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Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC

Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.

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    Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.

    Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?

    In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.

    Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.

    Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?

    Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.

    C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?

    No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.

    Chi è stato il più interessante?

    Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!

    Chi ti ha raccontato il peccato più grande?

    Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!

    Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?

    Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.

    Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?

    Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.

    Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…

    La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.

    Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?

    Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.

    Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.

    Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?

    Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.

    Chi ti sei pentita di aver intervistato?

    Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala…

    A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?

    Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.

    Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?

    Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.

    Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?

    Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.

    Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.

    Cosa cambia rispetto al passato?

    Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.

    Cosa ti aspetti dal futuro?

    Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.

    Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.

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      Selvaggia Lucarelli incontra Stefano De Martino e lo provoca: «Ti saluto per educazione». Lui la gela: «Essere sopravvissuto a te è una medaglia»

      Il siparietto alla festa del 1° ottobre a Milano diventa virale. De Martino scherza sulla fama polemica della giornalista, che in passato aveva stroncato il suo debutto ad Affari Tuoi salvo poi ammettere di essersi clamorosamente sbagliata.

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      Selvaggia Lucarelli incontra Stefano De Martino e lo provoca: «Ti saluto per educazione». Lui la gela: «Essere sopravvissuto a te è una medaglia»

        Il siparietto alla festa del 1° ottobre a Milano diventa virale. De Martino scherza sulla fama polemica della giornalista, che in passato aveva stroncato il suo debutto ad Affari Tuoi salvo poi ammettere di essersi clamorosamente sbagliata.

        Stefano De Martino può vantare un piccolo primato nel mondo dello spettacolo italiano: essere uno dei pochi personaggi famosi che non hanno mai litigato davvero con Selvaggia Lucarelli. E a quanto pare il conduttore di Affari Tuoi considera questa circostanza un autentico motivo d’orgoglio, tanto da definirla addirittura una medaglia. Il divertente scambio di battute tra i due è avvenuto il 1° ottobre, durante una festa al Teatro Manzoni di Milano, dove la giornalista si è presentata insieme al compagno Lorenzo Biagiarelli.

        A immortalare l’incontro è stato il paparazzo Claudio Mangiarotti, che ha successivamente pubblicato il filmato sui social. Pochi secondi di conversazione, sufficienti però a mostrare come De Martino sappia rispondere alle provocazioni senza perdere il sorriso. Soprattutto quando dall’altra parte c’è una giornalista che, nel corso degli anni, non gli ha certo risparmiato qualche giudizio poco lusinghiero.

        Selvaggia Lucarelli provoca De Martino: «Ti saluto per educazione»

        Il siparietto comincia con un saluto apparentemente innocente, al quale Selvaggia Lucarelli decide di aggiungere immediatamente una delle sue battute. «Ti saluto per educazione», dice rivolgendosi a Stefano De Martino, lasciando intendere scherzosamente che tra loro non corra proprio buon sangue.

        Il conduttore non si lascia sorprendere e replica immediatamente: «Addirittura?! Stiamo a questi livelli? Quindi abbiamo litigato e non lo so?». Una risposta che costringe Lucarelli a chiarire il senso della provocazione, ammettendo che, in realtà, il presentatore appartiene a una categoria piuttosto ristretta di personaggi televisivi.

        «Litigato? No, guarda, tu sei uno dei pochi con cui non è successo», precisa la giornalista, riconoscendo con autoironia la propria fama di protagonista di discussioni e polemiche pubbliche.

        A quel punto De Martino coinvolge nella conversazione anche Lorenzo Biagiarelli, presente accanto alla compagna, e decide di approfittare dell’occasione per regalarsi una battuta che sembra quasi una piccola rivincita.

        «Sono uno dei pochi superstiti»: la risposta di Stefano De Martino

        «È vero, sono uno dei pochi superstiti, ma sapete che per me questa cosa è una medaglia?», commenta divertito Stefano De Martino, trasformando il mancato litigio con Selvaggia Lucarelli in una sorta di riconoscimento alla carriera.

        La battuta funziona proprio perché gioca sulla reputazione della giornalista, conosciuta per le critiche spesso molto dure rivolte a personaggi televisivi, influencer e protagonisti dello spettacolo. De Martino, invece di mostrarsi infastidito, sceglie di scherzarci sopra, dimostrando una certa abilità nel gestire anche le provocazioni più impreviste.

        L’incontro si conclude in un clima disteso, senza ulteriori frecciate. Il conduttore saluta i presenti e si dirige all’interno del teatro, lasciandosi alle spalle una conversazione che, una volta pubblicata online, ha attirato l’attenzione degli appassionati di gossip televisivo.

        Quando Selvaggia Lucarelli bocciò Affari Tuoi e poi dovette ricredersi

        A rendere ancora più interessante il siparietto è un precedente che riguarda proprio la carriera di Stefano De Martino. Quando il conduttore debuttò alla guida di Affari Tuoi, nel 2024, Selvaggia Lucarelli espresse un giudizio decisamente negativo sulle sue capacità di gestire il programma.

        Dopo aver visto soltanto le prime due puntate, la giornalista scrisse un articolo nel quale sosteneva che De Martino non fosse adatto a quel ruolo. Una valutazione che il successivo andamento dello show avrebbe finito per smentire e sulla quale la stessa Lucarelli è tornata pubblicamente, ammettendo di aver avuto troppa fretta nel formulare il proprio giudizio.

        «Con quell’ansia di dare il giudizio troppo presto. Arriva Stefano De Martino ad Affari Tuoi e dopo le prime due puntate ho detto: “Non lo sa fare e non è il lavoro suo”», ha raccontato, spiegando di aver voluto anticipare gli altri commentatori con una valutazione netta.

        La giornalista ha poi riconosciuto l’errore, ricordando il titolo del proprio articolo, «Stefano De Martino non funziona», e interrogandosi ironicamente sui risultati ottenuti successivamente dal presentatore.

        De Martino si prende la rivincita senza bisogno di litigare

        Il successo di Stefano De Martino alla conduzione di Affari Tuoi ha rappresentato una delle sorprese televisive degli ultimi anni. Dopo le perplessità iniziali, il presentatore è riuscito a consolidare la propria posizione nel palinsesto di Rai1, conquistando un pubblico che inizialmente qualcuno dubitava potesse convincere.

        Tra gli scettici c’era anche Selvaggia Lucarelli, che però ha avuto il merito di riconoscere pubblicamente il proprio errore. Una circostanza che rende il loro incontro milanese ancora più curioso, perché dietro le battute si intravede una storia di giudizi severi, risultati televisivi e successive ammissioni.

        De Martino avrebbe potuto approfittare dell’occasione per ricordare alla giornalista quella vecchia stroncatura, ma ha preferito una strada decisamente più elegante, scherzando sulla propria sopravvivenza alle polemiche di Selvaggia.

        E forse è proprio questa la piccola vittoria del conduttore: essere riuscito a far sorridere una delle critiche più temute della televisione italiana senza trasformare l’incontro nell’ennesimo litigio da social. Per uno che considera una medaglia non aver mai discusso con Lucarelli, non è un risultato da poco.

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          Reazione a Catena, Pino Insegno difende Le Pappardelle travolte dagli insulti sui social: «Le avevo avvertite». Il caso dei profili falsi su TikTok

          Ospite di Caterina Balivo a La Volta Buona, Pino Insegno denuncia gli attacchi contro Le Pappardelle e rivela di averle messe in guardia. Intanto le concorrenti hanno avviato iniziative legali contro i profili falsi che utilizzano le loro immagini.

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          Reazione a Catena, Pino Insegno difende Le Pappardelle travolte dagli insulti sui social: «Le avevo avvertite». Il caso dei profili falsi su TikTok

            Pino Insegno prende le difese de Le Pappardelle, le tre ex campionesse di Reazione a Catena che, dopo aver conquistato il pubblico di Rai 1 con 48 presenze consecutive e un montepremi da record, sono diventate bersaglio di una lunga serie di attacchi sui social. Insulti, commenti sessisti, accuse sulla loro bravura e persino profili falsi creati utilizzando le loro fotografie hanno trasformato un’esperienza televisiva di successo in una vicenda decisamente spiacevole. Il conduttore è tornato sull’argomento venerdì 9 ottobre 2026, durante la puntata de La Volta Buona, raccontando di aver cercato di preparare le ragazze alle conseguenze della popolarità improvvisa.

            Intervistato da Caterina Balivo, Insegno ha espresso solidarietà alle tre giovani toscane e ha criticato duramente il comportamento di chi utilizza i social network per offendere persone che non conosce. Una situazione che, secondo il presentatore, dimostra quanto possa essere difficile gestire la notorietà quando ci si trova improvvisamente esposti al giudizio di migliaia di sconosciuti.

            Pino Insegno sulle Pappardelle: «Le avevo avvertite, non sono abituate»

            Durante la trasmissione di Caterina Balivo, Pino Insegno ha raccontato di aver parlato con Le Pappardelle mentre stavano vivendo il loro momento di maggiore popolarità, cercando di metterle in guardia dagli aspetti meno piacevoli dell’esposizione televisiva.

            «Io le avevo anche avvertite. I social danno forza a persone invidiose, che si sentono di poter giudicare gratuitamente gli altri. Spero che ne proibiscano l’uso fino a una certa età», ha dichiarato il conduttore, manifestando la propria preoccupazione per le conseguenze che certi comportamenti possono avere sulle persone più giovani.

            Insegno ha poi ricordato il consiglio dato alle concorrenti, invitandole a non lasciarsi condizionare dai giudizi negativi e a godersi il successo ottenuto grazie al programma. «Gli ho detto: “Non siete abituate, siete giovani, attenzione. State respirando il successo, ridete di quello che vi dicono”. Ma mi rendo conto che, quando leggi certe cose, ti fa male».

            Parole che mostrano come il presentatore fosse consapevole dei rischi legati alla notorietà improvvisa, soprattutto per tre ragazze che, prima di partecipare al quiz, non erano abituate a essere al centro dell’attenzione mediatica.

            Le Pappardelle eliminate dopo 48 puntate: il successo a Reazione a Catena

            Le Pappardelle hanno lasciato Reazione a Catena il 20 settembre 2026, dopo ben 48 puntate consecutive nelle quali erano riuscite a diventare una delle squadre più riconoscibili dell’edizione. Il loro percorso si è concluso con la sconfitta contro Le Nonno Rock, mettendo fine a una lunga permanenza nel programma e a una serie di vittorie che aveva permesso loro di accumulare un bottino particolarmente importante.

            Il successo televisivo, però, non è stato accompagnato soltanto da complimenti e manifestazioni di affetto. Fin dalle prime settimane, le tre concorrenti hanno dovuto affrontare critiche sempre più insistenti, spesso rivolte non tanto alle loro prestazioni nel gioco quanto alla loro persona.

            Alcuni utenti hanno contestato il valore delle loro vittorie, sostenendo che avessero affrontato squadre poco competitive oppure che non fossero all’altezza dei grandi campioni del passato. Alle osservazioni sul gioco si sono aggiunti commenti offensivi e sessisti, che hanno reso sempre più difficile per le ragazze vivere serenamente la popolarità conquistata.

            Dagli insulti sessisti ai profili falsi: le concorrenti passano alle vie legali

            Con il trascorrere delle settimane, la situazione è diventata ancora più preoccupante. Le Pappardelle hanno denunciato la comparsa su TikTok di profili falsi che utilizzavano le loro immagini senza autorizzazione, arrivando a pubblicare anche fotografie che le ritraevano in intimo.

            Una vicenda che ha spinto le tre giovani ad avviare iniziative formali per tutelarsi, andando oltre la semplice decisione di ignorare i commenti offensivi. L’utilizzo non autorizzato delle fotografie, infatti, rappresenta un problema diverso dalle critiche ricevute durante il programma e coinvolge direttamente la tutela dell’immagine e dell’identità personale.

            Le concorrenti avevano già raccontato di aver scelto, a un certo punto, di smettere di leggere i commenti sui social per evitare che le continue cattiverie compromettessero il loro umore.

            «A un certo punto abbiamo smesso di leggere i commenti per non rovinarci il morale», avevano spiegato, ammettendo che le accuse sulla loro preparazione e sul livello delle squadre affrontate le avevano comunque ferite.

            A sostenerle è stato soprattutto il rapporto costruito tra loro, rafforzato dall’esperienza condivisa davanti alle telecamere e dalla passione comune per il teatro.

            «Ci siamo sempre tirate su il morale»: la forza del gruppo contro gli haters

            Nel raccontare come hanno affrontato le critiche, Le Pappardelle hanno sottolineato l’importanza di poter contare l’una sull’altra. La partecipazione a Reazione a Catena non è stata soltanto una competizione televisiva, ma anche un’esperienza che ha consolidato il loro legame personale.

            «Ci è dispiaciuto leggere cattiverie sul fatto che non fossimo all’altezza dei grandi campioni o che avessimo affrontato solo squadre deboli, ma il vantaggio di Reazione a Catena è che si gioca in squadra, quindi ci siamo sempre tirate su il morale a vicenda», avevano raccontato.

            Un sostegno reciproco che ha permesso loro di continuare a partecipare al programma senza lasciare che i commenti negativi prendessero il sopravvento. La scelta di non leggere più gli insulti è stata una forma di protezione, ma non ha impedito alle ragazze di reagire quando gli attacchi hanno assunto forme più gravi.

            Pino Insegno denuncia il lato oscuro della popolarità televisiva

            L’intervento di Pino Insegno a La Volta Buona riporta l’attenzione su una questione che riguarda sempre più spesso i protagonisti dei programmi televisivi. La popolarità ottenuta attraverso un quiz può trasformare persone comuni in personaggi molto conosciuti nel giro di poche settimane, esponendole però anche a una quantità di giudizi e commenti che non sempre è facile gestire.

            Il conduttore ha voluto sottolineare soprattutto la differenza tra una critica legittima alle prestazioni di una squadra e gli attacchi personali che prendono di mira l’aspetto fisico, la vita privata o la dignità delle concorrenti.

            Nel caso de Le Pappardelle, la situazione è arrivata fino alla creazione di profili falsi e all’utilizzo non autorizzato delle fotografie, rendendo necessaria una reazione che non si limitasse a ignorare gli haters.

            A quasi tre settimane dalla loro eliminazione, il percorso televisivo delle tre giovani continua dunque a far discutere, ma per ragioni molto diverse da quelle legate al gioco. E le parole di Pino Insegno, che aveva cercato di metterle in guardia fin dall’inizio, testimoniano quanto il successo possa diventare difficile da vivere quando alla curiosità del pubblico si aggiunge l’aggressività di chi si nasconde dietro uno schermo.

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              Elisa Isoardi pubblica per errore il “totomorte” della redazione: tra i 22 nomi della lista spunta anche Sergio Mattarella

              Clamorosa gaffe per Elisa Isoardi nel backstage di Bar Centrale: la foto social tradisce la lavagna con il “totomorte”

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              Elisa Isoardi pubblica per errore il "totomorte" della redazione: tra i 22 nomi della lista spunta anche Sergio Mattarella

                Un momento di apparente relax dietro le quinte televisive si è trasformato in una scivolata mediatica per la redazione di Bar Centrale, la trasmissione condotta da Elisa Isoardi nel palinsesto di Rai 1. A scatenare le reazioni degli utenti sui canali social è stata una storia pubblicata direttamente dalla conduttrice sul proprio profilo Instagram, pensata per mostrare al pubblico l’atmosfera informale che precede la messa in onda ma finita per mostrare dettagli inattesi dell’ambiente di lavoro.

                L’intenzione originaria della presentatrice era quella di condividere una foto di una collaboratrice intenta a consumare uno snack, accompagnata dalla didascalia «Momento prima lettura con popcorn».

                La lavagna con la “dead pool” e i nomi dei vip coinvolti

                L’attenzione dei follower si è spostata immediatamente dall’oggetto dello scatto allo sfondo della stanza, dove campeggiava una grande lavagna recante l’intestazione «dead pool». Sulla superficie risultava stilato un elenco composto da ventidue personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e delle istituzioni nazionali, con l’indicazione dell’età anagrafica riportata di fianco a ciascun nominativo.

                Tra i volti noti inseriti nel macabro elenco figuravano icone della tv e del cinema del calibro di Lino Banfi, Renzo Arbore, Sophia Loren, Liliana Segre e Mina.

                La presenza del Presidente Mattarella e la reazione della rete

                Ad amplificare le polemiche ha contribuito l’inserimento nel diagramma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accanto al cui nome gli autori dello scritto avevano aggiunto la precisazione «speriamo di no». Agli utenti della rete sono bastati pochi minuti per ingrandire l’immagine, effettuare gli screenshot dell’elenco e diffonderli in maniera virale sulle diverse piattaforme online.

                Preso atto della gaffe, la conduttrice ha provveduto a cancellare la storia dal proprio profilo, senza tuttavia rilasciare dichiarazioni ufficiali per chiarire l’origine o il significato della lavagna.

                Il boomerang mediatico per la trasmissione di Rai 1

                L’episodio ha scatenato accesi dibattiti sull’opportunità di simili goliardie all’interno degli uffici di una produzione del servizio pubblico. La dicitura «dead pool», comunemente utilizzata per indicare scommesse sull’aspettativa di vita di personaggi famosi, è stata interpretata dalla maggior parte dei lettori come un vero e proprio “totomorte”.

                L’assenza di commenti da parte della rete e del team di lavoro ha lasciato aperto l’interrogativo, trasformando un semplice contenuto di backstage in un boomerang di visibilità negativa per il programma.

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