band e arriva a preferire Thomas Raggi al chitarrista degli Aerosmith. Nick Mason, invece, spiazza tutti: «Non so chi siano».

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    Mick Jagger li guarda e vede la rock band dei ventenni di oggi. Iggy Pop li adora al punto da mettere Thomas Raggi un gradino sopra Joe Perry degli Aerosmith. Nick Mason? Non sa nemmeno chi siano. Tre monumenti della storia del rock, tre giudizi sui Måneskin che non potrebbero essere più lontani.

    E mentre torna a circolare con forza l’ipotesi di una reunion a Sanremo 2027, dopo gli anni dedicati ai progetti individuali, le vecchie dichiarazioni delle rockstar internazionali raccontano forse meglio di qualsiasi classifica quanto sia stato anomalo il fenomeno nato a Roma.

    Perché Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio sono riusciti in qualcosa che sembrava improbabile: costringere alcuni degli uomini che hanno scritto la storia del rock a parlare di quattro ragazzi italiani arrivati nel giro di pochi anni sui palchi più importanti del mondo.

    Con risultati decisamente diversi.

    Mick Jagger incorona i Måneskin: «La più grande rock band al mondo è italiana»

    Il giudizio di Mick Jagger parte da una domanda molto più grande dei Måneskin: il rock ha ancora un futuro?

    Il frontman dei Rolling Stones non possiede una risposta definitiva. Ma proprio mentre riflette sulla possibilità che il genere possa sopravvivere oppure trasformarsi progressivamente in qualcosa di «fossilizzato», indica nella band romana l’anomalia che continua a sorprenderlo.

    «Oggi mi stupisce che la più grande rock band nel mondo sia italiana», ha dichiarato.

    Jagger li ha visti da vicino. Nel 2021 i Måneskin aprirono il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas e la risposta del pubblico americano impressionò anche uno che, quanto a folle davanti a un palco, ha pochi termini di paragone.

    «Abbiamo fatto uno show con loro, hanno avuto una risposta meravigliosa dal pubblico e sono andati benissimo».

    Ma ciò che colpisce Jagger è soprattutto il loro passaporto. L’Italia ha prodotto una quantità enorme di musica conosciuta in tutto il mondo, ma non possiede una grande tradizione internazionale di rock band paragonabile a quella britannica o americana.

    E invece quattro ragazzi romani sono riusciti a conquistare proprio quel territorio.

    «Sono la band dei ventenni di oggi e tutti ci aspetteremmo che in quel posto ci fosse un gruppo inglese o americano».

    Iggy Pop pazzo dei Måneskin: «Damiano straordinario, Victoria una bomba»

    Se Jagger osserva soprattutto il fenomeno, Iggy Pop entra dentro la band. E il suo giudizio diventa persino più entusiasta.

    L’Iguana non concentra l’attenzione soltanto su Damiano David, il volto inevitabilmente più riconoscibile del gruppo. Passa in rassegna praticamente tutti.

    Damiano è per lui un «cantante straordinario».

    Victoria De Angelis è una «vera bomba», capace di comunicare l’identità del gruppo senza bisogno di strafare.

    Anche Ethan Torchio riceve la sua promozione. Iggy apprezza il modo in cui il batterista riesce a inserire nel rock elementi provenienti dalla dance e dalla techno, costruendo un suono capace di parlare a una generazione cresciuta molto lontano dai dischi sui quali si è formato lui.

    Poi arriva Thomas Raggi.

    Ed è qui che Iggy Pop sgancia la bomba.

    Iggy Pop su Thomas Raggi: «Un gradino sopra Joe Perry»

    Il chitarrista dei Måneskin sarebbe «fluido e potente». Fin qui, complimento enorme ma ancora gestibile.

    Poi Iggy aggiunge il paragone: «Un gradino sopra Joe Perry».

    Joe Perry significa Aerosmith. Significa uno dei chitarristi simbolo dell’hard rock americano, decenni di carriera e riff entrati nella storia.

    Mettere Thomas Raggi sopra di lui significa lanciare una provocazione destinata inevitabilmente a dividere qualsiasi tavolata di appassionati di rock.

    Iggy Pop individua anche una possibile origine dell’energia dei Måneskin nella loro gavetta romana. Prima dei grandi palchi, delle classifiche americane e dei concerti internazionali, Damiano e compagni suonavano per strada.

    Secondo Iggy quella esperienza sarebbe rimasta nel loro modo di stare sul palco: «Hanno condiviso un percorso in cui hanno assaporato un po’ di povertà e oscurità e penso che questo dia loro una grinta davvero fantastica».

    Due leggende, dunque, sembrano promuoverli senza esitazioni.

    Poi arriva Nick Mason.

    Nick Mason distrugge la festa: «Måneskin? Non so chi siano»

    Il batterista dei Pink Floyd riesce a smontare in poche parole tutta l’epica.

    Niente analisi sul futuro del rock. Nessun giudizio su Damiano. Nessun confronto tra Thomas Raggi e i grandi chitarristi della storia.

    Semplicemente, non conosce i Måneskin.

    Interrogato nell’aprile 2025, Mason ammise candidamente: «Non so chi siano».

    Una risposta quasi surreale se accostata alle parole di Jagger e Iggy Pop. Mentre uno considera sorprendente che la più grande rock band del momento arrivi dall’Italia e l’altro analizza addirittura i singoli musicisti, il batterista dei Pink Floyd vive serenamente in un universo musicale nel quale Damiano e compagni sembrano non essere mai comparsi.

    Del resto Mason non nasconde di guardare soprattutto alla propria generazione: «Ascolto ancora i miei contemporanei: Hendrix, Clapton, Ginger Baker…».

    E forse proprio qui si trova la spiegazione.

    Da Roma alle leggende del rock, aspettando la possibile reunion

    Tre giudizi che raccontano anche tre modi completamente diversi di vivere il rock.

    Jagger osserva ciò che viene dopo di lui. Iggy Pop continua a cercare energia nelle nuove generazioni. Mason rimane legato soprattutto al mondo musicale nel quale è cresciuto.

    In mezzo ci sono i Måneskin.

    Una band partita dalle strade di Roma, arrivata all’Eurovision, passata dalle classifiche internazionali e capace di aprire un concerto dei Rolling Stones. Poi la pausa e le carriere individuali, con Damiano David lanciato nel percorso solista e gli altri componenti impegnati nei propri progetti.

    Adesso l’ipotesi Sanremo 2027 riaccende il sogno della reunion.

    Se davvero i quattro dovessero tornare insieme sul palco dell’Ariston, avrebbero già tre recensioni da mettere in locandina: Mick Jagger li incorona, Iggy Pop li adora e Nick Mason continua tranquillamente a non sapere chi siano.

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      Elodie, niente Sanremo 2027: si gode l’amore con Franceska Nuredini e per ora dice no al ritorno sul palco dell’Ariston

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      Elodie, niente Sanremo 2027: si gode l’amore con Franceska Nuredini e per ora dice no al ritorno sul palco dell’Ariston

        Elodie si gode l’amore con Franceska Nuredini e, almeno per il momento, non sembra avere Sanremo 2027 tra i suoi pensieri. Nelle ultime settimane il nome della cantante è comparso con insistenza nelle indiscrezioni sui possibili Big della prossima edizione del Festival, tanto da far considerare quasi scontato a molti osservatori un suo ritorno sul palco dell’Ariston. Eppure le cose non starebbero così.

        Al momento Elodie non avrebbe infatti programmato una partecipazione al prossimo Festival. Una scelta che sorprende soprattutto considerando il rapporto ormai consolidato dell’artista con Sanremo e la centralità conquistata negli ultimi anni nel panorama pop italiano. Nessun addio definitivo, naturalmente, ma per il 2027 la cantante sembrerebbe intenzionata a seguire altre strade.

        Elodie e Franceska Nuredini, l’amore continua

        Intanto è soprattutto la vita privata di Elodie ad attirare l’attenzione. La cantante sta vivendo un momento felice accanto a Franceska Nuredini, con la quale la relazione continua lontano dalle dinamiche di un palcoscenico come quello sanremese.

        Negli ultimi mesi la coppia ha inevitabilmente attirato grande curiosità, anche perché Elodie è da tempo uno dei personaggi più seguiti dello spettacolo italiano. La sua vita sentimentale continua così a intrecciarsi, almeno mediaticamente, con le domande sul futuro professionale e sui prossimi progetti musicali.

        Proprio mentre l’attenzione sulla relazione con Franceska resta alta, si moltiplicano infatti le indiscrezioni sulle scelte che la cantante potrebbe compiere nei prossimi mesi.

        Sanremo 2027 per ora non sarebbe nei programmi di Elodie

        Tra queste c’è inevitabilmente Sanremo. Il nome di Elodie compare da settimane nelle ipotesi sul prossimo cast e il suo eventuale ritorno avrebbe certamente un peso importante per il Festival. La cantante conosce molto bene l’Ariston e negli anni ha saputo trasformare le proprie partecipazioni in altrettante tappe della sua crescita artistica.

        Questa volta, però, il copione potrebbe essere diverso. Secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore, Sanremo 2027 al momento non sarebbe nei suoi programmi. Una precisazione importante, perché siamo ancora lontani dalla definizione definitiva del cast e nel mondo del Festival programmi e trattative possono cambiare rapidamente.

        Per ora, quindi, nessuna candidatura data per certa e soprattutto nessun ritorno già deciso. Chi dava Elodie praticamente sicura tra i protagonisti della prossima edizione dovrà aspettare.

        Quali saranno i prossimi progetti musicali?

        Resta allora da capire quale direzione prenderà la sua musica. Dopo anni particolarmente intensi, Elodie può ormai permettersi di scegliere con grande libertà tempi e progetti, senza avere necessariamente bisogno della vetrina sanremese per mantenere alta l’attenzione del pubblico.

        Il Festival resta naturalmente una possibilità importante per qualsiasi artista italiano e da qui all’annuncio ufficiale dei Big potrebbe ancora succedere molto. Ma la situazione attuale racconta qualcosa di differente rispetto alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane: Elodie non starebbe preparando il suo ritorno all’Ariston.

        Per adesso la cantante sembra concentrata sulla propria vita, sui prossimi passi professionali e su un momento sentimentale felice accanto a Franceska Nuredini. Sanremo può aspettare. Almeno per il 2027.

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          “Ero piena di rabbia, poi la cura mi ha salvata”: il toccante sfogo di Levante su famiglia, musica e il legame con Pietro

          Levante e la ferita mai chiusa per la scomparsa del padre: “Ho affrontato due depressioni, la terapia e i farmaci mi hanno salvata”

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          "Ero piena di rabbia, poi la cura mi ha salvata": il toccante sfogo di Levante su famiglia, musica e il legame con Pietro

            «Una terapeuta, anni fa, mi disse: “Come può essere libera di amare se il suo più grande amore è morto? Lei tende a ucciderlo, l’amore”»: da questa intuizione Levante ha trovato le risposte inseguite a lungo. «Mi sono arresa all’idea di trovarne il significato. L’amore è, arrives come arriva», ha dichiarato.

            Per maturare questa consapevolezza l’artista si è rivolta a uno psichiatra, una terapeuta, una life coach e «qualche sciamanetta», come svela a Vanity Fair. Questo percorso le ha chiarito come i vecchi autosabotaggi nascessero dalla perdita del padre, avvenuta a nove anni. Da quel nodo profondo prende vita il singolo Abissale, traccia del disco Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, in uscita il 9 ottobre.

            Il ricordo del padre, le ferite e la rabbia accumulata

            Oggi la cantautrice rilegge la figura paterna da un’altra prospettiva: «Quell’uomo che avevo santificato perché era morto aveva delle colpe. Non colpe scelte: erano ferite trasmesse di padre in figlio. E io ho ricevuto la sua durezza, e poi la sua assenza». Del genitore descrive la natura contraddittoria: «Aveva una simpatia fuori dal comune, ci faceva morire dal ridere. Ballerino, canterino, un giullare. Poi però arrivava il momento in cui una cosa piccola diventava una catastrofe, e dalla gioia ti portava al terrore».

            La scomparsa di quell’uomo severo l’ha spinta a maturare in fretta: «Ero arrabbiata con la vita. Ho ricevuto pietà e compassione, non mi è servito a niente, anzi mi ha fatto solo sentire sfortunata, vittima. E non è giusto sentirsi vittima, perché la vita ti accade. Non c’è un disegno, le persone vanno e vengono, si trasformano». La svolta è giunta poi con il trasferimento da Palagonia a Torino insieme alla madre.

            L’intesa con Pietro, l’arrivo di Alma e la crisi

            Accanto al compagno Pietro Palumbo, al suo fianco dal 2019, Levante ha costruito una nuova serenità: «Mi ha insegnato la calma, a misurare le parole, a essere meno irruente. E la libertà. Pensavo che l’amore fosse un contatto costante; con lui ho conosciuto quello adulto: devo sapere che stai bene, il resto me lo racconti poi».

            Nel 2022 è nata Alma, ma il post-parto ha portato un periodo buio: «Sono caduta giù, giù, giù. Mi hanno diagnosticato due depressioni: quella post partum, che si è risolta, e quella infantile, mai curata, di quando è morto mio padre. Quella è una cicatrice, resta lì». L’aiuto decisivo è arrivato dalle cure fisiche e dall’analisi: «Un giorno ho detto al mio psichiatra: “Dottore, questa medicina funziona”. E lui: “Non è la medicina, sei tu. Questa persona che ti piace sei proprio tu”». Ammette però di aver preteso troppo da sé stessa: «Al decimo giorno dopo il parto mi ero già messa al pianoforte. Tenevo mia figlia in braccio e suonavo. Non mi sono concessa la lentezza».

            L’esperienza di Levante a Sanremo e il no fermo all’IA

            Il ritorno sul palco dell’Ariston aveva generato un forte attrito interiore: «Avevo detto: se scelgono Vivo non vado. E invece sono andata. Per paura di non esserci. Era la depressione». Al contrario, il brano Sei tu, portato in gara nel 2026, ha segnato la sua vera rivincita.

            In quell’occasione è stata l’unica a firmare il testo in solitaria: «Io mi chiudo da sola in una stanza a scegliere le parole da quando avevo nove anni. L’architetto firma il progetto, non il muratore, che pure è bravissimo». Levante è stata chiarissima anche la posizione sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nella musica: «Sono contraria a usarla per scrivere canzoni dal punto di vista creativo. A quel punto sei semplicemente un operatore AI, non sei uno scrittore né niente». Escludendo un ritorno immediato in gara, promuove la conduzione di Stefano De Martino: «Farà il suo spettacolo meravigliosamente, è un grande professionista».

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              Laura Pausini, sorpresa pazzesca a Milano: arriva Loredana Bertè e il Forum esplode sulle note di «Non sono una signora»

              Loredana Bertè appare a sorpresa durante il concerto di Laura Pausini e il pubblico reagisce con un boato. È la prima volta che la rocker sale come guest star sul palco di un live della cantante romagnola.

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                È bastato vederla comparire sul palco perché il Forum Unipol di Milano esplodesse in un boato. Loredana Bertè ha fatto una sorpresa al pubblico di Laura Pausini, raggiungendola durante il concerto milanese per un incontro che, nonostante le lunghissime carriere di entrambe, rappresenta una piccola prima volta: Bertè non era mai stata guest star in un concerto della collega.

                E per celebrare un incontro del genere serviva naturalmente una canzone capace di mettere insieme due delle personalità più forti della musica italiana. La scelta è caduta su Non sono una signora, uno dei brani simbolo assoluti di Loredana.

                Loredana Bertè arriva a sorpresa e il Forum esplode

                Il pubblico non si aspettava di vedere Bertè e la reazione all’apparizione della rocker ha raccontato da sola la forza della sorpresa. Laura Pausini ha accolto sul proprio palco una delle artiste più riconoscibili della musica italiana e le prime note del brano hanno fatto il resto, trasformando il duetto in uno dei momenti più potenti della serata.

                Due voci diversissime, due modi quasi opposti di stare sul palco e soprattutto due carriere che attraversano generazioni differenti di pubblico. Proprio per questo l’incontro ha avuto il sapore di qualcosa che andava oltre il semplice ospite speciale previsto nella scaletta.

                Laura Pausini e Bertè insieme su «Non sono una signora»

                Pubblicata nel 1982, Non sono una signora è diventata negli anni praticamente una dichiarazione d’identità di Loredana Bertè. Portarla sul palco insieme a Pausini significava quindi entrare direttamente nel territorio musicale più iconico della rocker, con migliaia di persone pronte a cantarne ogni parola.

                Laura non si è limitata a presentare l’ospite, ma ha condiviso con lei il brano, regalando al Forum una versione inevitabilmente diversa dall’originale e costruita sull’incontro tra la potenza vocale della Pausini e la ruvidità inconfondibile di Bertè.

                Una prima volta che il pubblico non dimenticherà

                La vera chicca della serata resta però proprio il carattere eccezionale dell’apparizione. Nonostante entrambe siano protagoniste della musica italiana da decenni e abbiano incrociato moltissimi colleghi nel corso delle rispettive carriere, era la prima volta che Loredana Bertè partecipava come guest star a un concerto di Laura Pausini.

                Milano si è così presa questa prima volta e il boato con cui il Forum ha accolto Loredana ha chiarito immediatamente quanto la sorpresa fosse riuscita. Poi è partita Non sono una signora e, per qualche minuto, sul palco non c’erano più una padrona di casa e una guest star, ma semplicemente due signore enormi della musica italiana.

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