Televisione
Ilary: un nome, uno stile di vita. E il pubblico di bocca buona già gongola
Nella nuova serie targata Netflix che parte oggi, la Blasi si racconta a tutto tondo. orgogliosa del suo modo di essere. Contenta lei…
Incredibile ma vero: c’è un sacco di gente in fibrillazione per il nuovo prodotto sulla sua vita in uscita oggi sulla piattaforma Netflix, intitolata semplicemente Ilary. A circa un anno dal docufilm Unica, diventato un fenomeno anche oltre i confini italiani, in cui Ilary Blasi raccontava in una sorta di lungo monologo la sua versione della separazione da Francesco Totti, arriva una nuova serie tv in cinque episodi che promette di raccontare la showgirl come non l’abbiamo mai vista.
Lo stesso team di Unica
Il team è lo stesso di Unica, con la scrittura firmata da Romina Ronchi e Peppi Nocera con Ennio Meloni e Jacopo Ghirardelli e Tommaso Deboni dietro la macchina da presa. Cinque episodi che vanno a comporre quello che sembra a tutti gli effetti il sequel di Unica e che, nel contempo, ne prendono le distanze. Non si parlerà del divorzio con l’ex stella romanista, non c’è traccia del Pupone se non in qualche fugace accenno: non si guarda al passato ma al futuro. Ed è già qualcosa…
L’intervista a Chi, per mettere i puntini sulle “i”
Ilary Blasi si è raccontata al settimanale Chi, raccontando alcuni dettagli inediti della sua nuova vita, rispondendo anche ad alcuni rumors relativi al suo futuro professionale con presunti dissapori con Mediaset e nello specifico con la coppia Pier Sivlio Berlusconi e Silvia Toffanin.
Una chiacchierata fra amici
Parlando al settimanale Mondandori diretto da Alfonso Signorini (così tutto rimane in qualche modo “in famiglia”), Ilary ha inteso fare il punto sul suo lavoro e i progetti futuri chiamando in causa in un certo senso anche l’azienda Mediaset: “È difficile spiegare, ti devi entusiasmare ai progetti. Se capisci che il tuo posto non è quello, non devi prenderlo per forza”.
Con Silvia e Pier Silvio è tutto ok
La conduttrice ha proseguito: “Sono più i ‘no’ che dico e ogni volta mi prendo il rischio, vado a istinto. Anche quando finì Passaparola, non ho mai accettato programmi sportivi, era scontato. Ho scelto di non farlo. Poi in tv non recito una parte. A tanti non piaccio ma Ilary è uno stile di vita“. Riferendosi poi alla presunta crisi della sua amicizia con Silvia Toffanin, la Blasi ha smentito categoricamente, compresi i presunti dissapori con Pier Silvio Berlusconi. Ci chiediamo: avrebbe potuto fare diversamente?!?
L’uomo della sua vita
Poteva la Blasi omettere di citare il nuovo compagno Bastian Muller? Certo che no! Per lui parole al doppio miele concentrato, così come piace al suo pubblico, genete semplice e di bocca buona: “Una cartomante mi aveva anticipato che negli Stati Uniti avrei incontrato l’uomo della mia vita. Ed è successo proprio all’ultimo secondo, mentre aspettavo il volo di ritorno. Chiamalo caso, colpo di fortuna, Bastian si è avvicinato e mi ha chiesto come mi chiamavo per seguirmi su Instagram! Io ero rimasta all’antica, con il numero di telefono, ero fuori dal mercato da 20 anni”.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Televisione
Avanti un altro… in famiglia: Martina Dotti nel cast accanto ai “suoceri” Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli
La nuova stagione di Avanti un altro riserva una sorpresa tutta domestica: Martina Dotti, fidanzata di Davide Bonolis, è entrata nel cast del programma e ora lavora quotidianamente accanto ai suoi “suoceri televisivi”, Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli. Una presenza che ha acceso la curiosità dietro le quinte, dove non sono mancati commenti divertiti e qualche inevitabile ironia. Intanto, Martina conquista pubblico e addetti ai lavori con sicurezza e naturalezza, mentre la famiglia Bonolis continua ad allargarsi… almeno in studio.
Avanti un altro rimane un universo a sé, un mondo parallelo fatto di personaggi, siparietti e imprevisti. Ma questa volta la novità arriva da un dettaglio molto… familiare. Martina Dotti, la fidanzata di Davide Bonolis, è infatti entrata nel cast del programma e da qualche settimana lavora a stretto contatto con Paolo Bonolis e con Sonia Bruganelli. Il tutto in un clima in cui lavoro e legami affettivi si intrecciano in modo curioso e inevitabilmente chiacchierato.
Martina è giovane, determinata, telegenica e con una naturalezza davanti alle telecamere che ha subito fatto breccia nel ritmo caotico del format. A incuriosire, però, è soprattutto la dinamica “da suoceri”, un gioco di ruoli che nello studio viene accolto con divertita complicità. Paolo Bonolis — da sempre maestro di ironia — non ha perso l’occasione per lanciare qualche battuta, senza mai scadere nel prevedibile. Sonia Bruganelli, dal canto suo, osserva e dirige: elegante, attenta, professionalmente inappuntabile, ma pur sempre consapevole del legame sentimentale che unisce la ragazza a suo figlio.
E dietro le quinte? Si racconta di un clima sereno, dove l’ingresso di Martina non ha creato tensioni né favoritismi. Anzi: per molti, la sua presenza è stata una ventata d’aria fresca. Chi lavora al programma assicura che la Dotti si è guadagnata il ruolo con impegno e non certo per “vicinanza di cognome”. Una puntualizzazione che circola spesso, soprattutto in un ambiente dove le malelingue non mancano mai.
La domanda che rimbalza tra gli addetti ai lavori, però, è semplice: come si gestisce un set in cui la famiglia è… parte del cast? Pare senza troppi traumi. Paolo si concentra sui tempi comici, Sonia sulla produzione, Martina sulle sue entrate in scena. A legare tutti e tre c’è Davide, discreto e distante dalle luci, ma inevitabilmente parte del quadro.
Nel frattempo, il pubblico sembra gradire. Le clip con Martina non tardano a circolare sui social e la curiosità sulla coppia cresce di pari passo con la nuova visibilità della giovane. Avanti un altro, insomma, continua a essere un laboratorio pop dove ogni storia, anche la più privata, finisce per trasformarsi in racconto televisivo.
E questa, più che una storia d’amore, è una storia di famiglia… in prima serata.
Televisione
Beatrice Luzzi punge ancora Samira Lui: “Bellissima, accomodante… ma con me ha tirato fuori il lato pungente”
Beatrice Luzzi descrive Samira Lui come una donna splendida e accomodante, ma aggiunge che con lei ha mostrato una parte più tagliente. E sul suo futuro in tv affonda con eleganza: “È perfetta per il tipo di televisione che sta facendo”.
Beatrice Luzzi non ha perso la sua inconfondibile schiettezza, e quando il discorso torna su Samira Lui — con cui al Grande Fratello non sono mancati momenti di tensione — la sua analisi è lucida, precisa, tagliente quanto basta. L’attrice riconosce alla modella “una bellezza evidente e un’indole accomodante”, ma poi apre una piccola finestra su ciò che, a suo dire, Samira mostrerebbe solo a pochi.
«È una donna esteticamente molto bella e accomodante, è difficile che lasci uscire la parte più pungente di sé», dice Luzzi, quasi a voler sottolineare che a molti sfugga un lato più tagliente del carattere della giovane ex Miss Italia. Ma quella parte, racconta, con lei è emersa eccome: «Nei miei confronti l’ha fatta uscire».
Il riferimento è agli screzi vissuti nella Casa, mai totalmente sopiti, e che oggi Luzzi rilegge con un certo distacco, ma senza alcuna intenzione di edulcorare la memoria. Anzi, la sua chiosa finale sembra una carezza che diventa stilettata: «Credo che per un certo tipo di televisione sia perfetta. Quale? Quella che sta facendo».
Una frase che dice tutto senza dover spiegare troppo: elegante nella forma, chirurgica nella sostanza. Perché se c’è una cosa che Beatrice Luzzi non ha mai perso, neanche fuori dal gioco, è la capacità di parlare chiaro. E di farlo con un aplomb che, anche nelle critiche, resta impossibile da ignorare.
Televisione
“Quella Caivano non esiste”: il sindaco Angelino contro la fiction Rai1 “La Preside” con Luisa Ranieri
Antonio Angelino interviene sui social sulla fiction di Rai1 ispirata alla dirigente Eugenia Carfora: apprezza il lavoro della scuola, ma contesta l’effetto-etichetta che la tv può lasciare addosso a una comunità
Il successo televisivo, a volte, ha un prezzo che non si misura in share. E a Caivano, dopo l’onda lunga della fiction Rai1 “La Preside”, interpretata da Luisa Ranieri e liberamente ispirata alla storia della dirigente scolastica Eugenia Carfora, quel prezzo è diventato un tema politico e identitario. A metterlo nero su bianco è Antonio Angelino, sindaco del Comune in provincia di Napoli, che ha scelto i social per una riflessione definita “per nulla polemica” ma destinata, inevitabilmente, ad accendere il dibattito.
La frase che incendia la discussione
Angelino punta dritto al cuore della questione: la distanza tra racconto e presente. E lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni morbide: “Quella Caivano non esiste. Quella che vediamo in tv è una pagina di storia passata. Le sceneggiature si scrivono su fatti già avvenuti, la realtà di oggi, fortunatamente, corre più veloce della pellicola“. Il nodo, secondo il sindaco, non è l’idea stessa di raccontare un passato duro, ma l’effetto che quel passato continua ad avere quando viene riproposto come immagine dominante, riconoscibile, esportata.
Nel suo intervento Angelino riconosce apertamente la logica del mezzo: “Il linguaggio televisivo- scrive il sindaco- ha l’esigenza di semplificare e romanzare i fatti per arrivare al grande pubblico.” È qui, però, che scatta la domanda che diventa accusa implicita: “Perché continuare a raccontare a tutto il mondo la Caivano della droga e della camorra quando, in realtà, quella storia è stata cancellata, superata?”
La fiction tra successo e “effetto etichetta”
“La Preside” mette in scena un contesto di periferie difficili e, proprio per esigenze narrative, lavora su contrasti netti: degrado e riscatto, abbandono e resistenza, paura e coraggio. Angelino non contesta il valore simbolico del racconto, né il ruolo della scuola come presidio civile. Contesta, piuttosto, l’immagine che resta addosso a un territorio quando quel territorio continua a essere evocato soprattutto per ciò che è stato.
È in questa frattura tra narrazione e realtà attuale che il sindaco teme l’effetto più insidioso: la riproduzione di una “Caivano di ieri” come se fosse l’unica Caivano possibile. “Certo, viviamo ancora tutte le emergenze proprie di una realtà del meridione d’Italia ma oggi è possibile raccontare, quando si parla di Caivano, una città totalmente diversa da quella del passato“. Una frase che, tradotta, significa: non chiedeteci di recitare ancora la parte che ci avete assegnato.





Il ringraziamento a Carfora e la richiesta di un cambio di prospettiva
Angelino, nel suo messaggio, non mette in discussione la persona che ha ispirato la fiction, anzi. La riconosce come figura centrale di un percorso di trasformazione e si assume il dovere istituzionale di dirlo: “Dal canto mio, da Sindaco, sento il dovere di ringraziare la dirigente Carfora alla quale certamente non si può contestare il grande lavoro profuso, così come quello svolto da tutti i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale dipendente delle nostre scuole- conclude- Caivano la difendiamo tutti i giorni con l’esempio e con l’impegno; questa città non va più difesa perché cittadini e istituzioni hanno messo il peggio alle spalle, dimostrando valori e anticorpi contro il malaffare e contro la camorra. Da oggi questa città va valorizzata per il suo impegno, per la sua dimostrata voglia di cambiare e per il risultato raggiunto”.
Dentro queste righe c’è il senso politico dell’intervento: non negare ciò che è accaduto, ma chiedere che il presente non venga oscurato dal passato, soprattutto quando la narrazione televisiva, per funzionare, tende a cristallizzare le immagini più forti, più riconoscibili, più “drammatiche”.
La domanda che resta aperta
La polemica, in realtà, tocca un tema più grande di Caivano: fino a che punto un racconto ispirato a fatti reali può spingersi senza trasformare un luogo in un’etichetta permanente? E quando la tv sceglie di raccontare il riscatto, quanto rischia di rafforzare, paradossalmente, l’idea che quel riscatto sia un’eccezione e non un percorso già in corso?
Angelino chiede, in sostanza, un cambio di messa a fuoco: meno “Caivano simbolo”, più “Caivano comunità”. La fiction corre, la realtà corre di più. E il punto, per chi amministra, è non restare indietro rispetto a come ci si racconta.
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