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Televisione

Giochi a premi, nostalgia e sfida d’ascolti: nel 2025 la guerra tra Rai e Mediaset si è riaperta e il 2026 promette nuovi colpi bassi

Nel racconto di fine anno torna il derby televisivo: Mediaset rilancia con i game show e l’effetto nostalgia, la Rai risponde tra investimenti sulle fiction, cronaca nera e il problema Rai 2. Sullo sfondo, Sanremo e il risiko di volti e programmi.

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    È tutta qui, la nuova guerra. Non nei grandi manifesti sull’“informazione” o sulla “missione” del servizio pubblico, ma nella cosa più semplice e feroce della televisione: la compagnia che fai a chi cena, e quanto a lungo riesci a trattenerlo sul divano. Nel 2025 la competizione tra Rai e Mediaset si è riaperta con una chiarezza quasi vintage: giochi a premi, nostalgia e un pubblico sempre più abitudinario, pronto a premiare chi azzecca il rito serale.

    A Cologno Monzese il colpo più doloroso, nel racconto che circola, lo avrebbe assestato Pier Silvio Berlusconi con La Ruota della fortuna, capace di mettere in difficoltà – in modo sistematico – il costosissimo “Affari tuoi” affidato a Stefano De Martino. Il messaggio è brutale: non serve inventare il futuro, se il passato funziona ancora.

    Nostalgia che fa share, non filosofia
    La Ruota della fortuna viene descritta come il simbolo dell’anno in cui sono tornate le ostilità: un format di decenni fa, messo al centro di una programmazione che, in alcuni giorni, avrebbe persino disegnato un trittico di game show in sequenza. E nel 2026 il copione potrebbe rinforzarsi con la riedizione di Ok il prezzo è giusto. Il punto non è solo l’effetto amarcord: è la convenienza. La nostalgia costa meno, rende di più e riduce i rischi.

    Viale Mazzini e la partita che passa da Rai 2
    Se Mediaset gioca sull’usato sicuro, in Rai la priorità, secondo questa ricostruzione, è rianimare Rai 2, con un Tg2 in crisi di ascolti che trascina verso il basso il resto della serata. La rete “morente” è il nodo politico e industriale: puoi cambiare volti, sperimentare formule, persino inseguire un modello di approfondimento “alternativo”, ma se il pubblico scappa prima ancora della prima serata il problema diventa strutturale.

    Gli esperimenti che non trovano casa
    Nel testo si sottolinea che anche Mediaset avrebbe i suoi guai: gli esperimenti informativi non sfonderebbero e il tentativo di riposizionamento “meno retequattrista” resterebbe fragile. La televisione, qui, torna a essere una macchina semplice: se il tuo pubblico vuole un certo linguaggio e tu gliene offri un altro, il telecomando decide senza appello.

    Sanremo come prossimo campo di battaglia
    Lo scontro del 2026, poi, ha una data cerchiata: Sanremo. Negli anni scorsi Mediaset ha spesso rinunciato alla controprogrammazione, ma la riapertura delle ostilità potrebbe cambiare la strategia. E se il Festival resta l’evento che “incorona” la Rai, il resto dell’anno – tra palinsesti, ritorni eccellenti e prodotti a basso rischio – racconta quanto la tv generalista stia cercando, più che innovare, di restare viva.

    In fondo, come scrive questo pezzo, è una questione d’immortalità: quella dei modelli che non muoiono mai, e che tornano a tormentare chi pensava di averli superati.

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      Nessuna “Surprise Surprise” per Barbara D’Urso: salta lo show Rai tra tagli, budget e ilpatto di non belligeranza con Mediaset

      Lo show Rai prodotto da Fremantle e pensato per Barbara D’Urso, “Surprise Surprise”, non andrà in onda (almeno per ora). La motivazione ufficiale parla di problemi di budget e tagli interni, ma nel retroscena evocato da più ricostruzioni riaffiora anche la logica degli equilibri tra Rai e Mediaset. Intanto i rumor su un ruolo a Sanremo 2026 non trovano conferme e l’attenzione si sposta su altri nomi.

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        Niente colpo di scena, niente “surprise surprise”: il programma Rai che avrebbe dovuto segnare il ritorno stabile di Barbara D’Urso in prima serata, dopo il passaggio da ospite a Ballando con le stelle, scivola fuori dal radar. Secondo la ricostruzione circolata in queste ore, lo show prodotto da Fremantle e destinato a lei sarebbe stato di fatto congelato, rinviato a data da destinarsi. Traduzione televisiva: quando una data non c’è, spesso non arriva neanche.

        L’idea era chiara e anche piuttosto ambiziosa: un “people show” costruito sulla scia di un classico intramontabile come Carramba che sorpresa, con storie, sorprese, incontri, lacrime e abbracci, cioè il territorio naturale dove D’Urso ha sempre saputo dominare scena e ritmo. Un format che, almeno sulla carta, sembrava perfetto per una “seconda vita” nel servizio pubblico, dopo l’uscita improvvisa da Mediaset e un silenzio televisivo che dura dal 2023.

        Il format e il ritorno che sembrava vicino

        Per mesi “Surprise Surprise” è stato raccontato come il ponte: la grande chance Rai, la prima vera conduzione dopo un rientro graduale, un progetto in grado di spostare pubblico e curiosità. Anche perché la presenza di D’Urso a Ballando era stata letta come una prova generale: un ritorno controllato, visibile, ma senza consegnarle ancora le chiavi di un programma.

        Il punto, adesso, è che quel ponte non si costruisce. Non in questa fase, almeno. E la sensazione è che la partita non si giochi soltanto sulla bontà del progetto, ma su un intreccio di fattori che in tv pesano quanto gli ascolti: soldi, palinsesto, equilibri.

        La motivazione ufficiale: tagli e problemi di budget

        La versione “pulita” è semplice e, in tempi di spending review, credibile: in Rai ci sarebbero problemi di budget, tagli e una revisione delle spese che renderebbe difficile mettere in piedi uno show “ricco”, con una produzione costosa e l’inevitabile carico di promozione, ospiti, repertori, trasferte e macchina emotiva.

        È il tipo di spiegazione che funziona perché non accusa nessuno, non apre guerre e si incastra bene nel contesto attuale. Ma proprio perché è “perfetta”, lascia aperta la domanda che in tv è sempre la più interessante: è davvero solo questione di soldi?

        Il retroscena: il patto di non belligeranza e la “figura ingombrante”

        Nel racconto che circola, accanto alla motivazione economica compare un secondo livello: l’idea di un equilibrio non scritto tra Rai e Mediaset, un patto di non belligeranza rinnovato con il “Biscione” che avrebbe un effetto pratico molto chiaro. Ospite sì, presenza sì, partecipazione sì. Conduzione no. Non ancora.

        In questa chiave, Barbara D’Urso diventerebbe una pedina sensibile tra i due poli della tv generalista. Una figura “ingombrante”, non tanto per il talento (che è fuori discussione nel suo genere), quanto per ciò che rappresenta in termini di identità televisiva, storia recente e memoria del pubblico. Dopo oltre dieci anni da colonna del palinsesto Mediaset, spostarla davvero in Rai — con una prima serata tutta sua — sarebbe un gesto che fa rumore. E il rumore, in certi equilibri, è sempre un rischio.

        Sanremo 2026: voci, smentite e un altro nome che avanza

        A complicare tutto ci si è messo anche Sanremo. Il nome di D’Urso è stato accostato al Festival 2026, ma la notizia, per come viene riportata, non trova conferme. E quando Sanremo non conferma, di solito vuol dire che non è nell’aria. Almeno per ora.

        Nel frattempo, si fa strada un’altra ipotesi: Andrea Delogu sempre più vicina al perimetro dell’Ariston, anche per un possibile “effetto traino” legato al mondo Ballando. Sono dinamiche televisive note: Sanremo pesca dove c’è attenzione, freschezza, spendibilità, e soprattutto dove il nome non crea frizioni a monte.

        Il silenzio di Carmelita e la linea del “profilo basso”

        In tutto questo, Barbara D’Urso non risponde. Niente interviste, niente stoccate, niente contro-narrazioni. Silenzio. Che può essere strategia, stanchezza o semplice scelta di non alimentare un racconto già pieno di voci. Nella lunga assenza televisiva, la conduttrice si è dedicata anche al teatro e non è escluso che torni a concentrarsi su quella dimensione, mentre la televisione resta una porta socchiusa, non spalancata.

        Il dato politico-mediatico, però, resta: il suo “rientro” continua a essere raccontato più come una trattativa che come un progetto editoriale. E quando un ritorno diventa un braccio di ferro, la timeline la decide quasi sempre il palazzo, non il pubblico.

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          Maisie Williams, vacanze di libertà: il bagno nuda, la rinascita e il mistero di un nuovo progetto con George R.R. Martin

          L’attrice britannica, 28 anni, ha pubblicato su Instagram una serie di immagini in cui si tuffa completamente nuda in mare in Sardegna, raccontando un momento di leggerezza e cambiamento personale. E, mentre si gode l’estate italiana, George R.R. Martin rivela di averla incontrata a Londra accendendo l’ipotesi di un progetto “molto divertente”. La saga di Westeros potrebbe presto tornare a incrociare il suo destino?

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            Non è più Arya Stark, ma resta una delle icone di “Game of Thrones”. Oggi Maisie Williams è una donna di 28 anni che sceglie di mostrarsi libera, spontanea e sorridente. E le immagini che ha condiviso sui social raccontano proprio questo: un’estate di libertà totale in Sardegna, tra tuffi a mare, amici, natura e zero filtri. In alcuni scatti l’attrice si immerge nuda in acqua, in altri ride e gioca con il suo gruppo di viaggio, mostrando un’energia nuova, lontana dal peso del personaggio che l’ha resa famosa.

            Un’estate italiana per rinascere
            Ma non c’è solo provocazione. C’è piuttosto il desiderio di respirare, rallentare, recuperare se stessa. Nei suoi post Maisie parla di un’estate finita ma di una vita che continua “a muoversi in modo importante”: parole che lasciano intuire un momento di cambiamento, forse di crescita personale, sicuramente di bilancio dopo anni vissuti in prima linea nell’industria più spietata dello spettacolo. In Sardegna ha trascorso giorni tra mare, passeggiate e natura, trovando una dimensione privata che sembrava essersi smarrita.

            L’incontro segreto con George R.R. Martin
            Poi, quando sembrava tutto solo vacanza e nostalgia, arriva il colpo di scena. George R.R. Martin racconta di aver cenato con lei a Londra, lasciandosi scappare un indizio che ha fatto impazzire i fan: “Abbiamo parlato di qualcosa… potrebbe essere molto divertente”. Nessun dettaglio, nessuna conferma, ma tanto basta per far esplodere le teorie. Ritorno nel mondo di Westeros? Progetto nuovo? Un cameo? Tutto è possibile. E il silenzio, inevitabilmente, alimenta l’attesa.

            Il peso del passato e la voglia di futuro
            Maisie non ha mai nascosto quanto sia stato difficile dire addio al personaggio che le ha cambiato la vita. Aveva solo 12 anni quando è entrata nel cast e per anni è stata la “piccola guerriera” simbolo della serie. Finita l’epopea HBO, ha confessato di essersi sentita persa, quasi svuotata. Oggi invece appare diversa: più leggera, più centrata, più donna. Forse pronta davvero a un nuovo capitolo.

            Tra mare, libertà e segreti creativi, Maisie Williams continua a restare sospesa tra mito e realtà. E, a giudicare dall’entusiasmo dei fan, qualunque cosa stia per accadere, l’attesa sarà tutt’altro che silenziosa.

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              Regé-Jean Page torna su Netflix e infiamma Hollywood: l’ex star di Bridgerton protagonista e produttore di “Hancock Park”

              Regé-Jean Page, volto amatissimo grazie a Bridgerton, prepara il suo ritorno sulla piattaforma che lo ha consacrato. Sarà protagonista e produttore esecutivo di Hancock Park, serie thriller a tinte erotiche ambientata nel quartiere più esclusivo di Los Angeles, dove sotto il lusso scintillante si nascondono tentazioni, segreti e pericolose ossessioni.

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                Regé-Jean Page torna a casa. Dopo aver lasciato un segno indelebile nei cuori degli spettatori con il ruolo del Duca di Hastings in Bridgerton, l’attore britannico torna su Netflix con un progetto completamente diverso, più oscuro, più adulto, decisamente più audace. Si intitola Hancock Park ed è un thriller erotico che promette di intrecciare potere, desiderio e manipolazione in uno dei quartieri più ricchi e blindati di Los Angeles.

                La serie porterà lo spettatore dentro le ville dei milionari, dietro le facciate perfette, tra feste patinate e corridoi pieni di ombre. Page non sarà solo il protagonista, ma anche produttore esecutivo: un segno di controllo creativo e di maturità professionale che racconta un artista pronto a spingersi oltre le etichette.

                Non più solo il “Duca”, ma un uomo pieno di zone grigie

                Il glamour romantico lascia spazio a una sensualità più cruda e complessa. Qui l’amore diventa dipendenza, la passione scivola nell’ossessione e ogni relazione diventa un terreno minato. Hancock Park punta a mostrare come il desiderio possa trasformarsi in arma, come le maschere sociali possano crollare al primo cedimento emotivo.

                Il fascino oscuro di Los Angeles

                Il quartiere simbolo dell’élite californiana diventa un personaggio narrativo a tutti gli effetti. Tra piscine illuminate, terrazze panoramiche e stanze che custodiscono segreti, la serie promette ritmo, tensione costante e atmosfere bollenti. Dietro lo sfarzo, emergono ambizione, rivalità, controllo e l’inevitabile costo delle scelte.

                Una sfida di carriera

                Per Regé-Jean Page questa è una svolta importante: un ruolo maturo, potente, intenso, lontano dalla delicatezza “regency”. Un ritorno che già incuriosisce pubblico e critica, pronto a confermare – o forse ridefinire – la sua immagine internazionale. E, se le premesse saranno mantenute, Hancock Park potrebbe essere uno dei titoli più discussi della prossima stagione Netflix.

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