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Personaggi e interviste

Quella cotta per Miriana Trevisan che Mauro Repetto degli 883 non ha mai dimenticato

In una sua recente ospitata nel programma La volta buona di Caterina Balivo, l’ex membro dei pavesi 883 rispolvera quell’antica passione per la showgirl Miriana Trevisan, napoletana come la conduttrice del programma.

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    La volta buona, il programma condotto dalla sempre scoppiettante Caterina Balivo, spesso e volentieri rinverdisce antiche storie, a beneficio dei telespettatori malati di nostalgia. Di recente è passato pure Mauro Repetto, sia per raccontare l’amicizia ritrovata con Max Pezzali e le estati a Riccione con gli 883, Amadeus, Fiorello e compagnia bella. Una irripetibile stagione raccontata anche nella serie di successo andata in onda su Sky, della quale si sta preparando la seconda stagione.

    Balivo contestuale, in mood anni ’90

    La Balivo accoglie Mauro in studio con un look anni ’90 per celebrare il suo successo con gli 883. Insieme a Max Pezzali, infatti, lui ha conquistato moltissimi successi e l’amore del pubblico che, dopo anni dall’addio, ancora non dimentica il duo. Attualmente Repetto abita a Parigi con la sia famiglia, la moglie (con cui è sposato dal 2002) e i due figli, Carla e Dean di 17 e 19 anni.

    Il rapporto con l’amico Max

    A La volta buona racconta: «Max Pezzali? È ancora il mio migliore amico. Con lui ho vissuto i momenti migliori della mia vita». Poi ad un certo punto gli 883 si sono sciolti e Mauro è partito per l’America. «Con canzoni come “Come Mai”, vedevo Max Pezzali cantare, lui era un crooger e io non mi sono sentito morire, anzi! Mi gasavo un botto e sono partito per l’America perché volevo vivere l’American Dream».

    Altro che uomo ragno…

    La reazione del papà, dopo il suo annuncio, non è stata certamente delle migliori: «Quando sono andato via, mio padre mi disse: “Tu non hai ucciso l’uomo ragno, hai ucciso la gallina dalle uova d’oro”».

    L’incontro con Miriana

    Repetto, divertito e perfettamente a suo agio, ha ricordato anche le estati passate a lavorare a Riccione insieme al gruppo composto da Fiorello, Max Pezzali e Amadeus. A Caterina Balivo, l’artista racconta che era proprio Fiorello ad essere il più performante con le ragazze, facendo sempre più conquiste di tutti gli altri, con il suo savoir faire e la simpatia. Mentre tutti gli altri – lui compreso – erano “di categoria inferiore”. La conduttrice a quel punto non manca l’occasione di girare il coltello nella piaga: «Effettivamente anche io avrei scelto Fiorello, poi gli altri». A Riccione erano presenti anche le ballerine di Non è la Rai e tra le tante ragazze, Mauro Repetto ha confessato di aver avuto una cotta per Miriana Trevisan, ma che non ha mai osato presentarsi perché per lui, «Miriana era inarrivabile». Come la famosa ragazza di una delle hit degli 883, Sei un mito.

    La Trevisan come Cupido

    Trent’anni dopo, la Balivo compieil miracolo e fa incontrare Mauro proprio con Miriana Trevisan, manco fossimo a Carramba che sorpresa! L’ex 883 non perde tempo: «Ci posso provare 30 anni dopo?», scherzando, mentre il pubblico gli ricordava che è sposato. Balivo sibillina ironizza: «Ma Parigi è lontana…».

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      Eva Grimaldi choc: “Ho rischiato la vita per una protesi”. Operata d’urgenza al seno

      L’attrice rivela a La Volta Buona di aver rischiato la vita per una capsulite: “Dolore fortissimo, la protesi si era spostata”. Decisivo l’intervento della moglie Imma Battaglia.

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        Eva Grimaldi rompe il silenzio e racconta un momento che poteva finire molto peggio. Ospite a La Volta Buona, l’attrice ha rivelato di essere stata operata d’urgenza al seno appena tredici giorni fa, dopo una complicazione improvvisa legata a una protesi. Un episodio che, nelle sue parole, ha assunto contorni drammatici: “Ho rischiato la vita per la protesi”.

        Il racconto parte da un segnale preciso, un dolore improvviso e forte, che non lasciava spazio a dubbi. “Ho sentito un dolore, si era spostata”, spiega, descrivendo quel momento in cui qualcosa ha smesso di funzionare come avrebbe dovuto. Da lì la corsa, la diagnosi e la necessità di intervenire subito.

        Il dolore e la diagnosi
        A causare tutto è stata una capsulite, una patologia infiammatoria cronica che colpisce il tessuto attorno alla protesi, provocando rigidità e sofferenza. Una condizione che può diventare molto dolorosa e che, nel caso di Eva Grimaldi, ha richiesto un intervento urgente.

        Il dolore, racconta, era ormai insostenibile. Un segnale che il corpo stava mandando con chiarezza e che non poteva essere ignorato. Da lì la decisione dei medici di procedere senza esitazioni.

        Il ruolo decisivo di Imma Battaglia
        Accanto a lei, fin dall’inizio, c’era Imma Battaglia, che Eva chiama affettuosamente “marita”. Ed è stata proprio lei a capire per prima che qualcosa non andava. “Da due mesi continuava a dirmi che il seno si stava gonfiando”, racconta l’attrice.

        Un’intuizione che si è rivelata fondamentale. Perché spesso sono proprio i dettagli, quelli che si notano giorno dopo giorno, a fare la differenza tra un problema ignorato e uno affrontato in tempo.

        Il ritorno alla normalità
        Oggi Eva Grimaldi sta bene. Grazie all’intervento dei medici e alla tempestività con cui si è agito, la situazione è rientrata e l’attrice può guardare a quanto accaduto come a un grande spavento ormai superato.

        Resta il racconto, diretto, senza filtri, di un’esperienza che ha toccato da vicino la sua salute. E che riporta l’attenzione su quanto anche interventi considerati comuni possano nascondere complicazioni impreviste.

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          Kevin Spacey, la rivincita in tribunale: dopo lo scandalo di House of Cards arriva la svolta legale

          Dopo il licenziamento del 2017 per accuse di molestie, Kevin Spacey testimonia in tribunale contro la produzione di House of Cards. La società perde la causa contro l’assicurazione.

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            Vendetta, sì. Ma questa volta senza riflettori, senza copione e soprattutto senza applausi. Kevin Spacey torna al centro della scena, ma lo fa in tribunale. E il risultato è uno di quelli che pesano. L’attore ha testimoniato nella causa che vedeva coinvolta la casa di produzione di House of Cards e, alla fine, a perdere è stata proprio la società, sconfitta nel contenzioso contro la compagnia assicurativa.

            Una svolta che riporta il nome di Spacey dentro una storia che sembrava chiusa anni fa. Era il 2017 quando l’attore venne licenziato dalla serie, travolto dalle accuse di molestie sessuali risalenti al 1986. Da lì, la caduta. L’uscita immediata dal progetto e la fine anticipata di una delle serie più iconiche degli ultimi anni.

            Il ritorno in tribunale
            Oggi, a distanza di tempo, Kevin Spacey rientra nella vicenda da un’altra porta: quella legale. La sua testimonianza è diventata uno degli elementi centrali nel procedimento che opponeva la produzione alla compagnia assicurativa, chiamata a rispondere delle perdite legate allo stop della serie.

            Un passaggio delicato, perché riapre inevitabilmente una pagina complessa, fatta di accuse, decisioni drastiche e conseguenze pesanti per tutti i soggetti coinvolti.

            Il caso House of Cards e il crollo improvviso
            House of Cards non era una serie qualsiasi. Era uno dei simboli della nuova televisione globale, un prodotto capace di ridefinire le regole del successo seriale. E Kevin Spacey ne era il volto.

            Il suo licenziamento improvviso, nel pieno dello scandalo, aveva segnato una rottura netta. La produzione aveva scelto di tagliare ogni legame, una decisione che aveva avuto ripercussioni immediate anche sulla continuità del progetto.

            Una vicenda che continua a far discutere
            La sconfitta della casa di produzione nella causa contro l’assicurazione aggiunge un nuovo capitolo a una storia che non smette di far discutere. Non è un ritorno artistico, non è una riabilitazione pubblica, ma è comunque un passaggio che riporta Kevin Spacey dentro il racconto.

            E ancora una volta, tutto si muove su un equilibrio fragile. Tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che continua a produrre effetti. Anche lontano dalle telecamere.

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              Personaggi e interviste

              Gong Yoo conquista Firenze: la star di Squid Game manda in delirio i fan (e cita Guadagnino)

              Gong Yoo, volto simbolo di Squid Game, protagonista a Firenze: parla di libertà artistica e sorprende mostrando una frase di un film di Guadagnino che porta sempre con sé

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                Da Squid Game ai riflettori italiani, il passo è più breve di quanto sembri. Gong Yoo arriva a Firenze e trasforma il Florence Korea Film Fest in un evento globale. L’attore coreano, ormai simbolo dell’onda culturale che ha conquistato il mondo, si presenta con un mix perfetto di eleganza e semplicità, ma soprattutto con una cosa che i fan non dimenticheranno facilmente: una sorpresa che parla italiano.

                L’onda coreana conquista Firenze

                Il suo arrivo non è passato inosservato. Fan in delirio, attenzione mediatica altissima e un festival che, improvvisamente, cambia passo. Gong Yoo non è solo un ospite, è un fenomeno. Il volto di Squid Game incarna quella Corea che oggi detta tendenze, tra cinema, serie tv e cultura pop. E Firenze diventa per un attimo il centro di questo movimento.

                “Scelgo solo le storie in cui credo”

                Durante l’incontro, l’attore ha parlato della sua carriera con una lucidità che colpisce. Niente scelte casuali, niente compromessi: “Scelgo solo le storie in cui credo”. Una dichiarazione che spiega molto del suo percorso e del perché sia diventato un punto di riferimento internazionale. Non è solo talento, è visione.

                La sorpresa firmata Guadagnino

                Poi arriva il momento che accende definitivamente il pubblico. Gong Yoo prende il telefono e mostra una frase che porta sempre con sé: è tratta da un film di Luca Guadagnino. Un gesto semplice, ma potentissimo, che crea un ponte tra Corea e Italia, tra due mondi cinematografici che sembrano lontani ma che, improvvisamente, si toccano.

                E in quell’istante Firenze non è più solo una tappa di festival. Diventa il luogo in cui le storie si incontrano, si riconoscono e, per una sera, parlano la stessa lingua.

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