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Televisione

Francesco Panella, 100 puntate di Little Big Italy: «I miei genitori si separarono, da quella sofferenza è nata la mia strada»

Little Big Italy taglia il traguardo delle cento puntate e Francesco Panella si racconta: dagli inizi a Parigi alla centesima puntata a Tokyo, passando per New York e la separazione dei genitori che ha segnato la sua vita.

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    Cento puntate, migliaia di chilometri e un’Italia sparsa in ogni angolo del mondo. Little Big Italy raggiunge un traguardo importante e Francesco Panella si volta indietro per raccontare un viaggio cominciato quasi dieci anni fa e diventato qualcosa di molto più grande di una trasmissione dedicata alla cucina italiana.

    Perché dietro carbonare improbabili, ristoranti, sfide e assaggi ci sono soprattutto le storie degli italiani che hanno lasciato il Paese e hanno provato a ricostruirne un pezzo dall’altra parte del mondo. E dietro lo stesso Panella c’è una storia personale che spiega molto della sua doppia anima di ristoratore e uomo di televisione.

    Little Big Italy compie 100 puntate: tutto cominciò con una carbonara

    Panella ricorda perfettamente la prima puntata, girata a Parigi. Davanti a lui arrivò una carbonara che aveva ben poco dell’originale. Gli autori gli suggerirono di chiudere il commento con «Questo non è un piatto italiano, io voglio di più». Lui aggiunse istintivamente due parole: «Molto di più».

    «Volevo andare in protezione di tutti gli italiani», racconta. Quell’aggiunta improvvisata sarebbe diventata il claim del programma.

    Per celebrare la centesima puntata, invece, la produzione lo ha portato dove sognava di arrivare da tempo: Tokyo. Un incontro con una cultura gastronomica che lo ha conquistato anche nel modo in cui interpreta i sapori italiani. «Lì la cucina italiana è precisa, attenta, quasi di nicchia. Ha una struttura più leggera, orientata alla purezza degli elementi».

    Poi l’inevitabile incontro con il sushi autentico e una promessa categorica: «Non lo mangerò mai più in Italia!».

    Panella e gli italiani all’estero: «Il valore umano supera la perfezione»

    In cento puntate Panella ha assaggiato centinaia di piatti, ma il suo metro di giudizio non si limita alla tecnica. Una pasta leggermente scotta o un ingrediente dosato male possono passare in secondo piano quando dietro quel piatto c’è la storia di una famiglia che ha lasciato l’Italia e continua a difenderne la memoria.

    «Se dietro c’è una famiglia che fatica, che soffre e che vuole raccontare con orgoglio il proprio Paese, io glielo faccio passare. Il valore umano supera la perfezione tecnica».

    È questa, secondo Panella, l’anima più autentica di Little Big Italy: «Un laboratorio di identità gastronomiche, di migrazioni, di sogni e di fatiche umane».

    Dagli Stati Uniti alla Germania, dal Brasile fino a Seul, il conduttore ha incontrato comunità diversissime accomunate dalla stessa esperienza: quella di chi decide di ricominciare lontano da casa senza sapere esattamente cosa troverà.

    L’esperienza a New York: «Quando non hai più nulla da dare, devi andartene»

    Un’esperienza che Panella conosce personalmente. A New York ha vissuto per quindici anni, trasformando la città in un enorme laboratorio professionale e umano.

    «I primi due anni li ho passati solo a osservare, pensare e costruire cose diverse», racconta. Da quell’esperienza ha ricavato anche una filosofia precisa: «Quando ti trasferisci in una città che non è la tua, devi essere pronto a dare prima ancora di ricevere. Se dai, allora hai vinto».

    Panella racconta di ragionare per cicli di dieci anni, il tempo che considera necessario per investire tutto in un progetto prima di cercare una nuova sfida. New York ha fatto eccezione, trattenendolo cinque anni in più. Poi è arrivato il momento di ripartire: «Quando capisci che non hai più nulla da dare in quel posto, allora è il momento di andartene».

    La separazione dei genitori e quella ferita diventata una strada

    Dietro la carriera di Panella c’è però anche una vicenda molto più intima. Da una parte una famiglia di ristoratori, dall’altra una famiglia di attori. Due mondi apparentemente lontani che, dopo la separazione dei suoi genitori, smisero di comunicare.

    «Questa mia strada nasce in realtà da una sofferenza familiare. I miei genitori si separarono e le due famiglie, una di ristoratori, l’altra di attori, non comunicavano, convinte che i loro mondi non potessero incontrarsi».

    Proprio quella frattura avrebbe spinto Panella nella direzione opposta: cercare di unire cucina e spettacolo. «Questa mancanza di comunicazione ha stimolato in me il desiderio opposto: fare entrambe le cose per dimostrare loro che una sintesi era possibile. E alla fine lo hanno capito».

    Una storia che sembra spiegare anche perché Little Big Italy sia diventato qualcosa di diverso da un semplice programma gastronomico. Per Panella il cibo è prima di tutto racconto: «Un piatto è un atto di comunicazione che racchiude le storie di chi lo coltiva, lo cucina e lo serve. Proprio come la televisione».

    E dopo cento puntate, forse, il segreto del programma sta proprio lì: usare la cucina per raccontare persone, famiglie e pezzi d’Italia che hanno trovato casa dall’altra parte del mondo.

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      Televisione

      Tiberio Timperi e il retroscena su Monica Setta: «Per un periodo l’ho bloccata sul cellulare, oggi invece ci facciamo gli auguri»

      Tiberio Timperi promuove Monica Setta come professionista, ma rivela che tra loro non è sempre filato tutto liscio: «È molto in gamba, lasci stare collane e orecchini». Poi la confessione sul periodo in cui decise di bloccarla al telefono.

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        «Per un periodo l’ho bloccata sul cellulare». Non esattamente la frase che ci si aspetterebbe all’interno di una dichiarazione di stima. Ma con Tiberio Timperi il percorso per arrivare all’elogio di Monica Setta passa anche da qualche vecchia ruggine, fino alla pace degli ultimi tempi: «Oggi ci facciamo gli auguri».

        Il conduttore racconta così un rapporto professionale e personale evidentemente fatto di alti e bassi, senza però lesinare complimenti alla collega. E concede anche una battuta sul look spesso appariscente della giornalista: «Monica Setta è una persona molto in gamba, lasci stare le collane, gli orecchini e queste cose così, lei è una grande professionista».

        Gioielli a parte, insomma, per Timperi la promozione è piena.

        Tiberio Timperi: «Monica Setta capisce l’animo umano»

        Il giudizio del conduttore entra poi nel merito delle qualità professionali di Setta. «Capisce l’animo umano e va dritta all’obiettivo», spiega Timperi.

        Una caratteristica che riconosce alla collega al di là delle incomprensioni che possono avere segnato il loro rapporto. Setta ha costruito buona parte della propria carriera televisiva proprio sulle interviste e sulla capacità di portare gli ospiti verso confessioni e aspetti personali che spesso vanno oltre la semplice promozione televisiva.

        Ed è evidentemente questa capacità che Timperi le riconosce, separando il giudizio professionale dalle vicende che in passato hanno raffreddato i loro rapporti.

        «L’ho bloccata sul cellulare»: la vecchia ruggine tra i due

        La parte più curiosa arriva infatti quando Timperi abbandona il curriculum della collega e passa ai rapporti personali. Perché a quanto pare c’è stato un momento nel quale tra i due la comunicazione si è interrotta in maniera piuttosto drastica.

        «Per un periodo l’ho bloccata sul cellulare», ammette.

        Nessuna diplomazia da corridoio Rai: il numero di Monica Setta era finito direttamente tra quelli bloccati. Timperi non entra nei dettagli delle ragioni che lo avevano portato alla decisione, ma la confessione basta a raccontare quanto la sintonia tra i due non sia sempre stata perfetta.

        Del resto, nel mondo della televisione rapporti professionali, rivalità e caratteri forti finiscono facilmente per mescolarsi. E non tutte le incomprensioni hanno bisogno di trasformarsi in guerre pubbliche.

        Timperi e Setta, dalle incomprensioni agli auguri

        Il tempo sembra infatti aver sistemato almeno una parte delle vecchie tensioni. «Oggi ci facciamo gli auguri», racconta Timperi, lasciando intendere che il gelo appartenga ormai al passato.

        Non significa necessariamente che i due siano diventati inseparabili, ma almeno il blocco telefonico è stato superato. E soprattutto rimane intatta la considerazione professionale del conduttore nei confronti della collega.

        Il bilancio di Timperi, alla fine, è quindi molto più affettuoso di quanto lasciasse immaginare quel numero finito nella lista nera del cellulare. Monica Setta? «Una grande professionista». Con collane e orecchini compresi.

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          Televisione

          Barbara d’Urso a Ballando con le Stelle? Trattativa difficile con la Rai: «La strada è lunga e tortuosa», giuria ancora nel caos

          Barbara d’Urso resta il nome più forte per la giuria di Ballando con le Stelle, ma l’accordo sarebbe ancora lontano. Roberto Alessi parla di rapporti delicati con i vertici Rai, mentre Lucio Presta lascia aperta la porta a un possibile lieto fine.

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            Barbara d’Urso a Ballando con le Stelle: affare fatto, grande ritorno in Rai o trattativa destinata a saltare? A un mese dal debutto della nuova edizione, fissato per il 3 ottobre 2026, il vero giallo del programma di Milly Carlucci non riguarda i concorrenti, ma la giuria. E il nome che continua a circolare con maggiore insistenza è proprio quello dell’ex regina dei pomeriggi Mediaset.

            La situazione si è complicata dopo gli addii di Fabio Canino, che lascia dopo diciassette anni, e di Selvaggia Lucarelli, pronta a spostarsi a Mediaset. Due sedie pesantissime da riempire e un equilibrio completamente da ricostruire. D’Urso, reduce dalla partecipazione dello scorso anno come concorrente, sembrava il profilo ideale per garantire opinioni taglienti, polemiche e soprattutto ascolti. Peccato che, secondo le ultime indiscrezioni, la trattativa sia molto meno semplice del previsto.

            Barbara d’Urso e la Rai, una trattativa «lunga e tortuosa»

            A raccontare le difficoltà è stato Roberto Alessi, che sui social ha parlato di un negoziato ancora aperto ma tutt’altro che vicino alla conclusione. «La giuria di Ballando con le Stelle è un giallo, Barbara d’Urso arriva o non arriva? Ambienti vicino alla Rai mi dicono che la strada è lunga e tortuosa», ha spiegato.

            Il punto interessante è che la questione, secondo Alessi, non riguarderebbe più direttamente Milly Carlucci. La conduttrice avrebbe già manifestato il proprio interesse per Barbara, mentre la partita si giocherebbe ai piani alti di Viale Mazzini. «Non c’entra nulla ormai Milly Carlucci, ma è un rapporto tra Barbara d’Urso e i top manager della Rai», ha aggiunto il giornalista.

            Un passaggio che riapre inevitabilmente il tema del rapporto tra la conduttrice e la televisione pubblica dopo gli ultimi anni trascorsi lontano da un ruolo fisso nel piccolo schermo.

            Lucio Presta lascia aperta la porta

            Il caso, però, è tutt’altro che chiuso. Lo stesso Alessi ha raccontato di avere parlato con Lucio Presta, lasciando intendere che un accordo potrebbe ancora arrivare.

            Il quadro resta quindi sospeso: trattativa difficile, rapporti da sistemare e nessuna firma definitiva, ma neppure una porta chiusa. Per Ballando sarebbe un colpo notevole, perché Barbara d’Urso garantirebbe esattamente ciò che la giuria deve produrre: giudizi netti, personalità e possibilità di scontro con concorrenti e colleghi.

            Dopo essersi messa personalmente alla prova sulla pista, il passaggio dall’altra parte del tavolo avrebbe inoltre un sapore quasi naturale. Barbara conosce ormai dall’interno le dinamiche del programma e potrebbe giudicare i concorrenti con l’esperienza di chi sa perfettamente cosa significhi affrontare prove, coreografie e verdetti.

            Ballando cambia volto dopo Canino e Lucarelli

            La necessità di trovare nuovi giurati nasce da una rivoluzione importante. Fabio Canino ha deciso di salutare il programma dopo diciassette stagioni, mentre Selvaggia Lucarelli avrebbe scelto una nuova avventura professionale a Mediaset. Senza due dei volti più riconoscibili del tavolo, Milly Carlucci deve ridisegnare uno degli elementi centrali dello show.

            Il cast dei concorrenti, invece, appare già ricchissimo. Tra i nomi indicati ci sono Alessandro Matri, Anna Safroncik, Eugenio Finardi, Jimmy Ghione, Noemi Bocchi, Riccardo Rossi, Alberto Ravagnani, Aurora Ramazzotti e Manuela Moreno. Una squadra molto eterogenea, costruita per mescolare sport, spettacolo, musica, televisione e inevitabile gossip.

            Proprio per questo il nome di Barbara d’Urso continua a sembrare perfetto: con un cast così, materiale per discussioni e scintille non dovrebbe mancare.

            Milly aspetta, Barbara tratta e la giuria resta un mistero

            A poche settimane dal debutto, dunque, Ballando con le Stelle ha ancora il suo grande punto interrogativo. L’arrivo di Barbara d’Urso trasformerebbe immediatamente la nuova giuria in uno degli argomenti più discussi della stagione televisiva, ma prima bisogna superare quella «strada lunga e tortuosa» evocata da Alessi.

            Milly Carlucci può soltanto aspettare che Rai e d’Urso trovino eventualmente un punto d’incontro. Se succederà, Barbara passerà dalla pista alla paletta e si ritroverà a giudicare gli altri. Se invece la trattativa dovesse saltare, la caccia al nuovo nome ripartirà da capo.

            Una cosa è certa: il 3 ottobre si avvicina e, prima ancora di cominciare a ballare, in Rai stanno già facendo parecchi passi complicati.

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              Televisione

              Sanremo 2027, Stefano De Martino vuole la reunion dei Måneskin all’Ariston e riduce i Big: «Sto lavorando per averli, saranno 24»

              Stefano De Martino punta a un Sanremo più snello e internazionale: 24 cantanti in gara, tutti sul palco martedì e mercoledì e più spazio allo spettacolo. Il colpaccio sarebbe la reunion dei Måneskin: «Ci sto lavorando, mi piacerebbe molto».

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                Stefano De Martino vuole riportare i Måneskin insieme sul palco che li ha lanciati nel mondo. Sarebbe questo uno dei grandi colpi ai quali sta lavorando per il suo primo Festival di Sanremo da conduttore e direttore artistico, anche se per il momento la reunion della band romana non è affatto confermata. Intervistato da Tv Sorrisi e Canzoni, De Martino ha scelto infatti parole molto precise: «Ci sto lavorando, mi piacerebbe molto».

                Il progetto per Sanremo 2027 comincia intanto a prendere forma e il nuovo padrone di casa sembra intenzionato a correggere uno dei problemi delle ultime edizioni: la quantità quasi industriale di artisti in gara. De Martino ha in testa un numero preciso, 24 Big, che dovrebbe permettergli di accorciare le serate e soprattutto lasciare più spazio allo spettacolo.

                Una piccola rivoluzione dopo i Festival extralarge degli ultimi anni, ma con una tentazione gigantesca: riunire Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio proprio all’Ariston.

                De Martino corteggia i Måneskin: «Ci sto lavorando»

                Il ritorno dei Måneskin insieme sarebbe inevitabilmente uno degli eventi musicali dell’anno. Dopo il successo internazionale della band e i progetti individuali intrapresi dai suoi componenti, una reunion sul palco di Sanremo avrebbe un valore simbolico enorme.

                È proprio dal Festival che iniziò la loro conquista del mondo. Nel 2021 vinsero con Zitti e buoni, prima di trionfare all’Eurovision Song Contest e trasformarsi nel giro di pochi mesi in una delle band italiane più conosciute a livello internazionale.

                De Martino non nasconde quindi il desiderio di riportarli nel luogo dove tutto è cominciato. Per ora, però, nessun contratto e nessun annuncio ufficiale: «Ci sto lavorando» significa esattamente questo. Il corteggiamento esiste, la reunion resta da conquistare.

                L’operazione rientrerebbe perfettamente nell’impronta internazionale che il conduttore vorrebbe dare al suo Sanremo. Anche il recente viaggio negli Stati Uniti con il figlio Santiago sarebbe stato utilizzato per coltivare alcuni contatti professionali, mentre continuano a circolare indiscrezioni su possibili ospiti e co-conduttori stranieri.

                Sanremo 2027 avrà soltanto 24 Big

                Sul cast in gara De Martino sembra avere invece le idee molto più chiare. Il numero che continua a ripetersi è 24. Una scelta dettata soprattutto dalla volontà di costruire un Festival televisivamente più agile e di evitare che la gara fagociti completamente lo spettacolo.

                «È una cifra che mi sono tatuato in testa e che diventerà la mia spada di Damocle perché stanno arrivando tante belle canzoni», ha spiegato, ammettendo quindi che resistere alla tentazione di allargare il cast potrebbe diventare complicato.

                L’obiettivo è fare esibire tutti i cantanti sia nella serata di martedì sia in quella di mercoledì. Riducendo il numero dei concorrenti, De Martino vuole inoltre avere più tempo a disposizione per la serata del venerdì, dedicata alle performance, e per quei momenti di intrattenimento sui quali intende mettere maggiormente la propria firma.

                Ancora da inventare, invece, il modo in cui saranno annunciati i Big. Anche su questo il conduttore promette una sorpresa e non sembra intenzionato a limitarsi alla tradizionale lettura dell’elenco.

                Giovani in prima serata e finale il 18 dicembre

                Nel nuovo Sanremo di De Martino dovrebbe esserci maggiore attenzione anche per i Giovani, che il direttore artistico vorrebbe portare in una fascia con molta più visibilità. Tra le ipotesi c’è uno spazio poco prima di Affari Tuoi oppure uno spin-off trasmesso subito dopo il programma.

                Sarà comunque lo stesso De Martino a condurre la finale del 18 dicembre dal Casinò di Sanremo, primo vero appuntamento della lunga marcia che porterà al Festival.

                Il cantiere è quindi già aperto: 24 Big, più spettacolo, una forte presenza internazionale e un cast di ospiti sul quale il nuovo direttore artistico vuole lasciare il segno. Ma il sogno capace di trasformare immediatamente il suo primo Sanremo in un evento ha quattro nomi: Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan.

                La reunion dei Måneskin non è ancora fatta. Ma Stefano De Martino ha cominciato ufficialmente il corteggiamento.

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