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Speciale Sanremo 2026

Fedez annuncerà la paternità a Sanremo? Tra dolce attesa di Giulia Honegger e video al vetriolo della presunta ex

Secondo il suo entourage, Fedez sarebbe pronto a rivelare al Festival di Sanremo che la compagna Giulia Honegger è in dolce attesa. Nelle stesse ore, però, un video TikTok della presunta ex Angelica Montini, poi rimosso, riaccende il gossip con un brano al vetriolo in sottofondo.

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Fedez

    Prima la notizia che cambia tutto, poi il rumore di fondo che non smette di farsi sentire. Fedez sarebbe pronto ad annunciare che la compagna Giulia Honegger è in dolce attesa direttamente dal palco del Teatro Ariston, durante il Festival di Sanremo dove è in gara. A dirlo è il suo entourage, che parla di un momento speciale da condividere davanti a milioni di spettatori.

    Un annuncio così, nel tempio della musica italiana, avrebbe il sapore dell’evento nell’evento. Sanremo come palcoscenico non solo artistico ma anche personale, come già accaduto in passato con altri protagonisti. E in un’edizione già carica di tensioni e retroscena, la paternità diventerebbe il colpo di scena perfetto.

    Il video rimosso e la canzone “incriminata”

    Ma mentre si attende l’eventuale dichiarazione ufficiale, il gossip corre altrove. Nelle scorse ore ha fatto discutere un video pubblicato su TikTok da Angelica Montini, indicata da alcuni come presunta ex amante del rapper. Il filmato, poi rimosso, la mostrava insieme all’amica Viviana in un momento di leggerezza.

    A catturare l’attenzione non è stata tanto l’immagine, quanto la scelta musicale: “Pensavo fosse amore e invece…”, brano dello stesso Fedez. In particolare, la frase “Pensavo fosse amore invece eri solo una escort” ha acceso interpretazioni immediate.

    Molti utenti hanno letto quel sottofondo come una frecciatina indiretta, una provocazione studiata o una risposta ironica. Nulla di esplicito, ma sufficiente per riattivare il circuito del sospetto.

    Tra palco e retroscena

    Il contrasto è evidente: da un lato la possibile ufficializzazione di una nuova paternità, dall’altro un video che riporta alla ribalta vecchie ombre sentimentali. Fedez, ancora una volta, si ritrova al centro di un doppio racconto: quello pubblico, costruito sulle grandi dichiarazioni, e quello parallelo, alimentato da dettagli social.

    Se davvero l’annuncio della gravidanza di Giulia Honegger arriverà dall’Ariston, il Festival si trasformerà in una scena di svolta personale. Ma la tempistica con il video di Montini rende il clima ancora più elettrico.

    Sanremo è musica, certo. Ma è anche narrazione. E quando sul palco si intrecciano amore, presunte ex e nuove vite in arrivo, il copione diventa inevitabilmente più fitto. Resta da capire se il microfono dell’Ariston sarà il luogo della conferma o solo un’altra tappa di una storia che continua a far discutere.

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      Speciale Sanremo 2026

      Sanremo senza sorprese, l’unico vero colpo di teatro sarebbe Barbara D’Urso all’Ariston: la prova definitiva dell’autonomia di Conti

      Cast blindato, poche novità e nessun guizzo inatteso. Mentre Carlo Conti rivendica autonomia totale nelle scelte, il web reclama Barbara D’Urso come unico vero coup de théâtre. Farla salire all’Ariston sarebbe la dimostrazione plastica che nessuna ingerenza – neppure politica – pesa sul Festival.

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        Sarebbe l’unico vero coup de théâtre di un Festival che, finora, di colpi di scena ne ha offerti pochi. Sanremo 2026 ha un cast solido, nomi rodati, ospiti prevedibili. Tutto funziona, ma nulla sorprende. E quando lo spettacolo scorre senza scosse, è il pubblico a inventarsi la trama alternativa.

        Sui social, da giorni, rimbalza un nome: Barbara D’Urso. Nonostante sia lontana dalla conduzione televisiva da anni, il “sentiment” – per usare una parola che lei stessa amava – non si è affatto affievolito. Anzi, si è trasformato in una sorta di nostalgia militante.

        Il vuoto che fa rumore

        La D’Urso non ha un programma, non presidia prime time, non monopolizza pomeriggi. Eppure continua a generare conversazioni. Basta che venga evocata, ed ecco riaccendersi un dibattito tra fan, detrattori, nostalgici.

        In un Festival che punta sulla continuità e sull’equilibrio, la sua eventuale presenza sarebbe un elemento destabilizzante. Nel bene e nel male. Perché Barbara D’Urso non è mai neutra. Divide, incendia, catalizza.

        L’autonomia rivendicata da Conti

        Carlo Conti ha più volte ribadito di non aver subito alcuna ingerenza, nemmeno politica, nella costruzione del Festival. “Carta bianca”, ha detto. E allora quale miglior prova di indipendenza se non un invito inatteso?

        Far salire Barbarella sul palco dell’Ariston significherebbe ribaltare la narrazione di un Sanremo prudente. Sarebbe un gesto simbolico, quasi una dichiarazione: qui decidiamo noi, senza condizionamenti.

        Il Festival che manca

        Sanremo vive anche di attese tradite e desideri collettivi. Se il cast ufficiale non ha acceso l’effetto sorpresa, il pubblico prova a colmare il vuoto con un nome che evoca televisione popolare, emotiva, senza filtri.

        Barbara D’Urso all’Ariston sarebbe un evento mediatico prima ancora che televisivo. Una presenza capace di spostare l’attenzione, di riaccendere il dibattito, di creare quel momento “virale” che quest’edizione, finora, non ha ancora trovato.

        Resta da capire se il desiderio dei social resterà suggestione o diventerà realtà. Ma una cosa è certa: in un Festival senza grandi scossoni, il vero colpo di scena sarebbe lei.

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          Speciale Sanremo 2026

          Carlo Conti annuncia l’addio a Sanremo: “Il mio quinto Festival è il numero perfetto per smettere”. E dedica il 2026 a Baudo

          Ai microfoni di Rtl 102.5 il direttore artistico rivendica il lavoro fatto in dodici anni tra lui, Amadeus e Baglioni e annuncia che il quinto Festival potrebbe essere l’ultimo. L’edizione 2026 sarà dedicata a Pippo Baudo. “Dormo otto ore a notte, ma nella settimana di Sanremo si finisce nel frullatore”.

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            Il conto è presto fatto. Cinque Festival. Un numero tondo, quasi simbolico. E Carlo Conti lo dice senza esitazioni: “Questo è il mio quinto Festival, il numero perfetto per smettere: va bene così”.

            Ai microfoni di Rtl 102.5, il direttore artistico dell’edizione numero 76 del Festival di Sanremo – al via martedì 24 febbraio – lascia intravedere l’idea di un passo indietro. Non una fuga, ma una chiusura di ciclo. “Negli ultimi 12 anni la direzione artistica l’abbiamo fatta in tre: 10 anni tra me e Amadeus e due anni Baglioni, abbiamo fatto un grande lavoro in questi 12 anni ma è anche bello cambiare, con nuove idee, nuova linfa”.

            Parole che sanno di bilancio e di consapevolezza. Sanremo non è solo un palco: è una macchina enorme che richiede visione, controllo e nervi saldi.

            Il Festival come un frullatore

            Conti racconta di vivere l’avvicinamento con sorprendente tranquillità. “Dormo tranquillo: sette ore e mezza, otto ore, tutte filate, per fortuna nonostante l’età”. Una serenità che attribuisce proprio alla capacità di ricaricare le batterie.

            Ma la settimana del Festival è tutt’altra storia. “Si finisce nel frullatore”. La conduzione? “È la cosa più facile, la punta dell’iceberg”. La vera fatica è la direzione artistica: luci, prove, dettagli, sfumature, riunioni di scaletta, confronto continuo con autori e co-conduttori.

            La giornata tipo è un percorso a ostacoli: conferenza stampa al mattino, domande – alcune pertinenti, altre costruite per cercare la polemica – poi prove, ritocchi, riunioni. Il pranzo si riduce a qualcosa “spilluzzicato” in camerino. Riposini? “Non c’è tempo”.

            Un racconto che smonta l’idea glamour del Festival e restituisce l’immagine di una regia totale, dove ogni dettaglio è sotto osservazione.

            L’omaggio a Baudo

            L’edizione 2026, conferma Conti, sarà interamente dedicata a Pippo Baudo. “Lo scoprirete fin dalla sigla, e ogni ospite lanciato da lui lo farò presentare proprio da lui”. Un passaggio di testimone simbolico, un tributo a chi ha costruito l’architettura moderna del Festival.

            Sanremo, in fondo, è una tradizione che si rinnova. E Conti sembra voler chiudere il suo percorso con un gesto di riconoscenza verso chi lo ha preceduto.

            Il primo amore non si scorda

            Nella Giornata mondiale della radio, il direttore artistico torna a parlare del suo primo amore professionale. “Resta il primo grande amore e non si scorderà mai. Anzi forse fra qualche anno mollo la tv e torno alla radio, in qualche modo chiudendo un cerchio”.

            Un’ipotesi che suona come una confessione. Dopo la ribalta televisiva, il ritorno alla dimensione più intima del microfono.

            Per ora, però, c’è un Festival da portare a casa. Il quinto. Quello che potrebbe essere l’ultimo. E come sempre, sarà il pubblico a decidere se davvero è il numero perfetto per fermarsi.

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              Speciale Sanremo 2026

              Contestazioni online per l’inno “urlato” e sospetti di playback agitano lo staff di Laura Pausini alla vigilia di Sanremo. A difenderla arriva Vasco Rossi con un post incendiario. Sullo sfondo, il potere crescente di Dalia Gaberscik, manager di mezza kermesse, accende malumori e sussurri nei corridoi dell’Ariston.

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                Circola una certa apprensione nello staff di Laura Pausini. Dopo le contestazioni ricevute online per l’interpretazione dell’inno italiano alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi – definita da molti “troppo urlata” e, secondo la vulgata più maligna, addirittura in playback – l’attenzione si sposta ora su Sanremo. E la parola che rimbalza tra camerini e chat private è una sola: debacle social.

                Laura Pausini non è mai stata un’artista tiepida. O la si ama o la si detesta. E sul web italiano, si sa, l’amore dura quanto una story su Instagram. Le sue intemperanze verbali sono leggendarie, così come la sua tendenza a rispondere di pancia. Con cinque serate davanti, gestire una eventuale pioggia di commenti negativi potrebbe trasformarsi in una maratona psicologica.

                L’inno, il playback e la gogna digitale

                L’esibizione olimpica ha riacceso una dinamica già vista: un’esecuzione potente, con variazioni vocali marcate, che per alcuni è sinonimo di talento e per altri di eccesso. La polemica sul presunto playback ha fatto il resto, alimentando meme, clip rallentate e analisi audio improvvisate.

                In un’epoca in cui ogni nota viene sezionata come un referto forense, basta un sospetto per innescare la macchina della derisione. E la Pausini, piaccia o meno, è un bersaglio perfetto: internazionale, divisiva, emotiva. La combinazione ideale per l’algoritmo.

                A spegnere – o a tentare di farlo – l’incendio è intervenuto Vasco Rossi. Su Instagram ha scritto: “Ha cantato l’inno nazionale in maniera impeccabile, con le variazioni vocali, consentitele dal suo grande talento, che una artista internazionale come lei, aveva il diritto e il dovere di fare”. Poi la chiusura, marchio di fabbrica: “E andate tutti a farvi fottere!”. Difesa senza mezze misure, che ha diviso ulteriormente la platea.

                Sanremo, cinque serate sotto esame

                Il problema, però, non è una singola esibizione. È la durata. Sanremo non è un concerto di due ore: è un reality emotivo di cinque serate in diretta. Ogni sguardo, ogni stonatura, ogni risposta fuori tono diventa materiale virale.

                Se la prima sera dovesse partire con un’ondata di ironie, lo staff teme un effetto valanga. Perché il popolo online italiano non perdona. E soprattutto non dimentica.

                In questo clima, la presenza di Laura Pausini come co-conduttrice assume un peso specifico enorme. Non è solo una cantante ospite: è parte integrante dell’architettura del Festival. E ogni crepa diventa un titolo.

                La zarina Gaberscik e i malumori

                Ma il vero retroscena riguarda il potere dietro le quinte. Cos’hanno in comune Laura Pausini, Gianluca Gazzoli, Achille Lauro, Eros Ramazzotti, Tommaso Paradiso e Ditonellapiaga? Sono tutti gestiti da Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber e oggi una delle manager più influenti dello spettacolo italiano.

                Quest’anno la sua presenza a Sanremo è capillare. Una concentrazione di artisti che la rende, di fatto, la zarina dell’Ariston. E quando il potere si concentra, i malumori si moltiplicano.

                Nei corridoi si sussurra. Qualcuno parla di eccessiva centralità, altri di strategia perfetta. La domanda che resta sospesa è una sola: avrà anche la vittoria dalla sua?

                Sanremo, come sempre, è un palco. Ma è soprattutto un campo di battaglia. E quest’anno le scintille sono già partite prima ancora che si accendano le luci.

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