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Personaggi e interviste

Stefano De Martino e il provino ad Amici: “Avevo impegnato i gioielli della comunione per arrivarci”

Il ballerino racconta come è iniziata la sua carriera nello spettacolo e i sacrifici fatti per entrare nella scuola di Maria De Filippi. Tra ansie e difficoltà, l’incontro con Maria e la seconda chance che gli ha cambiato la vita.

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    Stefano De Martino è ormai un volto noto della televisione italiana, ma il suo percorso verso il successo non è stato affatto facile. In una recente intervista il ballerino e conduttore ha ripercorso i momenti più difficili dei suoi inizi, raccontando il retroscena del suo primo provino per entrare nella scuola di Amici, il talent show che lo ha lanciato nel mondo dello spettacolo.

    Un provino mancato e il sacrificio per realizzare un sogno

    Era un giovane Stefano quello che, con il cuore in gola e poche risorse economiche, si presentava al suo primo provino per Amici. “Per quel provino avevo impegnato i gioielli che mi avevano regalato alla comunione. Te lo giuro, non avevo i soldi per tornare a casa”, ha raccontato, rivelando il sacrificio compiuto per poter partecipare.

    L’ansia però giocò un brutto scherzo: “Io preso dall’ansia svengo, non faccio il provino”. Fuori dagli studi di Cinecittà, Stefano, scoraggiato e senza sapere come tornare a casa, fu notato da una ragazza della produzione che gli chiese perché fosse ancora lì. Dopo averle spiegato la situazione, la produzione gli mise a disposizione un’auto per riportarlo a casa, evitando così di lasciarlo a piedi.

    L’incoraggiamento della madre e il secondo tentativo

    Tornato dalla madre, De Martino non poteva immaginare che la sua avventura non fosse ancora finita. La madre, intuendo quanto quel sogno fosse importante per lui, decise di iscriverlo nuovamente ai provini. Un gesto che rappresentò un vero e proprio incoraggiamento a non arrendersi, nonostante le difficoltà e il primo fallimento.

    Anche questa volta, però, il destino sembrava volergli mettere i bastoni tra le ruote. Nonostante gli sforzi e la passione dimostrata, Stefano non venne scelto inizialmente. Ma il colpo di scena era dietro l’angolo.

    L’incontro con Maria De Filippi e il colpo di fortuna

    “Ad un certo punto, sento una mano sulla spalla”, racconta emozionato Stefano. Era Maria De Filippi. La conduttrice, osservando la sua esibizione, notò qualcosa di speciale in quel ragazzo impacciato ma determinato. Si rivolse alla commissione con parole che cambiarono il destino di De Martino: “Questo ragazzo non mi sembra così male, lo teniamo?”. La risposta unanime fu un sì, e da quel momento iniziò la sua avventura nel programma che lo avrebbe portato al successo.

    Un percorso di riscatto e successo

    Da allora, la carriera di Stefano De Martino è stata un crescendo di successi. Da ballerino di Amici a conduttore televisivo, Stefano ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, dimostrando che con determinazione e un pizzico di fortuna, anche i sogni più difficili possono diventare realtà.

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      Eva Grimaldi choc: “Ho rischiato la vita per una protesi”. Operata d’urgenza al seno

      L’attrice rivela a La Volta Buona di aver rischiato la vita per una capsulite: “Dolore fortissimo, la protesi si era spostata”. Decisivo l’intervento della moglie Imma Battaglia.

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        Eva Grimaldi rompe il silenzio e racconta un momento che poteva finire molto peggio. Ospite a La Volta Buona, l’attrice ha rivelato di essere stata operata d’urgenza al seno appena tredici giorni fa, dopo una complicazione improvvisa legata a una protesi. Un episodio che, nelle sue parole, ha assunto contorni drammatici: “Ho rischiato la vita per la protesi”.

        Il racconto parte da un segnale preciso, un dolore improvviso e forte, che non lasciava spazio a dubbi. “Ho sentito un dolore, si era spostata”, spiega, descrivendo quel momento in cui qualcosa ha smesso di funzionare come avrebbe dovuto. Da lì la corsa, la diagnosi e la necessità di intervenire subito.

        Il dolore e la diagnosi
        A causare tutto è stata una capsulite, una patologia infiammatoria cronica che colpisce il tessuto attorno alla protesi, provocando rigidità e sofferenza. Una condizione che può diventare molto dolorosa e che, nel caso di Eva Grimaldi, ha richiesto un intervento urgente.

        Il dolore, racconta, era ormai insostenibile. Un segnale che il corpo stava mandando con chiarezza e che non poteva essere ignorato. Da lì la decisione dei medici di procedere senza esitazioni.

        Il ruolo decisivo di Imma Battaglia
        Accanto a lei, fin dall’inizio, c’era Imma Battaglia, che Eva chiama affettuosamente “marita”. Ed è stata proprio lei a capire per prima che qualcosa non andava. “Da due mesi continuava a dirmi che il seno si stava gonfiando”, racconta l’attrice.

        Un’intuizione che si è rivelata fondamentale. Perché spesso sono proprio i dettagli, quelli che si notano giorno dopo giorno, a fare la differenza tra un problema ignorato e uno affrontato in tempo.

        Il ritorno alla normalità
        Oggi Eva Grimaldi sta bene. Grazie all’intervento dei medici e alla tempestività con cui si è agito, la situazione è rientrata e l’attrice può guardare a quanto accaduto come a un grande spavento ormai superato.

        Resta il racconto, diretto, senza filtri, di un’esperienza che ha toccato da vicino la sua salute. E che riporta l’attenzione su quanto anche interventi considerati comuni possano nascondere complicazioni impreviste.

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          Kevin Spacey, la rivincita in tribunale: dopo lo scandalo di House of Cards arriva la svolta legale

          Dopo il licenziamento del 2017 per accuse di molestie, Kevin Spacey testimonia in tribunale contro la produzione di House of Cards. La società perde la causa contro l’assicurazione.

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            Vendetta, sì. Ma questa volta senza riflettori, senza copione e soprattutto senza applausi. Kevin Spacey torna al centro della scena, ma lo fa in tribunale. E il risultato è uno di quelli che pesano. L’attore ha testimoniato nella causa che vedeva coinvolta la casa di produzione di House of Cards e, alla fine, a perdere è stata proprio la società, sconfitta nel contenzioso contro la compagnia assicurativa.

            Una svolta che riporta il nome di Spacey dentro una storia che sembrava chiusa anni fa. Era il 2017 quando l’attore venne licenziato dalla serie, travolto dalle accuse di molestie sessuali risalenti al 1986. Da lì, la caduta. L’uscita immediata dal progetto e la fine anticipata di una delle serie più iconiche degli ultimi anni.

            Il ritorno in tribunale
            Oggi, a distanza di tempo, Kevin Spacey rientra nella vicenda da un’altra porta: quella legale. La sua testimonianza è diventata uno degli elementi centrali nel procedimento che opponeva la produzione alla compagnia assicurativa, chiamata a rispondere delle perdite legate allo stop della serie.

            Un passaggio delicato, perché riapre inevitabilmente una pagina complessa, fatta di accuse, decisioni drastiche e conseguenze pesanti per tutti i soggetti coinvolti.

            Il caso House of Cards e il crollo improvviso
            House of Cards non era una serie qualsiasi. Era uno dei simboli della nuova televisione globale, un prodotto capace di ridefinire le regole del successo seriale. E Kevin Spacey ne era il volto.

            Il suo licenziamento improvviso, nel pieno dello scandalo, aveva segnato una rottura netta. La produzione aveva scelto di tagliare ogni legame, una decisione che aveva avuto ripercussioni immediate anche sulla continuità del progetto.

            Una vicenda che continua a far discutere
            La sconfitta della casa di produzione nella causa contro l’assicurazione aggiunge un nuovo capitolo a una storia che non smette di far discutere. Non è un ritorno artistico, non è una riabilitazione pubblica, ma è comunque un passaggio che riporta Kevin Spacey dentro il racconto.

            E ancora una volta, tutto si muove su un equilibrio fragile. Tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che continua a produrre effetti. Anche lontano dalle telecamere.

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              Personaggi e interviste

              Gong Yoo conquista Firenze: la star di Squid Game manda in delirio i fan (e cita Guadagnino)

              Gong Yoo, volto simbolo di Squid Game, protagonista a Firenze: parla di libertà artistica e sorprende mostrando una frase di un film di Guadagnino che porta sempre con sé

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                Da Squid Game ai riflettori italiani, il passo è più breve di quanto sembri. Gong Yoo arriva a Firenze e trasforma il Florence Korea Film Fest in un evento globale. L’attore coreano, ormai simbolo dell’onda culturale che ha conquistato il mondo, si presenta con un mix perfetto di eleganza e semplicità, ma soprattutto con una cosa che i fan non dimenticheranno facilmente: una sorpresa che parla italiano.

                L’onda coreana conquista Firenze

                Il suo arrivo non è passato inosservato. Fan in delirio, attenzione mediatica altissima e un festival che, improvvisamente, cambia passo. Gong Yoo non è solo un ospite, è un fenomeno. Il volto di Squid Game incarna quella Corea che oggi detta tendenze, tra cinema, serie tv e cultura pop. E Firenze diventa per un attimo il centro di questo movimento.

                “Scelgo solo le storie in cui credo”

                Durante l’incontro, l’attore ha parlato della sua carriera con una lucidità che colpisce. Niente scelte casuali, niente compromessi: “Scelgo solo le storie in cui credo”. Una dichiarazione che spiega molto del suo percorso e del perché sia diventato un punto di riferimento internazionale. Non è solo talento, è visione.

                La sorpresa firmata Guadagnino

                Poi arriva il momento che accende definitivamente il pubblico. Gong Yoo prende il telefono e mostra una frase che porta sempre con sé: è tratta da un film di Luca Guadagnino. Un gesto semplice, ma potentissimo, che crea un ponte tra Corea e Italia, tra due mondi cinematografici che sembrano lontani ma che, improvvisamente, si toccano.

                E in quell’istante Firenze non è più solo una tappa di festival. Diventa il luogo in cui le storie si incontrano, si riconoscono e, per una sera, parlano la stessa lingua.

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