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Musica

Rock “musica del diavolo”? Più che altro oggi è da… pensionati

I 70-80enni dominano attualmente il settore della musica, con concerti ancora da “tutto esaurito”, fatturati stellati derivanti dal merchandising e una conoscenza trasversale del loro patrimonio artistico. Ma fino a quando durerà questo stato di cose?

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    Tanti anni fa la musica rock (concetto naturalmente allargabile anche al pop) era la colonna sonora della gioventù. Pochi generi musicali sono riusciti ad esprimere con tale efficacia la distanza generazionale e la rabbia giovanile. Prima del rock’n’roll con Rock around the clock, di Bill Haley and his Comets nel 1954, non esisteva una musica che rappresentasse un mondo giovanile inquieto. Non a caso quella canzone venne inserita nella colonna sonora del film Blackboard Jungle (nella versione italiana Il seme della violenza). Una irrequietudine che nasceva dalla progressiva distanza dai valori e dagli stili di vita dei padri.

    Una musica che ambiva a costruirsi il futuro senza guardare indietro

    La generazione nata a II guerra mondiale conclusa aveva assaporato nuove forme di benessere e una nuova voglia di libertà si esprimeva nell’esplorazione di uno spazio più ampio. Nel rifiuto della disciplina scolastica e familiare, nel cercare una propria via senza che fossero i genitori ad indicarla. Aspirazioni largamente diffuse che il rock seppe trasformarle in costume sociale, in linguaggio. In un modo informale di vivere, perfino attraverso i vestiri e nel modo di portare i capelli, nonché in una fisicità che il rock’n’roll prima e il rock poi seppero offrire a giovani desiderosi di perdere un autocontrollo imposto dall’esterno.

    Il gruppo dei vecchietti terribili

    Lo scenario oggi è cambiato perchè le rockstar non conoscono la pensione. Basta dare un’occhiata ai documenti di identità: Mick Jagger degli Stones ha 81 anni, il suo compagno di band Keith Richards 80 e Paul McCartney, “eterno rivale” (più che altro un gioco voluto dai media) con due di più. Bob Dylan ne ha compiuti addirittura 83. E il “giovane” del gruppo, Bruce Springsteen, coi suoi 74 anni avrebbe già pieno diritto a viaggiare gratis sugli autobus. Tutti personaggi che non pensano minimamente ad uscire di scena. Continuando a girare il mondo suonando dal vivo, peraltro con un enorme successo di pubblico.

    Un libro utile per fare chiarezza sulla questione

    Situazione quantomeno surreale, no? Viene da chiedersi perché la musica leggera, che fonda le sue basi nella giovinezza e nel concetto di novità, al giorno d’oggi sia alle prese con degli ottuagenari di successo. Prova a dare una risposta al quesito il giornalista David Hepworth, attraverso un libro di recente pubblicazione, Hope I Get Old Before I Die. Un titolo che ribalta il celebre verso Hope I die before I get old, cantato da Roger Daltrey in My Generation dei The Who.

    Questa non è più una musica per giovani

    Una volta suonare pop-rock era un’attività aperta esclusivamente ai giovani e restarci fino ai 30 anni aveva davvero del miracoloso. Peggio ancora nel punk: chi si presentava sulle scene dopo il ’76-77 doveva barare meschinamente spacciandosi per diciottenne, giurando e spergiurando di non ricordare nulla del passato. Poi tutto è cambiato… ma quando esattamente?

    Il global jukebox che fece da svolta

    Nel libro, fra le varie cose, si parla dell’evento Live Aid nel 1985 come punto di svolta, il concerto-globale capace di dare nuova linfa ai “vecchi” artisti sul palco, da Paul McCartney ai Rolling Stones. Quando il Macca salì sul palco, nella parte finale dello show a Welbley, il pubblico lo vide praticamente come una persona anziana. All’epoca aveva 43 anni, praticamente era in piena mezza età. Eppure, da allora, gli equilibri sono mutati, anche grazie al Britpop. In effetti, sia i Blur sia gli Oasis non hanno mai trascurato il loro debito di gratitudine nei confronti di Kinks e Beatles, anzi…

    Un settore che procede più lentamente d’un tempo

    Se prima il pubblico era costituito da giovani e gli acquirenti di dischi erano persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni, oggi non è più così. Anche i non più giovani – come chi scrive – restano grandi appassionati di questa musica. E anche se si dice che tutto si muove freneticamente nello show business, in realtà è vero il contrario. Tant’è che i concerti della reunion degli Oasis si terranno soltanto l’anno prossimo. Negli anni Settanta e Ottanta sarebbe stato impensabile. Oggi l’intero settore della musica va più lentamente, con il risultato che gli artisti di successo sono più longevi. Taylor Swift è sulle scene già da vent’anni. Quasi tre volte tanto rispetto ai Beatles.

    L’innovazione del web

    Da considerare anche due altri aspetti. Prima di internet chi non riusciva a passare in tv o in radio praticamente non esisteva. Oggi, grazie al web, tutti esistono per sempre. È impossibile che un vecchio gruppo musicale finisca nell’oblio. Con lo streaming poi, tutti i dischi diventano accessibili a ogni tipo di pubblico, quindi anche ai giovani. Poi c’è la questione dei soldi collegati ai tour che riempiono gli stadi, che fanno gola a molti: una faccendo dal potenziale economico straordinario, soprattutto con il merchandising e gli altri oggetti collegati almusicista di riferimento.

    Concerti come grandi greatest hits

    Ai giorni nostri, il pubblico è ben contento di andare a vedere show come questi, con scalette piene zeppe di brani storici. Perchè la questione è semplice: i biglietti dei concerti costano molto e gli artisti suonano i pezzi preferiti dal pubblico, invece di quelli che vogliono loro. Perchè il pubblico (che paga) comanda il gioco.

    Viva le donne

    All’inizio, il rock possedeva una carica deflagrante di ribellione, contro le generazioni precedenti. Soprattutto ai suoi inizi, il pubblico apparteneva tutto a una sola generazione. Invece adesso è in grado di coinvolgere stagioni diverse che si sono avvicinate alla musica in momenti differenti e con interazioni tutte loro. Attraverso il successo di un personaggio come Taylor Swift, si assiste ad un’ulteriore sfumatura del fenomeno. Molti artisti della generazione degli anni ’60 e ’70 erano uomini. Oggi, invece, le star più brillanti della musica pop sono donne. Una volta, salvo rare eccezioni, la musica dal vivo era “roba da maschi”, adesso le donne sono padrone del campo, sul palco e fra il pubblico.

    Il tempo cancellerà tutto?

    Interessante cercare di capire cosa succederà dopo la morte dei cosiddetti “mostri sacri”. A parte la certezza che il livello qualitativo che verrà sarà quasi sicuramente inferiore… niente può garantire che i nostri cari “nonnetti” saranno apprezzati e celebrati anche dalle generazioni future o, se invece scompariranno, magari a beneficio di artisti che oggi non conosciamo. D’altronde… provate a chiedere a un 18enne chi siano stati dei veri e propri GIGANTI della musica come Louis Armstrong, Duke Ellington, Jimi Hendrix o Frank Zappa. Al 99% vedrete solo dei volti con l’espressione da punto interrigativo.

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      Musica

      A$AP Rocky vuole sposare Rihanna, ma lei gli ha detto no: «Mi ha chiesto a cosa serva». E lui ammette: «È lei che comanda»

      Stanno insieme dal 2020 e hanno tre figli, ma all’altare non sono mai arrivati. Adesso il rapper racconta di aver chiesto alla popstar di sposarlo e svela la sorprendente risposta ricevuta: per Rihanna un matrimonio non cambierebbe ciò che sono già. «Potete comunque chiamarci marito e moglie».

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        Tre figli, una relazione che dura ormai da anni e una famiglia costruita insieme. Mancava soltanto il matrimonio, almeno secondo A$AP Rocky. Perché, a quanto racconta il rapper, la proposta a Rihanna sarebbe arrivata davvero. Il problema è che lei gli avrebbe risposto con una domanda capace di smontare in pochi secondi qualsiasi progetto di nozze: «Davvero ci serve un matrimonio? E esattamente a che scopo?».

        A raccontare il retroscena è lo stesso Rocky, interrogato sul motivo per cui lui e Rihanna non siano ancora diventati ufficialmente marito e moglie nonostante abbiano ormai tre bambini. La sua risposta ribalta completamente l’idea che sia lui a non voler fare il grande passo. «Per essere sincero, voglio davvero che sia mia moglie», spiega. Poi arriva la confessione più divertente: «Sapete che è lei quella che comanda».

        Nessuna crisi, nessuna fuga davanti all’altare e apparentemente nessun problema tra loro. Semplicemente, Rihanna non sembrerebbe considerare necessario un certificato per dare un nome a qualcosa che nella loro vita esiste già.

        Rocky ha fatto la proposta, Rihanna ha risposto con una domanda

        Per anni i fan hanno cercato di capire se il matrimonio fosse nei programmi della coppia. Ogni apparizione pubblica, ogni anello e ogni dichiarazione particolarmente romantica hanno alimentato periodicamente le indiscrezioni sulle nozze. Adesso Rocky racconta una versione molto più semplice: lui avrebbe voluto sposarsi, Rihanna non ne avrebbe visto la necessità.

        «Quando le ho chiesto di sposarmi, mi ha semplicemente detto: “Davvero ci serve un matrimonio? E esattamente a che scopo?”», racconta il rapper.

        La risposta dice molto del modo nel quale Rihanna sembrerebbe concepire la loro relazione. Dopo anni insieme e tre figli, la cantante non avrebbe bisogno di una cerimonia per sentirsi più legata al compagno. Rocky, dal canto suo, non avrebbe insistito: «Ho rispettato la sua decisione».

        Ma subito dopo aggiunge una frase che racconta perfettamente il loro equilibrio: «Potete chiamarci marito e moglie». Per lui, insomma, la sostanza sarebbe già quella di un matrimonio anche senza averlo celebrato.

        Tre figli e una storia iniziata dopo anni di amicizia

        La relazione tra Rihanna e A$AP Rocky è diventata pubblica nel 2020, ma i due si conoscevano da molto tempo. Prima dell’amore c’erano stati amicizia, collaborazioni professionali e numerose apparizioni insieme. Poi il rapporto è cambiato e quella che inizialmente sembrava soltanto una frequentazione si è trasformata in una delle coppie più solide dello show business internazionale.

        Nel maggio 2022 è arrivato il primo figlio, RZA, seguito nell’agosto 2023 da Riot Rose. Nel settembre 2025 la famiglia si è allargata ancora con la nascita della prima bambina, Rocki Irish Mayers.

        Rocky non ha mai nascosto quanto la paternità abbia trasformato la sua vita. Anche Rihanna ha raccontato più volte il desiderio di avere una famiglia numerosa e la maternità è diventata negli ultimi anni una parte centrale della sua vita, tanto da incidere inevitabilmente anche sui tempi della carriera musicale.

        Eppure, mentre i figli arrivavano uno dopo l’altro, il matrimonio continuava a non esserci. Adesso sappiamo almeno quale sarebbe il motivo.

        «È lei quella che comanda»

        La parte più irresistibile della confessione è probabilmente proprio questa. Rocky non prova nemmeno a fingere di avere avuto l’ultima parola. Rihanna non vuole sposarsi? Decide Rihanna.

        «Sapete che è lei quella che comanda», dice con un tono che sembra contenere più affetto che rassegnazione.

        Del resto, la loro relazione ha spesso restituito l’immagine di una coppia poco interessata alle convenzioni. Rihanna ha annunciato una gravidanza durante il Super Bowl, ne ha mostrata un’altra sul red carpet del Met Gala e ha costruito negli anni un rapporto con la propria vita privata molto diverso da quello tradizionale delle grandi popstar.

        Anche il matrimonio, quindi, potrebbe semplicemente non rientrare nella sua idea di famiglia. Perché celebrare con una cerimonia qualcosa che, dal suo punto di vista, esiste già?

        Rihanna potrebbe cambiare idea?

        Rocky, almeno stando alle sue parole, non ha rinunciato all’idea. Dice chiaramente di desiderare Rihanna come moglie, ma altrettanto chiaramente afferma di rispettare la sua posizione. Nessun ultimatum e nessuna pressione.

        Questo naturalmente non significa che un matrimonio sia escluso per sempre. Rihanna potrebbe cambiare idea domani, oppure i due potrebbero continuare esattamente come hanno fatto finora. In fondo Rocky ha già trovato una soluzione piuttosto semplice alla questione: considerarli marito e moglie indipendentemente da ciò che dice lo stato civile.

        Ed è forse proprio questa la dichiarazione più romantica dell’intera storia. Lui vorrebbe sposarla, lei gli domanda a che cosa servirebbe e Rocky accetta la risposta, perché evidentemente ciò che hanno costruito insieme conta più della cerimonia che manca.

        Tre figli dopo, Rihanna continua dunque a comandare. E A$AP Rocky, almeno su questo, sembra perfettamente d’accordo.

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          Musica

          Paola Turci cancella Francesca Pascale: «Un taglio così netto che sembra un sogno mai vissuto». Poi confessa: «Ero ebbra di libertà»

          Dopo la fine del matrimonio, la cantante torna con “Amore a dismisura” e racconta una separazione senza nostalgia: «Felice di essere tornata a casa mia». Ma ammette che qualcosa dell’ex moglie è inevitabilmente finito nelle nuove canzoni

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            Paola Turci ha scritto un intero disco sull’amore, ma se qualcuno pensa di trovarci dentro un lungo addio a Francesca Pascale rischia di rimanere deluso. Perché della donna che ha sposato nel luglio 2022 e dalla quale si è separata tre anni dopo parla oggi con una distanza sorprendente, quasi come se quella parte della sua vita appartenesse ormai a un’altra persona. Non rabbia, almeno apparentemente. Non nostalgia. E neppure il bisogno di regolare conti attraverso le canzoni.

            Piuttosto un taglio.

            E, a giudicare dalle parole utilizzate dalla cantante, un taglio decisamente netto.

            «Il taglio è stato talmente netto che quasi sembra qualcosa che ho sognato e non ho vissuto realmente», racconta Turci mentre presenta Amore a dismisura, il nuovo album che arriva dopo sette anni di silenzio discografico.

            Poi aggiunge un particolare ancora più significativo: quando quelle canzoni hanno cominciato a uscire, lei era «ebbra di felicità nell’essere tornata a casa mia», immersa in una sensazione di libertà che avrebbe improvvisamente sbloccato la scrittura.

            Parole che difficilmente passeranno inosservate.

            «Francesca? Lei chi? Non c’entra proprio»

            Il nuovo album parla moltissimo d’amore. Ma non dell’amore romantico raccontato necessariamente come rifugio felice. Paola si interroga anche su ciò che succede quando un sentimento supera un confine, quando qualcosa che continuiamo a chiamare amore forse non lo è più.

            La domanda attorno alla quale ruota il disco è infatti brutale nella sua semplicità: che amore è, se perde il suo senso?

            Ci sono la fragilità, gli errori che continuiamo a ripetere, le relazioni e quella sensazione dolorosa che arriva quando la persona che credevamo sarebbe venuta in nostro aiuto sembra invece vivere chiusa nel proprio mondo.

            Inevitabile, quindi, chiedere quanto della fine del matrimonio con Francesca Pascale sia entrato nelle canzoni.

            La risposta di Turci, almeno su uno dei brani, non lascia spazio a interpretazioni.

            Parlando di Manchi, racconta che alcune persone, ascoltandola proprio nel periodo delle tensioni pubbliche successive alla separazione, avevano pensato immediatamente a Pascale. Qualcuno si era persino complimentato con lei perché, nonostante tutto, sarebbe riuscita a dedicarle una canzone d’amore.

            La reazione di Paola?

            «Lei chi? Non c’entra proprio».

            Più chiaro di così.

            Però qualcosa di Francesca nelle canzoni è rimasto

            Questo non significa che il matrimonio sia stato cancellato completamente dalla scrittura.

            Quando il discorso si allarga all’intero album, Turci lo riconosce: «Sicuramente qualcosa ci è andato dentro». E indica esplicitamente due brani, Lo stesso errore e la stessa Amore a dismisura.

            D’altra parte sarebbe quasi impossibile separare completamente ciò che si scrive da quello che si è vissuto. Ma Paola insiste soprattutto su un altro punto: mentre componeva quelle canzoni, la sua testa non era più dentro quella relazione.

            Era già altrove.

            Era tornata a Roma, nella sua città e soprattutto nella sua casa. Si era chiusa in un residence e aveva cominciato a scrivere quasi senza programmare un nuovo album. Le canzoni sarebbero arrivate spontaneamente, una dopo l’altra.

            Ed è proprio quando racconta quel momento che utilizza l’espressione più sorprendente: «Ero ebbra di felicità».

            Non per un nuovo amore.

            Per la libertà ritrovata.

            Il matrimonio con Pascale ormai sembra «qualcosa che ho sognato»

            Turci e Francesca Pascale si erano sposate il 2 luglio 2022 a Montalcino, dopo una relazione vissuta inizialmente con grande riservatezza e poi diventata inevitabilmente pubblica.

            La loro era stata una delle coppie più osservate e raccontate degli ultimi anni. Poi qualcosa si è rotto e, con il tempo, sono arrivate anche tensioni e reazioni pubbliche.

            Turci oggi ne parla senza trasformare il nuovo disco in un processo all’ex moglie. Anzi, quando le viene attribuita una canzone riferita a Pascale, respinge apertamente l’interpretazione.

            Ma proprio per questo acquistano ancora più peso le poche parole che sceglie per descrivere la separazione.

            Un taglio netto.

            Così netto da rendere quasi irreale ciò che è accaduto prima.

            È una delle immagini più fredde che si possano usare per raccontare la fine di un matrimonio: non una ferita ancora aperta, ma qualcosa che appartiene a una dimensione ormai talmente lontana da sembrare quasi immaginaria.

            Sette anni senza un disco, poi il ritorno a casa sblocca tutto

            Amore a dismisura arriva il 2 ottobre, sette anni dopo l’ultimo album di inediti di Paola Turci. Nel frattempo un altro disco era stato praticamente scritto: nel 2022 la cantante aveva lavorato a un progetto intero, salvo poi decidere di lasciarlo nel cassetto perché non lo sentiva davvero suo.

            Il nuovo lavoro nasce invece quasi di getto.

            Turci lo definisce pop, chiaro e diretto, ma lontano dall’ossessione per la radio e dalle formule costruite per funzionare necessariamente a Sanremo. Dentro ci sono strumenti veri e un’anima che guarda anche al rock, con collaborazioni e scritture che coinvolgono tra gli altri Motta e Francesco Bianconi.

            Eppure Sanremo resta una porta socchiusa.

            Alla domanda se presenterà una canzone al Festival, Paola non dice di no. Al momento, spiega, non avrebbe il brano giusto, ma ha scritto altro materiale e quindi lascia aperta la possibilità: «Vedremo».

            Prima ci saranno i concerti e soprattutto questo album che sembra segnare molto più di un semplice ritorno discografico.

            Paola riparte da sola: «Che amore è se poi perde il suo senso?»

            Dietro Amore a dismisura resta infatti una donna che sembra essersi posta domande parecchio scomode sui rapporti sentimentali.

            Perché continuiamo a commettere gli stessi errori? Perché a volte cerchiamo aiuto proprio nelle persone che non riescono a darcelo? E soprattutto quando una relazione smette di essere ciò che pensavamo fosse?

            Sono interrogativi che inevitabilmente faranno cercare Francesca Pascale dietro ogni verso.

            Turci sembra saperlo.

            Ma questa volta non vuole che il suo disco venga letto semplicemente come l’autopsia musicale di un matrimonio finito. Dentro c’è inevitabilmente qualcosa della relazione, lo ammette lei stessa, ma il punto d’arrivo sembra essere un altro.

            La libertà.

            Paola Turci racconta di essere tornata nella propria città, nella propria casa e soprattutto in una dimensione che sentiva nuovamente sua.

            Del matrimonio resta un ricordo che oggi definisce quasi irreale.

            E forse la frase che racconta davvero la fine con Francesca Pascale non è quella sul «taglio netto».

            È quella pronunciata subito dopo:

            «Ero ebbra di felicità nell’essere tornata a casa mia».

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              Musica

              Dua Lipa, una di noi: selfie e abbracci a Milano, poi promette «Torno molto presto». Stefano De Martino la aspetta a Sanremo?

              La superstar passeggia tranquillamente nel cuore di Milano, si ferma per foto e autografi e abbraccia un ragazzo che le chiede quando tornerà a esibirsi in Italia. Quelle due parole riaccendono le voci sul corteggiamento del conduttore per il Festival 2027

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                Altro che superstar irraggiungibile, codazzo di bodyguard, auto con i vetri oscurati e fughe strategiche per evitare i fan. Dua Lipa a Milano sembra davvero una di noi. Telefonino in mano, si ferma in piazza della Scala e scatta fotografie mentre i passanti cominciano a riconoscerla. Quando qualcuno trova il coraggio di avvicinarsi, lei non mostra alcun fastidio. Sorride, firma autografi, si presta ai selfie e chiacchiera con i ragazzi che si ritrovano davanti una delle popstar più famose del pianeta.

                Durante uno di questi incontri arriva anche la domanda che rende la passeggiata milanese molto più interessante. Un ragazzo le chiede quando tornerà a esibirsi in Italia e Dua risponde «molto presto», prima di stringerlo in un forte abbraccio. Sono due parole, ma bastano per riaccendere una suggestione che circola ormai da settimane. Quel «molto presto» potrebbe voler dire Sanremo 2027, magari proprio al fianco di Stefano De Martino?

                Dua Lipa conquista Milano e quella risposta fa pensare a Sanremo

                La scena piace soprattutto perché non sembra costruita. Dua Lipa passeggia nel pieno centro di Milano e, invece di attraversarlo protetta da un muro invalicabile, si comporta quasi come una turista. Osserva piazza della Scala, fotografa ciò che ha intorno e lascia che i fan si avvicinino. Qualcuno le chiede una foto, altri vogliono un autografo o semplicemente salutarla. Lei si concede volentieri e trasforma l’incontro con una star internazionale in una chiacchierata sorprendentemente normale.

                Il tempismo di quel «molto presto», però, incuriosisce. Da settimane il nome di Dua Lipa circola attorno al Festival di Sanremo 2027, che Stefano De Martino condurrà e dirigerà artisticamente dal 16 al 20 febbraio. Le indiscrezioni non parlano soltanto di una possibile ospitata musicale. Dua potrebbe addirittura affiancare De Martino come co-conduttrice di una delle serate, un ruolo ben diverso dalla tradizionale apparizione della superstar internazionale.

                Stefano De Martino corteggia Dua Lipa per Sanremo 2027?

                Per ora nessuno ha ufficializzato la presenza della cantante e la frase pronunciata a Milano non può diventare una conferma. Quando hanno chiesto a De Martino delle indiscrezioni su Dua Lipa, il direttore artistico non ha confermato il suo nome. Ha però spiegato di voler portare al Festival grandi artisti internazionali capaci di impreziosire le cinque serate.

                De Martino non vuole trasformare Sanremo in una semplice passerella di celebrità, ma neppure rinunciare agli ospiti internazionali. In questo scenario Dua Lipa rappresenterebbe naturalmente un colpo enorme. Ecco perché sentirle promettere proprio adesso un ritorno in Italia «molto presto» alimenta inevitabilmente le voci. Potrebbe riferirsi a un concerto, a un impegno promozionale o a qualsiasi altro progetto, ma la coincidenza con le indiscrezioni sanremesi resta ghiotta.

                Dua Lipa all’Ariston sette anni dopo

                Dua Lipa conosce già molto bene il palco dell’Ariston. Nel 2020 partecipò al Festival durante la prima edizione condotta da Amadeus e portò sul palco “Don’t Start Now” con una spettacolare coreografia. Sette anni dopo potrebbe tornarci con uno status internazionale ancora più importante e soprattutto con un ruolo completamente diverso.

                L’ipotesi della co-conduzione rende ancora più intrigante la risposta data al fan milanese. Dua avrebbe potuto limitarsi a un sorriso oppure rispondere con un generico «spero presto». Ha invece scelto una formula molto più precisa: «Molto presto». Questo naturalmente non dimostra che abbia già raggiunto un accordo con Sanremo, ma basta per aggiungere un piccolo indizio alle indiscrezioni che circolano da settimane.

                Selfie, autografi e quell’abbraccio al fan

                Al di là di Sanremo, resta soprattutto l’immagine di una delle cantanti più famose al mondo che passeggia tranquillamente per Milano. Dua non fugge quando i passanti la riconoscono e non sembra infastidita dagli smartphone che compaiono intorno a lei. Firma autografi, sorride, posa per le fotografie e trova anche il tempo di abbracciare il ragazzo che le chiede quando potrà rivederla esibirsi nel nostro Paese.

                La scena sarebbe già bastata a conquistare i fan, ma quel «molto presto» le regala inevitabilmente un significato ulteriore. Per sapere se Dua Lipa stesse davvero lasciando un piccolo indizio bisognerà aspettare gli annunci ufficiali. Se il ritorno promesso dovesse portarla proprio all’Ariston accanto a Stefano De Martino, però, quella risposta apparentemente casuale pronunciata in piazza della Scala assumerebbe tutto un altro sapore.

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