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Speciale Sanremo 2026

Quarta serata del Festival di Sanremo 2026: eleganza, ironia e swing, Ditonellapiaga e Tony Pitony vincono la gara delle Cover

La quarta serata del Festival di Sanremo 2026 dedicata a duetti e reinterpretazioni dei grandi classici vede il trionfo di Ditonellapiaga e Tony Pitony con un brano intramontabile.

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Quarta serata del Festival di Sanremo 2026: eleganza, ironia e swing, Ditonellapiaga e Tony Pitony vincono la gara delle Cover

    La quarta serata del 76° Festival di Sanremo, tradizionalmente dedicata alle cover e ai duetti, ha offerto al pubblico uno spettacolo denso di significato, reinterpretazioni creative e performance artistiche di alto livello.

    Sul palcoscenico dell’Ariston, i protagonisti principali della serata sono stati Ditonellapiaga e Tony Pitony, che con una versione raffinata ed energica di The Lady Is a Tramp, brano di grande rilievo nel repertorio jazz internazionale. Sono riusciti a conquistare la vetta della classifica di serata, grazie al voto combinato di televoto, giuria della Sala Stampa, Tv e Web e giuria delle radio.

    La performance, che ha trasformato l’arena sanremese in un ambiente evocativo di club jazz, ha spiccato per la sua teatralità e la capacità di giocare con ironia su un classico della canzone internazionale. L’arrangiamento curato, il ruolo alla pari dei due interpreti e la presenza scenica hanno attirato l’attenzione delle giurie e del pubblico, facendo emergere lo stile unico del duo in gara.

    La serata, oltre alla competizione delle cover, è stata ricca di momenti di spettacolo e ospiti. La cantante Laura Pausini ha aperto l’evento con un medley di brani dal suo repertorio, coinvolgendo l’orchestra e la platea in un’esibizione che ha unito grandi successi della sua carriera. La modella Bianca Balti, di nuovo sul palco dell’Ariston, ha condiviso con il pubblico un messaggio di positività e resilienza personale. Tra gli altri momenti significativi, la consegna del Premio alla carriera alla storica figura di Caterina Caselli e alcune esibizioni sorprendenti di altri artisti hanno arricchito la serata.

    Al secondo posto della classifica di serata si è piazzato Sayf, insieme ad Alex Britti e Mario Biondi, con la loro versione di Hit the Road Jack, resa celebre da Ray Charles, che ha portato un’anima blues spettacolare al teatro. Più in basso, Arisa, accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma, ha presentato con intensità Quello che le donne non dicono, imprimendo nel repertorio un sentimento profondamente nostrano rivisitato con grande rigore interpretativo.

    Va inoltre ricordato che la classifica della serata cover non incide sulla graduatoria generale del Festival ai fini della vittoria finale, ma rappresenta un riconoscimento speciale alla capacità di reinterpretare un brano con originalità e qualità artistica.

    La serata delle cover, spesso considerata una delle più attese e seguite dell’intera manifestazione, ha confermato nuovamente il suo ruolo di momento di grande attrattiva per pubblico e critici, offrendo un mix di nostalgia, innovazione e spettacolo in un unico evento.

    Classifica ufficiale della serata cover

    1. Ditonellapiaga & Tony PitonyThe Lady Is a Tramp
    2. Sayf con Alex Britti e Mario BiondiHit the Road Jack
    3. Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma – Quello che le donne non dicono
    4. Bambole di Pezza con Cristina D’AvenaOcchi di gatto
    5. Tredici Pietro con Galeffi & Fudasca & BandVita
    6. Sal Da Vinci con Michele ZarrilloCinque giorni
    7. LDA & Aka 7even con Tullio De PiscopoAndamento lento
    8. Nayt con Joan ThieleLa canzone dell’amore perduto
    9. Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio BossoSu di noi
    10. Luchè con Gianluca GrignaniFalco a metà
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      Speciale Sanremo 2026

      Sanremo, protesta dei balneari durante il Festival: “A rischio le nostre imprese”

      A pochi passi dall’Ariston, un presidio contesta le gare imposte dall’Europa. Il rappresentante Fabio Montorro: “A rischio 30mila aziende familiari a favore delle multinazionali”.

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      Sanremo, protesta dei balneari durante il Festival: "A rischio le nostre imprese"

        Nel caos festoso della settimana del Festival della Canzone Italiana, Corso Matteotti – a pochi passi dal Teatro Ariston – si è trasformato ieri in teatro di una protesta silenziosa ma decisa. Un gruppo di operatori balneari, autodefinitosi “Balneatori Incazzati”, ha organizzato un presidio per attirare l’attenzione sulle sorti delle concessioni demaniali, minacciate, a loro dire, dalla messa a gara prevista dalle norme europee.

        Due manifestanti si sono incatenati a un lampione, mentre una delegazione regionale esponeva striscioni con la scritta “No Bolkestein”, in riferimento alla direttiva europea del 2006 relativa ai servizi nel mercato interno. La protesta mira a contestare l’obbligo di mettere all’asta le concessioni balneari, una procedura che secondo gli operatori favorirebbe i grandi gruppi imprenditoriali a discapito delle piccole imprese familiari.

        La situazione a Spotorno e il caso nazionale

        La manifestazione di Sanremo si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione nazionale. Recentemente, a Spotorno (Savona), i titolari delle concessioni hanno avviato l’iter per un referendum consultivo comunale. L’obiettivo è sospendere l’attuazione del Piano di Utilizzo Demaniale (Pud) fino a dicembre 2027, cercando di guadagnare tempo rispetto alle scadenze imposte per le gare.

        Secondo i promotori del referendum, il piano comunale attuale comporterebbe la chiusura o la trasformazione radicale di attività storiche, con inevitabili ripercussioni sull’occupazione stagionale e sull’indotto turistico locale, che include fornitori di attrezzature, servizi di catering e beverage.

        L’intervento tecnico-legale

        A supporto tecnico e politico dei balneari è intervenuto Fabio Montorro, esperto nella difesa delle concessioni demaniali. Montorro ha chiarito che l’iniziativa referendaria non mira a contrastare direttamente la legge statale, bensì a discutere la “scelta discrezionale dell’amministrazione comunale” sulle tempistiche di attuazione delle varianti al piano.

        Interrogato sui rischi legati alle procedure di evidenza pubblica, Montorro ha espresso forti preoccupazioni: “Il timore è che aziende familiari storiche, attive da decenni, si trovino a competere con grandi gruppi o multinazionali con una capacità di investimento nettamente superiore. Questo porterebbe alla perdita di migliaia di imprese e posti di lavoro”.

        Il nodo della Direttiva Bolkestein

        Il cuore della protesta resta l’interpretazione della Direttiva Bolkestein. Gli operatori sostengono che il bene demaniale non dovrebbe essere equiparato a un generico servizio commerciale soggetto a libera concorrenza internazionale.

        Nonostante i numerosi ricorsi al TAR presentati in tutta Italia negli ultimi anni, la maggior parte delle sentenze ha confermato la necessità di procedere con le gare.

        Verso la manifestazione di Roma

        Il presidio di Sanremo è stato descritto dagli organizzatori come una tappa di rappresentanza. Il movimento dei balneari ha annunciato una grande manifestazione nazionale a Roma, prevista per il 6-7 marzo, dove convergeranno diverse categorie interessate dalla riforma delle concessioni, per chiedere un intervento deciso della politica a tutela del comparto attuale.

        Prospettive future

        La questione rimane aperta e complessa, sospesa tra la necessità di rispettare le norme europee sulla concorrenza e la richiesta di salvaguardare un modello imprenditoriale balneare tipicamente italiano, basato spesso sulla gestione familiare e su concessioni storiche.

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          Da San Siro all’Ariston: la missione di Bocelli tra ricordi familiari e impegno sociale

          Tra ricordi familiari, l’impegno sociale e il siparietto sui figli, l’artista si confessa prima di salire sul palco dell’Ariston. Il pensiero a Celine Dion e il consiglio ai giovani: «Per cantare serve disciplina, non vizi».

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          Da San Siro all'Ariston: la missione di Bocelli tra ricordi familiari e impegno sociale

            Andrea Bocelli entra in sala stampa con l’umiltà di chi, nonostante i successi mondiali, non ha dimenticato da dove è partito. È un uomo stanco ma visibilmente emozionato, reduce da un viaggio transoceanico che non gli ha tolto la voglia di scherzare. «Super ospite io? Ma che dite», esordisce sorridendo, «sono solo un po’ fuso per il fuso. Sono tornato ieri dall’America e non ho ancora chiuso occhio».

            Un ritorno tra i ricordi

            L’appuntamento di sabato non è un’esibizione qualunque: sono passati trent’anni da quando quel ragazzo toscano incantò l’Ariston. «Sarà una serata piena di ricordi, forse un po’ romantici», confessa il tenore. Il pensiero corre subito ai genitori: «Ricordo mio padre, uomo schivo e silenzioso, che restava in fondo alla sala con le spalle al muro. E mia madre, che invece era in prima fila a fare il tifo come una vera fan. Sono profondamente legato alle mie radici e a questo palcoscenico».

            Dalle Olimpiadi alla Fondazione

            Il percorso di Bocelli è costellato di traguardi immensi, come la recente performance a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. «Cantare per il proprio Paese, davanti a tante celebrità, trasmette una tensione speciale. Ma il vero miracolo è ciò che facciamo con la Fondazione. Da soli si può fare tanto, ma insieme si fa molto di più. Grazie a Laura Biancalani e alla collaborazione con il settore pubblico, siamo riusciti a realizzare progetti che sembravano miraggi».

            Famiglia e “nuove leve”

            Interrogato sul futuro dei figli, Bocelli è categorico ma ironico. Se Matteo, ormai ventottenne e lanciato nella musica, ha la sua benedizione, per la piccola Virginia il messaggio è chiaro: «Lei deve andare a scuola, non a Sanremo».

            E ai giovani artisti che gli chiedono il segreto per mantenere la voce, il Maestro risponde con il rigore di uno sportivo: «Bisogna considerarsi atleti. Niente fumo, niente alcol, mangiara bene. Una volta dei ragazzi mi hanno chiesto se potessero almeno concedersi uno spinello: me ne sono andato subito, perché per spiegare certe cose servirebbe troppo tempo. Una vita senza eccessi può sembrare noiosa, ma è molto più piacevole».

            Tra leggende e curiosità: Celine Dion e Snoop Dogg

            Non mancano i riferimenti alle grandi collaborazioni. Su Celine Dion, che disse di lui: “Se Dio avesse una voce, sarebbe quella di Bocelli”, il tenore scherza: «Mi ha quasi condannato con quella frase, me lo chiedete sempre! Ma sono stato molto preoccupato per la sua salute e sono felice che si sia ripresa».

            Sorprendente anche il racconto su Snoop Dogg. «Non lo conoscevo bene, ma è simpaticissimo. I miei figli mi prendevano in giro dicendo: “Babbo, ma in che mondo vivi?”. Avremmo dovuto fare qualcosa insieme, ma purtroppo un lutto lo ha tenuto lontano da casa mia».

            L’eterna gratitudine per Pippo Baudo

            In chiusura, un pensiero per l’uomo che per primo credette in lui. «Per Pippo Baudo proverò sempre un’eterna gratitudine. È un grande professionista, un uomo colto e garbato che fece di tutto per farmi partecipare al Festival. Se sono qui, lo devo anche a lui».

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              Speciale Sanremo 2026

              Denny Mendez interrompe Vannacci davanti all’Ariston: “Non sono per niente d’accordo con lei”, scintille politiche a Sanremo

              Il generale ed europarlamentare arriva al Festival da “privato cittadino”. L’ex Miss Italia lo ferma davanti ai microfoni: gelo e polemica.

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                Sanremo è musica, certo. Ma è anche palcoscenico, vetrina, passerella e – volenti o nolenti – arena. E così, mentre sul palco si accordano strumenti e si provano le luci, fuori dall’Ariston la scena la rubano le parole. Roberto Vannacci è tornato anche quest’anno al Festival, accompagnato dalla moglie. “Una bella occasione”, dice ai cronisti prima di varcare l’ingresso del teatro. A chi gli chiede chi lo abbia invitato risponde senza esitazioni: “Un amico, lo stesso che mi ha invitato l’anno scorso. Vengo da privato cittadino a godermi una serata di canzone italiana”.

                Il generale, oggi europarlamentare grazie alla Lega e leader di Futuro Nazionale, prova a tenere il baricentro sulla leggerezza della serata. Ma Sanremo, si sa, è tutto tranne che neutro. E infatti la chiacchierata con i giornalisti prende subito una piega politica. Prima, però, arriva l’interruzione inattesa. Denny Mendez, anche lei in coda per entrare in platea, si avvicina ai microfoni e al generale. Non alza la voce, non cerca lo scontro teatrale. Dice semplicemente: “Non sono molto d’accordo con lei Vannacci”. Una frase secca, diretta. Lui la guarda, accenna un sorriso, non replica e torna a rivolgersi ai cronisti.

                Il siparietto dura pochi secondi, ma basta a trasformare l’ingresso in un piccolo caso. Perché il Festival vive di simboli e di immagini, e quella – l’ex Miss Italia che interrompe il generale diventato politico – è una fotografia perfetta delle tensioni che si muovono attorno alla kermesse.

                Quando gli viene chiesto delle polemiche politiche che hanno investito il Festival, Vannacci prova a spostare il piano del discorso. “Cosa ne penso delle polemiche politiche intorno al Festival? Sinceramente vorrei che la politica non entrasse in tutto ciò che è cultura e sport”, risponde, spiegando che questi ambiti dovrebbero rimanere “depoliticizzati”. Secondo lui “le strumentalizzazioni politiche dovrebbero essere abbandonate”, sia da parte della politica, “che dovrebbe occuparsi d’altro”, sia da parte “di certi artisti che prendono invece lo spunto per fare politica durante le loro dimostrazioni che non dovrebbero fare”.

                Il riferimento corre inevitabilmente alla polemica tra Matteo Salvini ed Ermal Meta. Quando gli chiedono se si riferisca alla canzone su Gaza, Vannacci taglia corto: “No, non conosco quella canzone, però tutto ciò che cerca di strumentalizzare il palco lo considero abbastanza becero”. Una parola che pesa, soprattutto pronunciata davanti ai microfoni del Festival.

                E poi c’è il caso Pucci. “Pucci doveva essere sul palco? Probabilmente sì. Non conosco tutta la vicenda”, ammette, aggiungendo però che una persona “che fa la sua attività di artista culturale dovrebbe accedere sicuramente a manifestazioni come questa”. Un’apertura che stride con il richiamo alla neutralità, ma che conferma quanto il confine tra cultura e politica, a Sanremo, sia sempre più sottile.

                Nel frattempo, dentro il teatro si canta. Fuori, si discute. E tra un sorriso trattenuto e una frase che resta sospesa nell’aria, il Festival dimostra ancora una volta di essere molto più di una gara musicale. È uno specchio. E a volte riflette crepe che non si possono ignorare.

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