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Televisione

Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC

Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.

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    Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.

    Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?

    In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.

    Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.

    Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?

    Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.

    C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?

    No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.

    Chi è stato il più interessante?

    Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!

    Chi ti ha raccontato il peccato più grande?

    Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!

    Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?

    Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.

    Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?

    Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.

    Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…

    La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.

    Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?

    Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.

    Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.

    Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?

    Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.

    Chi ti sei pentita di aver intervistato?

    Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala

    A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?

    Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.

    Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?

    Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.

    Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?

    Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.

    Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.

    Cosa cambia rispetto al passato?

    Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.

    Cosa ti aspetti dal futuro?

    Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.

    Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.

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      Noemi Bocchi a Ballando con le Stelle, spunta Leonardo Lini come maestro: bello, sexy e Totti sarebbe già geloso della coppia

      Leonardo Lini, fratello della maestra Giada Lini e volto già visto ad Amici, potrebbe affiancare Noemi Bocchi sulla pista di Ballando con le Stelle. E sul web parte già il gossip: Francesco Totti gradirà settimane di balli e prese?

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        Noemi Bocchi e Leonardo Lini insieme a Ballando con le Stelle? Per ora siamo nel territorio delle indiscrezioni, ma se l’abbinamento diventasse realtà Milly Carlucci avrebbe tra le mani una delle coppie più esplosive della prossima edizione. Perché lui è giovane, bello, sexy e soprattutto è un ballerino che sa perfettamente come stare davanti alle telecamere. Lei, inevitabilmente, sarà uno dei personaggi più osservati.

        E poi c’è Francesco Totti. Perché quando la tua compagna deve trascorrere settimane tra prove, abbracci, prese e coreografie con un maestro di ballo decisamente affascinante, il gossip parte prima ancora della musica.

        Le voci sulla presunta gelosia dell’ex capitano della Roma stanno già circolando. Che sia davvero infastidito, naturalmente, è tutto da dimostrare. Ma immaginare Totti in tribuna mentre Leonardo stringe Noemi per preparare un tango è già materiale perfetto per una stagione intera.

        Chi è Leonardo Lini, il possibile maestro di Noemi Bocchi

        Il nome che potrebbe essere affiancato a quello di Noemi è dunque Leonardo Lini, ballerino che il pubblico televisivo ha già conosciuto ad Amici. Un volto giovane che potrebbe ora trovare spazio nel programma del sabato sera di Rai 1.

        E Ballando con le Stelle, in realtà, è già una questione di famiglia. Leonardo è infatti fratello di Giada Lini, ballerina e maestra del programma condotto da Milly Carlucci.

        Fisico atletico, fascino evidente e un passato televisivo che gli ha già permesso di conoscere le dinamiche di un talent: sulla carta il profilo sembra perfetto per costruire una coppia capace di attirare l’attenzione ben oltre le semplici votazioni della giuria.

        Soprattutto se dall’altra parte c’è Noemi Bocchi.

        Noemi e Leonardo, a Ballando sarebbe una coppia pazzesca

        Perché diciamolo: insieme sarebbero una coppia televisivamente pazzesca. Noemi arriverebbe sulla pista con addosso una curiosità enorme, Leonardo con il compito di insegnarle a ballare e accompagnarla settimana dopo settimana nella gara.

        A Ballando, però, il rapporto tra maestro e concorrente è da sempre parte fondamentale dello spettacolo. Si provano passi per ore, si costruisce fiducia, ci si abbraccia, ci si stringe e inevitabilmente nasce una complicità che le telecamere raccontano puntata dopo puntata.

        Non significa certo che debba nascere qualcosa. Ma il programma vive anche di alchimie e il pubblico ama fantasticare.

        Con Noemi Bocchi sulla pista, poi, ogni sguardo rischia di diventare una notizia.

        E Francesco Totti? Il gossip sulla gelosia è già partito

        Ed eccoci alla domanda inevitabile: come la prenderebbe Francesco Totti?

        Secondo le indiscrezioni che accompagnano già l’ipotesi dell’abbinamento, l’ex capitano giallorosso sarebbe geloso all’idea che un altro uomo possa stringere la sua compagna durante settimane di allenamenti e dirette televisive. Una voce tutta da verificare, sulla quale al momento non esistono dichiarazioni dello stesso Totti.

        Ma il cortocircuito gossip è irresistibile.

        Da una parte Noemi, pronta a mettersi in gioco sulla pista più famosa della televisione italiana. Dall’altra Leonardo Lini, giovane, sexy e perfettamente a suo agio quando parte la musica. E fuori dalla pista Francesco Totti, al quale toccherebbe assistere alle coreografie.

        Manca soltanto la conferma dell’abbinamento.

        Poi potrà partire il tango. E probabilmente anche il gossip.

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          Televisione

          Uomini e Donne riparte col botto: Alessandra Mussolini opinionista, Gemma ha già due corteggiatori e scoppia il caso dell’abito da 2mila euro

          Prima registrazione della nuova stagione del dating show di Maria De Filippi: Gemma Galgani riparte da due cavalieri, Antonio divide Paola e Gloria, mentre Alessandra Mussolini debutta accanto a Tina Cipollari e Gianni Sperti.

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            La nuova stagione di Uomini e Donne è già cominciata negli studi di Canale 5 e la prima registrazione del 27 agosto ha messo parecchia carne al fuoco. Gemma Galgani riparte con due nuovi corteggiatori, Alessandra Mussolini debutta nel ruolo di opinionista e nel trono over esplode subito il triangolo tra Antonio Marino, Paola Fatuzzo e Gloria Nicoletti, condito da un abito da circa 2mila euro.

            A raccontare quanto accaduto durante la registrazione è Lorenzo Pugnaloni, che ha anticipato le prime dinamiche della nuova stagione del dating show condotto da Maria De Filippi.

            Gemma Galgani riparte con due nuovi cavalieri

            Gemma non ha perso tempo. Dopo la pausa estiva, la dama torinese è tornata nel parterre over pronta a cercare ancora una volta l’amore e ha già trovato due uomini interessati a conoscerla.

            Si chiamano Fabio e Andrea e si sono presentati in studio proprio per lei. Gemma ha deciso di concedere a entrambi la possibilità di approfondire la conoscenza, aprendo così la stagione con due nuove frequentazioni.

            Resta da capire quanto dureranno e soprattutto se uno dei due riuscirà a conquistare davvero la dama, protagonista ormai da anni di alcune delle storie più seguite del programma.

            Antonio, Paola e Gloria: scoppia subito il triangolo

            Il primo scontro della stagione riguarda però Antonio Marino. Il cavaliere aveva baciato Gloria Nicoletti, ma successivamente ha cambiato direzione e ha deciso di puntare su Paola Fatuzzo.

            Antonio sarebbe arrivato fino a Catania per chiarire definitivamente la situazione con Gloria e avrebbe poi rafforzato il rapporto con Paola, tanto da dichiararsi pronto a lasciare Uomini e Donne insieme a lei.

            La vicenda ha inevitabilmente acceso il confronto in studio, soprattutto dopo l’emergere di un particolare destinato a far discutere: un abito del valore di circa 2mila euro. Secondo quanto raccontato da Antonio, Paola avrebbe apprezzato particolarmente il vestito e lui avrebbe pensato di regalarglielo, ritenendo che la dama non potesse permettersi una spesa simile. Una frase che ha aggiunto altra tensione al confronto.

            Alessandra Mussolini nuova opinionista di Uomini e Donne

            La sorpresa più importante riguarda però Alessandra Mussolini, che entra nella squadra del programma come opinionista. L’ex parlamentare affiancherà Tina Cipollari e Gianni Sperti, entrambi confermati.

            Un trio che promette confronti piuttosto vivaci, considerando il carattere dei tre protagonisti e la tradizionale libertà concessa agli opinionisti da Maria De Filippi nel commentare le vicende sentimentali del programma.

            Nel parterre over tornano intanto diversi volti conosciuti dal pubblico. Oltre a Gemma ci sono Gloria Nicoletti, Sabrina Zago, Marco Gaggini, Barbara De Santi, Diego Tavani e Marina Brochetta.

            Giorgia Angeloni nuova tronista, spunta un volto di Temptation Island

            Prime mosse anche per il trono classico, dove è arrivata Giorgia Angeloni, 25 anni, romana. La nuova tronista si è presentata attraverso un video dedicato alla sua storia personale e ha subito cominciato a conoscere i ragazzi arrivati in studio per lei.

            Tra i corteggiatori figura Lorenzo Ferrara, detto Lory, già visto a Temptation Island come tentatore di Sabrina Soussi. A catturare inizialmente l’attenzione di Giorgia è stato però Simone, con il quale la tronista ha scelto di ballare due volte.

            Mancano ancora alcuni tasselli del nuovo trono classico e bisognerà attendere le prossime registrazioni per conoscere gli altri protagonisti.

            Le assenze e i primi spoiler della nuova stagione

            Alla prima registrazione non erano presenti diversi volti delle precedenti edizioni. Secondo Opinionista Social, mancavano Rosanna Siino, Elisabetta Gigante, Maria Amore, Marta Martinelli, Cristina Tenuta, Cinzia Paolini, Marco Troiani ed Edoardo Nestori.

            Le assenze, almeno per il momento, non equivalgono necessariamente ad addii: alcuni protagonisti potrebbero rientrare nelle registrazioni successive.

            La partenza della nuova stagione ha comunque già tracciato le prime linee narrative: Gemma torna alla ricerca dell’amore, Antonio, Paola e Gloria accendono il trono over e Giorgia muove i primi passi sul trono classico. Con l’arrivo di Alessandra Mussolini accanto a Tina Cipollari e Gianni Sperti, anche il fronte degli opinionisti promette di diventare uno dei punti caldi delle prossime puntate.

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              Televisione

              Sanremo 2027, Stefano De Martino rivoluziona il Festival: via le Nuove Proposte, meno Big e una serata per scegliere chi andrà all’Eurovision

              Il vincitore di Sanremo Giovani entrerà direttamente nella gara dei Big. De Martino punta a ridurre il cast, portare tutti i cantanti sul palco ogni sera e introdurre una serata “Performance” legata alla scelta italiana per l’Eurovision.

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                Stefano De Martino non vuole limitarsi a condurre il Festival di Sanremo 2027. Vuole cambiarne il passo, alleggerirne la struttura e correggere alcuni dei difetti che il pubblico segnala da anni. Le prime anticipazioni sul nuovo regolamento delineano un Festival meno affollato, più attento alla dimensione televisiva delle esibizioni e soprattutto privo della categoria delle Nuove Proposte.

                Il vincitore di Sanremo Giovani entrerà direttamente nella competizione principale e affronterà i Big senza gare parallele né spazi marginali.

                La novità può sembrare una sottrazione. In realtà, De Martino compie una scelta molto più favorevole agli emergenti: invece di assegnare loro una competizione minore, offre al vincitore l’accesso al palco principale, davanti allo stesso pubblico e con lo stesso peso degli artisti affermati.

                Secondo le anticipazioni raccolte da Adnkronos, il nuovo regolamento cancellerà dunque la sezione Nuove Proposte e porterà il vincitore di Sanremo Giovani direttamente tra i Big. La finale della selezione dovrebbe andare in onda il 18 dicembre in prima serata su Rai 1, con sei concorrenti: tre provenienti da Area Sanremo e tre scelti dalla commissione musicale guidata da De Martino.

                De Martino elimina le Nuove Proposte, non i giovani

                Per anni Sanremo ha presentato la categoria delle Nuove Proposte come uno strumento di valorizzazione degli emergenti. Spesso, però, la collocazione televisiva e il diverso peso della gara hanno prodotto l’effetto opposto. I giovani cantavano davanti a una platea più distratta, occupavano uno spazio secondario nella scaletta e lasciavano l’Ariston senza ottenere l’attenzione riservata ai Big.

                De Martino rovescia il meccanismo. Il vincitore della selezione giovanile non riceverà soltanto un premio o una breve vetrina all’Ariston: conquisterà un posto nella gara principale e dovrà vedersela con cantanti affermati, grandi case discografiche e interpreti capaci di dominare classifiche e radio.

                La scelta riconosce anche un cambiamento dell’industria musicale. Oggi la distinzione tra giovane ed emergente non coincide necessariamente con l’età o con il percorso professionale. Un artista può accumulare milioni di ascolti sulle piattaforme, costruire un pubblico sui social e riempire i club senza avere mai calcato il palco dell’Ariston.

                Sanremo ha già dimostrato che il salto può funzionare. Nel 2019 Mahmood, dopo la vittoria a Sanremo Giovani, partecipò alla gara principale e vinse il Festival con Soldi. Un precedente che dimostra quanto possa cambiare il destino di un emergente quando Sanremo gli concede immediatamente il confronto con i nomi più affermati.

                Sanremo Giovani torna al centro della programmazione Rai

                Anche la collocazione televisiva può cambiare radicalmente il peso della selezione. Le indiscrezioni indicano il ritorno di Sanremo Giovani su Rai 1, con la finale prevista in prima serata il 18 dicembre.

                La Rai sta ancora studiando il percorso che porterà alla finale. Tra le ipotesi circola uno spazio nell’access prime time, la fascia che De Martino presidia con Affari Tuoi. Potrebbe nascere un programma autonomo oppure uno spin-off, ma l’azienda non ha ancora comunicato la formula definitiva.

                Portare gli aspiranti concorrenti davanti al pubblico dell’access significherebbe comunque trasformare Sanremo Giovani in un vero appuntamento popolare e non più in un semplice passaggio di qualificazione verso febbraio.

                Il nuovo meccanismo incontra anche una richiesta dell’industria discografica. Il presidente della Fimi Enzo Mazza aveva auspicato il ritorno alla formula che permette ai vincitori di Sanremo Giovani di accedere direttamente alla competizione principale.

                Sanremo 2027 avrà meno Big e tutti canteranno ogni sera

                De Martino prepara anche un taglio al numero dei concorrenti. Le prime anticipazioni indicano 24 Big, anche se il numero definitivo potrebbe oscillare tra 24 e 26 artisti.

                Dopo le ultime edizioni particolarmente affollate, la riduzione risponde a una delle critiche più frequenti rivolte al Festival: troppe canzoni, troppe ore di diretta e una gara che diventa difficile seguire fino alla fine.

                Il nuovo direttore artistico vorrebbe inoltre portare tutti i concorrenti sul palco in ciascuna delle cinque serate. La formula eliminerebbe la rotazione degli artisti e renderebbe più semplice seguire la competizione dall’inizio alla fine.

                Per riuscirci, però, De Martino dovrà intervenire soprattutto sui tempi televisivi: meno interventi accessori, passaggi più rapidi e una scaletta capace di evitare le maratone fino a notte fonda.

                Il progetto raccoglie così diverse richieste che gli spettatori ripetono da anni: un cast più contenuto, maggiore attenzione agli emergenti e una gara più semplice da seguire.

                Una serata “Performance” per scegliere chi andrà all’Eurovision

                Il progetto introduce anche una serata “Performance”, durante la quale gli artisti potranno valorizzare la componente scenica delle proprie canzoni attraverso coreografie, immagini ed effetti visivi.

                La serata dovrebbe contribuire alla scelta del rappresentante italiano per l’Eurovision Song Contest, separando così il passaporto per la competizione europea dalla vittoria automatica del Festival.

                L’idea parte da una differenza sostanziale. Sanremo premia una canzone attraverso il sistema di voto previsto dal proprio regolamento. L’Eurovision richiede invece anche una performance televisiva capace di funzionare in pochi minuti davanti a milioni di spettatori di Paesi diversi.

                Una canzone può quindi conquistare l’Ariston senza possedere necessariamente le caratteristiche migliori per il palco europeo. Allo stesso modo, un altro brano può esprimere il proprio potenziale soprattutto attraverso immagini, coreografie e costruzione scenica.

                De Martino punta così a distinguere i due obiettivi: Sanremo sceglierà il vincitore del Festival, mentre la nuova formula potrà individuare l’artista più adatto all’Eurovision. Il regolamento definitivo dovrà però spiegare con precisione il meccanismo per evitare di creare due vittorie parallele e confondere il peso del primo posto con quello della candidatura europea.

                Le anticipazioni descrivono un Sanremo 2027 più agile, ma molti dettagli aspettano ancora una conferma definitiva. De Martino si gioca una parte importante della propria carriera televisiva e raccoglie un’eredità pesante.

                La cancellazione delle Nuove Proposte rappresenta per ora la scelta più significativa. De Martino non toglie spazio ai giovani: abbatte il recinto che li separava dai Big. Il vincitore di Sanremo Giovani dovrà affrontare immediatamente i nomi più forti della musica italiana, ma avrà anche la possibilità di batterli. Una sfida molto più difficile. E proprio per questo molto più importante.

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