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Televisione

La rivoluzione televisiva di Rai flop edition: quando l’audience fa zapping verso il nulla

Nuovi volti e vecchi problemi: i palinsesti “rivoluzionari” di RAI crollano sotto il peso di flop clamorosi e ascolti miseri. Monteleone, Barbareschi, Gregoraci, Insegno e altri grandi nomi della TV scelti per rilanciare la programmazione si sono rivelati i protagonisti di una débâcle senza precedenti. E mentre i classici restano saldi, i programmi innovativi sprofondano insieme agli investimenti milionari che li sostenevano.

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    La Rai, stavolta, sembra averla fatta grossa. L’azzardato tentativo di cambiare volti e palinsesti per cavalcare l’onda del nuovo, strizzando l’occhio a quei personaggi tv più vicini all’ideale cultural-popolare del governo di Giorgia Meloni, sembra essersi trasformato in un potente – e costoso – boomerang. Un cambio di rotta che, alla fine, si è rivelato una virata verso il nulla: basta guardare i numeri delle nuove proposte per capire che la missione è fallita su tutta la linea, lasciando dietro di sé share da paura e conti in rosso.

    In quest’autunno televisivo, la Rai ha scoperto, purtroppo a proprie spese, che non basta qualche “volto fresco” o un titolo accattivante per sedurre il pubblico, né tantomeno per garantirsi la fedeltà degli ascolti. Alla prova dei fatti, l’unico risultato concreto sembra essere una sfilza di flop: da Luca Barbareschi ad Antonino Monteleone, passando per Maria Latella, Elisabetta Gregoraci, Massimo Giletti e Pino Insegno, il tentativo di rinnovamento si è schiantato inesorabilmente sugli scogli degli ascolti.

    Prendiamo Antonino Monteleone, per esempio. Doveva essere il dominatore del giovedì sera di Rai2, l’uomo che avrebbe portato freschezza e innovazione con il programma L’altra Italia. Freschezza sì, ma quella delle temperature polari vicine allo zero: con uno share che ha toccato il record negativo dello 0,99%, Monteleone si è ritrovato in fretta – e di diritto – nel Guinness dei Primati del programma meno visto della stagione.

    Il talk show che doveva raccontare le sfumature del Bel Paese è stato chiuso d’ufficio ben prima del previsto, vittima di un crollo di ascolti che ha costretto la Rai a ripensare in fretta e furia al suo palinsesto.

    Eppure, il costo di produzione non era certo modesto: ben 180mila euro a puntata, cifra che Monteleone, con il sostegno del manager Beppe Caschetto, ha trattato senza troppi problemi. Un conto finale da 700mila euro l’anno, una cifra che lascia sbalorditi se confrontata con i risultati. Tanto sbalorditi che in Rai si stanno già interrogando se sia il caso di rispolverare Monteleone in seconda serata, in versione super austerity, sperando di rimediare al disastro del prime time recuperando almeno qualche spesa. Inutile dire che il super lussuoso stipendio ora è a rischio: per lui era infatti previsto un contratto di 360mila euro all’anno. Calcolatrice alla mano, stiamo parlando di 120mila euro in più dello stipendio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

    Un altro flop di lusso è quello di Luca Barbareschi, già noto sia per la sua lunga carriera artistica che per le sue polemiche contro colleghi e donne dello spettacolo. Preceduto da un’allure da guru della destra, con Se mi lasci non vale ha collezionato ascolti tra il tragico e il comico. Anche qui, i numeri non mentono: il talk show ha registrato una media di circa il 2% di share, uno scarso risultato che ha lasciato poco spazio all’interpretazione. Pensato come programma di intrattenimento leggero, una sorta di Temptation Island in salsa istituzionale, ha fatto da sottofondo alle serate di pochissimi spettatori, fallendo sia nella forma che nei contenuti, tanto che la sua chiusura è stata praticamente inevitabile.

    Pino Insegno, tornato in Rai con il marchio del raccomandato di ferro, tra le polemiche per il suo chiaro endorsement al governo Meloni e la nota amicizia personale con la premier, sembrava destinato a diventare il volto di punta della “nuova Rai”. E così, dopo una girandola di proteste e perplessità, gli era stato affidato il timone di Reazione a Catena, sottratto a Marco Liorni che, nonostante il successo, era stato messo da parte senza troppe cerimonie.

    Peccato che anche questa scommessa sia andata a picco, costringendo Insegno a riconsegnare il programma a Liorni, il quale, sotto i baffi (che non ha), può ora tirare un sospiro di sollievo.

    Ma la beffa per Insegno non finisce qui. Anche Il Buono, il Brutto e il Cattivo, il nuovo show dove avrebbe dovuto affiancare due colossi del doppiaggio come Luca Ward e Francesco Pannofino, è stato cancellato ancor prima di cominciare.

    Amico di Giorgia o meno, il destino di Insegno sembra non godere più di favoritismi di alcun tipo: così i vertici Rai non hanno avuto remore a rimandarlo a casa, dimostrando che nemmeno i legami più stretti possono garantire il successo quando il pubblico, impietoso, decreta il suo verdetto.

    Programma per pochi intimi anche quello di Elisabetta Gregoraci con Questione di Stile, che ha portato sullo schermo uno show che ambiva a essere glamour, ma che si è rivelato un susseguirsi di puntate scivolate via senza lasciare traccia. Letteralmente inosservate, visto lo share imbarazzante tra l’1% e il 2%. Un format forse un po’ troppo trash per attirare l’attenzione del pubblico, che ha preferito voltare canale.

    Se la Gregoraci non ha saputo stupire, ci si aspettava molto di più da Maria Latella con il suo A casa di Maria. La giornalista ha regalato un altro tipo di spettacolo: quello della noia pura. Vecchio, lento, ancorato a una televisione stantia, lo show della Latella ha fatto sbadigliare il pubblico ancora prima che finisse la sigla iniziale. Il 2% di share è fin troppo generoso e probabilmente include spettatori che, pur di non cambiare canale, si sono addormentati davanti allo schermo lasciandolo acceso.

    Chi pensava che Massimo Giletti potesse risollevare le sorti di Rai3 con Lo Stato delle Cose si è trovato di fronte a una cocente delusione. Con un investimento da 32mila euro a puntata per 34 puntate, oltre a 48mila euro per gli speciali, facendo un rapido calcolo, parliamo di circa 1,1 milioni di euro (più gli speciali) che Giletti si metterà in tasca per la stagione 2024/2025. Il costo di ogni puntata di Lo Stato delle Cose si aggira sui 360 mila euro: i vertici Rai avevano evidentemente puntato alto. Eppure, anche lui non è riuscito a conquistare il pubblico, fermandosi a un blando 3-4% di share. Un risultato non catastrofico, ma lontano anni luce da quello che ci si aspetta da un investimento così massiccio. Anche qui, i costi stellari sembrano non giustificare il ritorno d’immagine e di ascolti.

    A questo punto, è evidente che la tanto proclamata “rivoluzione” di TeleMeloni – l’onda di rinnovamento tanto cara all’attuale dirigenza – non ha scalfito minimamente l’interesse del pubblico. Anzi, ha quasi spinto gli spettatori a rifugiarsi nei programmi storici, quelli solidi e prevedibili, ma rassicuranti. Mentre show come Ballando con le Stelle, Tale e Quale Show e Chi l’ha visto? continuano a mantenere salda la loro fetta di pubblico, le nuove proposte non fanno che allontanare gli spettatori.

    Se proprio c’è qualcuno che si salva in questo disastro, quello è Stefano De Martino, con il classico Affari Tuoi. Ripreso in mano da Amadeus e affidato al troppo spesso – a torto – vituperato ex signor Rodriguez, il programma ha dimostrato che l’usato sicuro resta ancora la scelta vincente.

    Con il fu ballerino di Amici al timone (che ha dimostrato di saperci fare), il format si mantiene su ascolti più che dignitosi, regalando almeno una speranza alla rete nazionale.

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      Televisione

      Grande Fratello, l’ingresso di Andreas Müller: la consacrazione sul palco, il ballo e l’inaspettata sorpresa della moglie Veronica Peparini

      Il celebre danzatore, vincitore della sedicesima edizione di Amici, è ufficialmente un nuovo inquilino della casa più spiata d’Italia. Dopo un’esibizione ad alta tensione emotiva, il performer ha riabbracciato la consorte, giunta sul palco per augurargli il meglio in avventura.

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      Grande Fratello, l'ingresso di Andreas Müller: la consacrazione sul palco, il ballo e l'inaspettata sorpresa della moglie Veronica Peparini

        La porta rossa del Grande Fratello torna ad aprirsi per accogliere uno dei volti più amati e talentuosi del mondo della danza e del piccolo schermo italiano. Nel corso della puntata serale di sabato 19 settembre, Andreas Müller ha varcato ufficialmente la soglia del reality show condotto su Canale 5. Un ingresso scenografico e ricco di pathos, iniziato con un’esibizione coreografica travolgente e culminato nell’abbraccio con la moglie e compagna di vita Veronica Peparini, giunta sul palco per dedicargli un augurio speciale prima dell’inizio della reclusione spiatissima.

        Dalla vittoria ad Amici al successo come ballerino professionista

        Nato a Singen, in Germania, nel 1996 e cresciuto a Fabriano, Andreas Müller ha iniziato a studiare danza in età adolescenziale, dimostrando sin da subito una versatilità straordinaria negli stili hip hop e moderno. La consacrazione artistica e mediatica è giunta grazie alla partecipazione ad Amici di Maria De Filippi, talent show di cui ha vinto la sedicesima edizione nel 2017 dopo un primo infortunio che lo aveva costretto al ritiro l’anno precedente. Da quel momento, Müller ha intrapreso una brillante carriera da professionista, lavorando nei corpi di ballo di grandi tour musicali e show televisivi di prima serata.

        Il balletto sul palco e la sorpresa della moglie Veronica Peparini

        Prima di fare il suo ingresso ufficiale all’interno della casa, il ballerino si è reso protagonista di un’intensa performance di danza sul palco posizionato all’esterno dello studio. A coronare la sequenza di passi è stato l’arrivo a sorpresa della coreografa e ballerina Veronica Peparini, sua compagna dal 2018 e moglie dal 2024. La coppia, che nel marzo del 2024 ha coronato l’unione con la nascita delle gemelle Penelope e Gina, si è stretta in un tenero abbraccio. Peparini ha rivolto al marito un sincero augurio di buona fortuna per questa nuova esperienza televisiva, manifestandogli il totale sostegno di tutta la famiglia.

        L’inizio dell’avventura nel reality show di Canale 5

        Con l’ingresso di Andreas Müller, il cast del Grande Fratello si arricchisce di una personalità dinamica e abituata alle dinamiche del palcoscenico. Il danzatore ha varcato la soglia con grande entusiasmo, pronto a farsi conoscere dal pubblico a casa sotto una veste intima e quotidiana, spogliata dai panni dell’esecutore tecnico. I compagni di avventura hanno accolto calorosamente il nuovo concorrente, che si appresta ora ad affrontare le dinamiche di convivenza e le sfide settimanali proposte dalla produzione del programma.

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          Televisione

          Mentana-Cairo, clamoroso dietrofront: il divorzio da La7 può saltare. Nessuno dei due ha trovato di meglio?

          Mediaset, Sky, una nuova rete all news: tante ipotesi, ma nessuna nuova casa per Mentana. Dall’altra parte Cairo deve ancora trovare qualcuno capace di sostituirlo. E adesso arriva la frase che riapre tutto: «La mia stima per Mentana è intatta».

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          Mentana-Cairo

            Dovevano lasciarsi. Sembravano averlo capito tutti. Enrico Mentana aveva cominciato a guardarsi intorno, Urbano Cairo doveva preparare La7 al dopo-Mentana e il 31 dicembre sembrava ormai la data scritta in rosso sul calendario per il divorzio televisivo dell’anno.

            E invece, sorpresa: potrebbero restare insieme.

            Non perché siano improvvisamente scoppiati di nuovo amore, stima e cuoricini tra direttore ed editore. Molto più prosaicamente, dopo mesi di indiscrezioni, possibili traslochi e nomi fatti circolare, i due potrebbero aver scoperto che trovare un’alternativa soddisfacente è parecchio complicato.

            Mentana non ha ancora annunciato dove andrà. Cairo non ha ancora annunciato chi arriverà.

            E adesso proprio il patron di La7 pronuncia la frase che rimette tutto in discussione: «La mia stima per Mentana è intatta. Per un accordo deve esserci voglia di entrambe le parti. Abbiamo davanti tre mesi e mezzo».

            Altro che valigie già pronte.

            Mentana-Cairo, il divorzio che improvvisamente non conviene più?

            Fino a poco tempo fa la temperatura tra i due sembrava decisamente più alta.

            Mentana aveva messo pubblicamente il dito nella piaga parlando della linea editoriale complessiva di La7: «O La7 diventa qualcosa che possono vedere tutti o io penso di poter fare pure altro».

            Tradotto senza troppi giri di parole: il direttore del TgLa7 riteneva che la rete rischiasse di apparire troppo caratterizzata politicamente e lasciava intendere di poter cercare un’altra casa.

            Non esattamente una dichiarazione d’amore al proprio editore.

            Da allora è partito il grande toto-Mentana. Dove andrà? Chi lo prenderà? Chi sostituirà uno dei volti più riconoscibili dell’informazione televisiva italiana?

            Passano i mesi e, per ora, la risposta resta: nessuno lo sa.

            Mentana, tante nuove case ma nessuna chiave in mano

            La destinazione più affascinante sembrava la nuova rete all news legata all’imprenditore greco Theodore Kyriakou. Un progetto che avrebbe potuto offrire a Mentana qualcosa di molto vicino al suo habitat naturale: informazione continua, dirette, politica, breaking news e maratone.

            Poi il grande ritorno a Mediaset, dove Mentana ha scritto un pezzo enorme della propria storia professionale dirigendo il Tg5 dalla nascita nel 1992 al 2004.

            Infine Sky, altra casa apparentemente perfetta per uno che riesce a trasformare una notte elettorale di otto ore in una specie di Champions League della politica.

            Suggestioni non ne sono mancate.

            Il nuovo contratto, invece, sì.

            Almeno fino a questo momento Mentana non ha annunciato alcuna destinazione alternativa. E più si avvicina il 31 dicembre, più la vecchia casa di La7 potrebbe improvvisamente tornare comoda.

            Ma Cairo senza Mentana chi ci mette?

            Solo che dall’altra parte del tavolo c’è un problema quasi identico.

            Perché è facile immaginare il TgLa7 senza Mentana. Molto più difficile è decidere chi debba sedersi sulla sua poltrona il giorno dopo.

            Mentana dirige il telegiornale dal 2010 e ormai non è soltanto il direttore di una testata. È diventato uno dei marchi della rete.

            Tg, speciali, elezioni, crisi di governo e soprattutto quelle maratone che negli anni hanno costruito un linguaggio televisivo riconoscibile persino a chi la politica la sopporta poco.

            Tra i possibili eredi è circolato anche Giovanni Floris. Ma la soluzione assomiglia parecchio alla coperta corta: per sistemare il Tg rischi di aprire un buco enorme altrove.

            Floris significa DiMartedì, ascolti, pubblicità e un altro pezzo fondamentale dell’identità di La7. E non è affatto scontato che abbia voglia di abbandonare il suo programma per infilarsi nella macchina quotidiana di un telegiornale.

            «La mia stima è intatta»: Cairo adesso frena l’addio

            Ed eccoci al colpo di scena.

            Dopo mesi nei quali il divorzio sembrava quasi consumato, Cairo non dice «Mentana andrà via». Non presenta il nuovo direttore. Non chiude la porta.

            Fa esattamente il contrario.

            «La mia stima per Mentana è intatta».

            Poi aggiunge quella frase ancora più interessante: «Per un accordo deve esserci voglia di entrambe le parti».

            Significa che un accordo è possibile. E soprattutto significa che, a tre mesi e mezzo dalla scadenza, il tavolo non è stato rovesciato.

            Anzi, sembra ancora apparecchiato.

            Mentana ha bisogno di La7 e Cairo ha bisogno di Mentana?

            Alla fine potrebbe essere questa la risposta meno romantica e più realistica.

            Mentana può essere insofferente verso alcune scelte della rete, ma a La7 dispone di una centralità enorme, di grande autonomia e di uno spazio televisivo costruito praticamente attorno alla sua figura.

            Cairo può essere infastidito dalle critiche pubbliche del direttore, ma deve sostituire un uomo che da sedici anni identifica una parte fondamentale della sua emittente.

            Uno non ha ancora trovato una nuova casa. L’altro non sembra aver trovato il nuovo inquilino.

            E allora perché traslocare?

            Il 31 dicembre resta la data decisiva. Da qui ad allora può succedere ancora tutto, ma il finale che pochi mesi fa sembrava quasi impossibile oggi non lo è più: Enrico Mentana potrebbe rinnovare con La7 e restare al suo posto.

            Dopo tante voci di separazione, il vero scoop rischia quindi di essere un altro.

            Che Mentana e Cairo, dopo essersi guardati attorno, abbiano scoperto la stessa cosa: fuori dal loro matrimonio televisivo non hanno ancora trovato niente di meglio.

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              Televisione

              Ranucci, l’affaire diventa un «magna magna»: dopo il Cefalù di Lavitola spunta il ristorante dell’amica Laura Cianfoni

              Prima le vongole sgusciate del Cefalù, adesso carbonara al tartufo, gnocchetti alla fregandò e abbacchio scottadito. Ma dietro il curioso menù dell’affaire Ranucci ci sono questioni decisamente meno leggere: i conti in rosso della società, i rapporti con Laura Cianfoni e soprattutto quelle chat con Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, finite sotto i riflettori dell’inchiesta.

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                Nell’affaire che ruota intorno a Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola ormai manca soltanto la Guida Michelin. Perché dopo il Cefalù Bistrot di Roma, diventato uno dei luoghi simbolo della storia grazie alle tavolate del giornalista con il faccendiere, adesso compare un secondo ristorante. E questa volta dal pesce si passa decisamente alla cucina dei Castelli e dei monti Lepini.

                Si chiama La Taverna dei Doria, si trova a Rocca Massima, in provincia di Latina, e propone una cucina che non sembra particolarmente interessata alla prova costume: carbonara con tartufo scorzone, gnocchetti alla fregandò con tartufo, porcini, guanciale e pecorino, tagliate di carne, abbacchio fritto e scottadito.

                Altro che le ormai leggendarie vongole sgusciate del Cefalù tanto apprezzate da Paolo Mieli.

                Il particolare interessante, naturalmente, non è il menù. Il ristorante appartiene alla società amministrata da Augusto Cianfoni, padre di Laura Cianfoni, ex sindacalista della Cisl e persona molto vicina a Ranucci, già comparsa nella complicata vicenda che riguarda i rapporti tra l’ex conduttore di Report e Lavitola.

                E così quella che era cominciata come una storia di bombe, amicizie sorprendenti e chat cancellate sta sviluppando anche un curioso filone gastronomico.

                Dal Cefalù alla Taverna dei Doria, l’affaire Ranucci passa sempre da tavola

                Il primo ristorante lo conosciamo ormai bene. È il Cefalù Bistrot di Roma, legato a Lavitola e diventato celebre per le fotografie che documentano alcuni incontri conviviali ai quali partecipavano anche Ranucci e Laura Cianfoni.

                Proprio una di quelle immagini aveva portato per la prima volta sotto i riflettori la donna, ritratta allo stesso tavolo con il giornalista, Lavitola e altri commensali.

                Adesso spunta La Taverna dei Doria, in tutt’altro scenario.

                Rocca Massima non è peraltro un posto qualsiasi nella geografia personale di Ranucci. È il paese d’origine della sua famiglia, dove il giornalista possiede forti legami e del quale è diventato cittadino onorario. Anche durante l’estate appena trascorsa Ranucci ha soggiornato nella casa di famiglia appartenuta al nonno Sigfrido.

                Non sappiamo se durante quelle giornate abbia assaggiato la carbonara al tartufo della Taverna, e trasformare un menù in una prova investigativa sarebbe francamente troppo persino per questa storia.

                Resta però una coincidenza curiosa: l’amico Lavitola aveva il Cefalù, la famiglia dell’amica Laura Cianfoni ha la Taverna dei Doria.

                Il magna magna, almeno gastronomicamente, è assicurato.

                Laura Cianfoni e quelle chat con l’ex compagna di Lavitola

                La parte seria della vicenda comincia quando si esce dalla cucina.

                Laura Cianfoni è infatti entrata nel racconto dell’inchiesta soprattutto per i contatti avuti con Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, dopo la perquisizione effettuata nei confronti del faccendiere, dal numero di Cianfoni sarebbe arrivata a Potenza l’ordinanza relativa ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato contro Ranucci.

                Una circostanza sulla quale lo stesso giornalista ha fornito la propria spiegazione: secondo Ranucci non esisterebbe alcuna «chat segreta» e Cianfoni avrebbe inviato un’ordinanza già pubblica su sua richiesta, aggiungendo poi spontaneamente un messaggio per chiedere a Potenza come stesse.

                La particolarità che ha inevitabilmente alimentato il gossip riguarda però il modo in cui il numero della donna risultava registrato sul telefono di Potenza: «Laura fidanzata Ranucci».

                Una definizione del contatto, naturalmente, non dimostra la natura di una relazione. Ma è bastata per aggiungere un’altra puntata alla telenovela.

                La Taverna dei Doria ha i conti in rosso

                Anche i numeri del secondo ristorante raccontano qualcosa, sebbene questa volta non ci sia bisogno di tirare in ballo né servizi segreti né faccendieri.

                La società che gestisce La Taverna dei Doria è amministrata da Augusto Cianfoni e nel 2025 ha registrato 162.396 euro di ricavi, in diminuzione rispetto ai 174.660 euro dell’anno precedente. Più pesante il risultato finale: una perdita di 35.983 euro, dopo i 34.098 euro persi nel 2024.

                La situazione patrimoniale descritta nei documenti societari è tutt’altro che allegra: le perdite accumulate hanno eroso completamente il capitale sociale e determinato un patrimonio netto negativo, rendendo necessario intervenire per mantenere in piedi la società.

                Insomma, gli gnocchetti saranno pure con tartufo, porcini, guanciale e pecorino, ma evidentemente non bastano a far quadrare i bilanci.

                Ranucci nega interessi negli affari di Lavitola

                Tutto questo si inserisce nella vicenda molto più pesante che riguarda i rapporti tra Ranucci e Lavitola, sulla quale continuano a lavorare gli investigatori.

                Nei dispositivi sequestrati a Lavitola sarebbero emersi vuoti nelle conversazioni tra i due, con sequenze di messaggi mancanti sulle quali gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti. Ranucci dovrebbe inoltre essere nuovamente ascoltato come persona informata sui fatti.

                Il giornalista, da parte sua, ha respinto qualsiasi insinuazione economica sul rapporto con Lavitola: «Non ho mai avuto interessi» nei suoi affari e «mai un euro», ha dichiarato, spiegando di aver agito esclusivamente nell’ambito di un rapporto di amicizia nel quale dice di avere creduto.

                Ed è una distinzione fondamentale, perché ristoranti, amicizie, fotografie e tavolate possono raccontare rapporti personali, ma non costituiscono automaticamente la prova di interessi economici condivisi.

                Vongole, tartufo e chat: la telenovela continua

                Resta l’immagine irresistibile di questa storia italiana nella quale ogni nuova puntata sembra aggiungere un personaggio, un telefono e, ultimamente, persino una portata.

                Prima il Cefalù, Lavitola e le vongole sgusciate. Adesso La Taverna dei Doria, la famiglia Cianfoni, il tartufo scorzone e l’abbacchio scottadito.

                In mezzo ci sono però un attentato, un’indagine giudiziaria molto seria, rapporti personali che gli investigatori stanno cercando di ricostruire e conversazioni che continuano a produrre nuovi interrogativi. Lavitola resta in carcere dopo che il Riesame ha confermato la misura cautelare e l’aggravante del metodo mafioso; l’ex editore ha ammesso il proprio ruolo di mandante dell’attentato, pur fornendo una propria versione sulle motivazioni.

                La Taverna dei Doria, naturalmente, non dimostra nulla sull’inchiesta. Ma aggiunge un altro curioso incrocio alla mappa dei rapporti che circondano Ranucci.

                E soprattutto conferma una cosa: nell’affaire dell’ex conduttore di Report, prima o poi si finisce sempre a tavola.

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                  Jurgen Klopp
                  Calcio8 ore ago

                  Klopp contro le «svastichelle» dell’AfD: «L’orgoglio tedesco non lo lascio alle persone sbagliate». E si riprende la bandiera

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