Televisione
Pio e Amedeo tornano su Canale 5: grasse risate garantite e frecciate non richieste!
Il duo comico annuncia un nuovo spettacolo su Canale 5, promettendo un ritorno in grande stile con la loro inconfondibile comicità irriverente. Ospiti del podcast Basement, svelano retroscena inediti sulla carriera e rilanciano frecciatine contro Fedez e i Ferragnez.
I due comici politicamente scorretti stanno per tornare. E no, non si tratta di un’ospitata qualunque o dell’ennesimo sketch virale: il duo comico più irriverente della TV italiana ha annunciato l’arrivo di un nuovo spettacolo registrato direttamente nei palazzetti, come dichiarato nel podcast Basement di Gianluca Gazzoli. “Non si fa una cosa così da anni”, hanno detto con entusiasmo, promettendo uno show senza censure, come da tradizione.
“Chi ci prende sul serio è un cretino”: la filosofia senza filtri
Nel corso dell’intervista, i due comici pugliesi hanno ribadito la loro missione: far ridere, punto. “Chi ci prende sul serio è il vero cretino”, hanno detto. Una dichiarazione che ben riassume il loro stile diretto, a volte scomodo, ma sempre fedele a sé stesso. Nessun tema è troppo delicato, nessun personaggio troppo intoccabile per essere parodiato.
Il caso Fedez e Ferragnez: le battute che fanno ancora rumore
Non poteva mancare un accenno a uno dei momenti più controversi della loro carriera: lo scontro con Fedez in seguito a un monologo ironico sulla comunità LGBTQ+. Il rapper li aveva criticati pubblicamente durante il Concerto del Primo Maggio, accusandoli di alimentare stereotipi. “Ha citato il nostro pezzo proprio durante la votazione del Ddl Zan, così siamo passati per quelli contro”, hanno raccontato Pio e Amedeo, lanciando una nuova frecciatina all’ex marito di Chiara Ferragni, definendo i Ferragnez “una famiglia da Mulino Bianco venduta sui social”.
Comicità tagliente, pubblico fedele
A distanza di anni dal loro esordio, Pio e Amedeo continuano a dividere, ma soprattutto a far ridere. Il loro mix di satira, spontaneità e provocazione funziona, sia in TV che dal vivo. Il segreto? Non cercare il consenso ma inseguire la battuta giusta, anche a costo di qualche polemica.
Polemiche dietro l’angolo
Tra frecciatine, sarcasmo e una valanga di nuove trovate, il nuovo show di Pio e Amedeo si preannuncia come uno degli eventi comici più attesi della stagione autunnale. E come sempre, sarà impossibile restare indifferenti.
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Televisione
Ballando con le Stelle, Geppi Cucciari si allontana dalla giuria: prende quota l’ipotesi Barbara D’Urso al posto di Selvaggia Lucarelli
Prosegue il lavoro di Milly Carlucci sulla nuova edizione di Ballando con le Stelle. Tra il nuovo studio di Saxa Rubra, il cast ancora in costruzione e il rebus della giuria dopo l’addio di Selvaggia Lucarelli, prende sempre più consistenza l’ipotesi Barbara D’Urso.
L’estate di Milly Carlucci è tutt’altro che tranquilla. La macchina organizzativa della prossima edizione di Ballando con le Stelle è al lavoro su più fronti: dal nuovo studio in fase di allestimento a Saxa Rubra alla definizione del cast, fino al nodo più delicato, quello della giuria dopo il passaggio di Selvaggia Lucarelli a Mediaset.
Al momento l’unico nome dato per certo tra i concorrenti è quello di Aurora Ramazzotti, mentre resta aperta la partita per il tavolo dei giudici, destinato a cambiare volto dopo una delle uscite più pesanti nella storia recente del programma.
Geppi Cucciari resta fuori dai giochi
Nelle scorse settimane era circolata con insistenza l’ipotesi di vedere Geppi Cucciari seduta accanto a Carolyn Smith, Ivan Zazzaroni, Fabio Canino e Guillermo Mariotto. Un’ipotesi che, però, non dovrebbe concretizzarsi.
La conduttrice sarà infatti impegnata con la nuova stagione di Splendida Cornice su Rai 3 e con due film in uscita, un calendario che renderebbe incompatibile l’ingresso nella giuria del dance show del sabato sera. Il suo nome, almeno per questa edizione, sarebbe quindi destinato a uscire definitivamente dalla corsa.
Barbara D’Urso torna in pole position
Esclusa la pista Geppi Cucciari, nelle ultime ore ha ripreso forza quella che porta a Barbara D’Urso. Dopo alcune smentite informali circolate nelle settimane scorse, il suo nome è tornato prepotentemente tra i più accreditati per raccogliere l’eredità di Selvaggia Lucarelli.
L’eventuale approdo della conduttrice rappresenterebbe uno dei ritorni televisivi più attesi degli ultimi anni. Dopo la conclusione dell’esperienza a Mediaset, Barbara D’Urso è rimasta lontana dalla conduzione di programmi in prima serata, alimentando indiscrezioni su un possibile rilancio in Rai.
Milly Carlucci al lavoro sul nuovo Ballando
Per il momento non è arrivata alcuna conferma ufficiale dalla Rai né dalla produzione del programma. Milly Carlucci continua a lavorare alla composizione del cast e della giuria, con l’obiettivo di presentare una squadra competitiva per la nuova stagione.
Le prossime settimane saranno decisive per sciogliere gli ultimi nodi. Se Geppi Cucciari sembra ormai destinata a restare fuori dal progetto, le quotazioni di Barbara D’Urso risultano invece in netta crescita. Fino all’annuncio ufficiale, però, la partita resta ancora aperta.
Televisione
Alessandro Cattelan e Marta Donà si separano dopo anni: da Arisa a Rovazzi, tutti i cambi di manager che ridisegnano lo spettacolo
L’estate porta un vero valzer di manager nel mondo dello spettacolo. La separazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà è la novità più clamorosa, ma non è l’unico cambiamento che coinvolge artisti e conduttori.
Il mondo dello spettacolo vive settimane di grandi movimenti dietro le quinte. Manager, agenzie e società di rappresentanza stanno ridisegnando gli equilibri del settore e tra le novità più rilevanti spicca quella che riguarda Alessandro Cattelan e Marta Donà.
Secondo quanto anticipato da Dagospia, si avvia infatti alla conclusione la collaborazione professionale tra il conduttore e LaTarma Management, la società guidata da Marta Donà che negli ultimi anni ha accompagnato Cattelan in numerosi progetti televisivi e professionali. Al momento non sono stati resi noti i motivi della separazione né il nome della futura agenzia che rappresenterà il conduttore.

Si chiude un sodalizio professionale durato anni
La collaborazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà era diventata uno dei punti di riferimento del management televisivo italiano. Insieme hanno affrontato alcuni dei passaggi più importanti della carriera del conduttore, dai programmi Rai ai progetti di intrattenimento che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni.
La conclusione del rapporto rappresenta quindi uno dei cambiamenti più significativi dell’estate nel settore della rappresentanza artistica, anche se per il momento non sono arrivate comunicazioni ufficiali da parte dei diretti interessati.

Da Rovazzi a Raoul Bova, il valzer delle agenzie
Quello di Cattelan non è però l’unico movimento registrato in queste settimane. Fabio Rovazzi, Daniele Battaglia e Camilla Ghini entrano infatti a far parte di Notoria Lab, la società guidata da Graziella Lopedota, che amplia così il proprio roster di artisti.
Novità anche per Raoul Bova. Le performance televisive dell’attore saranno gestite da Friends & Partners, la società fondata da Ferdinando Salzano, già protagonista nell’organizzazione di grandi eventi e nella gestione di numerosi artisti del panorama italiano.
Arisa sceglie Arcobaleno Tre
Tra i cambi di agenzia figura anche quello di Arisa. Come rivelato da Alberto Dandolo sul settimanale Oggi, la cantante ha deciso di affidare la propria rappresentanza ad Arcobaleno Tre, la società guidata da Lucio e Niccolò Presta.
Una serie di operazioni che conferma come l’estate sia diventata il periodo in cui manager e artisti ridefiniscono strategie e collaborazioni in vista della nuova stagione televisiva e musicale. La separazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà resta però, almeno finora, il cambiamento destinato a fare più rumore.
Televisione
Monopoly diventa un reality Netflix: dodici concorrenti in una città a grandezza naturale per vincere due milioni di dollari nel 2027
Netflix ricostruirà una gigantesca Monopoly Town Square nella quale dodici giocatori dovranno comprare terreni, accumulare denaro e costruire il proprio impero. Chi finirà in bancarotta verrà eliminato, mentre l’ultimo concorrente incasserà due milioni di dollari.
Il capitalismo non è mai stato così vicino a diventare un reality show. Monopoly, uno dei giochi da tavolo più conosciuti al mondo, sarà trasformato da Netflix in una competizione televisiva nella quale dodici concorrenti si sfideranno per conquistare un premio finale da due milioni di dollari.
Il programma debutterà nel 2027 e porterà i partecipanti dentro una Monopoly Town Square a grandezza naturale, costruita per riprodurre l’universo del tabellone. Tutti partiranno apparentemente sullo stesso piano, ma l’equilibrio durerà poco: ogni scelta potrà determinare la nascita di un impero o l’eliminazione dal gioco.
Comprare, trattare e bluffare per non finire in bancarotta
Le regole conserveranno gli elementi che hanno reso Monopoly un fenomeno mondiale. I giocatori dovranno guadagnare denaro, acquistare proprietà, concludere accordi, creare alleanze e impedire agli avversari di consolidare il proprio patrimonio.
Anche il lancio dei dadi potrà cambiare improvvisamente gli equilibri della gara, spedendo un concorrente in prigione o permettendogli di conquistare una nuova proprietà. Chi non riuscirà più a sostenere i propri debiti verrà dichiarato in bancarotta ed eliminato. La competizione proseguirà fino a quando resterà un solo giocatore, destinato a incassare l’intero montepremi.
La produzione sarà affidata a Studio Lambert, la società che ha già realizzato per Netflix format come Squid Game: The Challenge e The Circle, insieme a Hasbro Entertainment. I casting per trovare i dodici aspiranti monopolisti sono già stati aperti.
Una città reale costruita intorno al tabellone
Il nuovo format trasforma in spettacolo televisivo la logica più spietata del gioco: accumulare ricchezza mentre gli altri perdono progressivamente ogni risorsa. Proprietà, denaro e potere contrattuale diventeranno così strumenti di sopravvivenza all’interno di un ambiente fisico completamente ricostruito.
Netflix punta ancora una volta su un marchio immediatamente riconoscibile, capace di funzionare in qualsiasi Paese e di trasformare un insieme di regole elementari in una competizione fatta di strategia, psicologia e tradimenti.
L’ironia del gioco nato per criticare i monopoli
La trasformazione in reality contiene anche un paradosso storico. Monopoly deriva infatti da The Landlord’s Game, ideato da Elizabeth “Lizzie” Magie e brevettato nel 1904 per mostrare gli effetti della concentrazione delle proprietà, delle rendite e dei monopoli fondiari. Il gioco che conosciamo oggi venne poi commercializzato dalla Parker Brothers nel 1935, durante la Grande depressione.
Nato per mettere in evidenza le disuguaglianze prodotte dall’accumulazione della ricchezza, Monopoly è diventato nel tempo una celebrazione della conquista economica. Netflix porterà quella contraddizione alle estreme conseguenze: non più pedine di metallo e banconote di carta, ma persone reali pronte a costruire il proprio impero davanti alle telecamere.
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