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Speciale Sanremo 2026

Gino Cecchettin all’Ariston: «La violenza sulle donne è un problema culturale, non un’improvvisazione»

Il padre di Giulia presenta la Fondazione nata in memoria della figlia e lancia un appello agli uomini: «Dobbiamo essere parte della soluzione, non spettatori del controllo».

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    Non è stato solo il momento della musica e dei premi. La serata finale del Festival di Sanremo si è fermata per accogliere una testimonianza che scuote le coscienze: quella di Gino Cecchettin. A poco più di due anni dalla tragica scomparsa della figlia Giulia, avvenuta l’11 novembre 2023, Cecchettin è salito sul palco più importante d’Italia per dare voce a chi non l’ha più e per presentare i nuovi progetti della Fondazione Giulia Cecchettin.

    Lo spot: un monito alla società

    Durante l’intervento è stato proiettato il nuovo spot della Fondazione, un video crudo e necessario che mette in guardia sulla natura sistemica del fenomeno. «La violenza non nasce all’improvviso», recita il testo, sottolineando come l’abuso sia spesso il punto d’arrivo di una cultura che tollera il controllo e il possesso. Il messaggio è un ultimatum etico: se non avviene una trasformazione radicale della società, l’elenco delle vittime è destinato tristemente ad allungarsi.

    La responsabilità maschile al centro

    Gino Cecchettin ha rivolto un appello diretto e senza sconti, parlando da uomo agli uomini. L’obiettivo della Fondazione è quello di scardinare l’idea che la violenza sia un “raptus” isolato, riportandola invece nell’alveo delle responsabilità individuali e collettive.

    «Dobbiamo guardare con onestà alla nostra quotidianità», ha dichiarato Cecchettin davanti alla platea dell’Ariston. «La violenza mette le radici nel linguaggio che usiamo, nelle giustificazioni che inventiamo e in quelle piccole forme di controllo che, per troppo tempo, abbiamo spacciato per normalità». Secondo il fondatore, la chiave della svolta risiede nell’educazione al consenso, nel riconoscimento dei confini altrui e, soprattutto, nell’intervento attivo tra pari per stroncare sul nascere comportamenti tossici.

    Un futuro senza nuovi nomi

    La partecipazione al Festival rappresenta una tappa fondamentale per la Fondazione, nata con lo scopo preciso di trasformare il dolore in azione educativa. L’impegno nelle scuole e nelle piazze prosegue con un unico obiettivo: costruire un domani dove il rispetto e l’ascolto non siano eccezioni, ma la base del vivere comune.

    «Abbiamo il dovere morale di spezzare questo meccanismo», ha concluso Cecchettin, ricordando che la memoria di Giulia vive in ogni passo fatto verso una società in cui nessuna donna debba più essere ridotta a un nome su una lista di cronaca nera.

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      Speciale Sanremo 2026

      LDA e Aka7even dopo Sanremo rilanciano: «Abbiamo ancora molto da dire insieme»

      In collegamento con La Volta Buona durante uno dei firmacopie post Festival, LDA e Aka7even raccontano i progetti dopo Sanremo e il rapporto di amicizia che li unisce.

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        Il viaggio musicale di LDA e Aka7even potrebbe essere appena all’inizio. Dopo l’ottima accoglienza ricevuta a Sanremo 2026 con il brano “Poesie clandestine”, i due artisti stanno già pensando al futuro. Ospiti in collegamento con La Volta Buona, durante uno dei tanti firmacopie organizzati dopo il Festival, hanno raccontato i progetti che potrebbero nascere dopo l’esperienza sul palco dell’Ariston.

        Il successo di Poesie clandestine

        La loro esibizione a Sanremo ha attirato l’attenzione del pubblico, confermando il valore del sodalizio artistico nato negli ultimi mesi. “Poesie clandestine” è diventato uno dei brani più commentati del Festival, consolidando l’intesa tra i due cantanti. Il progetto musicale condiviso, nato con l’album realizzato insieme, potrebbe quindi proseguire anche nei prossimi mesi.

        I progetti dopo Sanremo

        Nel collegamento televisivo i due artisti non hanno escluso la possibilità di continuare a lavorare insieme. Dopo il Festival si stanno concentrando sugli incontri con i fan e sulla promozione del brano, ma lo sguardo è già rivolto ai prossimi passi. Nuove canzoni, collaborazioni e progetti live potrebbero arrivare nel prossimo futuro.

        Un’amicizia oltre la musica

        Durante l’intervista a La Volta Buona, LDA e Aka7even hanno sottolineato soprattutto il rapporto personale che li lega. Un’amicizia che, a loro dire, va oltre le scelte professionali e che continuerà indipendentemente dalle direzioni artistiche che prenderanno. E proprio questo legame sembra essere uno dei segreti del successo del loro progetto musicale. Dopo Sanremo, dunque, LDA e Aka7even non sembrano intenzionati a fermarsi. E il pubblico che li ha scoperti sul palco dell’Ariston potrebbe presto rivederli ancora insieme.

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          Ditonellapiaga sorprende tutti: «Ho un fidanzato che voglio proteggere». La confessione dopo il boom di Sanremo

          La cantante rivelazione dell’ultimo Sanremo rompe il riserbo a Verissimo e racconta l’amore che la sostiene lontano dai riflettori. «Ho un fidanzato che voglio proteggere. È il mio più grande sostenitore».

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            Dopo il successo esploso sul palco dell’Ariston, Ditonellapiaga continua a far parlare di sé. Non solo per la musica, ma anche per una rara apertura sulla sua vita privata.

            Ospite di Verissimo, la cantante – terza classificata e vera rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo – ha scelto di raccontare un lato molto più intimo della sua vita.

            E lo ha fatto con una frase semplice, ma piena di affetto.

            La rivelazione sull’amore

            Durante l’intervista con Silvia Toffanin, Ditonellapiaga ha parlato della persona che le è accanto in questo momento così importante della sua carriera.

            «Ho un fidanzato che voglio proteggere», ha detto.

            Una scelta precisa. La cantante ha spiegato di preferire mantenere lontano dai riflettori il suo compagno, nonostante la crescente attenzione mediatica.

            «Lui è il mio più grande sostenitore», ha aggiunto. «Mi eleva e mi porta in alto».

            Parole che raccontano un rapporto forte, ma vissuto con discrezione.

            Il boom dopo Sanremo

            Il terzo posto al Festival ha segnato una svolta nella carriera dell’artista. Dopo anni di ricerca musicale e sperimentazione, il grande pubblico ha finalmente scoperto il suo stile.

            Sanremo ha trasformato Ditonellapiaga in uno dei nomi più chiacchierati della scena pop italiana.

            Tra performance sul palco, apparizioni televisive e nuovi progetti musicali, la cantante sta vivendo uno dei momenti più intensi della sua carriera.

            La scelta di proteggere la vita privata

            Proprio per questo, racconta, sente il bisogno di difendere uno spazio personale lontano dal clamore.

            Nel mondo dello spettacolo, dove ogni dettaglio rischia di diventare notizia, non è una decisione scontata.

            Ditonellapiaga sembra aver scelto una strada diversa: lasciare che a parlare siano soprattutto le canzoni.

            E mentre il pubblico continua a seguirla dopo il successo sanremese, la cantante custodisce gelosamente quell’amore che, come dice lei stessa, la “porta in alto”.

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              Sal Da Vinci dice sì all’Eurovision: “L’ho desiderato tutta la vita”. E sul caso Israele taglia corto: “La musica non tiene colori”

              In conferenza stampa Sal Da Vinci apre all’Eurovision Song Contest 2026: “Non perdo certo l’occasione”. Nel pieno delle polemiche sulla presenza di Israele e tra ipotesi di boicottaggi, rivendica una linea netta: musica come ponte, non come confine.

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                Il Festival è finito, le luci si sono abbassate, ma le domande vere arrivano sempre dopo: che cosa succede adesso. Sal Da Vinci, fresco vincitore di Sanremo 2026 con “Per sempre sì”, ha scelto di non girarci intorno e ha già messo sul tavolo la risposta più attesa: Eurovision, sì. E lo ha detto nel modo più diretto possibile, con una frase che sembra un promemoria personale prima ancora che un titolo da cronaca: “L’ho desiderato tutta la vita, non perdo certo l’occasione”.

                L’Eurovision Song Contest 2026 quest’anno si svolgerà a Vienna e, come spesso accade quando la musica diventa gigantesca, la musica smette di essere solo musica. Attorno alla gara, infatti, si è riacceso il tema più delicato: la presenza di Israele, confermata dalla European Broadcasting Union nonostante obiezioni, tensioni e scelte drastiche annunciate da alcune nazioni, tra cui – secondo quanto circola in queste ore – Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Slovenia e Islanda.

                “L’ho desiderato tutta la vita”: il sì che cambia la settimana dopo Sanremo
                Nel suo intervento Sal Da Vinci ha insistito su un’idea semplice: la musica come trasmettitore di pace, accoglienza, aggregazione. Portare la canzone italiana sul palco europeo, per lui, sarebbe “giusto” proprio per quei valori, nonostante il clima complicato e le inevitabili letture politiche. Ha anche ammesso di non aver ancora pensato ai dettagli pratici dell’Eurovision, ma lo ha fatto con quella leggerezza che smorza la tensione e allo stesso tempo la rende notizia: ha scherzato dicendo che potrebbe persino celebrare “un matrimonio all’Eurovision”.

                “Israele? La musica non tiene colori”: la linea netta di Sal Da Vinci
                È qui che la frase “La musica non tiene colori” diventa più di uno slogan. Perché arriva nel mezzo di un dibattito che, in Italia, si è trasformato in una faglia: partecipare significa normalizzare, oppure significa usare la cultura come terreno di dialogo? Sal Da Vinci ha scelto la seconda strada, spiegando che non gli interessa boicottare e che, semmai, la musica può essere uno strumento di connessione tra culture diverse. Una posizione che, nel contesto attuale, suona come una presa di responsabilità e insieme come una sfida comunicativa: dire “vado” oggi non è un gesto neutro, anche se lui rivendica che debba esserlo.

                Levante ed Ermal Meta: il dibattito che divide anche gli artisti
                La sua scelta spicca anche perché arriva dopo settimane in cui altri artisti avevano già posizionato il proprio “sì” o il proprio “no” in modo opposto. Il caso più citato è quello di Levante: prima del Festival aveva dichiarato apertamente che, se avesse vinto Sanremo, non avrebbe voluto andare all’Eurovision proprio per la presenza di Israele, definendo la competizione “troppo politicizzata” e sostenendo che l’Italia non avrebbe dovuto prendere parte all’evento in questa situazione. Dall’altra parte, l’idea attribuita a Ermal Meta era speculare: partecipare comunque, perché portare la propria musica sul palco europeo avrebbe ancora più significato proprio “se c’è Israele”.

                Nel mezzo, la linea di Sal Da Vinci si distingue per la rapidità e l’assenza di esitazioni: sì all’Eurovision, sì all’idea che la musica resti un luogo di incontro. E mentre il dibattito continua a rimbalzare tra social, interviste e tifoserie contrapposte, lui resta aggrappato a una frase che, nel bene o nel male, ora lo rappresenta: la musica non divide, la musica passa.

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