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Speciale Sanremo 2026

Sanremo 2026 parte in frenata: 9,6 milioni e 58% di share, tre milioni in meno rispetto al debutto record del 2025

Il debutto si ferma a 9,6 milioni contro i 12,6 del 2025. Share al 58%, quarto miglior risultato degli ultimi trent’anni. Conti aveva già avvertito: «Non mi esalto e non mi abbatto». Ora la sfida è capire se è un calo fisiologico o un segnale.

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    La prima serata di Sanremo è sempre un referendum, anche quando nessuno lo ammette. E il verdetto, stavolta, è meno euforico del previsto: 9,6 milioni di spettatori e 58% di share. Tre milioni in meno rispetto al 2025, quando il debutto aveva toccato quota 12,6 milioni con un clamoroso 65,3%.

    Il confronto è inevitabile, perché il precedente pesa. Lo scorso anno era il primo Festival del dopo Amadeus ma anche il primo misurato con la “total audience”, che include tv tradizionale e dispositivi collegati in diretta. Il risultato era stato da copertina: 12,6 milioni e share oltre il 65%. Quest’anno, con trenta canzoni in gara, l’esordio da conduttrice di Laura Pausini, il super ospite Tiziano Ferro, la presenza ormai strutturale di Can Yaman e la “carrambata” con Kabir Bedi, l’attesa era altissima. E invece la partenza è stata più sobria.

    Flop? Dipende da dove si guarda. In valore assoluto il calo è evidente: tre milioni di spettatori non sono una limatura statistica, sono un vuoto che si sente. Ma a livello di share il 58% è tutt’altro che disastroso. È il quarto miglior risultato dal 1997. Meglio delle edizioni 2021 (46,6%) e 2022 (54,7%) guidate da Amadeus. E superiore perfino a molte stagioni considerate di grande successo.

    Le uniche prime serate che hanno fatto meglio in termini percentuali restano le ultime tre: 2023 con il 62,5%, 2024 con il 65,1% e 2025 con il 65,3%. E poi bisogna tornare indietro fino al 1997, quando Mike Bongiorno portò a casa il 58,74%. Numeri che ridimensionano la parola “flop” e la trasformano in qualcosa di più complesso: un ridimensionamento, forse, ma non un crollo.

    Il punto è che Sanremo vive di confronti. Con l’anno prima, con il conduttore precedente, con l’epoca d’oro. E Carlo Conti lo sa benissimo. Non a caso aveva messo le mani avanti già in conferenza stampa: «L’altro anno quando sono arrivato ho detto che era impossibile eguagliare certi numeri, invece un po’ il caso, un po’ la fortuna e la bravura mi hanno aiutato. Eppure il giorno dopo non sono entrato in sala stampa camminando a cinque centimetri da terra. Non mi esalto se le cose vanno bene e non mi abbatto se i risultati non sono gli stessi anche perché si tratterebbe di battere me stesso».

    Parole che oggi suonano come una cintura di sicurezza. Perché la prima serata era una maratona: trenta canzoni, un ritmo serrato, meno varietà del solito e più sostanza musicale. Una scelta che può aver reso la serata più compatta, ma anche più impegnativa per il pubblico generalista. In un Festival dove un terzo dei cantanti è quasi sconosciuto alla fascia più adulta, la curva dell’attenzione diventa una variabile delicata.

    C’è poi un fattore strutturale: l’effetto novità si consuma in fretta. Il primo anno post-Amadeus era carico di curiosità, aspettative, timori. Il secondo è più “normale”. E la normalità, in televisione, raramente fa boom.

    Resta la domanda vera: è un calo fisiologico o il segnale di un Festival che deve trovare una nuova scintilla? Il 58% di share dice che il Paese era comunque davanti alla tv. I 9,6 milioni raccontano però una soglia psicologica che si è abbassata.

    Sanremo è una lunga settimana. La prima sera è solo l’inizio, ma l’inizio conta. Ora la partita si gioca sulla tenuta. Perché se è vero che non ci si deve esaltare quando si vola, è altrettanto vero che a Sanremo nessuno si accontenta di planare.

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      Alla fine vincerà Serena Brancale, lo dice l’AI

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        Questa 76ª edizione si annuncia tra le più competitive degli ultimi anni: 30 Big in gara, tra ritorni attesi, pop mainstream, rap e cantautorato indipendente. Oggi, però, la domanda “Chi vincerà Sanremo?” non trova risposta solo sul palco. Il risultato finale è sempre più influenzato dall’ecosistema digitale: social network, community organizzate e capacità di trasformare follower in voti reali.

        Il peso decisivo dei social nel meccanismo di voto

        Negli ultimi anni il Festival ha cambiato pelle. Il televoto – integrato da giuria demoscopica, sala stampa e radio – premia non solo la qualità artistica, ma la capacità di mobilitare community attive in tempo reale. Stories Instagram, reel virali, trend su TikTok e call to action durante la diretta possono generare migliaia di voti in poche ore. Non conta più solo il numero di follower, ma la loro autenticità e partecipazione effettiva.

        L’analisi predittiva

        Sulla questione è stata sviluppata una simulazione da parte di SWJ, avanzata incrociando i dati comportamentali reali dei profili social dei Big , i modelli di intelligenza artificiale (Grok, Gemini e ChatGPT), le quote aggiornate dei principali bookmaker e le correlazioni storiche tra performance digitali e televoto. Quindi non una previsione soggettiva sui brani, ma un modello basato su dati misurabili.

        La Brancale, favorita silenziosa

        La media ponderata delle tre intelligenze artificiali converge su uno scenario chiaro. Serena Brancale emerge come la candidata con la probabilità più alta di vittoria grazie alla sua community percepita come autentica, al cosiddetto “sentiment” prevalentemente positivo e ad un equilibrio ideale tra televoto e giurie. Pur non essendo l’artista con più follower, registra commenti più lunghi e coinvolti, segnale di relazione profonda con il pubblico. Il brano Qui con me, dedicato alla madre scomparsa, aggiunge una componente emotiva forte che potrebbe convincere sia il pubblico sia le giurie tecniche. Le quote la collocano stabilmente in testa.

        Social: quantitate vs qualità

        Un’altra analisi, pubblicata da DeRev con il “Sanremo Social 2026”, classifica gli artisti in base a follower totali, engagement e crescita recente. In questo caso domina la coppia Fedez & Masini grazie ai numeri assoluti. La differenza chiave? Eccola spiegata.

        DeRev misura la forza numerica mentre SWJ a qualità e la conversione reale in voto

        A Sanremo, oggi, non vince chi fa più rumore, ma chi trasforma l’attenzione digitale in consenso concreto. Il Festival di Sanremo 2026, a giudicare dalla serata di ieri, si preannuncia equilibrato e combattuto. Tuttavia, secondo l’analisi combinata delle AI, Serena Brancale parte in pole position, seguita da Tommaso Paradiso e dal duo Fedez–Masini. Come sempre, sarà il palco dell’Ariston – e soprattutto la reattività delle community durante le serate decisive – a scrivere il verdetto finale.

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          Dal palco alla leggenda: Super Pippo, l’uomo che inventò il “presentatore”

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            Un viaggio nella storia della televisione italiana attraverso tredici Festival di Sanremo che hanno segnato un’epoca. È l’omaggio che la Rai dedica a Pippo Baudo, il conduttore che più di ogni altro ha incarnato lo spirito della kermesse, con il record assoluto di tredici edizioni guidate tra presentazione, direzione artistica e intuizioni autoriali.

            Parola d’ordine: immersività

            Nei locali del Forte di Santa Tecla, fino al primo marzo, una mostra itinerante accompagna i visitatori in un percorso immersivo tra video, fotografie, aneddoti, sketch e materiali d’archivio che raccontano l’impronta indelebile lasciata da Baudo nella storia del Festival. Non una semplice esposizione celebrativa, ma un’esperienza coinvolgente che restituisce la misura del suo contributo culturale e popolare. Il cuore del percorso è una timeline interattiva che ripercorre le tredici edizioni condotte dal presentatore siciliano: ogni tappa è arricchita da oggetti di scena, costumi, premi e documenti originali che testimoniano l’evoluzione dello spettacolo e del linguaggio televisivo. Baudo non è stato soltanto un volto, ma un vero architetto del Festival, capace di intercettare i cambiamenti del Paese e tradurli in televisione.

            Ogni visitatore diventa protagonista

            Le sezioni immersive permettono al pubblico di mettersi in gioco: dalla prova di canto dei brani rimasti nella memoria collettiva, fino all’emozione di salire simbolicamente sul palco nelle vesti di conduttore. Un modo per comprendere da vicino la complessità e la responsabilità di guidare l’evento musicale più seguito d’Italia.

            All’interno della mostra è previsto anche uno spazio visione dedicato al documentario del Tg1, curato dal giornalista Leonardo Metalli, che ripercorre la vita privata e professionale del presentatore, tra carriera, successi e momenti meno noti al grande pubblico.

            L’esposizione è realizzata dalla Direzione Comunicazione Rai con il supporto di Rai Pubblicità e Rai Com, in collaborazione con SIAE e RaiNews.it. Un lavoro corale per restituire al pubblico il ritratto di un protagonista assoluto della cultura televisiva nazionale.

            Il suo è stato un fondamentale contributo

            Simbolo della televisione italiana e figura centrale nella storia del Festival, Baudo ha attraversato decenni di spettacolo contribuendo in modo determinante alla crescita e alla trasformazione di Sanremo. Ha scoperto talenti, lanciato carriere, rafforzato il legame tra il palco dell’Ariston e milioni di spettatori. Questa mostra è dunque più di una celebrazione: è il riconoscimento di un’eredità artistica e professionale che continua a parlare al presente della televisione italiana.

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              Ma che ce stai a prova’? Carolina Rey punzecchia Can Yaman tra Baglioni e un ruolo in Sandokan

              Can Yaman elogia “Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni e Carolina Rey coglie la palla al balzo: “Anche io ascolto Baglioni… c’è un ruolo in Sandokan?”. Tra ironia e flirt televisivo, la sala stampa si scalda.

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                Ma che ce stai a prova’?

                La conferenza stampa del Festival di Sanremo regala spesso più scintille del palco. Stavolta a prendersi la scena è Carolina Rey, conduttrice del PrimaFestival 2026, che non si lascia sfuggire l’assist servito da Can Yaman.

                L’attore turco, arrivato all’Ariston con il suo carico di fascino e curiosità, aveva appena confessato il suo apprezzamento per “Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni. Una dichiarazione che mescola romanticismo e cultura pop italiana, perfetta per scaldare la platea.

                Carolina non si tira indietro. “Devo dire che Istanbul è bellissima, anche io ascolto Baglioni. E volevo chiedere se c’è un ruolo in Sandokan…”. Detto con sorriso, ma non troppo.

                La sala stampa si infiamma

                Il passaggio è rapido, quasi teatrale. Dall’omaggio musicale alla proposta lavorativa il passo è breve. La sala stampa ride, qualcuno applaude, qualcuno alza lo smartphone. È il momento perfetto da ritagliare per i social.

                Yaman, già protagonista di serie di successo e ora volto di Sandokan, si ritrova al centro di un siparietto che mescola ironia e sottile flirt televisivo. Carolina Rey gioca con il ruolo, si concede una battuta che rompe la formalità e restituisce alla conferenza quel sapore da show nello show.

                Tra Baglioni e Sandokan

                La citazione di “Questo piccolo grande amore” non è casuale. È uno dei brani simbolo della canzone italiana, capace di attraversare generazioni. Sentirlo evocare da un attore turco che ha scelto l’Italia come seconda casa crea un ponte culturale immediato.

                E Carolina lo capisce al volo. Se lui omaggia la musica italiana, lei rilancia sull’immaginario televisivo. Sandokan non è solo una serie, è un simbolo di avventura e seduzione. Chiedere un ruolo è una provocazione leggera, ma efficace.

                Il Festival che vive di incastri

                Sanremo non è fatto solo di canzoni, ma di incastri imprevisti. Una dichiarazione romantica, una battuta pronta, uno scambio di sguardi: bastano pochi secondi per costruire un titolo.

                Carolina Rey dimostra di sapere stare nel gioco. Non resta spettatrice, ma entra in scena. Can Yaman sorride, la sala stampa si diverte, il PrimaFestival si guadagna il suo momento virale.

                E alla fine la domanda resta sospesa, tra ironia e fantasia: in fondo, un piccolo ruolo in Sandokan, perché no? A Sanremo, del resto, tutto può succedere.

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