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Speciale Sanremo 2026

Welo, il ritmo del Salento conquista Sanremo ma divide il web: «Orgoglioso del mio accento»

Il jingle “Emigrato” scelto da Carlo Conti diventa virale tra applausi e polemiche. Mentre gli hater suggeriscono corsi di dizione, il pasticciere di Cellino San Marco dedica all’artista un dolce speciale.

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Welo, il ritmo del Salento conquista Sanremo ma divide il web: «Orgoglioso del mio accento»

    L’Ariston ha un nuovo battito, ed è marcatamente salentino. Se l’anno scorso era stata l’energia di Gabry Ponte a dare il via alle danze, la 76esima edizione del Festival di Sanremo ha trovato la sua identità sonora in “Emigrato”, il brano di Welo scelto da Carlo Conti come sigla ufficiale della kermesse. Tuttavia, come spesso accade nell’era dei social, il successo non è arrivato senza una scia di veleno: nel mirino degli hater è finita l’inflessione leccese del giovane artista, scatenando un dibattito che va ben oltre la musica.

    Tra critiche e identità

    Manuel Mariano, classe 1999, non ha intenzione di nascondere le proprie radici. Nonostante i commenti piccati di chi lo invita a frequentare corsi di dizione per “ripulire” la parlata, il rapper risponde con la forza della coerenza: «Ne vado fiero». Il suo brano, d’altronde, tocca corde profonde, parlando di un Sud costretto a spostarsi per cercare fortuna («Dicono devi andare fuori, sempre fuori»), un tema che ha reso il video della canzone un contenuto virale in poche ore.

    La scalata di Welo verso il palco più prestigioso d’Italia è iniziata in modo quasi cinematografico: un vassoio di pasticciotti consegnato a mano a Carlo Conti. Un gesto che, seppur non abbia strappato un selfie immediato con il conduttore, ha convinto quest’ultimo a puntare sul talento del ragazzo leccese.

    La solidarietà corre sui social (e a tavola)

    A fare da scudo contro le critiche è intervenuta la community di “pasticciottolovers”, che su Instagram ha lanciato un messaggio di inclusione:

    «L’appartenenza è un valore, non un limite. Che sia salentino, siciliano o napoletano, l’accento è un patrimonio che va lodato».

    Una difesa che solleva una questione sociologica mai sopita: perché i dialetti del Nord vengono spesso esibiti come vanto, mentre quelli del Sud sono ancora oggetto di pregiudizio?

    Un dolce per la pace: arriva il “Welo di pasticciotto”

    Mentre la battaglia infuria su TikTok e Instagram, la risposta più dolce arriva da Cellino San Marco. Il pasticciere Andrea Colitta ha creato un ponte gastronomico tra Puglia e Liguria: il “Welo di pasticciotto”. Il dolce fonde la tradizionale frolla salentina con il ripieno tipico dei Baci di Sanremo.

    «A tavola le diversità trovano sempre un punto d’incontro», spiega Colitta, ricordando che la musica, proprio come la cucina, dovrebbe unire e non dividere i territori.

    Welo, intanto, si gode il momento. Con la valigia piena di sogni e l’orgoglio di chi non vuole tradire se stesso, il giovane artista ha già vinto la sua sfida più grande: portare l’anima del Salento nel cuore della Città dei Fiori.

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      Speciale Sanremo 2026

      Sanremo, la Notte delle Cover: il “Contropiede” di Pausini e il Giallo di Mister X

      Trenta campioni in gara celebrano il repertorio mondiale nella serata evento ideata da Carlo Conti. Attesa per il monologo del Prof. Schettini, mentre la scaletta nasconde un’incognita che apparirà più volte sul palco.

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      Sanremo, la Notte delle Cover: il “Contropiede” di Pausini e il Giallo di Mister X

        Il venerdì del Festival è, per tradizione e cuore, la notte dei ricordi che si fanno presente. Questa sera, 27 febbraio, il Teatro Ariston si trasforma nel tempio delle cover, un format diventato appuntamento cult proprio grazie all’intuizione di Carlo Conti nel 2015. Trenta artisti, altrettanti ospiti e un viaggio senza confini tra i successi della musica italiana e internazionale.

        Le sorprese: tra certezze e misteri

        La conferenza stampa mattutina ha sciolto le riserve su alcuni momenti chiave, ma ha anche fittamente alimentato il mistero. Il Direttore Artistico ha calato l’asso: l’apertura sarà affidata a Laura Pausini. Un medley che Claudio Fasulo, vicedirettore del Prime Time, non ha esitato a definire un vero e proprio «colpo in contropiede» per spiazzare e infiammare il pubblico sin dai primi minuti.

        Sul fronte dell’impegno sociale, confermata la presenza del Professor Vincenzo Schettini. Il celebre fisico affronterà il delicato tema delle dipendenze giovanili. Tuttavia, a tenere alta la curiosità è un dettaglio della scaletta ufficiale: tra i nomi dei big compare ripetutamente un “Mister X”. Questo personaggio misterioso farà la sua prima apparizione alle 21:08, tornando poi sul palco in diverse occasioni durante la serata. Chi si cela dietro la maschera?

        La maratona musicale: l’ordine d’uscita

        La gara vera e propria inizierà alle 20:51 con l’energia di Elettra Lamborghini e le Las Ketchup. Il sipario calerà sulle esibizioni alle 01:06 con il duo Gassmann-Aiello, in attesa del verdetto finale previsto per l’una e ventidue del mattino.

        Ecco il programma completo dei duetti:

        1. Elettra Lamborghini con Las KetchupAserejé
        2. Eddie Brock con Fabrizio MoroPortami via
        3. Mara Sattei con MecnaL’ultimo bacio
        4. Patty Pravo con Timofej AndrijashenkoTi lascio una canzone
        5. Levante con GaiaI maschi
        6. Malika Ayane con Claudio SantamariaMi sei scoppiato dentro il cuore
        7. Bambole di Pezza con Cristina D’AvenaOcchi di gatto
        8. Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio BossoSu di noi
        9. Tommaso Paradiso con StadioL’ultima luna
        10. Michele Bravi con Fiorella MannoiaDomani è un altro giorno
        11. Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & BandVita
        12. Maria Antonietta & Colombre con Brunori SasIl mondo
        13. Fulminacci con Francesca FagnaniParole Parole
        14. LDA & AKA 7EVEN con Tullio De PiscopoAndamento lento
        15. Raf con The KolorsThe riddle
        16. J-Ax con Ligera County FamE la vita, la vita
        17. Ditonellapiaga con TonyPitonyThe lady is a tramp
        18. Enrico Nigiotti con ALFAEn e Xanax
        19. Serena Brancale con Gregory Porter e DeliaBesame Mucho
        20. Sayf con Alex Britti e Mario BiondiHit the Road Jack
        21. Francesco Renga con Giusy FerreriRagazzo solo, ragazza sola
        22. Arisa con Coro del Teatro Regio di ParmaQuello che le donne non dicono
        23. Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy PaciBaila Morena
        24. Sal Da Vinci con Michele ZarrilloCinque giorni
        25. Fedez & Masini con Stjepan HauserMeravigliosa Creatura
        26. Ermal Meta con DardustGolden Hour
        27. Nayt con Joan ThieleLa canzone dell’amore perduto
        28. Luchè con Gianluca GrignaniFalco a metà
        29. Chiello con maestro Saverio CigariniMi sono innamorato di te
        30. Leo Gassmann con AielloEra già tutto previsto
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          Speciale Sanremo 2026

          Sanremo 2026, l’emozione di Bianca Balti: «Un anno di lotte e rinascite, oggi celebro la vita»

          La top model affianca Carlo Conti nella quarta serata del Festival. Tra il ricordo della malattia, la difesa della collega Irina Shayk e l’orgoglio per la figlia Matilde, Bianca si mette a nudo: «Ho dovuto elaborare il lutto della donna che ero prima».

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          Sanremo 2026, l’emozione di Bianca Balti: «Un anno di lotte e rinascite, oggi celebro la vita»

            Giorno quattro: la riviera respira l’aria elettrica che precede la finalissima, ma prima c’è da superare lo scoglio più amato dal pubblico, quello delle cover. Nella consueta conferenza stampa di metà giornata, l’atmosfera appare distesa, rinvigorita da dati d’ascolto solidi — una media di 9,5 milioni di telespettatori — e dal ritorno di un volto carissimo al festival: Bianca Balti.

            La modella torna sul luogo del delitto a un anno esatto dalla sua ultima apparizione, quando la battaglia contro il tumore diagnosticato nel 2024 era ancora una ferita aperta e fresca di terapie. Accanto a lei, un Carlo Conti soddisfatto definisce la serata dei duetti come «la festa per eccellenza, un mix di accoppiamenti classici e scommesse audaci, sempre nel segno della spensieratezza».

            Il “lutto” e la nuova consapevolezza

            Ma è stata Bianca a prendersi la scena, trasformando l’incontro con i giornalisti in un momento di autentica riflessione umana. «Non amo particolarmente le feste, sono un po’ snob in questo, ma per Sanremo faccio un’eccezione», ha scherzato, prima di farsi seria parlando del suo percorso personale.

            «L’ultimo anno è stato il più complesso della mia esistenza. Dopo la chemio ho dovuto affrontare un vero e proprio lutto: quello per la donna che ero prima. Quella donna senza cicatrici e senza l’ombra delle recidive non esiste più. Anche se i capelli ricrescono, la spensieratezza di un tempo va elaborata come una perdita».

            Sorellanza e difesa delle colleghe

            La Balti ha poi voluto rispondere indirettamente alle polemiche che hanno investito Irina Shayk, criticata da alcuni per un ruolo ritenuto troppo “silenzioso” durante la terza serata. «Irina è una donna splendida e mi è stata vicina in modo incredibile durante la malattia. Oltre l’immagine sexy e l’ostacolo della lingua, c’è una persona simpaticissima che ieri ha fatto sognare tutti».

            Il segreto della sua resilienza? La rete sociale. La top model ha raccontato di aver creato un gruppo di supporto su Zoom dove incontra settimanalmente altre donne che hanno vissuto il suo stesso dramma: «La parola chiave è sorellanza. Sapere di non essere soli cambia tutto».

            Orgoglio di mamma

            Non è mancato un pensiero per le figlie, Matilde (18 anni) e Mia (10), che la seguono da Los Angeles. Se con la piccola il rapporto è fatto di protezione, con la maggiore — che ha appena intrapreso la carriera nella moda — il dialogo è più professionale. «Le ho impedito di sfilare prima della maggiore età perché volevo che avesse altre priorità. Oggi le insegno solo una cosa: non permettere mai al giudizio degli altri di definire quanto vali».

            Stasera, tra una cover e l’altra, Bianca Balti non porterà sul palco solo la sua bellezza, ma la storia di una donna che ha imparato a convivere con i propri segni, trasformandoli in un messaggio di speranza per chi la guarda da casa.

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              Speciale Sanremo 2026

              Il “quasi-ghosting”: Luca Argentero sparisce, Carlo Conti risponde… e vissero tutti chiariti

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                Da “mi hanno chiamato e poi silenzio” a “ci siamo parlati ed è tutto chiarito”. Nel giro di pochi giorni il caso Luca Argentero–Sanremo 2026 cambia completamente tono. E a mettere la parola fine è direttamente Carlo Conti. Una vicenda che, tra social e tv, ha trasformato un’assenza dal palco dell’Ariston in un piccolo caso mediatico. Ma cosa è successo davvero? E perché il nome di Argentero era diventato così centrale nelle settimane precedenti al Festival?

                Luca Argentero a Sanremo 2026: dalla telefonata al “non ci vado più”

                Luca Argentero, volto amatissimo della fiction Rai grazie a Doc – Nelle tue mani, era dato tra i possibili ospiti del Festival di Sanremo 2026. Le indiscrezioni parlavano di una presenza all’Ariston legata al lancio della nuova stagione della serie. Poi, però, il colpo di scena.

                Ospite di Splendida Cornice, il programma condotto da Geppi Cucciari, l’attore torinese aveva raccontato pubblicamente una versione piuttosto diversa: una telefonata iniziale, nessun seguito concreto, un’attesa prolungata e infine una decisione netta.

                «Adesso non ci vado più», aveva dichiarato, definendo la situazione “imbarazzante”.

                Parole che hanno fatto il giro dei social in poche ore. Il termine “ghosting” — usato con ironia — è diventato virale, trasformando una mancata ospitata in una dinamica molto contemporanea: aspettativa, silenzio, delusione.

                La replica di Carlo Conti: “Solo un piccolo equivoco”

                Carlo Conti, direttore artistico del Festival, ha scelto di intervenire con toni distensivi dalle pagine del settimanale Chi:

                «Ci ho parlato proprio sabato scorso ed è tutto chiarito. C’è stato un piccolo equivoco».

                Secondo Conti, la partecipazione di Argentero era effettivamente legata alla promozione della nuova stagione di Doc – Nelle tue mani, inizialmente prevista per marzo. Lo slittamento della fiction a ottobre avrebbe però fatto venire meno l’urgenza promozionale.

                «Probabilmente non glielo avevano spiegato», ha aggiunto il conduttore, ridimensionando il caso a un semplice disallineamento comunicativo.


                Nessuna esclusione, nessun retroscena: solo questione di calendario

                La nuova ricostruzione cambia completamente prospettiva. Non un’esclusione clamorosa, non un dietrofront improvviso, ma una coincidenza mancata per motivi organizzativi. Due versioni che oggi non sembrano più opposte, ma complementari: da un lato la percezione personale dell’attore, che aveva interpretato il silenzio come una chiusura. Dall’altro la spiegazione produttiva del Festival, legata a tempistiche televisive e strategie promozionali. In un sistema mediatico dove tutto si consuma in tempo reale, anche una telefonata preliminare può trasformarsi in notizia nazionale.

                Perché Sanremo amplifica tutto (anche ciò che non accade)

                Il caso Argentero dimostra ancora una volta il peso simbolico del Festival. L’Ariston non è solo un palco: è un luogo identitario della televisione italiana.

                Quando un volto popolare come Argentero sembra restarne fuori, l’attenzione non si concentra solo sull’assenza, ma sul “perché”. E in un’epoca dominata dalla narrazione continua, anche una mancata partecipazione diventa spettacolo.

                Alla fine, però, la parola chiave è una sola: equivoco.

                Nessun mistero, nessuna tensione insanabile, nessun retroscena clamoroso. Solo un fraintendimento chiarito con una telefonata. E così, per qualche giorno, Sanremo 2026 ha fatto parlare di sé non per una canzone, ma per un “quasi-ghosting” televisivo. Del resto, nel grande teatro mediatico contemporaneo, anche ciò che non va in scena riesce comunque a prendersi il suo applauso.

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