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Musica

Paul McCartney si guarda dentro e torna ragazzo: il nuovo album è un viaggio nella Liverpool prima dei Beatles

Il 29 maggio esce il diciottesimo album solista di Paul McCartney. Dentro ci sono Liverpool, John Lennon, George Harrison, i ricordi dell’infanzia e nuove canzoni d’amore nate lontano dalla fretta e dalle regole del mercato.

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    Paul McCartney torna, ma stavolta non con il passo del monumento vivente del pop. Torna da ragazzo, quasi da bambino, con un disco che sembra voler spogliare il mito per lasciare parlare l’uomo. The Boys of Dungeon Lane, in uscita il 29 maggio, è il suo diciottesimo album da solista e forse anche il più scopertamente introspettivo: un lavoro che invece di inseguire il presente si volta indietro e va a cercare la materia viva da cui tutto è cominciato.

    Il cuore del progetto è Days We Left Behind, il brano già disponibile che dà il tono emotivo all’intero album. È una canzone essenziale, intima, quasi sussurrata, da cui nasce anche il titolo del disco. McCartney non racconta la Beatlemania, non rimette in scena la gloria, non si rifugia nella nostalgia da cartolina. Fa qualcosa di più difficile: riapre i cassetti della memoria e ci mette dentro la Liverpool del dopoguerra, i genitori tenaci, i pomeriggi sul Mersey, i sogni ancora informi e gli incontri con John Lennon e George Harrison quando nessuno poteva immaginare cosa sarebbe arrivato dopo.

    Liverpool prima della leggenda
    Dungeon Lane non è solo un luogo. Diventa una soglia simbolica, il passaggio verso un tempo in cui Paul era soltanto un ragazzo di Speke, un quartiere popolare dove non c’era quasi nulla, ma dove, come racconta lui stesso, non mancava davvero niente perché “le persone erano fantastiche”. Ed è proprio questo che rende il progetto così potente: McCartney non si mette a mitizzare il passato, lo restituisce in forma umana, concreta, fatta di bar pieni di fumo, chitarre economiche, libri di birdwatching e strade che ancora oggi gli parlano quando torna a casa.

    Il disco, da questo punto di vista, promette di essere molto più di una semplice uscita discografica. Sembra quasi una confessione in musica, un modo per spiegare che prima della Storia con la maiuscola c’è sempre una storia minuscola, privata, fragile. E che persino uno come Paul McCartney, una delle figure più influenti della cultura popolare moderna, alla fine torna sempre lì: ai giorni lasciati indietro.

    Cinque anni di lavoro senza fretta
    C’è anche un dettaglio che rende The Boys of Dungeon Lane ancora più interessante. Il disco non nasce da una corsa contro il tempo né da una strategia commerciale. Ha cominciato a prendere forma cinque anni fa, quando Paul ha incontrato il produttore Andrew Watt per un tè e qualche idea buttata lì con la chitarra in mano. Da un accordo misterioso, che nemmeno lui riusciva a riconoscere subito, è nato As You Lie There, il brano d’apertura dell’album. E da lì è partito tutto.

    Le registrazioni sono andate avanti a blocchi, tra Los Angeles e il Sussex, incastrate tra le date di un tour mondiale durato cinque anni. Nessuna pressione, nessuna scadenza imposta, nessun fiatone da industria discografica. Solo due musicisti che si prendono il tempo necessario per fare un disco come volevano farlo. E si sente già, almeno sulla carta.

    Un disco che rimette al centro Paul
    Musicalmente l’album si annuncia eclettico, proprio come tutta la carriera di McCartney. C’è il rock che riporta ai Wings, ci sono armonie che richiamano i Beatles, c’è l’intimità scarna del suo primo McCartney del 1970, ci sono nuove canzoni d’amore e c’è soprattutto lui, che suona gran parte degli strumenti e tiene insieme tutto con quella naturalezza che solo i fuoriclasse riescono a far sembrare semplice.

    In fondo il punto è proprio questo. The Boys of Dungeon Lane non prova a dimostrare che Paul McCartney sia ancora grande. Quello non ha più bisogno di dimostrarlo da decenni. Prova piuttosto a fare una cosa più rara: raccontare che dietro il gigante c’è ancora il ragazzo che guardava il mondo da Liverpool e non sapeva ancora di stare per cambiarlo.

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      Musica

      Paola Turci, la rinascita oltre il silenzio: «Ho partorito una nuova me»

      Dalla paralisi creativa al ritorno con “Vita Mia”, la cantautrice si mette a nudo tra il dolore per la perdita del padre e le ferite mai rimarginate del passato.

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      Paola Turci, la rinascita oltre il silenzio: «Ho partorito una nuova me»

        Il buio, il silenzio, poi la luce improvvisa.

        Per Paola Turci, il ritorno sulla scena musicale con il singolo Vita Mia non è solo un’operazione discografica, ma un vero e proprio atto di liberazione. Dopo un lungo periodo di “blackout” creativo, in cui la chitarra era diventata un oggetto estraneo e le parole sembravano aver perso la strada per il foglio, l’artista romana ha rotto l’incantesimo. «È un inno a una vita ritrovata», spiega, descrivendo quel momento magico in cui l’ispirazione è tornata a scorrere tutta insieme, travolgendo il blocco che l’aveva tenuta ferma per anni.

        Le radici del cuore: l’addio al padre e il trauma rimosso

        Dietro la forza della sua voce si nasconde una fragilità profonda, alimentata da lutti e segreti custoditi troppo a lungo. Il legame con il padre Ugo, scomparso lasciando un vuoto immenso, resta il suo punto di riferimento spirituale.

        • Il ricordo: «Siamo stati vicini fino all’ultimo respiro», confessa.
        • Il segno: La sua presenza è costante, come quella volta a Sanremo nel 2017 quando, dopo 16 anni di assenza, salì sul palco con Fatti bella per te sentendo il suo sostegno invisibile.

        Ma c’è un’ombra ancora più antica: una molestia subita a soli 13 anni. Un trauma che la Turci è riuscita a trasformare in musica solo grazie a un intenso percorso di analisi. La canzone che ne è scaturita è un atto di “vendetta artistica”, un finale diverso scritto per esorcizzare quel senso di colpa che l’ha perseguitata per decenni, specialmente per il fatto che l’aggressore fosse una persona conosciuta dalla famiglia.

        Amori e addii: il capitolo Francesca Pascale

        Se il primo matrimonio con il giornalista Andrea Amato (con cui oggi resta un affetto pulito, tanto che i nipoti lo chiamano ancora “zio”) era stato fortemente voluto da lei, quello con Francesca Pascale ha lasciato un sapore decisamente diverso.

        «Ci credevo, ma potevo evitare di sposarmi. L’ho fatto per amore, perché lei lo desiderava.»

        Oggi, di quel legame che ha infiammato le cronache rosa, non resta nulla. La Turci non usa giri di parole e sposa la definizione di “amore tossico” usata dalla ex partner: «Ha ragione. Non ci comprendevamo, c’era una differenza profonda tra noi che non volevo ammettere a me stessa». Una rottura netta, comunicata persino ai familiari attraverso i giornali, che oggi la cantante rivendica come necessaria: «Non ci sentiamo più, ed è meglio così».

        Un futuro che suona di nuovo

        Nonostante si definisca “sfortunata” in amore, Paola Turci ha trovato una nuova forma di maternità. Sebbene in passato abbia sfiorato l’idea di un figlio senza mai farne un’ossessione, oggi la sua gestazione è tutta sonora.

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          X Factor, Irama beffa Tananai e si prende la giuria: il dopo Achille Lauro diventa già un caso social

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            A X Factor il cambio di poltrona rischia già di diventare più movimentato dei bootcamp. L’addio di Achille Lauro alla giuria del talent di Sky ha aperto il solito, inevitabile toto-nomi, ma nelle ultime ore una candidatura avrebbe preso nettamente quota: quella di Irama. Secondo quanto rivelato dal podcast Pezzi: dentro la Musica di Andrea Laffranchi, il cantante sarebbe ormai vicinissimo alla chiusura dell’accordo con Sky e Fremantle per entrare nel cast della prossima edizione. Se tutto verrà confermato, Irama andrebbe ad affiancare Paola Iezzi, Jake La Furia e Francesco Gabbani, che dovrebbero restare al loro posto dopo l’esperienza nella scorsa stagione.

            Il nome di Irama non arriva certo dal nulla. Tra Sanremo, Amici, dischi, tour e un pubblico fedele, il cantante ha ormai una presenza forte nel pop italiano e una riconoscibilità televisiva che per un programma come X Factor pesa eccome. Non basta avere una carriera: in giuria bisogna reggere il palco anche da seduti, commentare, scegliere, litigare se serve e soprattutto non sembrare messi lì per caso. E da questo punto di vista la produzione sembrerebbe aver visto in lui il profilo giusto per raccogliere l’eredità di Lauro.

            Tananai superato al provino

            La vera sorpresa, però, riguarda Tananai. Anche lui, secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, sarebbe stato tra i candidati per il posto lasciato libero da Achille Lauro e avrebbe sostenuto un provino. Una corsa a due che, almeno per il momento, avrebbe premiato Irama. Andrea Laffranchi ha spiegato che il cantante sarebbe «vicinissimo alla chiusura» e avrebbe «superato Tananai» nella selezione finale.

            Un piccolo colpo di scena, perché Tananai sembrava un nome perfetto per intercettare una fascia giovane, social e molto radiofonica del pubblico. Ironico, imprevedibile, amatissimo dopo la sua risalita sanremese, avrebbe potuto portare in giuria un tono più scanzonato. Ma il provino, a quanto pare, non avrebbe convinto quanto quello del collega. E così il posto più ambito del talent, quello lasciato da Lauro dopo il suo saluto pieno di gratitudine, potrebbe finire proprio a Irama.

            Il pubblico si divide sulla scelta

            Sui social la notizia ha già acceso il dibattito. Da una parte ci sono i fan di Irama, convinti che il cantante abbia esperienza, carisma e abbastanza mestiere per sedersi al tavolo dei giudici senza tremare. Dall’altra c’è chi storce il naso e vede nella possibile nuova giuria una sterzata sempre più pop, lontana dall’anima più ruvida e rock che X Factor aveva mostrato negli anni di Manuel Agnelli.

            Per ora da Sky non è arrivata alcuna conferma ufficiale e il condizionale resta obbligatorio. Ma il rumor corre, i casting proseguono e il dopo Achille Lauro ha già il suo primo duello: Irama contro Tananai. Con un dettaglio non da poco: per ora, a quanto pare, il sorpasso è già avvenuto.

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              Bresh e Angelica Montini insieme alle Cinque Terre? Il gossip esplode dopo la rottura con Elisa Maino

              Dopo le accuse di tradimento lanciate dall’ex Elisa Maino, nuove indiscrezioni accendono il gossip attorno a Bresh e Angelica Montini

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                Il gossip corre veloce e questa volta punta dritto verso le Cinque Terre. Secondo diverse indiscrezioni circolate online, Bresh sarebbe stato visto in compagnia di Angelica Montini, nome che negli ultimi mesi era già finito al centro del chiacchiericcio legato a Fedez e Chiara Ferragni. Nessuna conferma ufficiale, nessuna foto chiarissima, ma tanto è bastato per scatenare i social e riaccendere l’attenzione sulla vita sentimentale del cantante genovese.

                Angelica Montini e il precedente con Fedez

                Il nome di Angelica Montini non è nuovo al mondo del gossip. La ragazza era infatti salita agli “onori” della cronaca per essere stata indicata come presunta amante di Fedez quando il rapper era ancora sposato con Chiara Ferragni. Una vicenda mai davvero chiarita fino in fondo, ma che aveva alimentato per settimane indiscrezioni, sospetti e retroscena. Ora il suo nome torna improvvisamente accanto a quello di Bresh, e il meccanismo del gossip riparte immediatamente.

                Elisa Maino, Pechino Express e le vecchie accuse

                A rendere il quadro ancora più rumoroso ci sono le parole della ex di Bresh, Elisa Maino, che in passato aveva lasciato intendere di essere stata tradita. Intanto Elisa ha preso parte a Pechino Express insieme a Mattia Stanga nella coppia dei Creator, ma la loro avventura si è chiusa subito con la prima eliminazione. E mentre lei archivia in fretta l’esperienza televisiva, il nome di Bresh torna a occupare le pagine del gossip, tra avvistamenti, sospetti e nuovi intrecci sentimentali ancora tutti da chiarire.

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