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Televisione

Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC

Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.

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    Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.

    Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?

    In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.

    Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.

    Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?

    Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.

    C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?

    No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.

    Chi è stato il più interessante?

    Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!

    Chi ti ha raccontato il peccato più grande?

    Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!

    Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?

    Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.

    Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?

    Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.

    Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…

    La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.

    Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?

    Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.

    Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.

    Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?

    Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.

    Chi ti sei pentita di aver intervistato?

    Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala

    A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?

    Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.

    Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?

    Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.

    Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?

    Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.

    Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.

    Cosa cambia rispetto al passato?

    Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.

    Cosa ti aspetti dal futuro?

    Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.

    Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.

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      Chi l’ha visto?, Raffaella Griggi prende il posto di Federica Sciarelli: «Mi ha detto di essere meno buona con i cattivi»

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        Dopo l’annuncio ufficiale della Rai, Raffaella Griggi si prepara a guidare Chi l’ha visto?. L’ex inviata raccoglie l’eredità di Federica Sciarelli, che le ha regalato cuori e un consiglio tutt’altro che tenero: «Resta come sei, ma prova a essere un pizzico meno buona con i cattivi».

        Raffaella Griggi raccoglie una delle eredità più pesanti della televisione italiana: sarà lei a prendere il posto di Federica Sciarelli alla guida di Chi l’ha visto?. Dopo l’annuncio ufficiale della Rai, la giornalista ha raccontato a TV Sorrisi e Canzoni le emozioni del momento, il rapporto costruito negli anni con la storica conduttrice e quel consiglio che somiglia già a una dichiarazione d’intenti.

        Griggi non arriva da lontano e, soprattutto, non entra nel programma come un volto estraneo. Lavora nella redazione di Chi l’ha visto? dal 2017 e il pubblico la conosce per i collegamenti dai luoghi della cronaca, le interviste e le inchieste realizzate sul campo. La Rai, dunque, ha scelto una successione interna, affidando la trasmissione a una giornalista cresciuta proprio nella sua squadra.

        Federica Sciarelli e il consiglio sui «cattivi»

        Federica Sciarelli ha accolto con entusiasmo la promozione della collega. Griggi ha raccontato di aver ricevuto dalla conduttrice un messaggio pieno di cuori e parole affettuose, accompagnato però da un suggerimento molto preciso: «Resta come sei, ma prova a essere un pizzico meno buona con i cattivi».

        Una frase che riassume perfettamente il carattere combattivo impresso da Sciarelli al programma durante la sua lunga conduzione. Griggi ha spiegato che il consiglio nasce anche da un episodio legato all’intervista realizzata a Salvatore Parolisi. Dopo la revoca dei permessi premio concessi all’uomo condannato per l’omicidio della moglie Melania Rea, la giornalista aveva ammesso di aver provato dispiacere sul piano umano.

        Proprio quella sensibilità, secondo Sciarelli, dovrà convivere con una maggiore distanza professionale. Non significa perdere empatia, qualità fondamentale quando si incontrano famiglie travolte da una scomparsa o da un delitto, ma imparare a non lasciarsi coinvolgere da chi si trova dall’altra parte della storia.

        Raffaella Griggi lascia la strada per lo studio

        Prima di approdare a Chi l’ha visto?, Raffaella Griggi ha lavorato nella carta stampata, nelle televisioni locali, a Sky TG24, La7 e in Rai. Una carriera costruita soprattutto lontano dagli studi, seguendo direttamente casi di cronaca e inchieste. Per questo il cambiamento più difficile non sarà soltanto raccogliere l’eredità di Federica Sciarelli, ma rinunciare almeno in parte alla vita da inviata.

        Griggi ha confessato di sentirsi più a suo agio con giubbotto e cappello, sotto la pioggia e tra le pozzanghere, che davanti alle telecamere di uno studio televisivo. E ha scherzato sulla soluzione ideale per affrontare la nuova avventura: «Se mi mettessero l’aria condizionata effetto neve con una spruzzatina di pioggia e qualche pozzanghera in terra, mi sentirei più a mio agio».

        Una battuta che tradisce il legame con il giornalismo sul campo e racconta anche quale potrebbe diventare la sua cifra personale: meno distanza da studio, più concretezza da inviata, con lo sguardo di chi conosce direttamente i luoghi e le persone al centro delle storie.

        Come cambierà Chi l’ha visto?

        Rivoluzioni, almeno per ora, non sono annunciate. Raffaella Griggi ha chiarito che Chi l’ha visto? continuerà a occuparsi prima di tutto della ricerca delle persone scomparse. Il programma manterrà quindi la propria funzione di servizio pubblico, senza trasformarsi in un semplice contenitore di cronaca nera.

        La nuova conduttrice eredita una trasmissione che il pubblico identifica da anni con Federica Sciarelli, con il suo stile diretto, le domande affilate e la capacità di parlare alle famiglie senza mai perdere di vista le responsabilità di chi indaga. Cercare di imitarla sarebbe probabilmente il modo più rapido per perdere la sfida. Griggi sembra invece intenzionata a portare nello studio ciò che ha imparato in strada, conservando l’identità del programma e costruendo poco alla volta la propria.

        Il passaggio di testimone avviene così nel segno della continuità, ma anche con un’avvertenza già diventata il manifesto della nuova stagione: tanti cuori tra colleghe, certo, ma con i «cattivi» servirà un pizzico di bontà in meno.

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          Monica Setta, dalla «porta di servizio» alla prima serata Rai: «Sono stata nel fango, adesso so come reagire»

          Monica Setta ripercorre i momenti più difficili della sua carriera e rivendica la tenacia che l’ha riportata in prima serata su Rai 2. Sull’imitazione della Gialappa’s, però, alza il muro: «No comment». E spiega perché oggi vuole portare i politici sul terreno delle emozioni.

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            Monica Setta non ha alcuna intenzione di interpretare la sopravvissuta. Preferisce definirsi una combattente. Dopo i successi, gli anni lontani dai riflettori e il ritorno in Rai «dalla porta di servizio», la giornalista è approdata alla prima serata di Rai 2 con Storie al bivio di sera. Un traguardo conquistato centimetro dopo centimetro, senza dimenticare i giorni in cui la carriera sembrava essersi infilata in una strada senza uscita.

            A raccontare la sua risalita è la stessa conduttrice in un’intervista concessa a Maria Volpe per il Corriere della Sera. Setta non nasconde le cadute e non addolcisce i passaggi più complicati: «Sono stata nel fango, so come reagire. Infilo gli stivali e combatto».

            Monica Setta e il ritorno in Rai «dalla porta di servizio»

            La carriera di Monica Setta ha attraversato giornali, televisioni nazionali ed emittenti più piccole. Il momento più doloroso arrivò con la chiusura de La Voce di Indro Montanelli, dove lavorava come caposervizio dell’Economia. «Mi sentivo arrivata», ricorda. La fine di quell’esperienza rappresentò per lei «un vero lutto».

            Dopo il successo de Il fatto del giorno su Rai 2 arrivarono anni meno luminosi: sei stagioni a Rai Ragazzi, il passaggio ad Agon Channel e un programma su Telenorba con Rita Dalla Chiesa e Loredana Lecciso. Esperienze che Setta non rinnega, ma che raccontano bene la distanza dalla ribalta occupata in precedenza.

            Il rientro in Rai avvenne nel 2017, per sua stessa ammissione «dalla porta di servizio». Dal 2019 è una presenza stabile di Unomattina in famiglia, programma che la costringe a svegliarsi alle quattro nei fine settimana ma che considera ancora oggi «speciale». Poi è arrivato Storie al bivio, fino alla promozione nella prima serata della seconda rete.

            I politici sul divano di Monica Setta

            Con Storie al bivio di sera, la conduttrice ha deciso di applicare il meccanismo del racconto personale anche ai protagonisti della politica. Nel programma sono passati, tra gli altri, Matteo Salvini, Carlo Calenda, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Laura Boldrini ed Eugenia Roccella.

            L’obiettivo dichiarato è «avvicinare la politica alla gente comune», evitando la ricerca ossessiva della battuta destinata a rimbalzare sui social. «Ho voglia di fare domande per avere risposte che non siano necessariamente battute sensazionalistiche», spiega Setta al Corriere della Sera. Alcuni ospiti, racconta, avrebbero persino avuto la sensazione di partecipare a una seduta psicanalitica.

            La giornalista rifiuta però l’etichetta di intervistatrice cinica. Rivendica piuttosto la volontà di arrivare al punto, senza copioni preventivi: «Una cosa che non sopporto sono le domande concordate. Io voglio la verità».

            La Gialappa’s, Crudelia e quel «no comment»

            Se con i politici Monica Setta vuole raggiungere l’anima, davanti all’imitazione della Gialappa’s preferisce chiudere rapidamente la porta. Le parodie e i meme che la riguardano la dipingono spesso come una conduttrice spietata, aggressiva e poco incline alle delicatezze.

            «Mi dipingono come Crudelia. Ma ci rido su», assicura. Quando l’intervista arriva alla versione caricaturale proposta dal GialappaShow, tuttavia, la risposta si restringe a due parole: «No comment». Una formula molto diplomatica che, nel linguaggio televisivo, può risultare più rumorosa di una lunga dichiarazione.

            Setta preferisce parlare del proprio lavoro e dei mezzi ridotti con cui realizza le trasmissioni: «Io non ho una lira, devo lavorare sui contenuti». Racconta di occuparsi personalmente delle telefonate, della ricerca degli ospiti, della scaletta e della scrittura autorale. Si definisce stakanovista, ma soprattutto «un’umile cronista» con molta gavetta alle spalle.

            È proprio quella gavetta, sostiene, ad averle insegnato a non temere più le cadute. Chi vive dentro una bolla rischia di perdersi quando la bolla si rompe. Lei quella rottura l’ha già conosciuta e non sembra averne nostalgia. Ma se dovesse accadere di nuovo, gli stivali sono già pronti.

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              Samira Lui infiamma l’estate con un selfie in costume, ma il gossip guarda altrove: «Quando sposa Luigi Punzo?»

              Samira Lui protegge gelosamente la propria vita privata, ma ogni apparizione social scatena i curiosi. Dopo sette anni d’amore con Luigi Punzo, il matrimonio resta nei progetti della coppia, sebbene non sia stata annunciata alcuna data. E persino una tranquilla fotografia dalla spiaggia diventa un presunto indizio.

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                Quando Samira Lui pubblica una fotografia sui social, il gossip si mette subito al lavoro. La showgirl non condivide ogni colazione, tramonto o cambio d’abito con i follower e proprio questa presenza centellinata trasforma ciascun nuovo contenuto in un piccolo avvenimento.

                È accaduto anche con l’ultimo autoscatto apparso nelle sue storie: costume azzurro, grande cappello per ripararsi dal sole e una località balneare da sogno sullo sfondo. Una fotografia estiva, glamour ma senza provocazioni, che ha immediatamente conquistato i fan. Eppure, accanto agli inevitabili complimenti, è ricomparsa la domanda che accompagna ormai da tempo la sua relazione: quando sposerà Luigi Punzo?

                Dal selfie in spiaggia all’altare il percorso potrebbe sembrare piuttosto fantasioso. Nel caso di Samira Lui, però, basta davvero poco per riaccendere le indiscrezioni. La ragione è semplice: la conduttrice protegge talmente bene la propria vita sentimentale che ogni raro dettaglio finisce sotto la lente d’ingrandimento.

                Samira Lui in costume conquista i social

                Il volto femminile de La Ruota della Fortuna utilizza Instagram soprattutto per raccontare il proprio lavoro. Dietro le quinte dagli studi televisivi, battute con Gerry Scotti, abiti di scena e momenti leggeri occupano gran parte dei suoi contenuti. Sul privato, invece, Samira alza un muro decisamente più difficile da superare.

                Durante le vacanze concede qualche eccezione: spiagge, tramonti, scenari spettacolari e fotografie in costume che ne esaltano l’eleganza. Anche l’ultimo selfie segue questo copione. Nessun messaggio misterioso e nessun anello mostrato strategicamente alla fotocamera, ma soltanto un’immagine capace di ricordare perché Samira sia diventata una delle presenze televisive più ammirate del momento.

                Il problema, almeno per lei, è che i cacciatori di nozze non vanno mai davvero in vacanza. E così persino un cappello da mare rischia di trasformarsi nell’accessorio che precede il velo.

                Il matrimonio con Luigi Punzo resta nei loro progetti

                Le fotografie di Samira Lui insieme a Luigi Punzo compaiono raramente. Proprio per questo, ogni immagine della coppia alimenta interpretazioni, ipotesi e annunci di matrimonio che i diretti interessati non hanno mai confermato.

                Nel 2025 alcune testate avevano persino indicato Gerry Scotti come possibile testimone di nozze. Samira aveva smentito l’indiscrezione sui social, spegnendo rapidamente la fantasia di chi immaginava già il conduttore accanto agli sposi.

                Il matrimonio, tuttavia, non rappresenta affatto un argomento proibito per la coppia. Ospite di Verissimo nel 2023, Punzo aveva dichiarato: «Siamo partiti insieme, ci portiamo mano nella mano verso ogni traguardo e guardiamo a quel punto fisso che è il matrimonio».

                Dopo sette anni di relazione, dunque, il progetto esiste, ma non sembra avere una scadenza imposta. Nessuna crisi e nessun rinvio misterioso: Samira e Luigi preferiscono scegliere autonomamente tempi e modi, senza trasformare la loro storia in un conto alla rovescia pubblico.

                La gelosia di Luigi e la riservatezza della coppia

                Samira ha parlato anche della gelosia del compagno, descrivendola come discreta e lontana dalle scenate: «Luigi, secondo me, è un po’ geloso, però non lo dà a vedere. Anche perché mi stima tanto e si fida di me».

                Un equilibrio che la showgirl continua a custodire mantenendo una separazione netta tra palcoscenico e vita quotidiana. Davanti alle telecamere mostra ironia, spontaneità e una complicità professionale con Gerry Scotti che il pubblico ha premiato. Fuori dagli studi, invece, decide attentamente cosa raccontare.

                A La Ruota della Fortuna basta un suo lapsus per far ridere lo studio; su Instagram basta un selfie in costume per scatenare il gossip. Ma chi sperava di trovare nella fotografia l’annuncio nascosto delle nozze dovrà rassegnarsi: per adesso ci sono il mare, il cappello e il bikini azzurro. L’abito bianco può ancora aspettare.

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