Televisione
Confessioni e supercazzole: da stasera alle 21 Antonella Grippo riporta Perfidia su LaC
Politici in ginocchio, domande impertinenti e giudizi spietati: ecco il menù della nuova stagione di Perfidia, dove nulla è sacro e tutto è spettacolo.
Caustica, ironica, divertita e divertente. Capace di affrontare qualsiasi tema con l’incoscienza sbarazzina di chi ammaestra telecamere e luci della ribalta con la leggerezza di una domatrice di leoni. Torna in tv, a partire da stasera alle 21 su LaC, Perfidia, il talk show più blasfemo, ironico e irrituale della televisione italiana. E come di consueto, al timone del naviglio infernale di Carontiana memoria che sfida le tempeste del mare magnum della tv, c’è sempre lei, Antonella Grippo, biondo nocchiero (o nocchiera?) di un piccolo vascello pirata – pardon, un talk show – che vale la pena di guardare almeno una volta nella vita. Noi di LaCityMag, che adoriamo chi sa fare un cocktail inebriante di ironia e intelligenza, l’abbiamo intervistata per voi. E le sue risposte sono da leggere gustandone il linguaggio, la vis caustica e, a tratti, autoironica.
Perfidia regala una lettura della vita in chiave insolita e, per dirla all’inglese, un po’ spicy. Perché questa scelta?
In realtà io porto in scena la mia visione del mondo, della vita, il mio sguardo verso l’orizzonte. Questa mia creatura televisiva, dagli esordi a oggi, ha cambiato parole e stilemi sottraendosi anche al gioco di qualsivoglia stereotipo. Posso dire che Perfidia è selvaggia e pigra, che si lascia spesso contaminare dall’alchimia teatrale e lirica. Che è sempre stata risolutamente anarchica. Scorre così, come la vita, profonda e lieve, insonne e pigra, ritmica e malinconica. Beffarda, antipatica e popolare al tempo stesso.
Rigorosa e dura come i quattro quarti dello spartito musicale degli AC/DC, che da sempre rappresenta la sigla del mio show. Ma allo stesso tempo è lieve e tenera. Posso dire che spesso questa mia trasmissione sfugge persino al canovaccio che vorrei cucirle addosso, si ribella alla prigionia della scrittura, della sceneggiatura, che viene scientificamente disattesa. Forse è proprio per questo che io la amo molto. Le riconosco una sua insolente innocenza.
Come convinci i tuoi intervistati a raccontarti i loro peccati?
Li convinco dicendo che il “confessore” non sarò io, ma che dovranno vedersela con Sua Santità El Diablo – che in realtà è il mio doppio – in modo che, in qualche misura, si presentino all’inginocchiatoio con maggiore tranquillità. Dico loro anche che, quando si tratterà di emettere una sorta di giudizio, sicuramente si farà sempre ricorso alle indulgenze plenarie.
C’è qualcuno che ti ha lasciato a bocca aperta?
No, devo dire che nessuno mi ha veramente sorpreso. Nessuno mi ha lasciato a bocca aperta perché mentono tutti con rara imperizia. Mentono in modo assolutamente non scientifico e sparano bugie davvero senza criterio. Il tutto senza una vera capacità di infinocchiarti, perché sono così scontati… Ti faccio un esempio: quando io chiedo se abbiano mai fornicato, la maggior parte di loro, non conoscendo il senso del verbo “fornicare”, si guarda intorno disorientata e tace.
Chi è stato il più interessante?
Non ho memoria di particolari guizzi, devo dire che sono stati tutti nella media. Matteo Salvini, però, è stato l’unico che si è sottoposto alla tortura della liturgia blasfema dell’inginocchiatoio senza protestare e senza addurre motivazioni che gli impedissero di confessarsi. Era il 2019 e fu un momento indimenticabile: Salvini elaborò appositamente per Perfidia una tesi originale sul “celodurismo” leghista… che ora non c’è più!
Chi ti ha raccontato il peccato più grande?
Matteo Renzi, direi. Interrogato a proposito dei suoi peccati, ha dichiarato pubblicamente di avere particolare consuetudine con l’arroganza. Dopodiché, alla domanda successiva relativa all’impiego dell’Istituto della confessione, ha sostenuto che in realtà il pentimento – essendo una abitudine tipica dei cattolici e relativa soprattutto all’attività spirituale – non può essere reso in politica. Essendo una sorta di risarcimento per i peccati commessi, è una cosa che si riferisce alla dimensione spirituale e, in politica, ha scarsa efficacia!
Se tu dovessi fare una classifica dei peccati capitali, quale metteresti come più comune?
Direi l’invidia. Perché pur vivendo in clandestinità e abitando gli anfratti del sottosuolo dell’anima, è un demone di rango. Non ha grandi capacità di affabulazione, né si lascia preludere da minacce. Di rado intrattiene consuetudine con le parole, anzi. Spesso le sgozza perché non tramino contro il buio silente in cui il mostro dimora. Questo è un vizio capitale che si muove guardingo, in cattività, dietro mimiche e pallori difficili da scovare. Del resto è il sentimento meno scenico… Tra i vizi capitali è quello più perfido, direi, e più incline alla mimesi.
Hai intervistato tutti i grandi politici italiani, che idea ti sei fatta della politica oggi?
Se penso ai giganti della politica della Prima Repubblica, rischio di lasciarmi attraversare da un languido sentimento di nostalgia. Mi riferisco al tratto decisionista di Bettino Craxi, che a Sigonella diede un calcio nel sedere agli americani. Come dimenticare poi “l’equidistanza attiva” di Aldo Moro rispetto al conflitto arabo-israeliano dell’epoca. Oggi, invece, il Paese sconta una sorta di “sindrome da ballatoio”. In politica estera, siamo in balia del provincialismo, del contenzioso condominiale. Manca la visione.
Avrai comunque una tua idea sul panorama politico italiano…
La politica ha smarrito la sua identità già dall’inizio degli anni ’90, all’epoca di Tangentopoli, quando il primato della politica migrò verso altri poteri. Quello della magistratura, quello dell’editoria o dell’alta finanza. Da allora l’attore giudiziario, i pubblici ministeri in particolare, ha spesso travalicato i confini e il perimetro di sua pertinenza. Ecco, la politica ancora oggi è sotto scopa rispetto alla magistratura. Continua per alcuni versi a coltivare una sorta di atteggiamento di sudditanza, di timore. Ed è necessario che si torni alla tripartizione dei poteri originale. La cosa più triste, poi, è che ad essere sotto scopa è gran parte della sinistra italiana.
Una delle tue interviste storiche è quella a Silvio Berlusconi. Ce la racconti?
Lo intervistai nel 2014, ad Arcore. L’intervista doveva durare dieci minuti, poi è durata circa un’ora. Si è rivelata una fantastica ricognizione storica e antropologica delle vicende di Forza Italia. Ma voglio raccontare un aneddoto molto divertente: ai tempi Silvio Berlusconi era ad Arcore perché affidato ai servizi sociali dopo la nota condanna. Da tutta Italia arrivarono giornalisti per intervistarlo. A fine giornata eravamo rimaste in due, io e un’altra collega del Friuli Venezia Giulia.
Quando entrai nello studio, Berlusconi, che aveva la lista di tutti i giornalisti che doveva incontrare, mi guardò e disse: “Finalmente è arrivata la nostra giornalista del Friuli”. Insomma, fu mandato fuori pista dalla mia statura, dai capelli biondi, dagli occhi chiari… Gli risposi di botto: “Presidente, non sono del Friuli Venezia Giulia, sono calabro-campana. E lei deve rivedere l’antropologia femminile meridionale, perché non siamo tutti con il velo in testa e con i baffi!”. La cosa più divertente era che la collega del Friuli, al contrario, aveva tutt’altri colori e fisicità e quindi, secondo Silvio, poteva rientrare molto più di me nell’antropologia meridionale. Dopodiché ho avuto l’impressione di un uomo diretto, spontaneo, empatico, immediato e senza particolari filtri.
Chi ti piacerebbe intervistare e non sei mai riuscita a raggiungere?
Sicuramente Vladimir Putin, per dragare la palude della sua psiche particolarmente interessante. Dico chi non vorrei mai intervistare, al contrario. Anche se dubito che ne avrei mai la possibilità: Bergoglio, il Papa… Spesso dispensa a piene mani luoghi comuni e non dice mai nulla di sacrilego, impegnato com’è nel cimentarsi in un’evangelizzazione caramellosa. Ecco, Bergoglio è una sorta di “banalino di coda”. Che non intervisterei mai.
Chi ti sei pentita di aver intervistato?
Non lo posso dire, altrimenti poi non torna più a Perfidia. E siccome è un esponente del PD, vorrei tornare a intervistarlo, anche se ogni volta faccio una fatica… Con quelli così non si cava un ragno dal buco. Niente nomi, quindi, dico solo che è uno politicamente moscetto. Non intervisterei più neanche molte donne del panorama politico italiano… Non le trovo interessanti. Continuano a reiterare la solita storia della corporazione delle donne, la sorellanza, la solidarietà in nome della “patonza”. Io non solidarizzo. E ti dico che sono davvero pochissime le donne interessanti della politica che mi è capitato di intervistare. Perché sotto sotto c’è sempre il romanzetto di Liala…
A chi faresti altre domande se potessi riaverlo davanti?
Gianfranco Fini! Ci sono dei nodi irrisolti nella sua storia politica, nella sua vicenda umana. E perché ebbi modo di intervistarlo tantissimo tempo fa, all’epoca della svolta di Fiuggi. Vorrei capire di più di lui, perché lo giudico un politico dall’identità composita e dalle innumerevoli contraddizioni.
Il più divertente? Il più noioso? Il più bello? Il più antipatico?
Il più divertente, devo dire, Calenda. A tratti sembra antipatico, invece non lo è. Bertinotti anche, è molto spiritoso. Il più figo è sempre lui, Pier Ferdinando Casini, l’a priori democristiano per antonomasia. Il più noioso è sempre quello del PD politicamente moscetto di cui sopra. Il più antipatico? No, devo dire che particolarmente antipatici non ne ho intercettato. Forse una signora della Lega… però anche qui niente nomi, altrimenti poi si offende e non torna più. E a me serve come l’aria avere qualcuno della Lega che faccia spettacolo.
Cosa troveremo nella nuova stagione di Perfidia?
Come di consueto, impiegheremo tutto il registro della contaminazione dei generi. Da noi si passa da Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro all’esplorazione dei Testi Sacri, dall’economia politica alla letteratura. Insomma, dalla cultura popolare stricto sensu a quella più aristocratica. Perfidia è una sorta di latitudine in cui c’è il diritto di cittadinanza per qualunque accento, artistico e non. Quest’anno, per esempio, ho pensato di inaugurare l’X Factor della politica e anche una sorta di Temptation Island.
Ci sono tre rubrichette. Una l’abbiamo già inaugurata la scorsa edizione, si chiama Sputanellum Quiz, ma non ti posso dire di più altrimenti i miei ospiti poi si organizzano. L’altra è la lavagnetta. Poi c’è Supercazzole e affini, in cui riproporremo al pubblico le esternazioni più improbabili dei politici italiani, avendo cura di sottolinearne anche eventuali errori grammaticali o sintattici. Quindi molta musica, molto ritmo, domande incalzanti come al solito. E soprattutto il solito vizio antico di Perfidia, che consiste nell’accogliere tutte le espressioni dello spettacolo, in modo che la politica sia confezionata come un messaggio lieve, ma al tempo stesso profondissimo.
Cosa cambia rispetto al passato?
Vorrei rendere ancora più contundente l’arma dell’ironia, che non è mai abbastanza. E soprattutto quella dell’autoironia, perché anch’io mi sottoporrò alla liturgia blasfema dell’inginocchiatoio. Bisogna saper ridere di sé stessi, in fondo sono solo canzonette. E c’è poco da prendersi sul serio. Da tempo ho smesso di voler cambiare il mondo come quando ero una ragazzaccia di Lotta Continua e credevo veramente di poter incidere con la mia generazione in qualche svolta storica. Adesso sono sicuramente più follemente saggia. Vado in tv e faccio la tv, penso e premedito una trasmissione come Perfidia perché alla fine mi diverto. Vorrei sgretolare il totem del giornalismo impegnato, che deve orientare la società, addomesticare le coscienze. Io voglio solo divertirmi e divertire il pubblico senza sentirmi e atteggiarmi come una sorta di sacerdotessa delle anime.
Cosa ti aspetti dal futuro?
Pur essendo una maniacale e meticolosa pianificatrice della mia vita, non riesco a guardare in prospettiva. Spero di riuscire a conservare anche nel futuro l’immagine di quella ragazzina tredicenne a cui il papà ingiungeva la visione, ogni giovedì sera, della tribuna politica. Ricordate le vecchie tv in bianco e nero? Vorrei continuare a essere quella ragazzina curiosa, che non è mai in realtà uscita da quel soggiorno. Quella che all’epoca mi sembrava una costrizione inflittami da mio padre si è rivelata invece il mio gioco preferito.
Vorrei aggiungere un’ultima chiusa per ringraziare la Presidenza nella figura del presidente Domenico Maduli e la Direzione di LaC Network, la dottoressa Maria Grazia Falduto, che mi hanno non solo supportato ma anche lasciata completamente libera di esprimere il mio estro e il mio lavoro nei modi che ho scelto nella più totale autonomia decisionale.
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Televisione
Doc 4 al via su Rai 1 con otto prime serate: le sfide di Andrea Fanti, le nuove entrate nel cast e l’ipotesi della quinta stagione
Otto prime serate con due episodi ciascuna per raccontare i cambiamenti del Policlinico Ambrosiano, l’ingresso nel cast di Cristina Marino e il futuro del personaggio.
Si torna in corsia su Rai 1. Luca Argentero si prepara a tornare nei panni di Andrea Fanti nella quarta stagione di Doc – Nelle tue mani, dal 1° ottobre per otto prime serate con due episodi ognuna. La serie è stata presentata dai protagonisti nella sede Rai di via Alessandro Severo. Una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction. La regia dei primi otto episodi porta la firma di Nicola Abbatangelo, mentre Alessandro Tonda cura la regia dei capitoli dal nono al sedicesimo.
La nuova realtà del Policlinico Ambrosiano e la medicina dell’ascolto
Il protagonista si ritrova ad affrontare uno scenario clinico e gestionale profondamente mutato rispetto al passato. «Andrea Fanti — spiega Argentero — torna dopo oltre un anno di assenza e trova un ospedale che non riconosce più, ma soprattutto è costretto a fare i conti con se stesso, con il bisogno di rimettere insieme ciò che ha perduto. Intorno a lui, però, tutto è cambiato: Giulia (Matilde Gioli) è diventata primaria, i conti sono in rosso, il personale è stato ridotto e la necessità di far funzionare la macchina ospedaliera rischia di sottrarre spazio proprio a quella medicina dell’ascolto sulla quale Fanti ha costruito il suo modo di essere medico».
Il percorso intrapreso dal cast fin dagli esordi della produzione ha lasciato un segno profondo sulla crescita professionale degli interpreti. «Doc arriva con un carico pesantissimo — aggiunge l’attore — abbiamo avuto la fortuna di maturare e un po’ invecchiare con i nostri personaggi. Siamo qui a parlarne dal 2019 e raramente nella carriera di un attore c’è la possibilità di fare un tratto di mare così lungo».
L’ingresso nel cast di Cristina Marino e il gruppo storico
Tra le novità della quarta stagione spicca la presenza dell’attrice Cristina Marino, moglie di Argentero, attualmente in attesa del terzo figlio. «Noi abbiamo già lavorato insieme, ci siamo conosciuti su un set — evidenzia l’attore — Lei è un medico a gettone, quindi un ruolo molto attuale. Credo che il vissuto nostro sia stato un arricchimento per la serie!».
Insieme ai protagonisti confermati, il cast vede il ritorno di Pierpaolo Spollon, Marco Rossetti, Elisa Di Eusanio, Laura Cravedi ed Elisa Wong, affiancati da Sara Lazzaro e Giovanni Scifoni.
Le valutazioni sull’eventuale quinta stagione e il legame con il pubblico
Alla vigilia del nuovo debutto sul palinsesto Rai, Argentero non esclude la possibilità di proseguire la narrazione in futuro, pur ponendo condizioni precise sulla qualità della scrittura. «La strada di avvicinamento a un eventuale Doc 5 è molto lunga e articolata — chiarisce l’interprete — la decisione dipenderà anche dalla capacità di trovare un’idea all’altezza di quanto fatto finora, da come andrà questa stagione, se il pubblico la gradirà. L’importante è che sia di livello perché il nostro pubblico non si può deludere con qualcosa di meno interessante. Io ho guardato i primi due della quarta e mi sono sorpreso a commuovermi ed emozionarmi ancora, non pensavo alla mia età».
Infine, sull’eventualità di un cambio di guardia al vertice della struttura, il protagonista ribadisce la propria appartenenza al ruolo: «A me l’idea di immaginare un Doc 5 senza Fanti mi rode proprio nel profondo. Ma non significa voler trascinare la serie all’infinito. Tutte le serie che ho amato di più a un certo punto finiscono».
Televisione
Ballando con le Stelle, Milly Carlucci cala il colpo a sorpresa: Federica Sciarelli ballerina per una notte. «Sarà scatenata, è una donna rock»
L’ex volto storico di Chi l’ha visto? inaugurerà la nuova edizione dello show sabato 3 ottobre e per una sera cambierà completamente registro. Milly Carlucci la corteggiava da anni e adesso annuncia: «Apriremo con Sciarelli». Novità anche dopo il forfait di Paolo Belli: in Sala delle Stelle arriva Simone Di Pasquale.
Dagli scomparsi, dalle inchieste e dagli appelli di Chi l’ha visto? alla pista di Ballando con le Stelle. Se Milly Carlucci cercava un nome capace di sorprendere davvero il pubblico per inaugurare la nuova edizione del suo programma, probabilmente non poteva trovarne uno migliore: Federica Sciarelli sarà la prima ballerina per una notte e sabato 3 ottobre si presenterà su Rai 1 in una veste completamente diversa da quella alla quale milioni di telespettatori si sono abituati negli anni.
L’annuncio è arrivato direttamente da Milly Carlucci, ospite di Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera, e la padrona di casa di Ballando sembra già divertirsi all’idea di mostrare al pubblico una Sciarelli decisamente inedita. «Apriremo con Sciarelli. Sarà scatenata con noi, è una donna rock. Non vedo l’ora di vederla in azione», ha raccontato, anticipando così uno dei colpi preparati per la prima puntata.
Chi immagina Federica Sciarelli esclusivamente seduta in uno studio televisivo davanti a fascicoli, fotografie e casi da ricostruire potrebbe però rimanere ancora più sorpreso, perché dietro l’immagine severa e rigorosa della giornalista c’è una donna appassionata di sport che Milly conosce molto bene e che aveva già cercato, con successo, di trascinare lontano dalla sua abituale zona televisiva.
Federica Sciarelli a Ballando: «È una donna rock»
Carlucci non ha nascosto l’entusiasmo per il primo grande ospite della stagione. Federica Sciarelli inaugurerà la nuova edizione mettendosi direttamente alla prova sulla pista più famosa della televisione italiana, anche se Milly non ha ancora svelato quale esibizione abbiano preparato per lei e quindi resta aperta la curiosità su quello che vedremo sabato sera.
Sciarelli, infatti, è molto meno sedentaria di quanto la sua lunga immagine televisiva possa far pensare. Ha praticato atletica, ama lo sport e da anni coltiva una particolare passione per il pattinaggio, tanto che Carlucci era già riuscita a coinvolgerla in un’altra delle sue trasmissioni. Era il 2015 e il programma si chiamava Notti sul ghiaccio: anche allora Milly aveva deciso che Federica dovesse abbandonare per una sera la scrivania e mettersi alla prova davanti al pubblico, escogitando per convincerla un’incursione televisiva decisamente insolita.
Quella telefonata in diretta a Chi l’ha visto?
La prima irruzione di Milly Carlucci nel mondo televisivo di Federica Sciarelli avvenne direttamente durante una puntata di Chi l’ha visto?. La giornalista annunciò ai telespettatori l’arrivo di una telefonata insolita: «Abbiamo una telefonata particolare questa sera, che un po’ scioccherà i telespettatori di Chi l’ha visto?». Dall’altra parte non c’era il familiare di una persona scomparsa e nemmeno qualcuno con una segnalazione da fornire alla redazione, ma proprio Milly Carlucci.
«Buonasera Federica, sono Milly Carlucci», esordì la conduttrice, prima di spiegarle quanto apprezzasse il suo lavoro: «Io sono una fan di Chi l’ha visto? e una tua fan, un’ammiratrice, perché sei una persona di grande professionalità, grande intelligenza. Sei una Wonder Woman, veramente». I complimenti, però, preparavano il terreno per la vera ragione della telefonata, perché Milly conosceva perfettamente la passione sportiva della collega: «So anche che tu sei una grande sportiva, un’appassionata sul serio dello sport, per tutti i suoi valori e per quello che rappresenta. E so che sei una pattinatrice».
A quel punto arrivò l’invito: «Vorrei invitarti sabato sera a Notti sul ghiaccio perché so che sei la donna giusta». Federica accettò e si presentò davvero sulla pista, dimostrando che dietro il volto serissimo conosciuto dal pubblico di Rai 3 esisteva anche una donna perfettamente disponibile a mettersi in gioco e a divertirsi davanti alle telecamere.
Undici anni dopo Milly torna alla carica
Questa volta non è servita una telefonata in diretta. L’invito è arrivato privatamente e Federica Sciarelli ha accettato ancora una volta di giocare con la propria immagine, mostrando un lato di sé che il grande pubblico conosce molto meno. Carlucci promette una «donna rock» e una Federica «scatenata», ma non ha ancora raccontato che cosa vedremo concretamente sulla pista e proprio la passione della giornalista per il pattinaggio lascia spazio alla curiosità su quale esibizione sia stata preparata per lei.
L’effetto sorpresa, in ogni caso, è riuscito. Per anni Sciarelli ha rappresentato uno dei volti più autorevoli e riconoscibili di Rai 3 e la sua immagine pubblica è rimasta inevitabilmente legata al tono e ai temi di Chi l’ha visto?. Vederla ballare in prima serata su Rai 1 significa quindi scoprire una Federica completamente differente e Milly Carlucci sa perfettamente che proprio questo contrasto rappresenta una delle armi migliori per la partenza della nuova stagione.
Dopo Paolo Belli cambia anche la Sala delle Stelle
Quello di Federica Sciarelli non è stato l’unico annuncio importante fatto da Carlucci, che ha spiegato anche come verrà gestita una delle assenze più pesanti della nuova edizione, quella di Paolo Belli. Il musicista non sarà al suo consueto posto davanti alle telecamere e servirà quindi qualcuno capace di presidiare la Sala delle Stelle, raccogliendo impressioni, tensioni e reazioni dei protagonisti durante la diretta.
La scelta è caduta su Simone Di Pasquale e Milly ha spiegato la decisione con una battuta che descrive piuttosto bene il ruolo che gli verrà affidato: «È un grande impiccione, parla con tutti dietro le quinte, quindi chi meglio di lui». Di Pasquale conosce perfettamente il meccanismo di Ballando, ne ha attraversato molte stagioni e ha una familiarità consolidata con concorrenti, maestri e dinamiche del programma, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a muoversi proprio nella zona dove spesso emergono reazioni e tensioni a caldo.
Fialdini e Ventura a bordo campo, Milly promette scintille
La nuova edizione cambierà anche in altri punti strategici. Francesca Fialdini e Simona Ventura saranno commentatrici a bordo campo e parteciperanno alla gestione del tesoretto insieme a Rossella Erra, aggiungendo così altre due personalità molto differenti al racconto della gara. Anche in questo caso Carlucci sembra aspettarsi parecchio dal nuovo meccanismo e non lo nasconde: «Due forze della natura, l’una diversa dall’altra. Ne vedremo delle belle».
Ballando con le Stelle si prepara quindi a ripartire con diverse novità, una Sala delle Stelle affidata a Simone Di Pasquale, Fialdini e Ventura a bordo campo e soprattutto una prima ospite che nessuno avrebbe facilmente associato a una serata trascorsa tra musica, coreografie e voti della giuria. Milly Carlucci, però, conosce Federica Sciarelli da abbastanza tempo da sapere che dietro la giornalista rigorosa esiste anche quella sportiva e spericolata che già nel 2015 accettò di infilare i pattini e scendere sul ghiaccio.
Sabato 3 ottobre toccherà nuovamente a lei sorprendere il pubblico, questa volta sulla pista di Ballando, e scopriremo finalmente che cosa intendesse davvero Milly quando ha promesso una Sciarelli «scatenata» e l’ha definita «una donna rock».
Televisione
Bruno Barbieri, la confessione che spiazza: «Fino a 40 anni non avevo un soldo. Ho sputato sangue». E ora gli hotel non lo vogliono
Lo chef racconta la lunga strada prima del successo, la fuga da casa a 17 anni e il lavoro durissimo sulle navi da crociera. Poi rivela il curioso effetto di 4 Hotel: «A volte faccio fatica ad avere una stanza. Quel rompicoglioni di Barbieri può essere un problema».
Oggi basta che Bruno Barbieri entri nella hall di un albergo, guardi il letto e pronunci la parola «topper» perché albergatori e telespettatori sappiano già che sta per cominciare l’esame. Prima di diventare uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana, però, lo chef ha trascorso decenni lontano dalle telecamere, lavorando nelle cucine, viaggiando, imbarcandosi sulle navi da crociera e inseguendo una carriera che per molto tempo gli ha dato molta più fatica che denaro.
A raccontarlo è lui stesso, ripercorrendo una vita decisamente diversa da quella che potrebbe immaginare chi lo conosce soltanto attraverso MasterChef e 4 Hotel. La frase che fotografa meglio quegli anni non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Ho penato tanto, ho sputato sangue. Fino ai quarant’anni non avevo un soldo in tasca».
Un’affermazione sorprendente pensando alla carriera costruita successivamente da Barbieri, diventato chef pluristellato e personaggio televisivo. Il successo, racconta, è arrivato soltanto dopo una gavetta lunghissima, cominciata quando era praticamente un ragazzo e decise che la vita immaginata per lui dal padre non sarebbe mai diventata la sua.
«Papà mi voleva ingegnere stradale: scappai»
Barbieri viene da una famiglia modesta e non racconta la propria adolescenza come l’inizio predestinato della carriera di un grande chef. Suo padre aveva per lui progetti completamente differenti: «Papà mi voleva ingegnere stradale: scappai».
A 17 anni Bruno era già fuori casa. Il rapporto con il padre risentì inevitabilmente di quella scelta e soltanto molto tempo dopo i due riuscirono a chiarirsi. «Mio papà non era contento, ci siamo spiegati tardi ma pazienza», racconta oggi senza trasformare quel passaggio della propria vita in un melodramma.
La sua scuola diventò invece il lavoro. Prima ancora della cucina professionale ci furono i viaggi, compresa un’avventura in autostop da Panama alle cascate di Iguazú, durante la quale scoprì, racconta, «che nel mondo c’è tanta buona gente che può ospitarti e confortarti». Poi arrivarono le navi da crociera e una disciplina che avrebbe segnato tutto il resto della sua carriera.
«Ho fatto l’aiuto in cucina sulle navi da crociera e lì ho imparato cosa vuol dire lavorare, essere coordinati e attenti, far parte di una squadra. Mai paura».
Altro che riflettori, giudizi davanti alle telecamere e ristoranti stellati. La formazione di Barbieri passa attraverso cucine nelle quali migliaia di persone devono mangiare nello stesso momento e dove un errore individuale può mandare in difficoltà un’intera organizzazione.
Sulle navi la lezione che non ha più dimenticato
Anni dopo, quando gli venne affidato il compito di progettare il menù per un’importante compagnia di crociere, Barbieri si ritrovò dall’altra parte, ma si accorse immediatamente di quanto l’esperienza giovanile gli fosse rimasta addosso.
«Una crociera vuol dire dar da mangiare a 3.500 persone in due ore, tre volte al giorno, senza che alla fine manchi nulla e nulla avanzi», spiega. Una macchina gigantesca nella quale persino scegliere un ingrediente apparentemente banale può avere conseguenze enormi: quando pensò alle sogliole, per esempio, si rese conto che per servire quelle quantità ne sarebbero servite tonnellate e che una scelta del genere avrebbe avuto un impatto insostenibile.
La conclusione alla quale arriva è quasi una sintesi della sua storia: «Non si può essere men che perfetti, e soltanto il lavoro insegna a lavorare».
Una filosofia che Barbieri sostiene di avere trasferito anche in televisione, prima attraverso MasterChef e successivamente con 4 Hotel, il programma che lo ha trasformato nell’incubo sorridente di albergatori, materassi, bagni, colazioni e soprattutto topper di tutta Italia.
L’effetto 4 Hotel: «Quel rompicoglioni di Barbieri non lo vuole più nessuno»
La popolarità ha però prodotto un effetto collaterale piuttosto divertente. Bruno Barbieri trascorre buona parte della propria vita televisiva entrando negli alberghi degli altri, controllando ogni dettaglio e trovando spesso qualcosa che non funziona. Il problema nasce quando vorrebbe semplicemente entrare in un hotel da cliente.
«Sa che a volte faccio fatica? Quel rompicoglioni di Barbieri può essere un problema, non mi vuole più nessuno», ammette.
La battuta contiene una situazione abbastanza facile da immaginare. Vedere arrivare alla reception l’uomo che in televisione passa al setaccio camere e servizi, controlla la polvere, studia l’arredamento, prova la colazione e soprattutto solleva lenzuola alla ricerca del famigerato topper può mettere una certa agitazione anche quando non esiste una telecamera nel raggio di chilometri.
Barbieri, tuttavia, rivendica proprio l’effetto prodotto dal programma sul settore alberghiero italiano: «Ho la presunzione di avere contribuito al miglioramento della qualità del servizio di alberghi e ristoranti, e mi riferisco pure a MasterChef».
Non si ferma qui. Secondo lo chef, negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza dei clienti e degli stessi operatori, perché andare al ristorante non significa più soltanto «riempirsi la pancia», così come dormire in albergo non equivale semplicemente ad avere «un tetto sopra la testa».
E quando arriva il momento di stabilire quanto abbia contribuito personalmente a questa trasformazione, Barbieri scherza ma fino a un certo punto: «Modestamente, un poco, pochissimo, c’entra anche Bruno Barbieri».
«L’hotellerie era rimasta agli anni Settanta»
Lo chef sostiene che 4 Hotel abbia avuto anche conseguenze concrete per le strutture che vi partecipano. Le puntate continuano a essere trasmesse per anni, regalando visibilità agli alberghi, e Barbieri arriva ad affermare che il programma abbia «creato occupazione», spingendo molti imprenditori ad aggiornarsi.
Il giudizio sul settore italiano, però, non è tenerissimo: «L’hotellerie era rimasta agli anni Settanta». A frenare chi vuole investire, secondo lui, c’è soprattutto una burocrazia che definisce «un incubo di carta bollata», mentre all’estero avrebbe incontrato sistemi differenti.
Ricorda, per esempio, l’esperienza di un suo ristorante a Londra, dove impiegò sei mesi soltanto per imparare correttamente le procedure di smaltimento dei rifiuti e dovette assumere due persone. Una rigidità che, nella sua lettura, almeno aveva regole precise e chiaramente applicabili.
La nuova stagione di 4 Hotel punta intanto proprio sull’Italia meno scontata, con destinazioni lontane dai circuiti turistici più prevedibili: dalla Brescia sotterranea al Monferrato, fino alla Sila d’autunno e ai suoi colori.
La regola di Barbieri per la spesa: mai al supermercato affamati
Dopo anni trascorsi a parlare di cucina, Barbieri non condivide neppure l’idea che in televisione ormai si discuta troppo di cibo. Per lui dipende da come lo si fa e, soprattutto, dall’utilità delle informazioni che arrivano al pubblico.
La sua battaglia personale riguarda anche gli sprechi domestici. «Bisogna spiegare come fare la spesa perché il frigorifero non si trasformi in un cimitero», dice, proponendo alcune regole elementari: mai entrare al supermercato affamati, preparare prima la lista delle cose necessarie, comprare poco e più spesso anziché riempire il carrello di prodotti destinati a finire nella pattumiera e scegliere frutta e verdura seguendo le stagioni.
Sono consigli apparentemente lontani dall’immagine dello chef stellato, ma perfettamente coerenti con il Barbieri che racconta di avere imparato il mestiere dovendo calcolare pasti per migliaia di persone senza permettersi di rimanere senza cibo e senza produrre montagne di avanzi.
E poi c’è il mitico topper: «Mi è costato più spedirlo che comprarlo»
Naturalmente nessuna conversazione con Bruno Barbieri potrebbe finire senza parlare del suo oggetto del desiderio: il topper, diventato grazie a 4 Hotel quasi più famoso di alcuni concorrenti del programma.
La sua ossessione non nasce affatto davanti alle telecamere. Risale a circa trent’anni fa, durante un soggiorno in Australia a casa di amici. Barbieri dormì nella stanza dei ragazzi e la mattina successiva si svegliò talmente riposato da voler capire che cosa avesse reso quel letto così comodo.
Gli mostrarono quella strana imbottitura che lui non conosceva ancora. Il responsabile di quella notte perfetta era proprio il topper.
Barbieri corse a comprarne uno spendendo circa 250 dollari, salvo poi scoprirne altri mille necessari per farlo arrivare in Italia. Una follia economica che evidentemente considera ancora uno dei migliori investimenti della propria vita: «Mi ha cambiato la vita. Quel topper ce l’ho ancora».
È un dettaglio quasi perfetto per chiudere il cerchio. Prima delle stelle Michelin, della televisione e degli alberghi terrorizzati dal suo arrivo, c’è stato un ragazzo che a 17 anni ha lasciato casa contro il volere del padre, ha lavorato sulle navi e sostiene di essere arrivato a quarant’anni senza «un soldo in tasca». Oggi Bruno Barbieri può permettersi praticamente qualsiasi hotel, con un piccolo inconveniente che probabilmente non aveva previsto: qualche albergatore, vedendolo arrivare, preferirebbe forse che andasse a dormire da un’altra parte.
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