Personaggi e interviste
Francesca Rettondini ricorda Alberto Castagna: “Mi conquistò con gesti d’amore, era un uomo d’altri tempi”
Ospite del programma di Caterina Balivo, Francesca Rettondini rievoca i momenti più intensi della sua relazione con Alberto Castagna. Tra differenza d’età e pressioni mediatiche, un amore fatto di attenzioni e piccoli gesti che l’attrice non ha mai dimenticato, rimanendogli accanto anche nei momenti più difficili della malattia.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, Francesca Rettondini ricorda con affetto Alberto Castagna, l’uomo che l’ha conquistata con piccoli gesti d’amore e premure che, come racconta, “oggi sembrano d’altri tempi”. Ospite di La volta buona, il talk show di Caterina Balivo su Rai 1, l’attrice ha ripercorso la sua relazione con il celebre conduttore, scomparso nel 2005 a causa di un problema cardiaco. “Piccoli pensieri, bigliettini, gesti d’amore… era così che mi conquistava. Era un uomo d’altri tempi,” racconta Rettondini, visibilmente emozionata nel rievocare un amore vissuto intensamente, nonostante le difficoltà.
La storia tra i due iniziò quando Francesca aveva solo 23 anni, mentre Castagna era già una figura affermata e ben più grande di lei. “L’età non è mai stata un problema,” spiega l’attrice, ricordando come l’amore tra loro fosse autentico e profondo. In quel periodo, la giovane Francesca stava uscendo da una relazione con un ragazzo più giovane, e il fascino maturo di Alberto, unito alla sua galanteria, la conquistarono completamente. Anche i suoi genitori non si opposero: “Mia madre si fidava delle mie scelte, non era una persona che giudicava dall’età o dai pregiudizi,” afferma Rettondini, spiegando come si sia sempre buttata a capofitto nelle sue storie d’amore.
La loro relazione, durata otto anni, non fu priva di ostacoli. “Era un uomo sotto i riflettori, e purtroppo ci sono finita anche io…” racconta Francesca, alludendo alle pressioni e alle difficoltà di una storia vissuta costantemente al centro dell’attenzione pubblica. A influire sul rapporto furono anche eventi esterni e tentazioni del passato: l’attrice rivela che, all’inizio della storia con Castagna, un suo ex si era rifatto vivo, chiedendole di sposarlo, ma lei comprese di essere ormai innamorata di Alberto e decise di non voltarsi indietro.
Quando la salute di Castagna iniziò a peggiorare, il conduttore trovò conforto nella vicinanza dell’ex moglie, Maria Concetta Romano, madre di sua figlia Carolina, nata nel 1992. Nonostante la separazione, Francesca gli rimase accanto nei momenti più difficili, accompagnandolo durante le lunghe degenze ospedaliere. “Anche se la nostra storia si era chiusa, ho continuato a stargli vicino,” afferma Rettondini. Fino all’ultimo, l’affetto e il legame tra i due sono rimasti intatti, tanto che Francesca lo sostenne fino alla fine, nel 2005, quando un ulteriore problema cardiaco pose fine alla vita del noto conduttore.
Quella tra Francesca Rettondini e Alberto Castagna è stata una storia d’amore che ha saputo andare oltre le convenzioni e il giudizio altrui, una relazione in cui i gesti, i sentimenti e la vicinanza hanno sempre avuto la meglio. Ancora oggi, l’attrice conserva il ricordo di un uomo che, con il suo stile e la sua galanteria, è riuscito a lasciare un segno profondo nella sua vita.
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Personaggi e interviste
Elio Finocchio è il “gay più bello d’Italia”: «Il mio cognome? Me lo tengo. Cambiarlo sarebbe stato una sconfitta»
Dipendente dell’Hard Rock Café, due volte volto delle campagne contro il bullismo, Finocchio spiega perché non ha mai pensato di rinunciare al cognome. «Mio padre mi propose di cambiarlo, ma significava non essere più parte della famiglia». E sulle app di incontri: «Tutto ridotto all’osso, come un fast food».

Una fascia, un cognome e una storia che si porta dietro da sempre. Elio Finocchio, 37 anni, romano, dipendente dell’Hard Rock Café, è stato incoronato “gay più bello d’Italia”. Un titolo che accoglie con orgoglio e ironia, consapevole che il suo nome – da sempre facile bersaglio di battute – è diventato parte integrante della sua identità. «È una cosa che nasce con me, me la porto da quando ero piccolo e mi ha fatto crescere immediatamente. Se non avessi reagito allora, oggi non sarei qui», racconta.






La vittoria ha riportato la corona nel Lazio dopo tredici anni. Per lui è soprattutto il simbolo di un percorso di resilienza iniziato quando il padre gli propose, a diciott’anni, di cambiare cognome per evitargli prese in giro. «Gli dissi: “Papà, io non toccherò mai il mio cognome, perché cambiarlo significherebbe non essere più parte della famiglia. Sarebbe stata una sconfitta”». Una scelta che, col tempo, si è trasformata in forza. «Quando qualcuno mi prende in giro oggi è come se mi dicesse: buongiorno, come stai».
La sua prima settimana da “reggente” l’ha definita «una tranvata». Catapultato in interviste, social e riflettori, Finocchio avverte già il peso della responsabilità. «Sento di essere portavoce di una comunità che è sempre nell’occhio del ciclone per i diritti. Ci sta, e si va avanti a testa alta».
Il suo impegno non è nuovo: nel 2007 prestò il volto alle campagne della Gay Help Line e di Diritti Ora, diventando simbolo contro bullismo e discriminazioni. Ma dietro la fascia c’è anche un uomo che sogna una famiglia. «In Italia non mi sento discriminato, ma neanche tutelato appieno. Non mi sento al sicuro: c’è ancora troppa disinformazione, ignoranza e bigottismo».
Sulle app di incontri è netto: «Rispetto chi le usa, ma si è perso l’approccio umano. È tutto ridotto all’osso, come un fast food: voglio questo, me lo prendo. Io preferisco la vita reale, ridere, scherzare, parlare. Lo schermo riduce l’umanità».
Il suo nome oggi corre sui social, tra sfottò e sostegno. Lui sorride, abituato da sempre a convivere con quell’ironia. «Me lo tengo – dice – perché la vera vittoria è non darla mai vinta a chi ti prende in giro».
Personaggi e interviste
Stefano De Martino e il provino ad Amici: “Avevo impegnato i gioielli della comunione per arrivarci”
Il ballerino racconta come è iniziata la sua carriera nello spettacolo e i sacrifici fatti per entrare nella scuola di Maria De Filippi. Tra ansie e difficoltà, l’incontro con Maria e la seconda chance che gli ha cambiato la vita.

Stefano De Martino è ormai un volto noto della televisione italiana, ma il suo percorso verso il successo non è stato affatto facile. In una recente intervista il ballerino e conduttore ha ripercorso i momenti più difficili dei suoi inizi, raccontando il retroscena del suo primo provino per entrare nella scuola di Amici, il talent show che lo ha lanciato nel mondo dello spettacolo.
Un provino mancato e il sacrificio per realizzare un sogno
Era un giovane Stefano quello che, con il cuore in gola e poche risorse economiche, si presentava al suo primo provino per Amici. “Per quel provino avevo impegnato i gioielli che mi avevano regalato alla comunione. Te lo giuro, non avevo i soldi per tornare a casa”, ha raccontato, rivelando il sacrificio compiuto per poter partecipare.
L’ansia però giocò un brutto scherzo: “Io preso dall’ansia svengo, non faccio il provino”. Fuori dagli studi di Cinecittà, Stefano, scoraggiato e senza sapere come tornare a casa, fu notato da una ragazza della produzione che gli chiese perché fosse ancora lì. Dopo averle spiegato la situazione, la produzione gli mise a disposizione un’auto per riportarlo a casa, evitando così di lasciarlo a piedi.
L’incoraggiamento della madre e il secondo tentativo
Tornato dalla madre, De Martino non poteva immaginare che la sua avventura non fosse ancora finita. La madre, intuendo quanto quel sogno fosse importante per lui, decise di iscriverlo nuovamente ai provini. Un gesto che rappresentò un vero e proprio incoraggiamento a non arrendersi, nonostante le difficoltà e il primo fallimento.
Anche questa volta, però, il destino sembrava volergli mettere i bastoni tra le ruote. Nonostante gli sforzi e la passione dimostrata, Stefano non venne scelto inizialmente. Ma il colpo di scena era dietro l’angolo.
L’incontro con Maria De Filippi e il colpo di fortuna
“Ad un certo punto, sento una mano sulla spalla”, racconta emozionato Stefano. Era Maria De Filippi. La conduttrice, osservando la sua esibizione, notò qualcosa di speciale in quel ragazzo impacciato ma determinato. Si rivolse alla commissione con parole che cambiarono il destino di De Martino: “Questo ragazzo non mi sembra così male, lo teniamo?”. La risposta unanime fu un sì, e da quel momento iniziò la sua avventura nel programma che lo avrebbe portato al successo.
Un percorso di riscatto e successo
Da allora, la carriera di Stefano De Martino è stata un crescendo di successi. Da ballerino di Amici a conduttore televisivo, Stefano ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, dimostrando che con determinazione e un pizzico di fortuna, anche i sogni più difficili possono diventare realtà.
Personaggi e interviste
Ambra Angiolini: “Sul set della mia bulimia non reciterò. Ma di notte scrivo e mando tutto a Renga”
L’ultima puntata di Non è la Rai la girò in piena bulimia. Oggi Ambra Angiolini ne parla con lucidità e poesia. Sta scrivendo il film tratto dal suo libro InFame, ma senza recitarvi. “È una storia troppo mia. Preferisco affidarla a un’attrice che non sono io”

«All’ultima puntata di Non è la Rai ero nel pieno della bulimia», dice Ambra Angiolini con quella sua sincerità spiazzante, che da anni la rende una delle voci più autentiche dello spettacolo italiano. Oggi, a distanza di tempo, quella ferita è diventata parola, poi libro e ora film. Sì, perché InFame, il memoir con cui l’attrice ha raccontato senza pudore la sua malattia, diventerà una pellicola. Ma sullo schermo, stavolta, Ambra non ci sarà.
«Non reciterò nel film tratto da InFame. Ho deciso di scriverlo, ma non voglio interpretarlo. È una storia molto personale, una ferita che mi ha insegnato tanto», ha raccontato in un’intervista a la Repubblica. Nessuna voglia di rivivere da attrice quello che ha già vissuto nella carne. «Quando l’ho scritto, ho capito quanto fosse tragicomico, e a tratti pericoloso, ciò che avevo attraversato», ha aggiunto. Il film sarà quindi il racconto crudo ma poetico di un’adolescenza vissuta sotto i riflettori, tra disturbi alimentari e sorrisi forzati in diretta.
Ambra, che oggi ha 47 anni, continua però a scrivere. Di notte, soprattutto. E c’è qualcuno che riceve tutto, in anteprima. «A Francesco Renga mando ogni cosa che scrivo. Di notte, gli inoltro pagine, idee, pensieri. Abbiamo un bellissimo scambio. Forse è il nostro modo di volerci ancora bene». Parole che raccontano un’intimità che va oltre la fine di una relazione. Una complicità che resta, tra due persone che hanno condiviso la vita e oggi condividono la parola.
Il film è in fase di scrittura. Il cast ancora top secret, ma una cosa è certa: non sarà un biopic agiografico, né una lacrimosa parabola di redenzione. Ambra vuole raccontare la verità, con ironia e schiettezza. Quella verità che da adolescente non poteva permettersi, mentre tutti la guardavano danzare felice in TV, mentre dentro combatteva una battaglia silenziosa.
Un lavoro di memoria, certo. Ma anche di giustizia. Perché ogni ferita, se raccontata, può diventare bellezza. E magari, anche cura.
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