Connect with us

Musica

Phil Collins sta bene, presto sentiremo nuove canzoni dell’ex batterista dei Genesis

Dopo l’ultimo concerto d’addio coi suoi Genesis, in molti pensavano che Phil Collins si sarebbe ritirato. Invece c’è chi l’ha intervistato di recente ed afferma che un nuovo disco potrebbe vedere presto la luce.

Avatar photo

Pubblicato

il

    L’ultima volta che era apparso dal vivo l’avevamo visto su una sedia a rotelle, cantare da seduto e con scarsa intonazione. Si trattava del tour d’addio dei suoi Genesis, la leggendaria band inglese nella quale, da batterista, aveva successivamente ereditato da Phil Collins il ruolo di frontman.

    In arrivo belle novità

    Secondo quanto documentato in post condiviso sui social dal produttore e giornalista Simon Napier-Bell, nome importante e ricorrente nella storia della musica rock e pop, Collins starebbe lavorando su nuova musica per la prima volta in oltre due decenni.

    Attualmente lavora sul lago di Ginevra

    Nel messaggio, Napier-Bell ha raccontato l’intervista fatta all’ex Genesis presso la sua abitazione in Svizzera per un nuovo documentario dedicato al Marquee Club, storico locale londinese che ha chiuso i battenti nel 2008 dopo 50 anni. Dell’incontro, Simon Napier-Bell ha scritto: “Ieri abbiamo girato insieme a Phil Collins a casa sua sul Lago di Ginevra. Era in gran forma, pieno di storie incredibili, super divertente. Ha anche appena rinnovato il suo studio. Di sicuro, presto ascolteremo nuova musica”.

    Nessuna musica inedita da un sacco di tempo

    Il 73enne musicista, che ormai da tempo convive con dei grossi problemi alla colonna vertebrale – alimentati anche dall’aver suonato per tanti anni la batteria – nel marzo 2022 fece sapere di volere chiudere la sua carriera dal vivo con i Genesis durante un concerto alla O2 Arena di Londra. Il suo ultimo album risale al 2003, ovvero la colonna sonora del film d’animazione Disney Koda, fratello orso del 2003. Mentre l’anno prima aveva dato alle stampe il suo ultimo progetto di studio solista, Testify.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Musica

      Estate a tutto volume: la colonna sonora perfetta per le tue giornate al sole

      Ogni estate ha una sua hit, un suo ritmo, un suo tormentone. Ma più di tutto, ha una colonna sonora personale: quella che ti accompagna in spiaggia, in viaggio, in cucina, sotto la doccia e nei tramonti che ti fanno venire voglia di ballare.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Che estate sarebbe senza musica? Una granita senza ghiaccio, una sdraio senza ombrellone, un mojito senza menta. In spiaggia o in città, tra un bagno e un gelato, la musica è l’ingrediente segreto che trasforma le giornate più pigre in piccoli videoclip da ricordare. E no, non parliamo solo dei tormentoni che si infilano nella testa come sabbia nelle infradito, ma di tutte quelle canzoni che – per un motivo o per l’altro – finiscono per diventare la colonna sonora della tua estate.

        Il potere (magico) delle canzoni estive
        Ci sono brani che sembrano scritti apposta per luglio. Hanno ritmi leggeri, testi che parlano d’amore al chiaro di luna o di fughe improvvise verso destinazioni balneari. Alcuni ti fanno ballare anche se sei in fila al supermercato, altri ti strappano un sorriso al primo accordo. La verità è che la musica d’estate è più leggera perché lo siamo anche noi: con il cuore più aperto, la pelle abbronzata e la voglia di vivere al massimo.

        Dalle cuffiette alla piazza: la musica si fa condivisa
        L’estate è anche la stagione in cui la musica esce dalle stanze e diventa collettiva: la cassa Bluetooth in spiaggia, il dj set improvvisato alla grigliata, il concerto sotto le stelle. C’è chi torna ai vinili per darsi un tono vintage, chi crea playlist su Spotify con titoli creativi (“Sabbia e bassi potenti” o “Cocktail & Cuoricini”), chi rispolvera gli anni ’90 e chi si butta sulle novità del momento. Ma tutti, proprio tutti, ballano. Anche quelli che giurano di avere due piedi sinistri.

        Ogni luogo ha il suo suono
        L’estate in macchina ha bisogno di canzoni da finestrino abbassato e volume a palla. In spiaggia ci vogliono beat rilassanti o dance tropicale. In casa, mentre prepari la caprese o metti il ghiaccio nel prosecco, servono canzoni lente, italiane, magari un po’ retrò. E poi ci sono i brani da sera, quelli che ti fanno venire voglia di ballare in terrazza o di guardare il cielo con gli occhi lucidi. Il bello? Puoi scegliere ogni giorno la tua colonna sonora.

        Torna il karaoke selvaggio
        Tra serate nei locali e feste tra amici, l’estate riporta in auge il karaoke selvaggio. Sì, quello in cui anche il più timido del gruppo si lancia in “Gente di mare” come fosse Bocelli. E va bene così: l’estate è fatta per stonare felici, ridere a crepapelle e cantare a squarciagola “Mambo Salentino” o “Sarà perché ti amo”. L’intonazione non conta, conta il cuore.

        Concerti, festival e sogni sotto le stelle
        L’estate è anche il momento perfetto per vivere la musica dal vivo. Dalle arene alle piazze di paese, dai grandi festival ai busker di strada: ogni palco all’aperto diventa un’occasione per sentirsi vivi. Ballare con sconosciuti, cantare tutti insieme, magari con un cocktail in mano e la pelle salata dal mare. È la magia dei concerti estivi: ti entrano nella pelle più del sole.

        La playlist dell’anima
        Alla fine, non è importante cosa ascolti, ma come ti fa sentire. Se una canzone ti riporta al primo bacio sulla spiaggia o a una corsa notturna tra i campi, allora è perfetta. La tua playlist estiva non deve piacere a nessuno, tranne che a te. Che siano vecchi successi dei Lunapop o l’ultimo pezzo latino appena uscito, l’importante è che ti faccia vibrare.

        In conclusione? Alza il volume. Sempre.
        Perché l’estate è breve, ma le canzoni che la accompagnano possono durare per sempre. E quando, tra qualche mese, sarai a scrollare foto con la sciarpa al collo, ti basterà riascoltare quella traccia per tornare lì: sotto il sole, con la pelle dorata e il sorriso stampato in faccia.
        Perciò: crea la tua playlist, balla anche da solo, canta a squarciagola e lascia che la musica faccia il suo dovere.
        Perché l’estate passa, ma i ricordi… quelli restano a tutto volume.

          Continua a leggere

          Musica

          In 25 mila allo stadio Romeo Neri per la data zero del VascoLive2026, tra pezzi storici, rabbia civile e delirio collettivo.

          CATENACCIO
          Il Komandante riparte da Rimini con due ore e mezza di concerto, recupera brani degli esordi e trasforma il palco in una dichiarazione politica senza comizi: “La musica è resistenza contro i sociopatici guerrafondai”.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Vasco Rossi è tornato e lo ha fatto nel solo modo che conosce davvero: occupando uno stadio, accendendo tre generazioni insieme e trasformando un concerto in una specie di rito collettivo dove il rock, la memoria e la rabbia civile finiscono nello stesso amplificatore. Allo stadio Romeo Neri di Rimini, davanti a 25 mila persone, la data zero del VascoLive2026 ha mostrato subito la misura del tour: undici concerti in sei città e una scaletta che pesca nel passato più ruvido del Komandante per parlare, senza troppe spiegazioni, anche del presente.

            VascoLive2026, Rimini esplode per il Komandante

            Il pubblico è arrivato presto, fin dal pomeriggio, sfidando caldo, attese e qualche inevitabile malore gestito dai soccorsi. C’erano fan arrivati dal Sudamerica, gruppi partiti di notte dalla Sicilia, famiglie intere, ragazzi giovanissimi e fedelissimi che non hanno mai saltato un concerto. Una signora coetanea di Vasco raccontava ai vicini di posto di non essersi mai persa una data del suo Komandante. È questa, da sempre, la forza di Vasco: mettere nello stesso stadio chi lo segue dagli anni di Colpa d’Alfredo e chi lo ha scoperto molto dopo, magari per contagio familiare.

            La partenza è stata una scossa. Vado al massimo, Ormai è tardi, Fegato, fegato spappolato. Non una passerella rassicurante, ma un ritorno al Vasco più rock, provocatorio, abrasivo, quello che all’inizio degli anni Ottanta spaccava la grammatica della canzone italiana e se ne fregava delle facce ingessate. Vado al massimo, brano del 1982, è stato presentato da Vasco come l’incipit di un libro scritto per provocare un mondo ipocrita e bigotto che, secondo lui, non è mai davvero morto.

            Le canzoni ritrovate e la rabbia contro la guerra

            La scaletta ha puntato molto su brani meno frequentati nei live recenti. Una nuova canzone per lei, mai eseguita dal vivo, Alibi, Sono ancora in coma, Ciao in una veste inattesa con archi e fiati. Accanto ai classici da stadio, Vasco ha scelto di recuperare pezzi che sembrano arrivare da un’altra epoca ma che suonano ancora stranamente attuali.

            Il momento più politico è arrivato con (Per quello che ho da fare) faccio il militare, canzone del 1979 tratta da Non siamo mica gli americani. “In questi tempi complicati mi è tornata in mente questa canzone”, ha detto Vasco. Poi ha spiegato il suo modo di schierarsi: non con lunghi discorsi, ma con le canzoni. “La musica è una forma di resistenza attiva contro questi sociopatici che scatenano guerre e distruzioni e chi soffre è solo la popolazione civile”, ha dichiarato.

            “Il potere è una droga”

            Vasco ha anche chiarito di avere rispetto per De Gregori e per chi sceglie strade diverse, ma il suo palco non è rimasto certo neutro. Durante Fegato, fegato spappolato ha urlato che “il potere è una droga” e che quindi al governo “sono tutti drogati”. Una frase alla Vasco, brutale, diretta, senza confezione diplomatica. Poi il riferimento agli Stati Uniti: “A un certo punto abbiamo pensato anche noi di essere americani. E invece no, siamo italiani”. Il vecchio slogan “Non siamo mica gli americani… che loro possono sparare agli indiani” diventa così una chiave per leggere guerre, poteri e arroganze contemporanee.

            Tre generazioni nello stesso stadio

            Il concerto ha funzionato anche perché Vasco continua a parlare al “noi”, parola quasi fuori moda in un tempo dominato dall’io. Lui invece costruisce ancora comunità, aggregazione, appartenenza. Lo definisce un “acceleratore quantico di particelle emotive”, una formula molto vaschiana per dire che il live serve a capire chi siamo davvero. E forse è proprio questo che il pubblico va a cercare: una felicità collettiva, sana e scandalosa, come la chiama lui.

            Nel finale sono arrivati i colpi che nessun fan perdonerebbe se mancassero: Siamo soli, Stupendo, Gli spari sopra, dedicata “a tutti i farabutti che governano questo mondo”, poi Un mondo migliore, Sally, Siamo solo noi, Vita spericolata piano e voce, Canzone e Albachiara. A quel punto lo stadio non era più pubblico ma onda, un corpo solo, una massa compatta che cantava ogni parola.

            “A giugno ci sono solo due certezze: il caldo e i concerti di Vasco”, ha scherzato lui. Su uno striscione c’era scritto Pane e Vasco. Ed è forse la sintesi più semplice di una fedeltà che non ha bisogno di molte spiegazioni. Vasco riparte da Rimini con uno show gigantesco, pieno di memoria e nervi scoperti. Non fa comizi, non cerca formule eleganti, non chiede permesso. Si schiera come ha sempre fatto: mettendo le canzoni davanti a tutto.

              Continua a leggere

              Musica

              Maria De Filippi a Sanremo con Stefano De Martino? L’indiscrezione che accende il Festival 2027

              Secondo un’indiscrezione rilanciata dall’Adnkronos, Maria De Filippi potrebbe affiancare Stefano De Martino durante una delle serate del Festival di Sanremo 2027. Intanto il conduttore starebbe già pensando a una rivoluzione del format.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                Mancano ancora nove mesi all’inizio della macchina organizzativa vera e propria, ma il Festival di Sanremo 2027 è già cominciato. Almeno nelle stanze dove si decidono strategie, cast e cambiamenti destinati a far discutere.

                Al centro di tutto c’è naturalmente Stefano De Martino, che per sua stessa ammissione starebbe già lavorando alla manifestazione più importante della televisione italiana.

                E nelle ultime ore è emersa un’indiscrezione destinata a far parlare parecchio.

                Maria De Filippi al fianco del suo pupillo?

                Secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, Maria De Filippi potrebbe affiancare De Martino durante almeno una delle cinque serate del Festival.

                Al momento non esistono conferme ufficiali né da parte della Rai né dagli entourage dei due protagonisti. Ma la sola ipotesi è sufficiente a incendiare il dibattito televisivo.

                Del resto il rapporto tra Maria De Filippi e Stefano De Martino è uno dei più solidi e conosciuti del mondo dello spettacolo italiano. È stata proprio la conduttrice a credere nel talento dell’ex ballerino di Amici quando era ancora agli inizi della sua carriera televisiva.

                Negli anni quel rapporto professionale si è trasformato in una sorta di legame artistico e umano che molti descrivono quasi come un rapporto tra mentore e allievo.

                La rivoluzione delle canzoni

                Nel frattempo De Martino starebbe già ragionando su alcune modifiche strutturali del Festival.

                Tra le idee circolate nelle ultime settimane c’è anche quella di ridurre il numero dei brani in gara rispetto alle ultime edizioni, considerate da molti troppo lunghe e dispersive.

                Una scelta che potrebbe rendere il Festival più snello, più rapido e forse anche più competitivo.

                Il sogno della televisione italiana

                L’eventuale presenza di Maria De Filippi a Sanremo rappresenterebbe molto più di una semplice ospitata.

                Significherebbe vedere sullo stesso palco due delle figure televisive più influenti degli ultimi anni: la regina assoluta dell’intrattenimento Mediaset e l’uomo che oggi viene considerato il volto simbolo della nuova generazione Rai.

                Un passaggio di testimone simbolico, ma anche una fotografia perfetta della televisione contemporanea.

                Per il momento resta soltanto un’indiscrezione. Ma una cosa è certa: se Maria De Filippi dovesse davvero salire sul palco dell’Ariston accanto a Stefano De Martino, quella sarebbe già una delle immagini più potenti dell’intero Festival.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie