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Televisione

Matteo Paolillo sarà Gigi D’Alessio nel biopic di Luca Miniero: “Solo se canti tu”

L’attore di Mare fuori interpreterà il giovane Gigi, dagli esordi al pianoforte ai matrimoni accanto a Mario Merola. Il film uscirà a novembre, mentre l’artista partenopeo si prepara ai sette concerti sold out a Napoli.

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    Un titolo provvisorio che è già una dichiarazione d’intenti: Solo se canti tu. Così si chiamerà il biopic firmato da Luca Miniero che porterà sullo schermo la storia degli esordi di Gigi D’Alessio. A prestare volto e voce al cantautore partenopeo sarà Matteo Paolillo, il talento lanciato da Mare fuori, pronto a una sfida che intreccia musica, cinema e memoria collettiva.

    Il film – nelle sale a novembre – non racconterà il D’Alessio superstar da stadi e prime serate tv, ma il ragazzo che cresce a pane e pianoforte, si fa le ossa ai pianobar, anima i matrimoni e trova in Mario Merola un maestro e un riferimento. “Il film si fermerà proprio lì, all’inizio della carriera da solista – ha spiegato D’Alessio – quando ho iniziato a credere di poter fare questo lavoro per davvero”. Prima del grande successo, prima delle hit che hanno segnato un’epoca.

    Paolillo, salernitano classe 1995, si porta dietro l’aura di Edoardo Conte, il personaggio che in Mare fuori lo ha trasformato in idolo generazionale. Non tornerà nella sesta stagione né nel film dedicato a Rosa Ricci, ma il suo nome resta legato alla serie anche grazie alla sigla cult ’O mar for. Per lui la musica non è solo fiction: è la prima passione, la bussola che ora lo conduce verso il ruolo di un giovane Gigi D’Alessio affamato di palco.

    E non è l’unico volto di Mare fuori a tuffarsi nella storia della canzone napoletana. Massimiliano Caiazzo, indimenticabile Carmine Di Salvo, interpreterà infatti Pino Daniele nel film Je so pazzo di Nicola Prosatore. Un doppio segnale: la nuova generazione di attori campani non solo conquista la tv, ma si prende anche i miti della musica.

    Intanto, il “vero” Gigi si prepara a festeggiare i suoi trent’anni di carriera con una serie di concerti che hanno già il sapore dell’evento. Dopo lo Stadio Maradona e il Circo Massimo, sarà piazza del Plebiscito a Napoli a trasformarsi nel suo tempio: sette date dal 19 al 28 settembre, tutte sold out. Una celebrazione che accompagna l’uscita del film, chiudendo il cerchio tra il passato degli esordi e il presente da icona.

    Solo se canti tu si inserisce in un filone che non conosce sosta: dopo i biopic su Franco Battiato e Pino Daniele, anche Gigi D’Alessio avrà il suo ritratto cinematografico. Non un’agiografia, promettono gli autori, ma il racconto di un ragazzo del Sud che con testardaggine ha trasformato un sogno in mestiere. E che oggi, guardando indietro, sa che senza quella fame, senza quella musica nata nei matrimoni popolari, non ci sarebbe stato nessun trionfo in piazza del Plebiscito.

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      Televisione

      Euphoria 3 divide e scandalizza: Cassie su OnlyFans accende la polemica, “contenuto fetish” o scelta narrativa?

      Il debutto della terza stagione riaccende le critiche: la svolta di Cassie su OnlyFans scatena accuse e difese, mentre il regista rivendica la sua visione.

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        Il ritorno di Euphoria era atteso, ma non certo silenzioso. Dopo quattro anni di pausa, la serie HBO è tornata con una terza stagione che ha subito acceso il dibattito, riportando al centro le sue scelte più estreme. Il primo episodio è bastato per dividere pubblico e critica, confermando quella linea sottile su cui la serie cammina da sempre: tra racconto generazionale e provocazione visiva.

        Cassie e la svolta su OnlyFans

        Il punto più discusso riguarda il personaggio di Cassie, interpretato da Sydney Sweeney. Nella nuova stagione, ambientata dopo un salto temporale, la giovane intraprende una carriera come content creator su OnlyFans insieme al fidanzato Nate. Una scelta narrativa che ha immediatamente fatto rumore, soprattutto per le modalità con cui viene rappresentata. Nel primo episodio, Cassie è mostrata mentre registra contenuti destinati alla piattaforma per adulti, sequenze che hanno generato una reazione immediata sui social.

        Le critiche del pubblico e della critica

        Le reazioni non si sono fatte attendere. “Questo non è sviluppo del personaggio, è contenuto fetish. Disgustoso”, scrive un utente, sintetizzando un malessere diffuso tra parte degli spettatori. Anche alcuni critici hanno espresso perplessità, arrivando a definire la serie “un’opera ossessionata dal sesso e allo stesso tempo respinta da esso”. Un’accusa che colpisce al cuore la poetica di Euphoria, da sempre costruita su un equilibrio instabile tra estetica e contenuto.

        La difesa del regista

        Di fronte alle polemiche, il regista Sam Levinson ha difeso le sue scelte, spiegando che alcune sequenze sono pensate per creare un contrasto e introdurre un elemento di straniamento. L’obiettivo, secondo lui, è evitare che lo spettatore resti intrappolato nella fantasia del personaggio, rompendo l’illusione e mostrando anche l’assurdità di certe dinamiche. Una lettura che prova a spostare il discorso dal piano della provocazione a quello della costruzione narrativa.

        Con un solo episodio disponibile, è ancora presto per capire se il pubblico cambierà posizione. Ma una cosa è già chiara: Euphoria continua a essere una delle serie più divisive del momento, capace di far parlare di sé ben oltre lo schermo.

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          Televisione

          Antonella Clerici incorona Andrea Delogu: “È la mia erede, particolare, bella e bravissima”

          Clerici punta tutto su Delogu: un’investitura chiara che accende il dibattito sul futuro della televisione italiana.

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            Quando a parlare è Antonella Clerici, il peso delle parole non è mai casuale. Stavolta la conduttrice va dritta al punto e indica senza esitazioni chi, secondo lei, rappresenta il futuro della televisione: Andrea Delogu. Un’investitura che suona come una dichiarazione d’intenti e che, inevitabilmente, accende il dibattito.

            L’investitura senza giri di parole

            “Io amo questa donna, quando mi dicono c’è una conduttrice giovane che può essere la tua erede, io dico sempre Andrea Delogu”. Clerici non lascia spazio a interpretazioni e rilancia con una frase ancora più netta: “Io scommetterei su di te perché sei particolare, bella, brava, intelligente, sai fare tutto”. Un endorsement pieno, che fotografa non solo la stima personale, ma anche una visione precisa della tv che verrà.

            Andrea Delogu, profilo completo

            Il nome di Delogu non è nuovo nel panorama televisivo, ma questa presa di posizione contribuisce a rafforzarne il ruolo. La sua capacità di muoversi tra intrattenimento, radio e progetti diversi viene riconosciuta come un valore aggiunto. Non solo presenza scenica, ma anche versatilità, uno degli elementi che oggi fanno davvero la differenza.

            Il futuro della tv passa da qui

            Le parole di Clerici aprono inevitabilmente una riflessione più ampia: chi guiderà la televisione nei prossimi anni? L’idea di un’eredità non è solo simbolica, ma racconta un passaggio generazionale già in atto. E se il nome è quello di Andrea Delogu, il messaggio è chiaro.

            Nel frattempo, il dibattito è aperto. E le parole di Clerici continuano a risuonare.

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              Televisione

              Antonella Clerici punge i colleghi e incorona De Martino: “Conta l’empatia. Il suo Sanremo? Sarà un successo”

              Intervista senza filtri: Clerici difende l’empatia come chiave del mestiere e stuzzica chi “bravo non basta”. Poi elogia De Martino e scommette sul suo Festival.

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                Parole misurate, ma il bersaglio si capisce. Antonella Clerici, in un’intervista a Chi, rimette al centro un tema che in tv divide da sempre: il talento non basta se manca l’empatia. “La dote migliore nel mio lavoro non è la bravura, ma l’empatia. Alcuni colleghi bravi non ce l’hanno”, dice, lasciando intendere che dietro i riflettori non tutto è tecnica e presenza scenica. Un’affermazione che suona come una frecciata elegante, di quelle che non fanno nomi ma accendono discussioni.

                L’empatia come vera moneta della tv

                Clerici non gira attorno al punto: il rapporto con il pubblico si costruisce sulla capacità di entrare in sintonia, non solo sulla performance. È una linea chiara, che distingue tra chi sa fare e chi sa arrivare. E in un panorama televisivo sempre più competitivo, il confine diventa decisivo. La sua è una posizione netta, maturata in anni di conduzione e successi, ma anche di cambi di rotta.

                Il giudizio su Stefano De Martino

                Se per qualcuno arriva una stoccata, per Stefano De Martino invece c’è un’investitura piena. “È un numero uno, merita tutto. Il suo Sanremo sarà un successo”, afferma senza esitazioni. Parole che pesano, soprattutto in vista di un palco come quello dell’Ariston. Clerici non si limita al complimento: indica anche la strada, suggerendo di “circondarsi di persone con cui sta bene, come fa già”.

                Tra esperienza e visione

                L’intervento della conduttrice tiene insieme due piani: da un lato la riflessione sul mestiere, dall’altro lo sguardo sul futuro della tv. Empatia e squadra diventano i cardini di un equilibrio che, secondo lei, può fare la differenza tra una conduzione corretta e una davvero memorabile. E mentre il dibattito si accende, il messaggio resta lì, chiaro e diretto.

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