Televisione
La Talpa 2024: stasera l’ultima puntata anticipata del grande flop di Mediaset. E il mistero non è chi è la talpa, ma chi accende la TV
Un format vecchio, un cast di “ex” presi dal dimenticatoio, prove noiose e dinamiche prevedibili. La vera suspense non è chi sia la talpa, ma chi si sintonizzerà per guardare l’epilogo di questo flop annunciato.
Questa sera, lunedì 25 novembre, Canale 5 trasmette l’ultima puntata de La Talpa 2024, un reality che forse neanche i nostalgici più affezionati si aspettavano di rivedere. Condotto da Diletta Leotta, lo show arriva al termine con ascolti che definire “modesti” sarebbe un eufemismo, mentre il pubblico si chiede come mai un programma simile sia stato ripescato dal dimenticatoio.
Un format vecchio di 16 anni
Riproporre un reality investigativo che già 16 anni fa non brillava per originalità è stata una scelta rischiosa. Purtroppo, non ha pagato. Presentato come un mix di tensione e adrenalina, il programma si è rivelato un susseguirsi di prove prive di mordente, dinamiche scontate e momenti di intrattenimento che non intrattenevano nessuno. L’innovazione crossmediale, con contenuti distribuiti anche su Mediaset Infinity, è sembrata più un tentativo di salvare il salvabile che un’idea realmente incisiva.
Un cast di “zombie televisivi”
Se il format non ha convinto, il cast non è stato da meno. Recuperati dagli angoli più polverosi della TV italiana, i concorrenti non sono riusciti a fare breccia nel cuore del pubblico. Nomi come Marina La Rosa, ricordata dalla prima edizione del Grande Fratello, o Gilles Rocca, un habitué dei reality, sembrano più delle comparse dimenticate che dei protagonisti. A completare il quadro, Veronica Peparini e Andreas Muller, Orian Ichaki e Lucilla Agosti, tutte personalità che non sono bastate a rendere il programma più interessante.
Il finale: chi guarda, più che chi vince?
E ora arriviamo alla serata conclusiva. Tra prove annunciate come “adrenaliniche” – tipo una teca trasparente che si riempie d’acqua fangosa – e la promessa di rivelare finalmente chi sia la talpa, l’interesse rimane ai minimi storici. A questo punto, l’unica vera domanda è: chi accenderà la TV per guardare questo epilogo?
In una stagione televisiva già ricca di flop, La Talpa 2024 si distingue come uno dei più eclatanti esempi di ciò che non funziona più in televisione. E se ci sarà un pubblico stasera, probabilmente sarà lì solo per dirsi: “Mai più”.
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Televisione
Marracash domina il cinema italiano: “King Marracash” debutta primo al botteghino e batte anche “The Mandalorian and Grogu”
“King Marracash” incassa oltre 241 mila euro nel primo giorno e supera il kolossal “The Mandalorian and Grogu”. Nel film spazio anche al racconto della storia d’amore con Elodie.
Il re, almeno al botteghino, è lui. Marracash conquista subito il primo posto nelle sale italiane con “King Marracash”, documentario-evento che al debutto incassa 241.744 euro e porta al cinema 22.481 spettatori. Numeri importanti, soprattutto perché ottenuti in una sola giornata e con un prodotto costruito quasi interamente attorno alla figura del rapper milanese e al suo universo personale.
Un risultato che conferma quanto Marracash sia ormai molto più di un artista musicale. È un personaggio generazionale, uno che riesce a trasformare anche un documentario autobiografico in un evento collettivo capace di riempire le sale.
“King Marracash” supera Star Wars
Il dato che fa più rumore è però un altro: il documentario ha battuto persino “The Mandalorian and Grogu”, il titolo legato all’universo di Star Wars che si è fermato al secondo posto con 99.117 euro e 12.661 spettatori. Un distacco netto, quasi umiliante per una macchina hollywoodiana costruita su uno dei franchise più forti del pianeta.
Il film americano raggiunge comunque un totale complessivo di 1.786.061 euro, ma il confronto giornaliero racconta chiaramente dove stia andando oggi una parte del pubblico italiano: verso eventi musicali, racconti personali e fenomeni pop nati dentro i social e la cultura urban.
Elodie e il racconto della loro storia
Dentro “King Marracash” c’è anche spazio per Elodie, che nel documentario parla della lunga relazione vissuta con il rapper. Un elemento che ha inevitabilmente aumentato la curiosità attorno al progetto, trasformandolo non soltanto in un viaggio artistico ma anche emotivo e sentimentale.
Il rapporto tra Marracash ed Elodie continua infatti ad affascinare il pubblico, anche dopo la fine della loro storia. E il film gioca proprio su questo doppio livello: da una parte il percorso del rapper, dall’altra l’uomo dietro il personaggio.
Almodóvar parte piano
Più complicato invece il debutto italiano di Pedro Almodóvar con “Amarga Navidad”, presentato a Cannes e arrivato nelle sale italiane tra grande curiosità critica ma risultati molto più freddi al botteghino. Il film è soltanto sesto con 34.205 euro e 5.166 spettatori, per un totale che sale a 412.552 euro.
Numeri che raccontano bene la fotografia attuale del cinema: da una parte i prodotti-evento legati ai grandi personaggi pop, dall’altra il cinema d’autore che continua a raccogliere applausi nei festival ma fatica sempre di più a trasformarli in biglietti venduti.
Televisione
Chiofalo, Basalari e Stefano Corti: dietro il servizio de “Le Iene” scoppia il caso conflitto d’interessi
L’intervento seguito da “Le Iene” riaccende le domande sui legami tra l’inviato Stefano Corti e l’imprenditore Steven Basalari, già soci in passato e protagonisti di altri servizi insieme.
Quando di mezzo c’è Francesco Chiofalo, il confine tra reality, chirurgia estetica e spettacolo è ormai diventato sottilissimo. Stavolta il “prezzemolone” della tv social si è sottoposto a un nuovo intervento destinato a far discutere: un tatuaggio istantaneo realizzato attraverso una procedura seguita passo dopo passo dalle telecamere de “Le Iene”.
Fin qui, nulla di strano per un programma che da anni trasforma esperimenti estremi, provocazioni e personaggi sopra le righe in materiale televisivo. Il problema, però, nasce guardando dietro le quinte dell’operazione.
Il legame tra Basalari e Stefano Corti
L’intervento sarebbe stato curato da Christopher Dan, ceo e fondatore di Dan Ink Group, società di cui sarebbe socio Steven Basalari, come lui stesso avrebbe raccontato sui social. Ed è qui che entra in scena Stefano Corti, volto storico de “Le Iene” e autore del servizio.
Secondo quanto viene fatto notare online, Corti e Basalari non sarebbero semplici conoscenti. I due, infatti, avrebbero già collaborato in passato in altri servizi televisivi e avrebbero perfino aperto insieme una gelateria proteica a Milano, poi chiusa. Un rapporto personale e professionale che adesso fa discutere.
Il dubbio sul conflitto d’interessi
La domanda che circola è semplice: esiste un conflitto d’interessi quando un inviato realizza un servizio che coinvolge direttamente attività riconducibili a persone con cui ha rapporti d’affari o amicizia?
Nel mondo della televisione italiana il confine tra amicizie, collaborazioni e contenuti editoriali è spesso molto sfumato. Ma nel caso specifico qualcuno si chiede se il pubblico sia stato messo realmente nelle condizioni di conoscere fino in fondo i rapporti tra i protagonisti del servizio.
Anche perché il tema non riguarda soltanto Chiofalo e il suo ennesimo intervento estetico, ma il modo in cui certi contenuti vengono costruiti e raccontati.
“Le Iene” e i servizi tra spettacolo e promozione
Negli ultimi anni “Le Iene” ha spesso mescolato intrattenimento, provocazione e storytelling legato ai social network e agli influencer. Una formula che funziona sul piano televisivo ma che, inevitabilmente, espone anche a critiche quando i protagonisti dei servizi risultano collegati tra loro da interessi economici o rapporti personali.
Per ora non esistono prese di posizione ufficiali né da parte del programma né dei diretti interessati. Ma il caso sta già facendo rumore online, dove più di qualcuno si domanda se il servizio fosse semplice racconto televisivo oppure una gigantesca operazione promozionale travestita da intrattenimento.
Televisione
Paolo Del Debbio cambia rotta: “Basta politici urlanti”, ora nei suoi talk vuole più gente comune
Dopo aver spento le voci sul suo futuro e rinnovato la stima a Pier Silvio Berlusconi, Paolo Del Debbio vorrebbe modificare i format di “Dritto e rovescio” e “4 di Sera”.
Paolo Del Debbio resta al suo posto, ma qualcosa nei suoi programmi potrebbe cambiare parecchio. Con una nota ufficiale, il giornalista ha messo fine alle indiscrezioni sul suo futuro televisivo e ha ribadito la propria stima nei confronti di Pier Silvio Berlusconi. Nessun addio a Mediaset, dunque. Anzi. Del Debbio continuerà a essere uno dei volti centrali della rete informativa del Biscione. Però dietro le quinte starebbe maturando una riflessione precisa: i talk politici tradizionali non funzionano più come prima.
O meglio, funzionano ancora negli ascolti, ma rischiano di essere diventati troppo prevedibili. Troppo rumorosi. Troppo pieni degli stessi volti.
Del Debbio è stanco dei soliti politici
Secondo quanto filtra, Paolo Del Debbio sarebbe sempre più insofferente verso il meccanismo classico dei talk politici italiani: ospiti che si interrompono, risse verbali già viste, battibecchi costruiti e dichiarazioni fotocopia. Una televisione che lui stesso avrebbe iniziato a percepire come stanca.
Ed è qui che nasce l’idea di cambiare tono. Nei prossimi mesi il conduttore vorrebbe dare più spazio alla gente comune, alle storie reali, ai cittadini e ai problemi concreti raccontati senza la mediazione continua dei partiti. Una linea editoriale che, in realtà, Del Debbio ha già sfiorato più volte nei suoi programmi, soprattutto nei momenti dedicati alle proteste sociali, al caro vita o alla sicurezza.
“Dritto e rovescio” verso una nuova formula
L’obiettivo sarebbe quello di alleggerire il peso della politica parlata per aumentare quello della realtà vissuta. Meno dibattiti ideologici e più facce normali. Meno professionisti del talk e più persone comuni capaci di raccontare esperienze dirette.
Una scelta che potrebbe riguardare sia “Dritto e rovescio” sia “4 di Sera”, i due programmi che negli ultimi anni hanno consolidato la presenza di Del Debbio nella fascia informativa di Rete 4. Non si tratterebbe di una rivoluzione totale, ma di un aggiustamento progressivo del linguaggio e dei contenuti.
La linea di Pier Silvio Berlusconi
La riflessione di Del Debbio si inserisce anche dentro una strategia più ampia voluta da Pier Silvio Berlusconi, che negli ultimi anni ha più volte parlato della necessità di una televisione meno urlata e più vicina al pubblico. Una linea che a Mediaset viene osservata con attenzione soprattutto nei programmi di informazione e approfondimento.
E forse non è un caso che proprio Del Debbio, uno dei volti storici della rete, stia pensando di cambiare pelle ai suoi talk. Perché la sensazione, ormai diffusa anche dentro le televisioni, è che il pubblico sia sempre più stanco dei politici che litigano ogni sera sugli stessi argomenti senza arrivare mai da nessuna parte.
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