Speciale Sanremo 2026
Giorgia Meloni chiude il caso Sanremo: “Non vado all’Ariston. Il FantaSanremo è un gioco, le notizie restino nel mondo reale”
Dopo giorni di indiscrezioni su una sua presunta partecipazione alla prima serata del Festival di Sanremo, Giorgia Meloni interviene sui social per mettere fine alla vicenda. “Notizia totalmente inventata”, scrive, ricordando che la smentita era già arrivata da Palazzo Chigi e dal conduttore Carlo Conti. E aggiunge una stoccata: “Il FantaSanremo è un gioco divertente. Le notizie dovrebbero restare nel mondo reale”.
Giorgia Meloni non sarà all’Ariston. La presidente del Consiglio interviene direttamente per spegnere le voci che, da giorni, la volevano ospite della prima serata del Festival di Sanremo. Una presenza che aveva alimentato indiscrezioni e domande, nonostante le smentite già arrivate sia da Palazzo Chigi sia da Carlo Conti.
“Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti”, scrive Meloni sui social. Ma la questione, evidentemente, non si è chiusa con la prima precisazione. “Eppure la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza”.
Da qui la scelta di intervenire in prima persona, con un messaggio che mescola ironia e irritazione. “A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale”.
Un riferimento diretto al fenomeno parallelo che accompagna ogni edizione del Festival, ma anche una critica esplicita a chi ha continuato a rilanciare l’ipotesi di una sua apparizione nonostante le smentite ufficiali.
La presidente del Consiglio chiude il post ribadendo la sua posizione: “Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica”.
Parole che mirano a riportare la vicenda sul piano istituzionale, evitando che il Festival diventi terreno di scontro o speculazione. L’Ariston, almeno per questa edizione, non vedrà la presenza della premier. E la polemica, nelle intenzioni, dovrebbe fermarsi qui.
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Speciale Sanremo 2026
Laura Pausini e le polemiche: “Mi sento amata in Italia. Fanno più notizia 400 commenti negativi su 4000”
Laura Pausini parla del ritorno al Festival e del rapporto con il pubblico italiano. Tra coincidenze simboliche – l’ultimo anno di Carlo Conti e un album dedicato alla canzone italiana – e polemiche social, la cantante mette le cose in chiaro: “Ci sono artisti che generano dibattito, succede anche a me. Ma io mi sento amata in questo Paese”.
Laura Pausini non sfugge alle polemiche, ma sceglie di leggerle con lucidità. Il suo sì a Sanremo non è arrivato per caso. “Ci sono tante coincidenze quest’anno che mi hanno portato a dire sì: l’ultimo anno di Carlo, il primo senza Pippo e nell’anno in cui dedico un album alla canzone italiana”, spiega, collegando la decisione a una serie di passaggi simbolici che per lei hanno un peso preciso.
Il rapporto con il Festival affonda le radici nella sua storia personale. “Da quando ho vinto Sanremo c’è sempre stato un pubblico a cui piacevo e altri no”, ammette senza girarci intorno. Un dualismo che accompagna molti artisti popolari, soprattutto quelli con un seguito trasversale e internazionale.
Il punto, però, per Pausini non è la critica in sé, ma la sproporzione nella percezione. “L’amore che ricevo in questo paese però è tanto. Ci sono artisti e personaggi che hanno forte seguito e generano polemiche, succede a me e ad altri”. E poi il dato che racconta meglio di qualsiasi analisi il clima dei social: “In Italia su 4000 commenti 400 sono negativi e maleducati ma fanno più notizia quelli rispetto a quelli positivi”.
È un meccanismo noto: il rumore copre spesso la normalità. “Chi mi ferma per strada o chi viene ai miei concerti non è così”, sottolinea, distinguendo tra il clima digitale e l’esperienza reale. Il contatto diretto con il pubblico, dice, restituisce un’immagine diversa rispetto al filtro dei social.
La conclusione è semplice e personale: “Io mi sento amata in questo paese”. Una frase che suona come risposta definitiva a chi riduce la discussione ai commenti più aspri. Per Pausini, il bilancio resta positivo. E Sanremo, ancora una volta, diventa il luogo dove si misurano applausi e critiche, affetto e polemica, nella stessa sera.
Speciale Sanremo 2026
C’è Sanremo al telefono: quasi 2 milioni di italiani scelgono il Festival come suoneria del cellulare
Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different, quasi 2 milioni di persone hanno scelto un brano sanremese come suoneria. In testa Olly con Balorda nostalgia (180 mila), seguito da Giorgia con La cura per me (152 mila) e Arisa con La notte (118 mila).
Sanremo non finisce mai davvero. Si spegne il palco, si smontano le scenografie, si archiviano le polemiche. Ma poi, all’improvviso, suona un telefono. E da quella tasca, da quella borsa, da quella scrivania d’ufficio parte un ritornello che racconta una storia precisa: il Festival continua a vivere nella quotidianità di milioni di italiani.
Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different, 1,9 milioni di persone hanno impostato una canzone del Festival di Sanremo come suoneria del cellulare. Un numero che fotografa un legame culturale che va oltre la classifica finale, oltre la vittoria ufficiale, oltre la settimana televisiva. Perché Sanremo, nel tempo, diventa colonna sonora personale.
In cima a questa speciale classifica c’è Olly con Balorda nostalgia, scelta da quasi 180.000 italiani come suono delle chiamate in arrivo. Un dato che racconta quanto il brano abbia intercettato una generazione che vive il Festival non solo davanti allo schermo ma anche nello smartphone. Subito dietro, distanziata di pochissimo, Giorgia con La cura per me: oltre 152.000 telefoni squillano con la sua voce. Un risultato che conferma la capacità dell’artista di attraversare le edizioni e rimanere nella memoria collettiva.
Sul gradino più basso del podio – ma con un peso simbolico fortissimo – c’è Arisa con La notte. Più di 118.000 suonerie per un brano del 2012, definito da molti la “vincitrice morale” di quell’edizione. Sono passati 14 anni dall’uscita, ma il tempo, evidentemente, non ha intaccato la forza emotiva della canzone. Anzi, l’ha trasformata in un classico contemporaneo.
Il dato più interessante, però, è che non sono solo le canzoni vincitrici a conquistare le tasche degli italiani. La storia del Festival è piena di brani che non hanno trionfato all’Ariston ma hanno vinto altrove: nelle radio, nelle playlist, nelle vite delle persone. Vita spericolata di Vasco Rossi, che nel 1983 si classificò penultima, è oggi un inno generazionale. Musica leggerissima di Colapesce e Dimartino non vinse nel 2021, ma è diventata un tormentone nazionale. E poi evergreen come Piazza Grande di Lucio Dalla o Maledetta primavera di Loretta Goggi, che continuano a risuonare a distanza di decenni.
La suoneria è un gesto piccolo ma rivelatore. Non è solo una scelta estetica: è un modo per dichiarare un’identità, un gusto, un ricordo. Quando un telefono squilla con un pezzo sanremese, racconta qualcosa di chi lo possiede. È nostalgia, è appartenenza, è ironia, è amore per un ritornello che non si è mai davvero spento.
Il Festival, in questo senso, è molto più di una gara canora. È un archivio emotivo collettivo. Ogni edizione lascia tracce che si depositano negli anni. E anche quando le polemiche si dissolvono e i riflettori si spengono, resta quella melodia che, all’improvviso, interrompe una riunione o una cena tra amici. Sanremo in tasca, letteralmente.
Il dato dei 1,9 milioni dice anche un’altra cosa: il Festival continua a essere trasversale. Non appartiene solo a una generazione o a un target televisivo. Vive nelle cuffie, nelle playlist, nei social e nelle notifiche quotidiane. È popolare nel senso più pieno del termine.
E forse è proprio questa la sua forza. Non solo la gara, non solo lo share, non solo la classifica finale. Ma la capacità di entrare nella vita reale, di trasformarsi in un suono che accompagna le giornate. Sanremo può finire sul palco. Ma per quasi due milioni di italiani continua a squillare.
Speciale Sanremo 2026
Katia Ricciarelli: “A Sanremo dedicato a Baudo un invito me lo sarei aspettato”
Katia Ricciarelli dice di aver sperato in un invito all’Ariston per la serata inaugurale dedicata a Baudo. “Non come ex moglie, ma come artista che è stata al suo fianco per tanti anni”. E aggiunge: “Onestamente ci sono rimasta male”.
n un Festival di Sanremo interamente dedicato a Pippo Baudo, “un invito all’Ariston ci stava”. Katia Ricciarelli non usa giri di parole e affida a poche frasi il suo disappunto per non essere stata coinvolta nella serata inaugurale che renderà omaggio al grande conduttore.
“Un invito ci stava – dice – per chi come me ha passato 18 anni della sua vita insieme a lui. E sarei stata felice di ricordarlo”. Non rivendica un ruolo da ex moglie, precisa. “Non tanto come ex moglie, ma comunque come un’artista che è stata al suo fianco per tanti anni e poteva ricordarlo davvero”.
Secondo le indiscrezioni, in platea dovrebbero esserci i figli di Baudo, Tiziana e Alessandro, oltre alla storica assistente Dina Minna, anche se non siederà in platea. Ricciarelli prende atto, ma non nasconde l’amarezza. “Onestamente me lo sarei aspettato – afferma – così come mi aspettavo tante altre cose che non sono avvenute. Si vede che per loro i 18 anni di vita con Pippo sono sciocchezze che non contano”.
Parole che suonano come uno sfogo misurato, più personale che polemico. “In realtà, io lo ricordo sempre con tanto affetto – sottolinea – perché tutti abbiamo i nostri difetti, ma era un uomo e un artista grandissimo, quindi sarei stata felice di essere lì”.
Poi chiude senza rilanciare: “Ma non ha importanza, non faccio più caso a tutto quello che si è detto e che si è pensato, vivo la mia vita”. Un passaggio che spegne il tono polemico e lascia spazio a un ricordo privato, in un Festival che per scelta ha deciso di trasformare l’omaggio a Baudo in un momento collettivo.
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