Personaggi e interviste
“Francesca, l’altra cosa mi piace di più”: Paola Iezzi provocante (e malinconica) a Belve
A dieci anni dalla separazione da Chiara, Paola Iezzi si apre come non mai: crisi, pensieri ossessivi, una pausa di sei mesi con il compagno storico e qualche battuta hot con Francesca Fagnani: “Mi piacciono le donne intelligenti e con piglio maschile, come lei… però preferisco il microfono!”
Paola Iezzi ha capito subito come funziona Belve. O entri con l’elmetto o ti siedi col tacco dodici e rispondi col sorriso. Lei, che un tempo insegnava all’Italia a ballare sul cubo con la sorella Chiara, oggi si prende la scena in solitaria. E lo fa con l’arte che conosce meglio: la provocazione.
«Mi sento un gay nel corpo di una donna», dice. La Fagnani, come da manuale, incalza: “Dentro o anche nei fatti?”. E qui Paola apre il ventaglio: «Ho sempre avuto un debole per le donne intelligenti e con un piglio un po’ maschile… un po’ come lei». Poi l’affondo: «Diciamo che l’altra cosa mi piace molto di più!».
L’altra cosa, per chi si fosse perso il sottotesto, è il caro vecchio “microfono”. Ma come sempre in Belve, dietro l’allusione arriva la confessione. E Paola, senza battere ciglio, toglie la maschera di performer e tira fuori quella più fragile: «Dopo lo scioglimento con Chiara ho cominciato a pensare alla morte. Mi sentivo persa, come se niente avesse più senso. È stato un periodo terribile. Poi mi sono detta: è arrivato il momento di farmi aiutare».
Quella frattura del 2013 tra le due sorelle Iezzi – che hanno segnato con il glitter e le vocali allungate un’epoca intera – ha lasciato cicatrici profonde. «Per un paio d’anni non ci siamo parlate», ammette. Chiara, dice, ha vissuto una crisi personale “molto complessa”. E nel frattempo anche il pubblico sembrava voltare pagina: «A un certo punto aveva bisogno di altro. Anche noi».
Dagli anni Novanta a oggi, la popstar è diventata una donna matura, ironica e consapevole. Ma non per questo meno pungente. Sul suo storico compagno, con cui sta da 18 anni, ammette: «Ci siamo lasciati per sei mesi. Lo dico qui per la prima volta». “Monogama o solo pigra?”, chiede la conduttrice. E Paola ride: “Forse entrambe le cose”.
Poi, inevitabile, arriva la domanda sull’incidente diplomatico con Arisa, in seguito alla presa di posizione della cantante su Giorgia Meloni. «Mi è dispiaciuta la reazione social. Lei ha il mio numero, ci siamo sentite tante volte. Questo sfogo pubblico mi ha davvero sorpreso». Insomma, un’amicizia musicale incrinata da una polemica politica mal digerita.
E mentre si parla di “dominazione” – sì, pure quella – Paola finge di schermirsi: «Credo di aver creato delle aspettative. Mi piace il linguaggio colorito, ma tutto nei limiti». Fagnani sorride, strizzando l’occhio: «Siamo lontanissimi dal video di Kamasutra». Ma il riferimento è troppo ghiotto, e Paola ribatte con la sua arma migliore: la malizia intelligente.
È in equilibrio costante tra ironia e confessione che la Iezzi regala una delle interviste più riuscite della stagione di Belve. Non si limita a “giocare alla belva”, ma si mette a nudo con un’eleganza che sa essere spudorata senza mai essere volgare, e vulnerabile senza mai scivolare nel patetico.
Il passato da popstar, le ombre post-pop, le relazioni che resistono e quelle che si sfaldano. Ma soprattutto quella sensazione da “diva fuoriposto” che la rende ancora oggi una delle figure più interessanti e spiazzanti del nostro showbiz. Con un piede nel revival e l’altro nell’autoanalisi, Paola Iezzi ha portato a Belve la sua verità più vera: quella che si racconta con un sorriso, anche quando dentro fa male.
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Personaggi e interviste
Donatella Rettore lascia il Veneto e torna a Roma dopo 22 anni: maxi terrazza e vista sui Castelli per la nuova vita di Dada
Dopo oltre due decenni lontana dalla Capitale, Donatella Rettore ha deciso di tornare a vivere a Roma insieme al marito Claudio Rego e ai loro cani. Una scelta che segna l’inizio di una nuova fase personale e artistica.
Certe storie d’amore, evidentemente, sono destinate a ricominciare. E quella tra Donatella Rettore e Roma non si era mai davvero interrotta. La cantante veneta, icona pop dall’anima punk-rock, ha infatti deciso di tornare a vivere nella Capitale dopo ben ventidue anni di lontananza.
Per i suoi fan romani è una notizia che sa quasi di regalo. Dada, come la chiamano affettuosamente i suoi seguaci storici, ha lasciato la villa con giardino di Castelfranco Veneto, che resterà comunque la sua seconda casa, e ha scelto un nuovo rifugio tra Talenti e la Bufalotta.
Il nuovo attico con vista sui Castelli romani
La nuova abitazione di Donatella Rettore è un attico con vista panoramica sui Castelli romani e una terrazza di ben 150 metri quadrati, perfetta per godersi i tramonti della Città Eterna.
Il trasloco è stato completato il 5 giugno. Con lei si sono trasferiti il marito Claudio Rego, sposato nel 2005, e gli inseparabili cani che da anni fanno parte della loro famiglia.
La cantante, però, ha mantenuto il massimo riserbo sulla novità.
Quel messaggio misterioso pubblicato sui social
Senza annunciare apertamente il trasferimento, il 4 giugno Donatella Rettore aveva lasciato un indizio sul proprio profilo Facebook.
«Per un pochino mi assento dai social… Piccola pausa molto opportuna…Vado a vivere. Prendo una pausa perchè sono super incasinata nella vita e nel lavoro che bisogna portarlo sempre avanti quando le idee ti fanno girare la testa! Ciao».
Parole che all’epoca avevano incuriosito i fan e che oggi assumono un significato completamente diverso.
Il ritorno nella città che non ha mai dimenticato
Rettore aveva lasciato Roma nel 2003, dopo aver trascorso trent’anni nello storico attico di Monte Mario, nella zona di Villa Miani e dell’Hilton. Una casa alla quale è sempre rimasta profondamente legata.
Adesso, a distanza di oltre vent’anni, l’artista è pronta a iniziare una nuova avventura nella città che considera ancora speciale. Il ritorno nella Capitale rappresenta anche uno stimolo creativo: Donatella Rettore sarebbe infatti molto ispirata e desiderosa di mettersi subito al lavoro su nuove canzoni, approfittando anche della maggiore vicinanza agli studi televisivi romani.
E chissà che i frequentatori della Roma by night non si imbattano presto in una delle artiste più iconiche e imprevedibili della musica italiana, tornata nella sua città del cuore con la stessa energia che l’ha sempre contraddistinta.
Personaggi e interviste
Brooke Shields rompe il silenzio su Pretty Baby: «Mi chiedevano se ero vergine, ero solo una bambina»
Brooke Shields ricorda gli anni più difficili della sua infanzia e il prezzo pagato per la celebrità. Dalle scene controverse di Pretty Baby alle pressioni subite da chi avrebbe dovuto proteggerla.
Oggi un film come Pretty Baby probabilmente non vedrebbe mai la luce. E a dirlo, con il peso dei ricordi e l’esperienza di una vita trascorsa sotto i riflettori, è proprio Brooke Shields. L’attrice americana è tornata a parlare di una delle opere più controverse della sua carriera e delle conseguenze che quel successo ebbe sulla sua infanzia.
Quando prese parte al film, Brooke Shields aveva appena 11 anni. Un’età in cui avrebbe dovuto preoccuparsi della scuola e dei giochi con le amiche. Invece, si trovò catapultata in un mondo che, a distanza di decenni, continua a suscitare discussioni.
Il ruolo di Pretty Baby che ancora fa discutere
«Nel film Pretty Baby sono stata costretta a interpretare una prostituta bambina».
Un’esperienza che oggi l’attrice guarda con occhi molto diversi rispetto a quelli della ragazzina che era allora. La pellicola, diretta da Louis Malle nel 1978, suscitò forti polemiche già all’epoca, ma trasformò Brooke Shields in una star internazionale.
Il prezzo della notorietà, però, fu altissimo.
«Mi chiedevano se ero vergine»
L’attrice ha raccontato anche il clima che circondava le sue apparizioni pubbliche.
«All’epoca, quando mi presentavo davanti ai giornalisti, mi facevano domande orribili come “Qual è la tua taglia di reggiseno?”, “Sei vergine?”, e io ero solo una bambina».
Parole che oggi suonano ancora più inquietanti e che fotografano un periodo storico molto diverso da quello attuale, in cui certi atteggiamenti erano spesso tollerati o addirittura considerati normali.
L’accusa alla madre e a chi avrebbe dovuto proteggerla
Brooke Shields non ha nascosto il dolore per quanto vissuto in quegli anni.
«Mia madre era alcolizzata ed era il mio manager; le persone che avrebbero dovuto proteggermi mi hanno invece gettato in pasto al sistema».
Una confessione durissima, con cui l’attrice punta il dito contro chi, invece di difenderla, permise che una bambina si trovasse esposta a pressioni e domande che oggi sarebbero considerate inaccettabili.
A quasi cinquant’anni dall’uscita di Pretty Baby, Brooke Shields continua così a rileggere quella stagione della sua vita con uno sguardo diverso, consapevole di quanto il mondo dello spettacolo sia cambiato e di quanto, all’epoca, la sua voce di bambina sia stata troppo spesso ignorata.
Personaggi e interviste
Orietta Berti usa l’intelligenza artificiale per le nuove canzoni e spiazza tutti: «Così lavoro meno»
Orietta Berti racconta a La Volta Buona il suo rapporto con l’intelligenza artificiale, l’eredità ai figli, i sensi di colpa per la famiglia e il matrimonio del figlio Otis. Con la solita ironia: «A me non piace andare ai matrimoni».
Orietta Berti ha 83 anni, sessant’anni di carriera e una capacità quasi sospetta di stare sempre un passo più avanti di molti colleghi molto più giovani. L’Usignolo di Cavriago, che ha venduto oltre sedici milioni di dischi e attraversato generazioni, mode e palinsesti, non ha alcuna intenzione di accomodarsi nel museo delle glorie passate. Anzi, negli ultimi anni ha fatto l’esatto contrario: si è rimessa in gioco con Fedez e Achille Lauro in “Mille”, è diventata volto amatissimo di “Che tempo che fa”, coach di “The Voice Senior”, protagonista di “Quelle brave ragazze” e ora sperimenta perfino con l’intelligenza artificiale.
Orietta Berti e le canzoni scritte con l’AI
Ospite di Caterina Balivo a “La Volta Buona”, Orietta ha confessato con la naturalezza di chi non ha paura del futuro: «Ho scritto nuove canzoni con l’intelligenza artificiale». Un’affermazione che detta da altri sembrerebbe una strategia da ufficio marketing, ma detta da lei diventa quasi una ricetta di casa. «Ci lavoro già da un po’ perché il mio tecnico mi fa il provino con una voce generata che assomiglia alla mia, così capisco subito se la canzone fa per me. In questo modo imparo a intonarmi di più e a lavorare meno». Il nuovo singolo, “Quadri, cuori, picche e fiori”, conferma che la seconda giovinezza di Orietta non è una trovata nostalgica, ma un modo tutto suo di restare dentro il presente.
L’eredità ai figli e il guardaroba da leggenda
Con la stessa ironia, la cantante ha parlato anche dell’eredità destinata ai figli Omar e Otis. «È vero che i figli, quando hanno i soldi, diventano bamboccioni», ha detto, prima di precisare: «Io non ho tanto da lasciargli perché ho investito tanto su me stessa, mi produco da sola i video e i dischi. Faccio tutto con i miei soldi». Ai figli, scherza, resteranno soprattutto «le camicie da notte e i miei abiti». E non sono pochi: il suo guardaroba conterebbe circa quattromila vestiti, indossati spesso una sola volta e forse, un giorno, destinati alla beneficenza. Dietro il sorriso, però, c’è anche un rimpianto: «Ho tanti sensi di colpa se penso al passato, perché i miei figli sono cresciuti con le nonne dal momento che io lavoravo sempre. Ho sbagliato, perché marito e figli devono essere la prima cosa nella vita. Poi viene il lavoro. Io ho fatto esattamente al contrario».
Il matrimonio di Otis e il rito delle uova
Sabato 13 giugno Orietta dovrà mettere da parte il lavoro per il matrimonio del figlio Otis con Lia Chiari, dopo sette anni di convivenza e due figlie, Olivia e Ottavia. «A me non piace andare ai matrimoni, ma a quello di mio figlio ci devo andare per forza», ha confessato con il suo solito candore. E se il tempo dovesse minacciare pioggia, ha già pronta la soluzione: «Se c’è brutto tempo vado dalle suore di Correggio, porto le uova e loro pregano tutta la notte. Il giorno dopo verrà il bel tempo». Le nozze saranno vicino al Po, con un’atmosfera «alla Don Camillo e Peppone», e saranno celebrate da don Guido Colombo, padre spirituale della cantante. Accanto a lei, come da 59 anni, ci sarà il marito Osvaldo Paterlini. Perché Orietta potrà anche usare l’intelligenza artificiale, ma il cuore resta analogico, emiliano e testardamente fedele.
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