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Personaggi e interviste

Vittorio Feltri piange la moglie Enoe: «Ho scoperto di amarla quando è morta, ho sentito un tonfo nell’animo»

Dall’incontro al brefotrofio di Bergamo alla famiglia costruita insieme, Feltri racconta la donna che accolse le sue gemelle rimaste orfane e gli rimase accanto per tutta la vita: «Mi ha assistito più di un medico, di un confessore, di un’amica».

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    «Sono demoralizzato. Ho scoperto di amare mia moglie quando è morta: ho sentito come un tonfo nel mio animo, non mi riprenderò più». Vittorio Feltri affida a poche parole, pronunciate con la voce spezzata, il dolore per la scomparsa della moglie Enoe Bonfanti, morta a 88 anni dopo 58 anni di matrimonio.

    Seduto nella sua casa, con i figli Mattia e Saba in un’altra stanza e accanto gli affetti rimasti, compresi gli amati gatti Ciccio e Rosso, il giornalista ripercorre una vita condivisa con una donna riservata, capace di accogliere le sue ferite e di tenere insieme una famiglia nata da una tragedia. «Questo è vero, ho degli affetti. Ma non ho mai amato nessuno come mia moglie. E ora lei non c’è più».

    L’incontro al brefotrofio e le gemelle rimaste senza madre

    Feltri conobbe Enoe al brefotrofio di Bergamo, dove aveva portato le figlie gemelle dopo la morte della loro madre. Era vedovo, disperato e senza denaro. Lei lavorava nella struttura e mostrò subito un affetto particolare per le bambine.

    «La Bonfanti mi ha salvato la vita. E l’ha salvata alle mie gemelle, che erano rimaste orfane piccolissime, e che lei ha amato come fossero sue. E poi ha fatto altri due figli con me, che hanno tutti studiato, bravissimi. Il merito è stato suo, che era migliore di me».

    A colpirlo furono la sua eleganza, l’educazione e la dolcezza con le piccole. «Era una signora educata, raffinata, aveva delle belle gambe. Ed era molto affettuosa con le mie piccole. Cominciai a corteggiarla, ma lei mi mandò al diavolo. Una volta, due volte, tre volte, finché non la convinsi a uscire a cena».

    La madre di Enoe avrebbe preferito per la figlia un pretendente facoltoso. Feltri, invece, si presentava con due bambine e una vita ancora da ricostruire. Lei lo scelse ugualmente e crebbe le gemelle come proprie figlie.

    Cinquantotto anni tra assenze, rispetto e piccoli riti

    Il lavoro teneva spesso Feltri lontano da casa, anche per un mese intero. Enoe ne soffriva, ma non gli impose mai limiti. Al suo ritorno preparava la casa «come a carnevale, con i nastri», mentre lui le portava un regalo. Una volta al mese uscivano a cena da soli, «come due fidanzati».

    La Bonfanti leggeva tutti i suoi articoli, seguiva le sue apparizioni televisive, ma non cercava mai di interferire. Il loro rito era la conversazione serale. «Discutevamo quando non eravamo d’accordo, ma sempre con rispetto. Ho anche smesso di bestemmiare in sua presenza, perché le dava fastidio. Il suo linguaggio era sempre misurato e appropriato. Mi piaceva ascoltarla. Avevamo un rito: la nostra chiacchierata serale. Eravamo come due vecchissimi compagni di scuola che possono parlare di qualsiasi cosa».

    Il bacio della buonanotte fino all’ultimo giorno

    Feltri non si aspettava che Enoe morisse. Era già stata male, ma sembrava essersi ripresa. In ospedale, guardandola, capì che questa volta non sarebbe tornata a casa. «Quando poi è arrivato il peggio, mi sono chiuso in bagno per un’ora a piangere. Mi consola che la raggiungerò presto».

    Il ricordo più intimo resta quello delle loro notti insieme: «Abbiamo sempre dormito insieme. E fino all’ultimo giorno in casa, ci siamo dati il bacio della buonanotte».

    Alla domanda sul regalo più bello ricevuto dalla moglie, Feltri non indica un oggetto, ma ciò che Enoe gli ha donato per quasi sei decenni: «La pazienza, su molte cose. Teneva i miei abiti come fossero reliquie, voleva che fossi sempre perfetto. Si è presa cura di me e mi ha assistito più di un medico, di un confessore, di un’amica».

    I funerali di Enoe Bonfanti si svolgeranno alle 14.45 nella chiesa di San Luca Evangelista a Milano.

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      Fedez portato in ospedale a Milano: il rapper arriva in ambulanza al Fatebenefratelli per accertamenti

      L’artista sarebbe stato trasferito al Fatebenefratelli per problemi gastrici. Proprio nello stesso ospedale, nel 2023, era stato operato d’urgenza per un’emorragia interna legata al sanguinamento di alcune ulcere.

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        Fedez è stato portato in serata al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il rapper sarebbe arrivato in ambulanza per alcuni problemi gastrici, anche se al momento non sono stati diffusi aggiornamenti ufficiali sulle sue condizioni.

        La notizia ha subito creato apprensione tra i fan, anche alla luce dei precedenti problemi di salute affrontati dall’artista negli ultimi anni. Federico Leonardo Lucia, questo il nome all’anagrafe, era già stato ricoverato proprio nella stessa struttura nel 2023, quando era stato operato d’urgenza per un’emorragia interna provocata dal sanguinamento di alcune ulcere.

        Il trasporto in pronto soccorso

        L’arrivo al Fatebenefratelli sarebbe avvenuto in serata, con il trasferimento in ambulanza verso il pronto soccorso dell’ospedale milanese. Le prime informazioni parlano di disturbi gastrici, ma il quadro resta da chiarire.

        Non risultano, per ora, comunicazioni dirette da parte del rapper né messaggi pubblicati sui suoi canali social. Proprio per questo, ogni valutazione sulle sue condizioni richiede cautela.

        Il nome della struttura ha riportato alla memoria il ricovero del 2023, quando Fedez aveva vissuto uno dei momenti più delicati del suo percorso sanitario.

        Gli interventi degli ultimi anni

        La salute del rapper è stata spesso al centro dell’attenzione pubblica. Nel 2022 Fedez era stato operato all’ospedale San Raffaele di Milano per l’asportazione di un tumore al pancreas.

        L’anno successivo era arrivato il ricovero al Fatebenefratelli per l’emorragia interna. Un episodio serio, legato al sanguinamento di alcune ulcere, che aveva richiesto un intervento urgente.

        Nel 2024, dopo un altro ricovero, l’artista aveva ringraziato i medici con parole molto dirette: «Grazie ai medici che mi hanno salvato prima che fosse troppo tardi». Una frase che aveva restituito la gravità del momento e il sollievo per l’intervento tempestivo.

        Un periodo personale intenso

        L’accesso in pronto soccorso arriva in giorni particolarmente importanti per Fedez anche sul piano privato. Il rapper è diventato da poco padre per la terza volta: la compagna Giulia Honegger ha dato alla luce Edoardo Lupo.

        Il piccolo si aggiunge a Leone e Vittoria, i figli nati dal matrimonio con Chiara Ferragni. Una nuova fase familiare, dunque, che si intreccia con l’attenzione per le condizioni di salute dell’artista.

        Per il momento resta l’attesa di eventuali aggiornamenti. Le prime informazioni parlano di problemi gastrici, ma sarà necessario attendere comunicazioni più precise per capire l’evoluzione della situazione.

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          Personaggi e interviste

          Raoul Bova, un anno dopo gli audio privati parla della ferita che gli hanno lasciato: «I social sono un terreno per mercenari»

          Dopo la fine della relazione con Rocío Muñoz Morales e l’inizio della storia con Beatrice Arnera, Bova racconta la pausa scelta per ritrovarsi e difende il proprio ruolo di padre: «Cerco di essere presente e stare sempre in ascolto».

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            È trascorso un anno dal caso mediatico che ha stravolto la vita privata di Raoul Bova. Nel luglio 2025 Fabrizio Corona rese pubblici, senza il consenso dell’attore, alcuni messaggi e audio che Bova aveva inviato alla modella Martina Ceretti, allora ventitreenne. La vicenda provocò un’ondata di commenti, ironie e contenuti sui social e coincise con la fine della lunga relazione tra l’attore e Rocío Muñoz Morales.

            Oggi Bova è legato a Beatrice Arnera e torna a parlare di quei giorni in un’intervista al Corriere della Sera. Senza nascondere il peso che l’esposizione pubblica ha avuto su di lui, racconta di essersi allontanato per qualche tempo dal rumore che lo circondava: «Mi sono preso una pausa da tutto».

            Raoul Bova e la diffusione degli audio privati

            A colpire maggiormente l’attore non è stato soltanto il contenuto del racconto mediatico, ma la pubblicazione di conversazioni che riteneva private. «La violazione della privacy non è mai accettabile, e se devo dire la verità anche quando mia madre mi leggeva il diario, a 13 anni, mi arrabbiavo. Era una violenza», spiega.

            Gli audio e i messaggi indirizzati a Martina Ceretti vennero diffusi mentre circolavano indiscrezioni su un presunto tradimento ai danni di Rocío Muñoz Morales. La vicenda privata si trasformò rapidamente in uno degli argomenti più discussi dell’estate, coinvolgendo programmi televisivi, giornali e piattaforme social.

            Bova era consapevole che la propria notorietà avrebbe attirato attenzione, ma non immaginava che quelle conversazioni potessero assumere simili proporzioni: «Non mi aspettavo di vedere i miei messaggi diventare la cosa più importante da raccontare, a tutti i livelli sociali. I social sono un terreno per mercenari».

            Da «occhi spaccanti» alle parodie sui social

            Tra le espressioni contenute nei messaggi, «occhi spaccanti» diventò immediatamente virale. La frase rivolta alla modella diede origine a migliaia di video ironici, meme e imitazioni su Instagram e TikTok, fino a trasformarsi in un marchio registrato.

            L’attore aveva già affrontato pubblicamente il caso, spiegando di volerlo superare «a testa alta» e definendo «brutto vedere la propria vita privata spiattellata sui social». A distanza di un anno, il suo giudizio non cambia: la viralità ha cancellato il confine tra un fatto privato e un contenuto da consumare, commentare e trasformare in intrattenimento.

            Il caso ha segnato un prima e un dopo anche nella sua vita sentimentale. Il rapporto con Rocío Muñoz Morales, dal quale sono nate due figlie, attraversava già una fase di crisi, ma la pubblicazione degli audio e dei messaggi ha accompagnato la rottura definitiva dopo oltre dieci anni insieme.

            La fine con Rocío e il rapporto con i figli

            Dopo mesi complessi, Bova ha ricostruito la propria quotidianità e oggi vive una relazione con Beatrice Arnera. Nel parlare del passato, concentra però l’attenzione soprattutto sul rapporto con i figli e sulla necessità di proteggerli dalle conseguenze dell’esposizione mediatica.

            «Esistono libretti di istruzioni per qualsiasi cosa, ma non per fare i genitori. Cerco comunque di essere un padre presente, stare sempre in ascolto e fare del mio meglio», racconta. Una responsabilità che l’attore considera centrale mentre prova a lasciarsi alle spalle il clamore del 2025 e a ritrovare una dimensione privata dopo aver visto le proprie parole diventare materiale pubblico.

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              Personaggi e interviste

              Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, il patto con le figlie sull’uso del cellulare: «Io non vi controllo, ma parlate con noi»

              La figlia undicenne ha ricevuto un telefono senza Internet per partecipare a un campo scuola. Nessun controllo dei genitori, ma fiducia e dialogo: «Il divieto è una cura d’urgenza, poi deve arrivare la terapia».

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                Niente controlli segreti né intrusioni nei messaggi, ma un patto fondato sulla fiducia e sul dialogo. Luca Zingaretti racconta le regole stabilite insieme alla moglie Luisa Ranieri per gestire l’uso dello smartphone da parte delle loro figlie Emma, 15 anni, e Bianca, 11.

                Intervistato da Candida Morvillo per il Corriere della Sera, l’attore parte dalla propria esperienza e ammette di non essere immune dalla dipendenza dal telefono. Impegnato nella lettura di una sceneggiatura, ha provato a concentrarsi senza controllare continuamente lo schermo, ma il risultato non è stato quello sperato: «Ho fatto fatica».

                Secondo Zingaretti, la reperibilità ventiquattr’ore su ventiquattro imposta dagli smartphone costringe tutti a vivere in una condizione di allerta permanente. Un problema ancora più delicato quando riguarda adolescenti e bambini.

                Il primo telefono e il ripensamento di Zingaretti

                Ripensando alla scelta fatta con la primogenita, Zingaretti riconosce che avrebbe potuto aspettare più a lungo prima di consegnarle uno smartphone. Con Bianca, invece, lui e Luisa Ranieri hanno scelto una strada più prudente.

                La bambina, che oggi ha 11 anni, ha ricevuto da poco un cellulare perché doveva partecipare a un campo scuola e i genitori avevano bisogno di poter comunicare con lei. L’accesso, però, resta limitato: «Ma è senza Internet».

                La decisione non nasce dalla volontà di isolare le figlie dalla tecnologia, ma dal tentativo di accompagnarle gradualmente verso un uso più consapevole. Zingaretti sa bene quanto sia difficile resistere al richiamo delle notifiche anche per un adulto e considera quindi necessario evitare che il telefono diventi troppo presto una presenza costante nella vita delle ragazze.

                Il patto con Emma e Bianca: fiducia senza controlli

                L’attore e Luisa Ranieri hanno stabilito con le figlie una regola precisa: nessuna sorveglianza invasiva in cambio di un confronto sincero con mamma e papà. «Abbiamo fatto un patto: io non vi controllo, però voglio il dialogo e voi parlate con me o mamma di tutto. Dare fiducia è importante: devi indurli a sviluppare la logica, che è la cosa che consente di tenere la rotta».

                Per Zingaretti, proibire semplicemente lo smartphone non basta. I genitori devono offrire alternative capaci di riempire il tempo lasciato libero dallo schermo: sport, recitazione, attività creative e occasioni concrete di incontro con i coetanei.

                «Il divieto è una cura d’urgenza, poi deve arrivare la terapia», spiega l’attore. Una metafora con cui sottolinea la necessità di educare, anziché limitarsi a imporre regole destinate a perdere efficacia quando i figli escono dal controllo degli adulti.

                Il rapporto dei ragazzi con sentimenti e sessualità

                Zingaretti riflette anche sulle differenze tra la propria adolescenza e quella delle nuove generazioni. «Io ne ho un ricordo meraviglioso: il liceo, le prime pomiciate, la prima mano che scivolava sotto il golfino. Oggi molti ragazzi vengono a sapere tutto attraverso la pornografia».

                L’attore teme che l’accesso precoce a contenuti pornografici possa alterare la percezione dell’intimità, del consenso e delle relazioni. Collega questa riflessione anche ad alcune vicende di violenza che coinvolgono giovani e giovanissimi, riportando parole che, a suo giudizio, mostrano una pericolosa incapacità di comprendere il punto di vista dell’altra persona: «Resti senza fiato davanti agli interrogatori: “Ma lei non ha detto niente”, “Io ho visto fare così”».

                Per Zingaretti, la risposta non può dunque esaurirsi nel sequestro del cellulare: servono dialogo, responsabilità e strumenti che aiutino i ragazzi a interpretare ciò che incontrano online.

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