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Televisione

Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC

Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.

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    Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.

    Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?

    In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.

    Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.

    Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?

    Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.

    C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?

    No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.

    Chi è stato il più interessante?

    Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!

    Chi ti ha raccontato il peccato più grande?

    Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!

    Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?

    Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.

    Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?

    Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.

    Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…

    La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.

    Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?

    Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.

    Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.

    Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?

    Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.

    Chi ti sei pentita di aver intervistato?

    Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala

    A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?

    Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.

    Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?

    Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.

    Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?

    Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.

    Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.

    Cosa cambia rispetto al passato?

    Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.

    Cosa ti aspetti dal futuro?

    Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.

    Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.

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      Televisione

      Pippo Baudo, la figlia Tiziana e il mistero del numero 7: «È come se mi parlasse da lassù». Poi ringrazia De Martino

      Le gare di nuoto, la ricotta ancora calda, i giri sul Ciao e le estati trascorse insieme: Tiziana Baudo racconta il padre lontano dalla televisione. E rivela perché continua a cercarlo nel numero portafortuna della famiglia.

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        Per il pubblico era il re della televisione, il recordman di Sanremo e lo scopritore di talenti. Per Tiziana Baudo, però, Pippo era semplicemente il padre con cui gareggiare a nuoto, mangiare arancini ancora caldi e ridere nel lettone dei nonni.

        A pochi giorni dal primo anniversario della morte di Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto 2025 a 89 anni, la figlia ha affidato all’ANSA una lunga lettera. Non il ritratto del conduttore che ha attraversato sessant’anni di televisione italiana, ma quello dell’uomo lontano dalle telecamere: affettuoso, giocoso e legato alla famiglia.

        Il ricordo passa attraverso luoghi, sapori e piccoli incidenti estivi. Ci sono Villasimius e Lampedusa, Militello e Catania, ma soprattutto i tre mesi durante i quali Tiziana, terminata la scuola, si trasferiva dal padre per trascorrere con lui l’intera estate.

        Le estati di Tiziana con papà Pippo Baudo

        Tiziana ricorda le gare di nuoto in Sardegna, le colazioni a Militello con la ricotta ancora calda e le arance raccolte direttamente nell’agrumeto di famiglia. A Catania arrivavano le risate nel letto dei nonni e gli arancini mangiati a Villa Bellini.

        A Morlupo, padre e figlia si spostavano su un Ciao decisamente poco adatto alle gambe lunghissime del conduttore. Le cadute erano frequenti e, stando al racconto di Tiziana, a finire più spesso a terra era proprio Superpippo.

        Poi gli incontri con la famiglia di Domenico Modugno all’Isola dei Conigli e gli scherzi a Cala Creta, dove si ricoprivano reciprocamente di argilla. Scene semplici che restituiscono l’immagine di anni felici, quando il personaggio televisivo lasciava spazio a un padre completamente disponibile.

        Tiziana ammette di essere stata anche gelosa di quel rapporto: da bambina avrebbe voluto Baudo tutto per sé. Crescendo, gli impegni e la distanza tra Roma e Milano resero più difficili gli incontri. Lei aveva un lavoro e due figli piccoli, lui continuava a essere assorbito dalla televisione. I momenti esclusivamente per loro divennero sempre più brevi, ma il legame non si spezzò.

        Pippo Baudo e il numero portafortuna 7

        Il dettaglio più suggestivo della lettera riguarda il numero 7, considerato un simbolo ricorrente e portafortuna della famiglia Baudo.

        Pippo era nato il 7 giugno, aveva chiamato il proprio ufficio “Studio 77” e tra i programmi che lo lanciarono c’era Settevoci. È morto il giorno 16 e, nella lettura affettuosa della figlia, anche la somma di quelle due cifre riporta al loro numero.

        Da allora Tiziana continua a vedere il 7 comparire nelle circostanze più inattese. Lo interpreta come una forma di dialogo silenzioso con il padre: un segnale attraverso il quale Pippo sembrerebbe farle sentire la propria presenza o metterla in guardia.

        A mantenere vivo quel legame ci sono anche le lettere che Baudo le scriveva nelle occasioni speciali. Messaggi pieni d’amore che Tiziana ha ripreso a leggere dopo la sua scomparsa.

        La perdita di entrambi i genitori e gli amici assenti

        Il dolore è stato reso ancora più difficile dalla morte della madre Angela Lippi, scomparsa a sei mesi di distanza dall’ex marito. Tiziana parla del senso di vuoto lasciato dalla perdita di entrambi i genitori, ma anche di una connessione spirituale che continua nelle piccole esperienze quotidiane.

        Accanto alle persone che le hanno dimostrato affetto, non sono mancate assenze che l’hanno ferita. Alcuni vecchi amici del mondo dello spettacolo si sono fatti sentire, altri hanno scelto il silenzio. E la figlia di Baudo non nasconde l’amarezza: «Le persone perbene sono davvero poche».

        Una stoccata elegante, ma chiarissima, indirizzata a chi ha preferito sparire proprio nel momento del dolore.

        Il ringraziamento a Stefano De Martino

        Tra i gesti che l’hanno invece colpita ci sono le parole di Stefano De Martino durante il congedo dal Teatro delle Vittorie, luogo simbolo della carriera di Pippo Baudo e sede delle registrazioni di Affari tuoi.

        Tiziana e il conduttore non si conoscono personalmente, ma lei ha voluto ringraziarlo anche in privato. Nella lettera lo definisce una persona «perbene, garbata e sensibile».

        Il riconoscimento assume un significato particolare: De Martino è oggi uno dei volti di punta dell’intrattenimento Rai, mentre Baudo ne ha rappresentato per decenni il modello più autorevole. Una piccola staffetta tra generazioni, avvenuta attraverso poche parole pronunciate nel teatro che aveva ospitato alcune delle pagine più importanti della televisione italiana.

        La lettera si chiude senza celebrazioni solenni. Tiziana promette al padre di continuare a cercarlo nei ricordi, nei valori ricevuti e in quell’amore che non si è interrotto il 16 agosto. Magari anche nel prossimo numero 7 incontrato per caso.

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          Televisione

          Ballando con le stelle 2026, Gabriele Parpiglia svela il cast: da Ornella Muti a Noemi Bocchi, tutti i nomi e il mistero finale

          Tre concorrenti sono già ufficiali, gli altri arrivano dalle anticipazioni di Gabriele Parpiglia: Ornella Muti, Monica Guerritore, Noemi Bocchi, Manuela Moreno, Jimmy Ghione e Alberto Ravagnani. Barbara d’Urso verso la firma, Alberto Matano promosso giudice e un ultimo nome ancora custodito sotto chiave.

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            Il puzzle di Ballando con le stelle 2026 è quasi completo e a mettere in fila tutti i pezzi, distinguendo gli scoop veri dalle molte fake news circolate nelle ultime settimane, è il bravissimo giornalista Gabriele Parpiglia. Il cast costruito da Milly Carlucci promette cinema, televisione, sport, musica, cronaca rosa e almeno un paio di incontri capaci di incendiare lo studio ancora prima del primo paso doble.

            Restano soltanto due caselle da riempire. Una riguarda una trattativa ancora incerta, l’altra un nome già firmato e custodito gelosamente: il vero colpo a sorpresa che Parpiglia ha scelto, per ora, di non rivelare.

            Prima di scoprire chi dovrebbe esserci, però, bisogna partire dagli esclusi. Alessandro Cattelan non sarebbe mai stato realmente coinvolto, nonostante il suo nome abbia fatto il giro dei siti. Stesso discorso per Mario Ermito, ex concorrente del Grande Fratello Vip, che secondo Parpiglia non sarebbe mai entrato nella partita.

            Ballando con le stelle 2026, il cast svelato da Parpiglia

            Le certezze ufficiali sono Aurora Ramazzotti, Alessandro Matri ed Eugenio Finardi. A loro, secondo le anticipazioni pubblicate da Parpiglia su Quotidiano Nazionale, si aggiunge un gruppo decisamente variegato.

            In pista dovrebbero scendere Manuela Moreno, giornalista e volto Rai; Jimmy Ghione, storico inviato di Striscia la notizia; l’ex sacerdote e influencer Alberto Ravagnani; l’attrice Anna Safroncik e il comico e conduttore Riccardo Rossi.

            Il nome destinato a monopolizzare il gossip è però quello di Noemi Bocchi, compagna di Francesco Totti. Parpiglia la inserisce nel cast, pur conservando una piccola dose di prudenza fino all’annuncio definitivo. Se la partecipazione fosse confermata, Milly Carlucci porterebbe sulla pista uno dei personaggi più inseguiti dalla cronaca rosa degli ultimi anni.

            Poi arrivano i due autentici colpi da novanta: Ornella Muti e Monica Guerritore. Due protagoniste del cinema e del teatro italiano che, secondo il giornalista, avrebbero già firmato. Non semplici concorrenti, dunque, ma due nomi capaci di alzare immediatamente il peso e il prestigio dell’intera edizione.

            Romina Power e Flavia Pennetta hanno detto no

            Molto diversa la situazione di Romina Power, che sarebbe stata davvero vicina a entrare nel cast di Ballando con le stelle 2026. La trattativa avrebbe raggiunto uno stadio avanzato, per poi arenarsi sul più classico degli ostacoli televisivi: la distanza tra il cachet richiesto e l’offerta della produzione. La porta, tuttavia, potrebbe non essere definitivamente chiusa e Romina potrebbe comparire nel programma in un altro ruolo.

            Ha invece declinato Flavia Pennetta. L’ex campionessa ha valutato la proposta, ma avrebbe preferito proseguire il proprio impegno nel tennis come commentatrice per Sky. Il ballo può attendere.

            Rimane appesa a un filo la candidatura di Simone Susinna: la trattativa sarebbe ancora aperta, ma al momento le possibilità di vederlo in pista sembrano inferiori a quelle di un accordo.

            Barbara d’Urso verso la giuria, fuori Fabio Canino

            La rivoluzione più clamorosa riguarda la giuria. Secondo le informazioni di Parpiglia, resteranno al loro posto Ivan Zazzaroni, Carolyn Smith e Guillermo Mariotto, mentre Fabio Canino uscirà dal tavolo dopo aver rifiutato la proposta di partecipare come concorrente.

            A sostituirlo dovrebbe arrivare Alberto Matano, promosso dalla postazione del tesoretto alla giuria. Una scelta che porterebbe dietro il bancone uno dei volti più importanti del pomeriggio di Rai 1.

            L’altra sedia dovrebbe essere occupata da Barbara d’Urso. Il sì della conduttrice ci sarebbe già da tempo, mentre il confronto avrebbe riguardato il cachet, l’alloggio, lo stylist e lo staff personale di trucco e parrucco. Parpiglia assicura che l’accordo è ormai destinato a chiudersi. Per Carmelita sarebbe il ritorno a Ballando dopo l’esperienza da concorrente dell’ultima edizione, questa volta con la paletta in mano.

            Francesca Fialdini, Lucio Presta e il doppio tesoretto

            A raccogliere l’eredità lasciata da Matano dovrebbe essere Francesca Fialdini, pronta a occuparsi del tesoretto dopo il secondo posto conquistato sulla pista nella scorsa stagione.

            Accanto a lei potrebbe arrivare Lucio Presta. Secondo Parpiglia, il manager avrebbe accettato soltanto dopo aver ricevuto il via libera di Roberto Benigni, suo amico e assistito. Il ruolo non è ancora definito, ma l’ipotesi più intrigante è quella di un doppio tesoretto condiviso con Fialdini.

            La presenza di Presta avrebbe un potenziale televisivo evidente: il manager conosce personalmente molti protagonisti dello spettacolo e potrebbe ritrovarsi ad assegnare punti a personaggi rappresentati o seguiti durante la carriera.

            E poi rimane l’ultima casella. Un concorrente mai comparso nelle liste, mai accostato al programma e già sotto contratto. Parpiglia conosce il nome, ma non lo svela: Milly Carlucci, evidentemente, vuole conservare almeno un ultimo fuoco d’artificio.

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              Televisione

              Ballando con le stelle, svelati i primi otto concorrenti: il colpaccio di Milly Carlucci è Noemi Bocchi

              Milly Carlucci annuncia che «il cast è fatto» e il settimanale Chi anticipa i primi otto protagonisti della nuova edizione. Il nome destinato a far esplodere il gossip è quello di Noemi Bocchi, compagna di Francesco Totti e finora lontanissima dalla televisione. Con lei anche un ex sacerdote diventato star dei social.

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                Milly Carlucci ha chiuso il cast di Ballando con le stelle e tra gli otto nomi anticipati dal settimanale Chi ce n’è uno che promette di accendere la pista ancora prima del primo tango: Noemi Bocchi. La compagna di Francesco Totti avrebbe accettato di partecipare alla ventunesima edizione del programma, in partenza il 3 ottobre su Rai 1.

                Per la flower designer romana si tratterebbe della prima vera esposizione televisiva. Da quando la sua relazione con l’ex capitano della Roma è diventata pubblica, Noemi non ha mai concesso interviste e ha evitato accuratamente studi, salotti e telecamere. Milly Carlucci sarebbe riuscita così dove tutti gli altri hanno fallito: portarla in prima serata e trasformarla da protagonista silenziosa del gossip in concorrente.

                Noemi Bocchi, il vero colpo di Ballando con le stelle

                La partecipazione di Noemi Bocchi promette inevitabili effetti collaterali. Il pubblico potrebbe finalmente scoprire la voce, il carattere e il volto televisivo della donna che ha conquistato Francesco Totti dopo la fine del suo matrimonio con Ilary Blasi.

                A Ballando con le stelle non dovrà necessariamente raccontare la propria vita privata, ma sarà difficile evitare che ogni esibizione, intervista e commento venga letto attraverso la storia più discussa del gossip italiano. La sua presenza diventa ancora più esplosiva considerando che, nella stessa stagione televisiva, Ilary Blasi sarà impegnata su Canale 5.

                Per adesso, tuttavia, la Rai ha ufficializzato attraverso i profili del programma soltanto Alessandro Matri e Aurora Ramazzotti. Gli altri sei nomi, compreso quello di Noemi Bocchi, arrivano dalle anticipazioni di Chi e dovranno ricevere la conferma definitiva. RaiNews

                Da Aurora Ramazzotti a Eugenio Finardi

                Aurora Ramazzotti arriva sulla pista dopo aver concesso un romantico passo a due durante il matrimonio con Goffredo Cerza. Figlia di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker, è abituata a convivere con il confronto con due genitori ingombranti, ma questa volta dovrà cavarsela da sola tra coreografie, voti e giudizi.

                Alessandro Matri raccoglie invece il testimone dalla compagna Federica Nargi, grande protagonista del programma due anni fa. L’ex calciatore potrà contare sui suoi consigli, anche se replicarne i risultati sulla pista non sarà affatto semplice.

                La sorpresa musicale è Eugenio Finardi. Il cantautore, che il 16 luglio ha compiuto 74 anni, ha festeggiato nel 2025 mezzo secolo di carriera e adesso dovrà affrontare samba, tango e cha cha cha. Dopo tre partecipazioni a Sanremo e migliaia di concerti, per lui arriva una sfida completamente diversa: cantare non basterà, questa volta serviranno anche gambe e fiato.

                Tra i concorrenti figura inoltre Anna Safroncik, attrice ucraina naturalizzata italiana e volto popolare di numerose fiction. Eleganza e presenza scenica non le mancano: bisognerà capire se riuscirà a trasformarle anche in tecnica di ballo.

                Jimmy Ghione, Riccardo Rossi e l’ex prete social

                Jimmy Ghione potrebbe approdare a Ballando con le stelle dopo una vita trascorsa a inseguire truffatori e casi assurdi per Striscia la notizia, di cui è inviato dal 1998. Con il tg satirico assente dai prossimi palinsesti Mediaset, il celebre impermeabile verde può finire nell’armadio: sulla pista serviranno lustrini e camicie aperte.

                Milly Carlucci avrebbe arruolato anche Riccardo Rossi, già scelto come giurato di Canzonissima. Attore, comico e conduttore, possiede l’ironia necessaria per sopravvivere ai verdetti più feroci, ma dovrà dimostrare di avere altrettanta dimestichezza con i passi di danza.

                L’ottavo nome è quello di Alberto Ravagnani, diventato famoso sui social come sacerdote e capace di raccogliere un vasto seguito tra i giovani. A febbraio ha lasciato il ministero sacerdotale e ha poi raccontato le ragioni della scelta in un libro. Adesso si prepara a una nuova svolta, questa volta sotto i riflettori del sabato sera.

                Il primo gruppo riunisce così gossip, sport, musica, fiction, comicità, televisione e fede abbandonata. Ma gli occhi, almeno all’inizio, saranno tutti per Noemi Bocchi. Per anni il pubblico l’ha vista soltanto attraverso fotografie rubate e ricostruzioni sulla vita di Totti. Milly Carlucci vuole finalmente farla ballare: e forse anche parlare.

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