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Televisione

Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC

Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.

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    Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.

    Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?

    In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.

    Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.

    Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?

    Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.

    C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?

    No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.

    Chi è stato il più interessante?

    Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!

    Chi ti ha raccontato il peccato più grande?

    Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!

    Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?

    Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.

    Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?

    Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.

    Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…

    La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.

    Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?

    Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.

    Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.

    Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?

    Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.

    Chi ti sei pentita di aver intervistato?

    Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala

    A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?

    Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.

    Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?

    Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.

    Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?

    Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.

    Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.

    Cosa cambia rispetto al passato?

    Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.

    Cosa ti aspetti dal futuro?

    Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.

    Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.

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      Myrta Merlino lascia Mediaset e riparte da San Marino RTV: nuovo programma da ottobre dopo il flop di Pomeriggio Cinque

      Roberto Sergio ha annunciato l’arrivo di Myrta Merlino a San Marino RTV, ma l’accordo definitivo dovrebbe essere chiuso a settembre. Dopo due stagioni difficili a Pomeriggio Cinque e un anno lontana dalla conduzione quotidiana, la giornalista prova a ricominciare sul canale 550.

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        Myrta Merlino lascia Mediaset e si prepara a ripartire da San Marino RTV. Dopo due stagioni complicate alla guida di Pomeriggio Cinque e un anno trascorso senza un programma quotidiano, la giornalista dovrebbe tornare in video da ottobre con un nuovo progetto dedicato all’attualità e alla politica.

        L’annuncio è arrivato durante La Terrazza della Dolce Vita, la manifestazione organizzata a Rimini e condotta da Simona Ventura e Giovanni Terzi. A rivelare l’ingresso della conduttrice nel progetto dell’emittente del Titano è stato Roberto Sergio, direttore generale di San Marino RTV. L’operazione, tuttavia, non sarebbe ancora definita in ogni particolare: secondo l’Ansa, le parti dovrebbero incontrarsi nuovamente a settembre per chiudere formula, collocazione e struttura del programma.

        Myrta Merlino riparte dal canale 550

        Il nuovo programma dovrebbe andare in onda sul canale 550, numero unico utilizzato da San Marino RTV sul digitale terrestre e sulle principali piattaforme. Il titolo, la frequenza e la fascia oraria non sono ancora stati comunicati, ma l’orientamento sarebbe quello di valorizzare il profilo giornalistico di Merlino con uno spazio concentrato sui temi politici e sull’attualità.

        Per la conduttrice si tratta di una ripartenza lontana dalle grandi reti generaliste, ma dentro un’emittente che negli ultimi anni ha avviato una strategia molto aggressiva per aumentare la propria riconoscibilità nazionale. San Marino RTV ha rinnovato gli studi, rafforzato il palinsesto e investito su personaggi già conosciuti dal pubblico italiano.

        Il nome di Myrta Merlino si aggiunge a quelli di Simona Ventura, Roberto Giacobbo, Paolo Mieli e Giovanni Terzi. Nei palinsesti della seconda parte del 2026 è stato annunciato anche un progetto con Cristiano Malgioglio. Più che un “cimitero degli elefanti”, come suggerisce una lettura particolarmente feroce del mercato televisivo, San Marino RTV sembra voler costruire una seconda casa per volti esperti rimasti senza uno spazio stabile nei grandi gruppi.

        Il difficile passaggio a Pomeriggio Cinque

        Myrta Merlino era arrivata a Mediaset nel 2023 dopo una lunga esperienza a La7. Pier Silvio Berlusconi le aveva affidato Pomeriggio Cinque al posto di Barbara D’Urso, con l’obiettivo di rendere il programma più giornalistico, sobrio e concentrato sull’informazione.

        L’esperimento non ha però prodotto i risultati sperati. La trasmissione ha faticato contro La vita in diretta di Alberto Matano e non è riuscita a trovare un’identità pienamente riconoscibile. Il tentativo di allontanarsi dal linguaggio più popolare dell’era D’Urso ha finito per lasciare il programma in una terra di mezzo: troppo leggero per essere un vero approfondimento, troppo rigido per conservare l’energia del vecchio contenitore. Dopo due stagioni, Merlino ha lasciato la conduzione.

        Per mesi si è parlato della possibilità di affidarle un talk settimanale su Rete 4. Il progetto, però, non si è concretizzato e la giornalista è rimasta legata a Mediaset soltanto attraverso alcune presenze occasionali nei programmi di informazione. L’approdo a San Marino segna quindi la chiusura sostanziale di quell’esperienza, anche se non sono stati diffusi dettagli contrattuali ufficiali sull’uscita dal gruppo.

        San Marino RTV punta sui grandi nomi

        L’arrivo di Merlino rientra in una strategia precisa. San Marino RTV vuole superare la dimensione di piccola emittente istituzionale e trasformarsi in un canale riconoscibile anche sul mercato italiano. Per farlo sta puntando su studi moderni, maggiore distribuzione e personaggi con una storia televisiva già consolidata.

        La sfida sarà costruire programmi capaci di valorizzarli senza limitarsi a esporne il nome in vetrina. Myrta Merlino torna nel territorio che conosce meglio, quello dell’attualità e del confronto politico. Dopo il tentativo poco riuscito di adattarsi al pomeriggio popolare di Canale 5, San Marino potrebbe offrirle uno spazio più vicino alle sue corde.

        A ottobre si capirà se il Titano diventerà davvero il luogo della sua rinascita televisiva. Per ora c’è un annuncio, un progetto ancora da completare e una conduttrice che, dopo il lungo pomeriggio a Mediaset, prova a cambiare canale prima che cali definitivamente la sera.

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          Ballando con le Stelle sfida Mediaset? Da Barbara D’Urso a Noemi Bocchi, tutti i retroscena che agitano la tv

          Barbara D’Urso in giuria, l’addio di Selvaggia Lucarelli, il possibile arrivo di Lucio Presta e la partecipazione di Noemi Bocchi: per ora si tratta di indiscrezioni, ma il mosaico che emerge sta facendo discutere il mondo della televisione. Nessuna conferma ufficiale è arrivata dalla Rai o dalla produzione.

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            La prossima edizione di Ballando con le Stelle rischia di trasformarsi nella partita televisiva più osservata dell’autunno. Non soltanto per il cast o per le esibizioni, ma per il significato che alcuni addetti ai lavori attribuiscono alle indiscrezioni che si rincorrono da settimane. L’idea è semplice: dietro alcune scelte potrebbe esserci anche una sfida simbolica con Mediaset.

            Al momento, però, è importante distinguere i fatti dalle ricostruzioni. La Rai non ha ancora ufficializzato il cast definitivo né la composizione della giuria. Molti dei nomi circolati derivano da indiscrezioni giornalistiche e non da annunci della produzione.

            Barbara D’Urso verso la giuria, Selvaggia Lucarelli verso l’addio?

            L’ipotesi che sta facendo più rumore riguarda Barbara D’Urso. Dopo l’esperienza come concorrente nella passata stagione, la conduttrice potrebbe approdare direttamente dietro il tavolo dei giudici, prendendo il posto di Selvaggia Lucarelli.

            Secondo le ricostruzioni pubblicate da diverse testate, oltre a Lucarelli potrebbe lasciare anche Fabio Canino, mentre resterebbero confermati Carolyn Smith, Guillermo Mariotto e Ivan Zazzaroni. Tra i possibili nuovi ingressi viene indicato anche Alberto Matano, oggi presenza fissa a bordo pista. Le indiscrezioni, tuttavia, non sono state confermate ufficialmente dalla Rai.

            L’eventuale approdo di Barbara D’Urso assumerebbe inevitabilmente anche un valore simbolico. La conduttrice ha legato gran parte della propria carriera a Mediaset, prima dell’uscita di scena voluta dal nuovo corso dell’azienda guidata da Pier Silvio Berlusconi.

            Lucio Presta e il possibile ruolo a bordo campo

            Un’altra voce riguarda Lucio Presta. Lo storico agente televisivo, che in gioventù ha lavorato anche come ballerino, viene indicato tra i possibili candidati al ruolo di giudice “a latere”, cioè la figura chiamata ad assegnare il tradizionale “tesoretto”.

            Anche in questo caso non esistono conferme ufficiali. Il nome, però, continua a circolare con insistenza e alimenta ulteriormente il dibattito, considerando i rapporti non semplici che negli ultimi anni hanno caratterizzato i rapporti professionali tra Presta e alcuni protagonisti del mondo Mediaset.

            Noemi Bocchi nel cast: scelta televisiva o semplice coincidenza?

            Tra i concorrenti dati per vicini al programma compare anche Noemi Bocchi, compagna di Francesco Totti.

            La sua eventuale partecipazione ha immediatamente alimentato letture che vanno oltre il semplice casting. C’è chi vi legge un inevitabile richiamo mediatico alla lunga vicenda che ha coinvolto Totti e Ilary Blasi, volto storico di Mediaset. Tuttavia, anche in questo caso, si tratta di interpretazioni giornalistiche e non di elementi confermati dalla produzione.

            È normale che un programma come Ballando con le Stelle scelga personaggi capaci di attirare curiosità e attenzione mediatica. Stabilire che esista una strategia costruita per colpire indirettamente Mediaset, allo stato attuale, sarebbe però una conclusione che non trova conferme ufficiali.

            Rai contro Mediaset? Per ora resta una suggestione

            L’ipotesi di una “guerra” televisiva nasce soprattutto dalla somma di tanti nomi che, presi singolarmente, hanno avuto rapporti complessi con il Biscione o con alcuni dei suoi protagonisti.

            Barbara D’Urso rappresenta il caso più evidente. Lucio Presta, se dovesse arrivare, aggiungerebbe un altro tassello. Noemi Bocchi porterebbe inevitabilmente con sé il richiamo alla vicenda Totti-Blasi. Ma tutto questo non basta, al momento, per affermare che esista una precisa strategia aziendale della Rai.

            Milly Carlucci ha sempre costruito Ballando con le Stelle puntando su personaggi capaci di far discutere, indipendentemente dalla loro provenienza televisiva. Sarà la presentazione ufficiale del cast a chiarire quali indiscrezioni diventeranno realtà e quali, invece, resteranno soltanto rumor estivi.

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              Televisione

              Licia Colò contro gli hater sui social: la conduttrice risponde agli insulti sul corpo e l’età e spiega perché non intende cedere al giudizio

              La storica figura della divulgazione televisiva italiana rompe il silenzio di fronte ai commenti ostili ricevuti sul web. Dalla difesa dell’invecchiamento naturale al rifiuto dei filtri digitali, ecco come affronta la violenza verbale della rete.

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              Licia Colò contro gli hater sui social: la conduttrice risponde agli insulti sul corpo e l'età e spiega perché non intende cedere al giudizio

                I social network continuano a trasformarsi in una cassa di risonanza per l’odio verbale, colpendo con frequenza figure pubbliche del mondo dello spettacolo e del giornalismo. Questa volta a finire nel mirino degli hater è Licia Colò, volto storico della divulgazione scientifica e naturalistica in Italia. Di fronte a un flusso costante di critiche legate all’aspetto fisico e allo scorrere del tempo, la conduttrice ha scelto di non rimanere in silenzio, affrontando pubblicamente coloro che usano le piattaforme digitali per denigrare e attaccare senza costrutto.

                Il rifiuto del ritocco estetico e l’orgoglio del tempo che passa

                Al centro dei commenti ostili indirizzati alla conduttrice c’è spesso il suo rifiuto di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica per nascondere le rughe. In un’epoca dominata da filtri digitali e standard estetici omologati, la scelta di mostrarsi al naturale provoca reazioni sproporzionate da parte di alcuni utenti. Licia Colò ha chiarito con fermezza la propria posizione sulle piattaforme social, rivendicando l’autenticità del proprio volto: «Io non mi sono mai rifatta, le rughe sono il segno della mia vita e della mia storia. Non capisco perché una donna debba vergognarsi di invecchiare in modo naturale».

                L’analisi del fenomeno hater e la trappola del giudizio estetico

                L’attacco sistematico rivolto alle donne del piccolo schermo rivela una pressione sociale costante legata all’età e all’avvenenza. Riflettendo sulla natura delle critiche ricevute online, la divulgatrice ha sottolineato come l’anonimato e la distanza dello schermo alimentino un clima di giudizio aggressivo che va ben oltre la semplice opinione personale. Rispondendo direttamente alle offese lasciate sotto i suoi post quotidiani, Colò ha affermato: «Trovo triste che la misura del valore di una persona, e in particolare di una donna, debba essere ancora legata all’assenza di rughe o al peso forma. Io lavoro con la mia testa e la mia passione, non con un corpo perfetto».

                Le strategie per proteggere la propria serenità e il dialogo con la community

                L’approccio scelto dalla conduttrice per gestire gli insulti non si limita alla difesa personale, ma mira a sensibilizzare chi la segue sull’impatto delle parole in rete. Piuttosto che cedere alla rabbia o bloccare indistintamente ogni voce critica, Colò preferisce smontare le provocazioni attraverso la logica e l’autoironia, creando un punto di contatto con la parte sana della sua community. La presentatrice ha ribadito la volontà di non cambiare il proprio stile di vita né la presenza pubblica a causa del bullismo digitale: «Non saranno certo i commenti cattivi di chi si nasconde dietro a una tastiera a farmi cambiare strada o a farmi sentire sbagliata per come sono».

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