Personaggi e interviste
Bad Bunny fa il timido davanti alle foto per Calvin Klein, ma il pubblico impazzisce: «Fa la figona e poi si vergogna»
Il conduttore gli mostra le immagini della campagna Calvin Klein e Bad Bunny prova a nascondersi per l’imbarazzo. La reazione del pubblico scatena risate e commenti divertiti sui social.
Bad Bunny può riempire gli stadi di mezzo mondo e infiammare i fan con il suo stile provocatorio, ma quando si tratta di rivedere le sue fotografie più sensuali sembra trasformarsi in un ragazzo quasi imbarazzato. È successo durante un programma televisivo, dove la superstar portoricana è stata protagonista di un siparietto che ha fatto impazzire il pubblico.
Il cantante, infatti, si è trovato davanti alcune immagini della campagna realizzata per Calvin Klein. Scatti che hanno fatto il giro del mondo e che lo mostrano in una veste particolarmente seducente. Ma anziché godersi il momento, Bad Bunny ha reagito con una timidezza che ha sorpreso tutti.
Bad Bunny prova a nascondersi davanti alle sue foto
Quando il conduttore ha mostrato le immagini in studio, l’artista ha iniziato a coprirsi il volto e a ridere visibilmente imbarazzato. Una scena che ha scatenato le risate del pubblico e trasformato l’intervista in uno dei momenti più divertenti della serata.
La reazione spontanea della star ha conquistato i presenti, che hanno accompagnato il tutto con applausi e urla di entusiasmo davanti alle celebri fotografie.
La reazione del pubblico diventa virale
Il video ha rapidamente fatto il giro dei social, dove in molti hanno commentato il contrasto tra l’immagine super sexy costruita nelle campagne pubblicitarie e il carattere apparentemente schivo mostrato in televisione.
Tra i commenti che hanno riscosso più successo ce n’è uno che riassume perfettamente il sentimento di tanti fan: «Lui fa la figona provocante e poi diventa timida».
Un’osservazione ironica che ha raccolto migliaia di reazioni e che ha contribuito a rendere ancora più virale il siparietto.
Dalla musica alla moda, la popstar continua a sorprendere
Negli ultimi anni Bad Bunny è riuscito a imporsi non soltanto come uno degli artisti più influenti della scena musicale internazionale, ma anche come una vera icona di stile.
Le collaborazioni con i grandi marchi e le campagne pubblicitarie hanno consolidato la sua immagine di artista capace di giocare con la moda e con la propria immagine pubblica. Ma dietro il personaggio sicuro e provocatorio, a quanto pare, continua a nascondersi un lato più spontaneo e impacciato che i fan sembrano apprezzare ancora di più.
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Personaggi e interviste
Anna Falchi senza filtri: «I calendari sexy? Il prezzo da pagare per fare carriera». E sul seno rifatto: «Non lo rifarei più»
Dai calendari sexy al seno rifatto, fino alla storia d’amore con il deputato della Lega Andrea Crippa, più giovane di 14 anni. Anna Falchi ripercorre i momenti più importanti della sua carriera e ammette: «Oggi non mi riconosco più in quelle immagini».
Anna Falchi guarda al passato con occhi molto diversi rispetto a trent’anni fa. L’attrice e conduttrice ripercorre gli anni che l’hanno trasformata in un sex symbol della televisione italiana e confessa che, se potesse tornare indietro, farebbe alcune scelte diverse. A partire dalla chirurgia estetica e dai celebri calendari sexy che hanno segnato una fase della sua carriera.
Pur senza rinnegare quel percorso, oggi ammette di non sentirsi più rappresentata da quell’immagine e racconta come siano cambiati il suo modo di vedere il corpo, il successo e perfino l’amore.







Anna Falchi: «Il seno rifatto? Con il senno di poi non lo farei»
Tra le confessioni più sorprendenti c’è quella sull’intervento al seno, affrontato quando era ancora giovanissima.
«Con seno di poi — una enne sola eh — non lo rifarei più», scherza Anna Falchi. «Il mio era piccolo, lo consideravo un’imperfezione, non lo era, la coppa di champagne va benissimo. Oggi a 18 anni si rifanno di tutto, naso, labbra, seno e non va bene. Sono interventi invasivi, io ho sofferto tanto».
L’attrice riconosce che quella scelta, dal punto di vista professionale, le abbia aperto molte porte. «Ammetto che mi ha portato fortuna. Però sarei potuta diventare un sex symbol anche senza. Lo considero un peccato di gioventù».
«I calendari sexy? Era il prezzo da pagare»
Anna Falchi affronta anche uno dei capitoli più iconici della sua carriera, quello dei calendari che negli anni Novanta contribuirono a consacrarla come simbolo di sensualità.
Oggi il giudizio è molto diverso. «Erano spudorati. Le donne avvenenti spesso hanno dovuto pagare questo prezzo per fare carriera. Però ormai è passato tanto tempo, sono cambiata. E non mi riconosco più in quelle immagini».
Parole che raccontano l’evoluzione del suo modo di vedere il mondo dello spettacolo e il ruolo delle donne, senza però cancellare una stagione che ha contribuito a renderla uno dei volti più popolari della televisione italiana.
Da Pippo Baudo a Fiorello: i ricordi degli anni d’oro
Nel ripercorrere la sua carriera, Anna Falchi dedica parole affettuose anche a Pippo Baudo, che la volle sul palco del Festival di Sanremo nel 1995.
«Un grande signore», lo definisce, ricordando la sua eleganza e il modo in cui le lasciava esprimere la propria personalità anche quando improvvisava in diretta.
Non manca un passaggio sul flirt con Fiorello nato proprio durante quel Festival. «Ancora? Sono passati più di trent’anni!», risponde sorridendo, liquidando con ironia uno dei gossip più celebri degli anni Novanta.
Andrea Crippa e quella separazione che li ha fatti ritrovare
Oggi il cuore di Anna Falchi appartiene ad Andrea Crippa, deputato della Lega, di quattordici anni più giovane di lei.
L’attrice smentisce le voci di continui alti e bassi nella loro relazione. «Non è vero, è successo soltanto una volta. Erano i primi tempi. Dopo sei mesi che stavamo insieme è finita».
La pausa, però, non è stata definitiva. «Siamo rimasti separati per parecchi mesi ma… la lontananza sai è come il vento… la fiamma era ancora accesa. Però bisognava riconquistarsi».
Sulla differenza d’età minimizza: «All’inizio forse ci pensavo, oggi no. Ce ne accorgiamo soltanto quando parliamo dei cartoni animati della nostra infanzia. Ed è una cosa che ci fa sorridere».
Personaggi e interviste
Achille Costacurta e la diagnosi di ADHD arrivata a 19 anni: quali sono i sintomi del disturbo negli adulti e come si cura
Disattenzione persistente, impulsività, agitazione e difficoltà a organizzare o concludere le attività: l’ADHD può accompagnare una persona anche nell’età adulta. La storia di Achille Costacurta riporta l’attenzione su una condizione che richiede una valutazione specialistica e non può essere diagnosticata attraverso semplici comportamenti isolati.
La diagnosi di ADHD ricevuta da Achille Costacurta a 19 anni ha permesso di rileggere sotto una luce diversa alcuni aspetti della sua infanzia e adolescenza. Martina Colombari ne ha parlato durante l’intervista a Belve, ricordando di aver compreso molto presto che il figlio non fosse soltanto un bambino particolarmente vivace o poco incline alle regole.
«Dai primi anni di Achille capii che qualcosa non andava. Non poteva essere soltanto il ragazzino birichino», ha raccontato a Francesca Fagnani. La diagnosi è però arrivata soltanto molti anni dopo, durante il ricovero del ragazzo in una struttura svizzera. Achille aveva già attraversato dipendenze, interventi sanitari e una fase adolescenziale molto difficile, della quale lui e la madre hanno scelto di parlare pubblicamente.
È necessario evitare una semplificazione: l’ADHD non spiega automaticamente ogni comportamento problematico, non coincide con una dipendenza e non può essere considerato da solo la causa di gesti autolesivi o condotte illegali. Può però incidere profondamente sulla capacità di controllare gli impulsi, organizzare la quotidianità e gestire le conseguenze delle proprie azioni.
Che cos’è l’ADHD e quando può essere diagnosticato
ADHD è l’acronimo inglese di Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, in italiano disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Si tratta di un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da sintomi persistenti di disattenzione, iperattività e impulsività, più intensi e invalidanti rispetto a quelli normalmente osservabili nelle persone della stessa età.
La condizione nasce durante l’infanzia, anche quando viene riconosciuta soltanto nell’adolescenza o nell’età adulta. Per formulare una diagnosi non basta essere distratti, irrequieti o disordinati: i sintomi devono essere presenti in più contesti, durare nel tempo e produrre un’effettiva compromissione della vita scolastica, lavorativa, familiare o sociale. Inoltre, alcuni segnali devono essere comparsi già nell’infanzia.
La valutazione richiede quindi colloqui clinici, ricostruzione della storia personale e familiare ed esclusione di altre condizioni che possono provocare manifestazioni simili. Ansia, disturbi dell’umore, consumo di sostanze, problemi del sonno e altre condizioni psichiatriche possono infatti rendere più complesso il quadro.
Quali sono i sintomi dell’ADHD negli adulti
Con la crescita, l’iperattività evidente dell’infanzia può diminuire o trasformarsi in un senso interno di agitazione. Negli adulti l’ADHD può manifestarsi attraverso difficoltà a mantenere la concentrazione, disorganizzazione, dimenticanze frequenti, incapacità di rispettare scadenze, tendenza a iniziare molte attività senza concluderle e problemi nel valutare le conseguenze immediate delle proprie decisioni.
Possono comparire anche impazienza, interruzioni continue durante le conversazioni, scarsa tolleranza dell’attesa, instabilità nella gestione degli impegni e difficoltà nelle relazioni. Non tutte le persone presentano gli stessi sintomi: alcune hanno soprattutto problemi di attenzione, altre mostrano prevalentemente iperattività e impulsività, mentre in altri casi le due dimensioni convivono.
Una diagnosi tardiva può aiutare la persona a comprendere difficoltà sperimentate per anni, ma non cancella le responsabilità individuali né offre una spiegazione unica per ogni evento della vita. Serve piuttosto a costruire un percorso terapeutico adeguato e a individuare strategie più efficaci.
Come si affronta il disturbo da deficit di attenzione
Il trattamento viene definito in base all’età, alla gravità dei sintomi, alle condizioni associate e alle necessità della singola persona. Può comprendere interventi psicologici, terapia cognitivo-comportamentale, sostegno alla famiglia, strategie organizzative e, quando indicato, farmaci prescritti e controllati da uno specialista.
L’obiettivo non è cambiare la personalità, ma ridurre l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana. Per un adulto può significare imparare a pianificare le attività, gestire il tempo, riconoscere l’impulsività e costruire routine più stabili. In presenza di dipendenze o altri disturbi, il percorso deve affrontare contemporaneamente anche quelle condizioni.
La vicenda di Achille Costacurta mostra soprattutto quanto una diagnosi possa arrivare tardi. Martina Colombari ha raccontato di aver chiesto aiuto quando la situazione familiare era diventata ingestibile e di aver affidato il figlio a professionisti, anche attraverso decisioni dolorose. Oggi Achille sostiene di aver superato la dipendenza dalle sostanze e attribuisce alla diagnosi un ruolo importante nella comprensione del proprio percorso. Resta però una storia personale: per riconoscere davvero l’ADHD servono specialisti, non test sui social o somiglianze con qualche sintomo letto online.
Personaggi e interviste
«Vergognati, sei vecchia e messa malissimo»: Licia Colò travolta dagli hater perde la pazienza e risponde agli insulti sui social
Dagli inviti ad andare in pensione alle accuse di farsi pagare dallo Stato: Licia Colò racconta la valanga di commenti comparsi sotto un suo contenuto. Poi ammette: «Da una parte non me ne frega niente, dall’altra però ferisce».
Licia Colò insultata sui social per la sua età, il suo aspetto fisico e persino per il fatto di continuare a lavorare. A scatenare il branco digitale non è stata una dichiarazione controversa, una lite televisiva o una provocazione politica, ma la semplice promozione di un evento in Sardegna. Tanto è bastato perché sotto il contenuto della conduttrice comparissero offese, volgarità e inviti a ritirarsi dalle scene.
Questa volta, però, Licia Colò ha deciso di non lasciar correre. Ha acceso la telecamera, pubblicato un video sui propri profili e letto alcuni dei messaggi ricevuti: «Vergognati, sei vecchia; ti fai dare i soldi dallo Stato, guardati, sei messa malissimo; vai in pensione, ritirati e cose insomma molto più volgari».
Licia Colò insultata sui social: «Chi vi autorizza a giudicare?»
Più che rispondere insulto per insulto, la conduttrice ha provato a mettere a fuoco il meccanismo che trasforma qualsiasi profilo pubblico in un bersaglio. «Com’è possibile che le persone si sentano autorizzate a dare dei giudizi sul lavoro di chiunque?», ha domandato nel filmato.
Il punto, per Licia Colò, non riguarda soltanto la maleducazione di qualche leone da tastiera con troppo tempo libero e pochissimo da dire. A colpirla è soprattutto l’uso dell’età come arma: «In quale società viviamo se viene utilizzata l’età anagrafica come un’offesa?». Una domanda semplice, che sul web sembra però quasi rivoluzionaria: un uomo con i capelli grigi diventa autorevole, una donna che supera una certa soglia dovrebbe invece chiedere scusa, sparire o almeno presentarsi davanti alla telecamera coperta da tre strati di filtri.
«Ho 64 anni e sono felice di mostrarmi acqua e sapone»
Licia Colò ha compiuto 64 anni il 7 luglio e non sembra vivere la propria carta d’identità come un verbale di condanna. Al contrario, ha rivendicato con serenità la scelta di mostrarsi senza artifici: «Io sono felice, ho 64 anni, sono felice di apparire acqua e sapone anche sui social, perché non me ne frega niente».
Il paradosso è tutto qui. Per anni i social hanno accusato i personaggi televisivi di essere finti, ritoccati, irraggiungibili. Quando una donna decide di mostrarsi con il proprio viso, la propria età e una normalissima luce naturale, parte immediatamente il tribunale del cedimento cutaneo. Troppo rifatta se nasconde le rughe, «messa malissimo» se non le nasconde: una gara truccata nella quale il bersaglio perde comunque.
La confessione di Licia Colò: «Dico che non m’importa, ma ferisce»
La parte più sincera del video arriva quando Licia Colò abbandona ogni posa da personaggio pubblico invulnerabile. «Ho fatto questo video perché ho deciso di rispondere», spiega. Poi corregge quasi in diretta la propria dichiarata indifferenza: «Da una parte non me ne frega niente, dall’altra però comunque ferisce».
Nessuna superdonna, dunque, e nessuna retorica del “basta ignorarli”. Le parole gratuite restano gratuite, ma possono colpire anche chi lavora davanti alle telecamere da oltre quarant’anni e dovrebbe ormai avere una corazza da carro armato. «Queste parole così gratuite non meritano l’attenzione di nessuno», conclude la conduttrice.
Migliaia di messaggi di solidarietà dopo lo sfogo
La risposta degli utenti non si è fatta attendere. Il video ha raccolto migliaia di commenti di sostegno, con moltissime persone schierate al fianco della conduttrice e pronte a ricordarle che gli insulti raccontano spesso più chi li scrive che chi li riceve.
Volto storico della televisione italiana, Licia Colò ha costruito gran parte della propria carriera raccontando viaggi, natura, ambiente e animali. Da Bim Bum Bam e L’Arca di Noè fino ad Alle falde del Kilimangiaro ed Eden – Un pianeta da salvare, è rimasta sullo schermo abbastanza a lungo da vedere cambiare la televisione, il pubblico e persino il modo di insultare. Prima serviva almeno una lettera con il francobollo. Oggi bastano un pollice, un profilo spesso senza nome e la convinzione che invecchiare sia una colpa riservata agli altri.
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