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Speciale Sanremo 2026

Francesco Renga, la redenzione passa per Sanremo: «Basta fuggire, ora cerco la maturità»

Il cantante presenta “Il meglio di me” all’Ariston: un viaggio interiore dedicato ai figli Jolanda e Leonardo e il superamento del trauma per la perdita della madre.

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Francesco Renga, la redenzione passa per Sanremo: «Basta fuggire, ora cerco la maturità»

    Sul palco del Teatro Ariston non risuona solo la sua consueta potenza vocale, ma anche l’eco di una profonda introspezione. Francesco Renga, 58 anni, ha scelto la vetrina del Festival di Sanremo per mettere a nudo le proprie fragilità, trasformando la sua ballata Il meglio di me in un vero e proprio manifesto di maturità emotiva.

    Il peso del passato e il legame con Jolanda

    Ai microfoni di Rai Radio 2, l’artista bresciano ha tracciato un filo conduttore tra i suoi successi professionali e le zone d’ombra della sua vita privata. Al centro di tutto, un trauma mai del tutto sopito: la scomparsa prematura della madre. «Quella perdita ha segnato ogni mio rapporto con l’universo femminile, portandomi spesso a scappare, anche dalle persone più importanti», ha ammesso con disarmante sincerità.

    Il brano in gara rappresenta quindi un punto di svolta, una “redenzione” resa possibile dal rapporto con la figlia Jolanda, oggi ventiduenne. È proprio guardando a lei, diventata ormai una donna, che Renga ha trovato la forza di smettere di fuggire. «Non sono l’uomo perfetto, ma ora resto», dichiara l’ex frontman dei Timoria, sottolineando come il testo sia un messaggio diretto ai suoi affetti più cari, incluso il figlio diciannovenne Leonardo, invitato dal padre ad attraversare il proprio “buio” per mostrarsi con autenticità.

    La serata dei duetti: un omaggio al Duca Bianco

    Mentre la critica analizza il suo percorso solista, l’attenzione si sposta sulla performance di venerdì 27 febbraio. Renga ha condiviso il palco con Giusy Ferreri per una sfida artistica di alto livello: la reinterpretazione di Ragazzo solo, ragazza sola.

    Il brano, versione italiana della celebre Space Oddity di David Bowie con il testo firmato da Mogol, non è una scelta casuale. Si tratta di un omaggio accorato nel decimo anniversario della scomparsa del “Duca Bianco”, un momento che Renga definisce «una sorpresa per tutti» e che promette di unire l’eleganza del pop d’autore alla memoria di un’icona globale.

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      Andrea Bocelli incanta Sanremo: ingresso a cavallo bianco e ovazione all’Ariston

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      Andrea Bocelli incanta Sanremo: ingresso a cavallo bianco e ovazione all’Ariston

        La finale del Festival di Sanremo si è concessa un momento di autentico spettacolo quando Andrea Bocelli ha fatto il suo ingresso davanti al Teatro Ariston in modo decisamente fuori dall’ordinario.

        Il tenore è arrivato a Palazzo dell’Ariston in sella a un cavallo bianco, regalando al pubblico e ai fotografi un’immagine d’altri tempi, quasi cinematografica. Un’entrata che ha immediatamente catturato l’attenzione e alzato l’asticella dell’attesa per la sua esibizione.

        L’arrivo da fiaba davanti all’Ariston

        L’apparizione di Bocelli, elegante e misurata come da tradizione, è stata accompagnata da applausi e curiosità. La scelta del cavallo bianco ha aggiunto un tocco simbolico e scenografico alla serata conclusiva, trasformando il red carpet in una sequenza da grande evento internazionale.

        Un ingresso che non ha avuto bisogno di parole: è bastata la presenza del maestro per richiamare l’attenzione su uno dei momenti più attesi della finale.


        La scaletta dell’esibizione

        Una volta salito sul palco dell’Ariston, Bocelli ha riportato il Festival alle sue radici più profonde, quelle legate alla grande melodia italiana.

        Scaletta dell’esibizione:

        1. “Il mare calmo della sera” – Il brano con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 1994, segnando l’inizio di una carriera internazionale.
        2. “Con te partirò” – La canzone che lo ha consacrato nel mondo, diventata uno dei simboli della musica italiana all’estero.

        Un ritorno alle origini

        Le prime note de “Il mare calmo della sera” hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, agli esordi sanremesi del tenore. Un’interpretazione intensa, pulita, capace di riempire il teatro con naturalezza.

        Con “Con te partirò”, invece, l’Ariston si è trasformato in un unico coro emozionato. Un brano che non appartiene più soltanto alla storia del Festival, ma a quella della musica mondiale.

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          Laura Pausini frena sull’ipotesi direzione artistica: “Non mi sento pronta, ma mai dire mai”

          “Non mi sento ancora all’altezza”, spiega, ricordando però di aver cambiato idea in passato sulla conduzione. E su Elisa: “Se lo desidera, sarebbe una scelta di valore”.

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          Laura Pausini frena sull’ipotesi direzione artistica: “Non mi sento pronta, ma mai dire mai”

            L’ipotesi di vedere Laura Pausini alla direzione artistica del Festival di Sanremo torna periodicamente nel dibattito legato al futuro della manifestazione. Durante un incontro con la stampa nella città ligure, l’artista ha affrontato l’argomento con sincerità, senza chiudere del tutto la porta ma neppure alimentare aspettative immediate.

            “Non credo di essere pronta per un incarico del genere”, ha spiegato la cantante, sottolineando come la guida artistica del Festival richieda competenze organizzative, visione e una forte capacità di gestione. Una dichiarazione prudente, mitigata però da un dettaglio significativo: “Dico ‘non ancora’ perché in passato sostenevo che non avrei mai condotto, e invece oggi lo farei senza esitazione”. Un modo per lasciare aperta la possibilità che, con il tempo e l’esperienza, anche questa prospettiva possa diventare concreta.

            Il tema della direzione artistica si intreccia inevitabilmente con il dibattito sulla presenza femminile ai vertici della manifestazione. Negli ultimi giorni è stato fatto anche il nome di Elisa, sostenuta pubblicamente da diverse colleghe. A questo proposito Pausini ha espresso una posizione chiara: se fosse un desiderio dell’artista friulana, si tratterebbe di una candidatura di peso. “È un ruolo molto complesso – ha ribadito – e a prescindere che sia una donna o un uomo, deve ricoprirlo una persona con le capacità adeguate”.

            Le parole di Pausini evidenziano la consapevolezza del peso specifico della direzione artistica, una funzione che va oltre la semplice scelta dei brani e degli ospiti. Significa definire l’identità culturale del Festival, interpretare il momento storico e dialogare con un pubblico trasversale, mantenendo equilibrio tra tradizione e innovazione.

            Per ora, dunque, nessuna candidatura ufficiale, ma una riflessione aperta sul futuro. E se c’è una certezza, è che nel percorso professionale di Laura Pausini le dichiarazioni definitive raramente restano tali nel tempo.

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              All’Ariston brilla Belen: abito nero minimal e un dettaglio gioiello che accende la scena

              La serata dedicata ai duetti si conferma il momento più spettacolare del Festival, tra collaborazioni inattese e scelte di stile che diventano parte integrante dello show.

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              Belen

                La quarta serata del Festival di Sanremo, tradizionalmente dedicata alle cover e ai duetti, è considerata da sempre uno degli appuntamenti più spettacolari dell’intera manifestazione. Non si tratta soltanto di musica: è la notte in cui il palco del Teatro Ariston diventa passerella, laboratorio creativo e vetrina di tendenze. Gli artisti, affiancati da ospiti speciali, approfittano dell’atmosfera meno competitiva per osare, sperimentare e raccontarsi anche attraverso l’immagine.

                In questo scenario si è inserita Belen Rodriguez, protagonista di uno dei momenti più fotografati della serata. La showgirl è salita sul palco accanto a Samurai Jay per interpretare Baila Morena, brano simbolo del repertorio di Renato Zero. Un omaggio che ha unito generazioni diverse sotto il segno della teatralità e dell’energia scenica.

                Se la performance musicale ha acceso l’Ariston, l’impatto visivo non è stato da meno. Belen ha scelto un abito lungo nero dalla linea pulita, con bustier aderente e drappeggio morbido in vita, capace di valorizzare la figura senza eccessi. La gonna, alleggerita da trasparenze calibrate e da uno spacco deciso, ha aggiunto movimento alla silhouette, mantenendo però un equilibrio sofisticato. Un look che, nella sua apparente semplicità, era studiato nei minimi dettagli.

                A catturare davvero l’attenzione è stato però un particolare preciso: una giarrettiera gioiello firmata Crivelli, realizzata in oro bianco e diamanti. Indossata alta sulla coscia e volutamente visibile, l’accessorio ha funzionato da punto luce, spezzando la monocromia dell’abito e trasformandosi nell’elemento chiave dell’intero outfit. Non un dettaglio nascosto, ma un segno dichiarato, coerente con l’estetica scenica di Belen e con lo spirito sopra le righe dell’omaggio a Renato Zero.

                La scelta della giarrettiera ha aggiunto una nota di ironia e sensualità, evocando un immaginario glamour senza scivolare nell’eccesso. In un contesto come quello sanremese, dove ogni dettaglio viene analizzato e commentato in tempo reale, l’accessorio ha centrato l’obiettivo: rendere il look riconoscibile e memorabile. I social si sono riempiti di scatti e commenti, consacrando l’entrata di Belen tra le più riuscite della serata.

                La notte delle cover, ancora una volta, ha dimostrato che al Festival l’immagine è parte integrante della narrazione. Tra duetti inattesi e reinterpretazioni iconiche, anche la moda racconta una storia. E quella firmata da Belen Rodriguez all’Ariston è stata una lezione di costruzione scenica: essenzialità apparente, dettaglio strategico e piena consapevolezza del proprio ruolo sotto i riflettori.

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