Speciale Sanremo 2026
Sanremo si sveglia dal torpore: la “cura” Pantani salva il terzo atto di Carlo Conti
Dopo due serate sottotono e ospiti poco incisivi, il comico toscano accende l’Ariston con la maschera di Lapo Elkann. Una scarica di adrenalina che restituisce ritmo a una kermesse fin qui piatta.
C’è voluto il “terzo tempo” perché il motore di Sanremo 2026 iniziasse finalmente a girare a pieni giri. Dopo un debutto e una seconda serata caratterizzati da un ritmo compassato e da scelte artistiche che non hanno lasciato il segno — basti pensare al potenziale inespresso di Can Yaman o agli interventi di Lillo e Pilar Fogliati, rimasti ai margini del racconto — la kermesse ha finalmente trovato la sua scossa. L’artefice del miracolo? Ubaldo Pantani.
Oltre l’imitazione: il metodo Pantani
Non chiamatelo solo imitatore. Pantani, che ama definirsi un «comico che utilizza le imitazioni», ha dimostrato come la satira di qualità possa ribaltare l’inerzia di uno show. Il suo segreto risiede in una formula precisa che fonde tre pilastri: fedeltà vocale, mimesi fisica e una scrittura testuale affilata.
È proprio sul testo che il comico ha costruito il successo della serata. Il suo Lapo Elkann non è più la caricatura degli eccessi del passato, ma un’evoluzione narrativa sofisticata. Pantani ha trasformato il rampollo in una sorta di “matto di corte” moderno: un gaffeur d’altissimo bordo, ingenuo e spiazzante, capace di pronunciare verità scomode che nessun altro ospite oserebbe sfiorare.
Rompere le regole del “già visto”
Il successo di Pantani all’Ariston è ancora più significativo se si considera il fattore sovraesposizione. Solitamente il Festival insegue l’esclusività assoluta, mentre il comico toscano è una presenza fissa nel salotto di Fabio Fazio. Eppure, nonostante il pubblico sia abituato alla sua comicità, Pantani è riuscito nell’impresa di risultare inedito.
In una sola settimana di preparazione — il suo nome era stato ufficializzato in extremis — ha saputo costruire una linea narrativa coerente, diluita in diverse incursioni che hanno dettato i tempi comici dell’intera serata. Grazie a lui, lo spettatore ha finalmente ritrovato il piacere di ridere davanti alla TV, trasformando quella che sembrava una gestione troppo scolastica di Carlo Conti in un evento televisivo finalmente vibrante.
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Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026, Calabria protagonista nella serata delle cover: Brunori Sas con Maria Antonietta e Colombre, Aiello duetta con Leo Gassmann
Due cantautori legati a Cosenza salgono stasera all’Ariston: Brunori Sas su “Il mondo”, Aiello su “Era già tutto previsto”. Nella quarta serata del Festival dedicata ai duetti, Brunori Sas si esibisce con Maria Antonietta & Colombre reinterpretando “Il mondo” di Jimmy Fontana. Aiello canta con Leo Gassmann “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante.
Stasera, nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026 dedicata alle cover e ai duetti, l’Ariston parla anche calabrese. E lo fa con due nomi che, per percorsi diversi ma con una sensibilità simile, hanno portato la provincia di Cosenza dentro il mainstream senza smussarne gli angoli: Brunori Sas e Aiello. Due cantautori legati alla stessa terra, alla stessa città, e a un’idea di musica che tiene insieme scrittura e interpretazione, radici e presente.
Dario Brunori, in arte Brunori Sas, nato a Cosenza nel 1977, è uno dei cantautori più apprezzati degli ultimi anni e non è certo un esordiente sanremese. La sua storia con il Festival è fatta di ritorni e snodi importanti: nel 2019 era già salito sul palco nella serata dei duetti con gli Zen Circus, poi nel 2025 è tornato in gara con “L’albero delle noci”, brano intenso dedicato alla figlia. Quella partecipazione lo ha portato al terzo posto finale e al premio per il miglior testo, certificando un passaggio ormai compiuto: dalla scena “underground” che lui stesso ha contribuito a sdoganare, fino al pubblico più ampio, senza perdere l’identità da cantautore puro.
Nella serata delle cover, Brunori si esibirà accanto a Maria Antonietta & Colombre con una reinterpretazione de “Il mondo” di Jimmy Fontana. Coppia nella vita e sul palco, Maria Antonietta e Colombre rappresentano la “quota indie” di questo Sanremo 2026, e la loro scelta di condividere la scena con Brunori costruisce un triangolo interessante: tre artisti che hanno una grammatica contemporanea ma che, stasera, si misurano con un classico assoluto. “Il mondo” è un brano che appartiene a quella categoria rara di canzoni che non si limitano a essere ricordate: tornano a galla ogni volta con un significato nuovo, perché la melodia e il testo le tengono in vita, come un oggetto che non perde valore.
Pubblicata nel 1965, “Il mondo” fu uno dei successi di quell’estate: un testo struggente, una melodia da classico istantaneo e un arrangiamento etereo ed elegante firmato da Ennio Morricone, con richiami ai giganti del jazz orchestrale. Non è un dettaglio: è parte del fascino e del peso specifico del brano. Nel tempo le versioni si sono moltiplicate, dalle interpretazioni degli anni Sessanta con Milva e Gianni Morandi fino a letture più recenti come quelle di Gianna Nannini e dei Kolors. Sceglierla, oggi, manda un segnale preciso: uno dei movimenti più interessanti dei nuovi cantautori italiani è proprio la riscoperta della melodia “classica” della canzone italiana, rivestita però di suoni e sensibilità contemporanee. È una strategia, certo, ma quando funziona diventa un gesto di stile: non un omaggio polveroso, bensì un dialogo vivo con il repertorio.
Accanto a Brunori, stasera ci sarà anche Aiello, altro artista originario di Cosenza, che duetterà con Leo Gassmann su “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante. Qui il registro cambia: si entra in un brano del 1973 che è un capolavoro sulla consapevolezza, sul destino, su quella sensazione amara di aver già intravisto la fine prima ancora di cominciare. Aiello porta sul palco una vocalità che si presta bene a questo tipo di intensità: un approccio intimo alla musica, capace di stare dentro il testo senza “spiegarlo”, ma facendolo sentire. E il duetto con Gassmann promette un confronto di timbri e di sguardi, perché in una cover non conta solo la fedeltà alla canzone: conta la tensione che riesci a creare tra ciò che era e ciò che diventa.
Antonio Aiello, classe 1985, nato e cresciuto a Cosenza prima di trasferirsi a Roma, ha costruito il suo percorso partendo da una formazione musicale solida, con lo studio di pianoforte e violino, e poi evolvendo verso un sound che mescola indie, pop e r&b. La sua partecipazione a Sanremo risale al 2021, quando era tra i Big con “Ora”, la sua prima presenza ufficiale in gara. Anche qui, un passaggio chiaro: l’identità personale come centro del racconto, e una scrittura che non ha paura di stare sul confine tra confessione e canzone pop.
La serata delle cover, storicamente, è uno dei momenti più rivelatori del Festival. È lo spazio in cui gli artisti si mettono alla prova senza rete, perché la canzone non è “nuova”: è già dentro la memoria collettiva, e proprio per questo ti giudicano su un dettaglio, su una scelta d’arrangiamento, su una parola tenuta più a lungo, su un silenzio. Per il pubblico calabrese, la presenza di Brunori Sas e Aiello aggiunge un elemento emotivo e identitario: due carriere solide partite dalla stessa provincia e arrivate su un palco nazionale con credibilità, senza bisogno di maschere.
E nel caso di Brunori, il legame con la sua terra resta un tratto quasi narrativo. Il suo studio prove è ancora nei pressi dell’Università della Calabria, che nel 2026 gli conferirà una laurea honoris causa. C’è un verso, “sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele”, diventato nel tempo un riferimento identitario per molti calabresi, quasi una frase-simbolo capace di contenere contraddizioni e orgoglio. Un legame che Brunori ha mostrato anche in modo concreto, esibendosi gratuitamente a Capodanno 2026 in Piazza dei Bruzi davanti a migliaia di persone.
Stasera, però, tutto questo entra in una cornice precisa: l’Ariston, la serata delle cover, il rito collettivo del Festival. “Il mondo” e “Era già tutto previsto” sono due scelte diverse, due epoche diverse, due energie diverse. Ma raccontano la stessa cosa: che per portare davvero una canzone sul palco non basta cantarla, bisogna abitarla. E Brunori Sas e Aiello, da quel palco, portano anche un pezzo di Cosenza, senza doverlo spiegare. Basta sentirlo.
Speciale Sanremo 2026
Serena Brancale, il coraggio di essere figlia: «Canto il dolore per mia madre, è la mia liberazione»
Dalla gioia del ritorno alla profondità di una ferita aperta sei anni fa: la metamorfosi dell’artista che punta alla vittoria di Sanremo 2026. Stasera l’attesa cover con il gigante del jazz Gregory Porter.
C’è un momento preciso in cui la musica smette di essere solo ritmo e diventa una necessità vitale. Per Serena Brancale, quel momento è arrivato sul palco dell’Ariston, trasformando la sua partecipazione a Sanremo 2026 in un rito di guarigione. Rispetto all’anno scorso, quando festeggiava il ritorno al Festival dopo un decennio con un’esplosione di gioia, oggi la Brancale si presenta con una consapevolezza nuova, figlia di un dolore silenzioso durato sei anni.
Una lettera trasformata in musica
«Sono più consapevole,» confessa l’artista, visibilmente emozionata. «Durante un tour ho capito che portavo dentro una ferita irrisolta. Cercavo di curarla cantando, ma questo brano racconta un dolore profondo che mi accompagna da tempo». Il motore di questo cambiamento è stata una lettera alla madre, figura centrale della sua vita e della sua formazione artistica. Un percorso catartico che l’ha portata a scegliere di indossare, proprio per la serata di domani, un vestito appartenuto alla mamma.
Il passaggio da “personaggio” a “figlia” è il tema cardine di questa edizione:
«Quest’anno sono più figlia che persona. Ho ricevuto un’ondata di amore incredibile da chiunque abbia vissuto una perdita cara. Portare sul palco la mia parte più intima, con un vestito color fango, senza paura di essere me stessa, è la mia vittoria.»
Il rapporto con la sorella e il “balletto” delle emozioni
Non è stato un percorso solitario. Al suo fianco, a dirigere l’orchestra, c’è la sorella Nicole Brancale. Un’intesa che non è stata immediata: «Le ho proposto il pezzo, inizialmente era titubante perché non viveva il dolore come me, ma poi ha accettato. Il nostro primo abbraccio in prova è stata una liberazione bellissima».
Nonostante i favori del pronostico – con un endorsement d’eccezione come quello di Al Bano – la sfida più grande per Serena resta tecnica e psicologica: gestire la voce mentre l’emozione preme in gola. «Ieri mi sono dovuta concentrare per non piangere prima del ritornello. È più difficile parlare di certi ricordi che cantarli. Ma mia mamma era una cantante, credeva in me più di quanto facessi io: sto portando avanti il suo sogno, e questo mi dà una forza immensa».

La serata delle cover: un ponte tra Bari e New York
Stasera l’asticella si alza ulteriormente. Serena Brancale porterà sul palco la giovanissima Delia Buglisi e una star internazionale del calibro di Gregory Porter. Insieme eseguiranno una versione intensa di Besame Mucho.
«Ho conosciuto Gregory a New York, è nata una stima reciproca immediata,» spiega Serena. «Cantarla con lui è un sogno che si avvera. Sarà un martello pneumatico di emozioni». La scelta musicale, un crescendo teatrale e potente, è un omaggio alla perfezione tecnica che la madre esigeva: «Sarebbe impazzita di gioia. Mi avrebbe detto di non muovere troppo gli occhi che brillano. Le avrei risvegliato quelle canzoni d’amore che condivideva con mio padre».
Mentre la classifica la vede tra i favoriti, Serena Brancale sembra aver già vinto la sua gara personale: quella contro il silenzio. Ogni volta che alza il braccio verso il cielo durante l’esibizione, non è solo un gesto coreografico, ma un segnale diretto a chi, da qualche parte, continua a farla cantare.
Speciale Sanremo 2026
Tommaso Paradiso debutta a Sanremo e prepara le nozze: matrimonio con Carolina Sansoni dopo l’Ariston
Dopo Sanremo 2026 l’ex frontman dei The Giornalisti sposerà Carolina Sansoni. Insieme dal 2017 e genitori della piccola Anna, ora ufficializzano tutto. E le pubblicazioni di nozze correggono anche la data di nascita di lei.
Tommaso Paradiso alza l’asticella e sceglie il tempismo perfetto: debutta all’Ariston e, subito dopo, si sposa. Il romanticismo, quando è ben orchestrato, diventa anche strategia narrativa. E Sanremo è il palco ideale per farlo diventare popolare.
Prima Sanremo, poi l’altare
Come raccontato da Vanity Fair e rilanciato dal settimanale “Chi”, dopo Sanremo 2026 l’ex frontman dei The Giornalisti dirà sì alla compagna Carolina Sansoni. Le nozze sono previste per giugno.
Un passaggio che sa di capitolo definitivo, almeno sul piano simbolico: prima il ritorno in grande stile sotto le luci dell’Ariston, poi la promessa ufficiale. Una sceneggiatura quasi perfetta, degna di una canzone dal titolo “I romantici”, come quella che Paradiso porta in gara.
Sanremo, in fondo, amplifica tutto: una nota stonata diventa meme, un amore diventa favola condivisa.
Il colpo di scena anagrafico
Ma il gossip non si accontenta del lieto fine. Le pubblicazioni di matrimonio, apparse al Comune di Roma, hanno regalato un piccolo colpo di scena: la data di nascita di Carolina Sansoni sarebbe diversa da quella circolata online per anni.
Secondo i documenti ufficiali, Sansoni sarebbe nata il 31 gennaio 1992 e non nel 1989, come riportato in molte biografie digitali. Traduzione: Sanremo non aggiorna solo le classifiche, aggiorna pure Wikipedia.
Un dettaglio che non cambia la sostanza della storia, ma che dimostra quanto la vita privata dei protagonisti del Festival venga passata al microscopio.
Una storia iniziata nel 2017
La relazione tra Paradiso e Sansoni va avanti dal 2017. Nel 2025 è arrivata anche la piccola Anna, completando un quadro familiare che oggi trova la sua ufficialità nel matrimonio.
È la classica narrazione da “vita nuova”: amore consolidato, figlia, nozze in arrivo. Solo che invece della solita cornice social, c’è l’Ariston. E lì l’effetto è diverso: se la tua vita privata deve diventare racconto collettivo, meglio farlo nel luogo dove l’Italia ascolta, commenta e si commuove come se vi conoscesse da sempre.
Sanremo, ancora una volta, non è solo musica. È un acceleratore di storie.
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