Televisione
Perchè le due sorelle Carlucci non lavorano con Gabriella?
Una domanda che in molti appassionati di tv si sono posti a più riprese. Svela l’arcano Gabriella Carlucci.
Tre sorelle, Anna, Gabriella e Milly. In tanti si sono domandati, a più riprese, perchè non lavorino più tutte insieme. Lo svela Gabriella Carlucci, rendendo nota una motivazione che in pochi conoscono: «A inizio carriera decidemmo dopo un episodio preciso che non avremmo fatto mai cose insieme». E l’episodio riguarda un’imitazione che non fu gradita: «Partecipammo tutte e tre assieme a una trasmissione dal Lingotto di Torino e divenimmo bersaglio del Trio Solenghi-Marchesini-Lopez che portò la parodia persino al Festival di Sanremo. Così decidemmo che sarebbe stato meglio non fare più cose insieme per non prestare il fianco».
Vanno d’amore e d’accordo
Chiariamo un aspetto: le tre sorelle fuori dal lavoro vanno tuttora d’amore e d’accordo: «Ci ritagliamo spazi per stare insieme nelle feste comandate. Grazie al matrimonio di Angelica, la figlia di Milly, siamo riuscite a stare insieme due giorni di seguito. Non succedeva da tempo. Milly non usa lo smartphone, quindi può ricevere solo messaggini di pochi caratteri. Non vuole essere raggiunta, disturbata e ama fare le cose quando dice lei. Abbiamo rapporti molto diversi con il cellulare…».
L’endorsement di Enzo Tortora per Gabriella
Prima di diventare parlamente con Silvio Berlusconi anche Gabriella ha avuto dei concreti trascorsi televisivi. A lanciarla sul piccolo schermo fu il grande Enzo Tortora. Questo il suo personale ritratto del conduttore: «Il ricordo che ho di lui è bellissimo. Dopo aver fatto provino in cui mi scelse immediatamente perché rispecchiavo le caratteristiche della persona che stava cercando, mi invitò a Milano in via dei Piatti, una casa foderata di libri. Era un uomo coltissimo. Mi fece vedere questi libri di tutti i generi raccolti in tutto il mondo siccome io dovevo fare l’inviata speciale in Portobello». Una vicenda umana, quella di Tortora, che ebbe un triste e risaputo epilogo: «Lui è stato vittima del più madornale degli errori giudiziari nel nostro Paese che non avrà mai un risarcimento in quanto lui si è ammalato ed è morto per quello che gli è successo».
A Venezia con una docufiction su Nicola Pietrangeli
Intanto a a settembre Gabriella sarà a Venezia dove sarà presentato un docufilm su Nicola Pietrangeli, il primo grande campione del tennis italiano. Il docufilm si intitola Nicola Vs Pietrangeli, che intende mettere a confronto la vita dello sportivo “contro” quella dell’uomo. Verrà prossimamente trasmesso in Rai.
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Televisione
Sabrina Ferilli e “A Testa Alta” diventano un caso nazionale: successo travolgente sui social, tre puntate non bastano e la fiction è già cult
La fiction Rai con Sabrina Ferilli non domina solo gli ascolti, ma incendia i social come mai era successo prima. In molti protestano per le sole tre puntate: l’effetto è già da cult
Non è solo una fiction di successo. “A Testa Alta” è diventata un fenomeno, uno di quelli che in Italia si vedono raramente e che, quando arrivano, cambiano il passo della conversazione collettiva. Al centro di tutto c’è Sabrina Ferilli, protagonista assoluta di un racconto che ha travalicato lo schermo televisivo per esplodere sui social, dove l’impatto è stato immediato, trasversale e, per molti versi, senza precedenti.
Fin dalle prime ore dopo la messa in onda, la rete si è riempita di commenti, clip, citazioni, analisi emotive delle scene e dichiarazioni d’amore per un personaggio che ha colpito nel segno. Una reazione a catena che non si è limitata alla classica fanbase, ma ha coinvolto un pubblico molto più ampio, dai telespettatori abituali alle generazioni più giovani, spesso lontane dalla fiction generalista.
Il caso social che nessuno si aspettava
L’elemento più sorprendente è proprio questo: “A Testa Alta” non si è fermata ai numeri Auditel, ma ha costruito un racconto parallelo online. Hashtag in tendenza, discussioni accese su X e Instagram, video su TikTok che rielaborano le scene più forti. Un livello di partecipazione che molti commentatori hanno definito “mai visto in Italia” per una fiction di questo tipo.
In rete si moltiplicano i post di chi confessa di aver guardato le puntate tutte d’un fiato, di essersi riconosciuto nelle fragilità del personaggio interpretato da Sabrina Ferilli, di aver provato quella sensazione rara di sentirsi rappresentati. È qui che nasce il marchio di fabbrica dei prodotti destinati a diventare cult: non solo si guardano, ma si condividono, si commentano, si difendono.
“Solo tre puntate? È una tortura”
Tra le reazioni più ricorrenti ce n’è una che mette tutti d’accordo: la frustrazione per il formato. Tre puntate sono sembrate pochissime a un pubblico che avrebbe voluto restare più a lungo dentro quella storia. “È finita troppo presto”, “Non si può chiudere così”, “Tre puntate non bastano” sono diventati quasi un coro, ripetuto sotto i post ufficiali e nei commenti spontanei.
Un paradosso che, in realtà, è il miglior segnale possibile per una produzione televisiva. La brevità, invece di penalizzare, ha aumentato il desiderio, lasciando quella sensazione di incompiuto che alimenta il mito. È lo stesso meccanismo che, nel tempo, ha trasformato molte opere brevi in oggetti di culto: quando il pubblico chiede ancora, vuol dire che il bersaglio è stato centrato.
Perché “A Testa Alta” funziona così tanto
Il successo non nasce dal nulla. “A Testa Alta” colpisce perché racconta una storia che parla di dignità, di resistenza personale, di ferite che non si nascondono. Il personaggio di Ferilli non cerca di piacere, non chiede indulgenza. Sta in piedi, appunto, a testa alta, anche quando tutto intorno sembra spingerla a crollare.
È una narrazione che evita la retorica e punta dritto sulle emozioni. Il pubblico lo percepisce e risponde di conseguenza. Nei commenti si legge spesso la stessa parola: verità. Una verità emotiva, più che cronachistica, che rende il racconto credibile e potente.
Il paragone che circola online
Sui social, come spesso accade quando un prodotto esplode, sono iniziati i paragoni. In molti utenti hanno accostato l’impatto di “A Testa Alta” a quello di “Heated Rivalry”, titolo spesso citato online come esempio di racconto capace di accendere fandom e discussioni in diversi Paesi. Non tanto per affinità di trama, quanto per l’effetto culturale: la capacità di diventare oggetto di conversazione continua, di creare comunità, di lasciare un segno che va oltre la durata del prodotto.
È un confronto che nasce dal basso, dalle piattaforme social, e che dice molto più dell’umore del pubblico che di classifiche ufficiali. Quando una fiction viene messa sullo stesso piano di titoli percepiti come “fenomeni”, significa che ha superato il confine dell’intrattenimento ordinario.
Un cult annunciato
A pochi giorni dalla messa in onda, la parola “cult” non sembra più un’esagerazione. “A Testa Alta” ha già generato quell’alone speciale fatto di nostalgia immediata, di desiderio di rivederla, di richiesta di sequel o spin-off. È entrata nel linguaggio di chi la commenta, nei meme, nelle citazioni.
Sabrina Ferilli, ancora una volta, dimostra di avere un rapporto diretto con il pubblico italiano, capace di attraversare epoche e formati. Qui non è solo una protagonista: è il volto di un racconto che ha intercettato un bisogno preciso, quello di storie forti, brevi, intense, che non chiedono permesso.
Tre puntate sono bastate per accendere tutto questo. E forse è proprio per questo che “A Testa Alta” è destinata a restare. Non per quanto è durata, ma per quello che ha smosso.
Televisione
Striscia la Notizia debutta in prima serata: Greggio e Iacchetti, Maria De Filippi “super inviata” e pioggia di colpi di scena
Da stasera Striscia la Notizia fa il suo esordio in prima serata, segnando una svolta per lo storico tg satirico di Mediaset. Al timone restano Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, affiancati da sei nuove veline e da una “super inviata” destinata a far discutere.
Maria De Filippi inviata speciale
La sorpresa più chiacchierata è l’arrivo di Maria De Filippi, chiamata a consegnare l’iconica “merdina” a chi parcheggia l’auto negli spazi riservati ai disabili. Un cameo che mescola ironia e messaggio civile, destinato a diventare virale.
Tapiri, supereroi e misteri
Non mancherà il Tapiro d’Oro, che questa volta finirà nelle mani di Fiorello, mentre Alessandro Del Piero si calerà nei panni inediti del supereroe “Capitan Alex”.
Roberta Bruzzone entra in scena
A completare il quadro, l’intervento della criminologa Roberta Bruzzone, coinvolta in un surreale “caso” che vedrà Greggio e Iacchetti al centro di un presunto crimine tutto da ridere.
Tra satira, ospiti inattesi e gag ad alto tasso di provocazione, Striscia punta a conquistare anche il pubblico della prima serata.
Televisione
Millie Bobby Brown nel mirino dei social: tra accuse di filler e critiche alla recitazione, la star di Stranger Things divide i fan
Sui social rimbalza la polemica sui presunti ritocchini estetici di Millie Bobby Brown: tra chi la difende e chi la attacca, su TikTok spopolano clip e “giochi” sui cambiamenti del viso. Nel mirino finisce anche la sua recitazione, giudicata da alcuni “inespressiva”, mentre altri ricordano che il cast e il pubblico sono cresciuti insieme
Sono passati quasi dieci anni dalla prima stagione di Stranger Things e, nel frattempo, è cresciuta un’intera generazione: quella del pubblico, ma anche quella del cast. Hawkins è rimasta lì, sospesa negli anni Ottanta, mentre gli attori che l’hanno resa un fenomeno globale sono diventati adulti sotto gli occhi di tutti. Ed è proprio questo “sotto gli occhi di tutti” che oggi presenta il conto a Millie Bobby Brown, travolta da una polemica che non riguarda una trama, una scelta di sceneggiatura o un colpo di scena, ma il suo aspetto.
L’attrice, oggi 21enne, è finita nel tritacarne dei commenti social: c’è chi la difende e chi, al contrario, attacca con toni sempre più aggressivi. Al centro della discussione ci sarebbero presunti ritocchi estetici, con accuse ripetute e spesso buttate lì come fossero un dato di fatto, senza alcuna conferma.
La polemica corre sui social
Le frasi che rimbalzano sono sempre le stesse e hanno la cattiveria “facile” di certe sentenze online: “ha esagerato con il filler”, “è cambiata”, “non sembra più lei”. Accanto a queste, spuntano anche giudizi sul suo modo di recitare, con l’etichetta di “inespressiva” appiccicata addosso come se fosse una recensione definitiva e non un’opinione.
Il punto è che, sui social, l’opinione raramente resta tale: si trasforma in coro, poi in accusa, infine in insulto. E quando il bersaglio è una persona giovane e iperesposta mediaticamente, il confine tra critica e accanimento si fa sottilissimo.
TikTok e il “gioco” dei cambiamenti
Su TikTok, intanto, prendere vecchie scene in cui Millie interpreta Undici è diventato un trend. Clip su clip, gli utenti confrontano primi piani, espressioni, lineamenti, cercando “prove” di cambiamenti estetici e trasformando il volto dell’attrice in un quiz collettivo. C’è chi gioca a indovinare cosa sarebbe cambiato e chi alimenta la narrativa del ritocco come se fosse l’unica spiegazione possibile.
Ma tra i commenti si legge anche l’altra metà della storia: quella di chi ricorda l’ovvio, cioè che a cambiare sono i volti, i corpi, l’età. “Prima era una bambina, adesso è una donna”, scrivono in tanti, provando a riportare la discussione su un terreno più sensato. Non sempre ci riescono.
Il cast cresciuto insieme al pubblico
Il paradosso è tutto qui: Stranger Things è una serie amata anche perché ha fatto crescere personaggi e attori insieme agli spettatori. Eppure, quando quella crescita diventa visibile, scatta la contestazione, come se l’evoluzione naturale fosse un tradimento dell’immagine “congelata” della prima stagione.
Nel frattempo la serie continua a vivere della sua mitologia e del suo fandom, ma questa volta il rumore non viene dal Sottosopra: arriva dalla timeline.
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