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Televisione

“Quella Caivano non esiste”: il sindaco Angelino contro la fiction Rai1 “La Preside” con Luisa Ranieri

Antonio Angelino interviene sui social sulla fiction di Rai1 ispirata alla dirigente Eugenia Carfora: apprezza il lavoro della scuola, ma contesta l’effetto-etichetta che la tv può lasciare addosso a una comunità

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    Il successo televisivo, a volte, ha un prezzo che non si misura in share. E a Caivano, dopo l’onda lunga della fiction Rai1 “La Preside”, interpretata da Luisa Ranieri e liberamente ispirata alla storia della dirigente scolastica Eugenia Carfora, quel prezzo è diventato un tema politico e identitario. A metterlo nero su bianco è Antonio Angelino, sindaco del Comune in provincia di Napoli, che ha scelto i social per una riflessione definita “per nulla polemica” ma destinata, inevitabilmente, ad accendere il dibattito.

    La frase che incendia la discussione

    Angelino punta dritto al cuore della questione: la distanza tra racconto e presente. E lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni morbide: “Quella Caivano non esiste. Quella che vediamo in tv è una pagina di storia passata. Le sceneggiature si scrivono su fatti già avvenuti, la realtà di oggi, fortunatamente, corre più veloce della pellicola“. Il nodo, secondo il sindaco, non è l’idea stessa di raccontare un passato duro, ma l’effetto che quel passato continua ad avere quando viene riproposto come immagine dominante, riconoscibile, esportata.

    Nel suo intervento Angelino riconosce apertamente la logica del mezzo: “Il linguaggio televisivo- scrive il sindaco- ha l’esigenza di semplificare e romanzare i fatti per arrivare al grande pubblico.” È qui, però, che scatta la domanda che diventa accusa implicita: “Perché continuare a raccontare a tutto il mondo la Caivano della droga e della camorra quando, in realtà, quella storia è stata cancellata, superata?”

    La fiction tra successo e “effetto etichetta”

    “La Preside” mette in scena un contesto di periferie difficili e, proprio per esigenze narrative, lavora su contrasti netti: degrado e riscatto, abbandono e resistenza, paura e coraggio. Angelino non contesta il valore simbolico del racconto, né il ruolo della scuola come presidio civile. Contesta, piuttosto, l’immagine che resta addosso a un territorio quando quel territorio continua a essere evocato soprattutto per ciò che è stato.

    È in questa frattura tra narrazione e realtà attuale che il sindaco teme l’effetto più insidioso: la riproduzione di una “Caivano di ieri” come se fosse l’unica Caivano possibile. “Certo, viviamo ancora tutte le emergenze proprie di una realtà del meridione d’Italia ma oggi è possibile raccontare, quando si parla di Caivano, una città totalmente diversa da quella del passato“. Una frase che, tradotta, significa: non chiedeteci di recitare ancora la parte che ci avete assegnato.

    Il ringraziamento a Carfora e la richiesta di un cambio di prospettiva

    Angelino, nel suo messaggio, non mette in discussione la persona che ha ispirato la fiction, anzi. La riconosce come figura centrale di un percorso di trasformazione e si assume il dovere istituzionale di dirlo: “Dal canto mio, da Sindaco, sento il dovere di ringraziare la dirigente Carfora alla quale certamente non si può contestare il grande lavoro profuso, così come quello svolto da tutti i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale dipendente delle nostre scuole- conclude- Caivano la difendiamo tutti i giorni con l’esempio e con l’impegno; questa città non va più difesa perché cittadini e istituzioni hanno messo il peggio alle spalle, dimostrando valori e anticorpi contro il malaffare e contro la camorra. Da oggi questa città va valorizzata per il suo impegno, per la sua dimostrata voglia di cambiare e per il risultato raggiunto”.

    Dentro queste righe c’è il senso politico dell’intervento: non negare ciò che è accaduto, ma chiedere che il presente non venga oscurato dal passato, soprattutto quando la narrazione televisiva, per funzionare, tende a cristallizzare le immagini più forti, più riconoscibili, più “drammatiche”.

    La domanda che resta aperta
    La polemica, in realtà, tocca un tema più grande di Caivano: fino a che punto un racconto ispirato a fatti reali può spingersi senza trasformare un luogo in un’etichetta permanente? E quando la tv sceglie di raccontare il riscatto, quanto rischia di rafforzare, paradossalmente, l’idea che quel riscatto sia un’eccezione e non un percorso già in corso?

    Angelino chiede, in sostanza, un cambio di messa a fuoco: meno “Caivano simbolo”, più “Caivano comunità”. La fiction corre, la realtà corre di più. E il punto, per chi amministra, è non restare indietro rispetto a come ci si racconta.

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      Televisione

      Ballando con le Stelle, Geppi Cucciari si allontana dalla giuria: prende quota l’ipotesi Barbara D’Urso al posto di Selvaggia Lucarelli

      Prosegue il lavoro di Milly Carlucci sulla nuova edizione di Ballando con le Stelle. Tra il nuovo studio di Saxa Rubra, il cast ancora in costruzione e il rebus della giuria dopo l’addio di Selvaggia Lucarelli, prende sempre più consistenza l’ipotesi Barbara D’Urso.

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        L’estate di Milly Carlucci è tutt’altro che tranquilla. La macchina organizzativa della prossima edizione di Ballando con le Stelle è al lavoro su più fronti: dal nuovo studio in fase di allestimento a Saxa Rubra alla definizione del cast, fino al nodo più delicato, quello della giuria dopo il passaggio di Selvaggia Lucarelli a Mediaset.

        Al momento l’unico nome dato per certo tra i concorrenti è quello di Aurora Ramazzotti, mentre resta aperta la partita per il tavolo dei giudici, destinato a cambiare volto dopo una delle uscite più pesanti nella storia recente del programma.

        Geppi Cucciari resta fuori dai giochi

        Nelle scorse settimane era circolata con insistenza l’ipotesi di vedere Geppi Cucciari seduta accanto a Carolyn Smith, Ivan Zazzaroni, Fabio Canino e Guillermo Mariotto. Un’ipotesi che, però, non dovrebbe concretizzarsi.

        La conduttrice sarà infatti impegnata con la nuova stagione di Splendida Cornice su Rai 3 e con due film in uscita, un calendario che renderebbe incompatibile l’ingresso nella giuria del dance show del sabato sera. Il suo nome, almeno per questa edizione, sarebbe quindi destinato a uscire definitivamente dalla corsa.

        Barbara D’Urso torna in pole position

        Esclusa la pista Geppi Cucciari, nelle ultime ore ha ripreso forza quella che porta a Barbara D’Urso. Dopo alcune smentite informali circolate nelle settimane scorse, il suo nome è tornato prepotentemente tra i più accreditati per raccogliere l’eredità di Selvaggia Lucarelli.

        L’eventuale approdo della conduttrice rappresenterebbe uno dei ritorni televisivi più attesi degli ultimi anni. Dopo la conclusione dell’esperienza a Mediaset, Barbara D’Urso è rimasta lontana dalla conduzione di programmi in prima serata, alimentando indiscrezioni su un possibile rilancio in Rai.

        Milly Carlucci al lavoro sul nuovo Ballando

        Per il momento non è arrivata alcuna conferma ufficiale dalla Rai né dalla produzione del programma. Milly Carlucci continua a lavorare alla composizione del cast e della giuria, con l’obiettivo di presentare una squadra competitiva per la nuova stagione.

        Le prossime settimane saranno decisive per sciogliere gli ultimi nodi. Se Geppi Cucciari sembra ormai destinata a restare fuori dal progetto, le quotazioni di Barbara D’Urso risultano invece in netta crescita. Fino all’annuncio ufficiale, però, la partita resta ancora aperta.

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          Televisione

          Alessandro Cattelan e Marta Donà si separano dopo anni: da Arisa a Rovazzi, tutti i cambi di manager che ridisegnano lo spettacolo

          L’estate porta un vero valzer di manager nel mondo dello spettacolo. La separazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà è la novità più clamorosa, ma non è l’unico cambiamento che coinvolge artisti e conduttori.

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            Il mondo dello spettacolo vive settimane di grandi movimenti dietro le quinte. Manager, agenzie e società di rappresentanza stanno ridisegnando gli equilibri del settore e tra le novità più rilevanti spicca quella che riguarda Alessandro Cattelan e Marta Donà.

            Secondo quanto anticipato da Dagospia, si avvia infatti alla conclusione la collaborazione professionale tra il conduttore e LaTarma Management, la società guidata da Marta Donà che negli ultimi anni ha accompagnato Cattelan in numerosi progetti televisivi e professionali. Al momento non sono stati resi noti i motivi della separazione né il nome della futura agenzia che rappresenterà il conduttore.

            Si chiude un sodalizio professionale durato anni

            La collaborazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà era diventata uno dei punti di riferimento del management televisivo italiano. Insieme hanno affrontato alcuni dei passaggi più importanti della carriera del conduttore, dai programmi Rai ai progetti di intrattenimento che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni.

            La conclusione del rapporto rappresenta quindi uno dei cambiamenti più significativi dell’estate nel settore della rappresentanza artistica, anche se per il momento non sono arrivate comunicazioni ufficiali da parte dei diretti interessati.

            Da Rovazzi a Raoul Bova, il valzer delle agenzie

            Quello di Cattelan non è però l’unico movimento registrato in queste settimane. Fabio Rovazzi, Daniele Battaglia e Camilla Ghini entrano infatti a far parte di Notoria Lab, la società guidata da Graziella Lopedota, che amplia così il proprio roster di artisti.

            Novità anche per Raoul Bova. Le performance televisive dell’attore saranno gestite da Friends & Partners, la società fondata da Ferdinando Salzano, già protagonista nell’organizzazione di grandi eventi e nella gestione di numerosi artisti del panorama italiano.

            Arisa sceglie Arcobaleno Tre

            Tra i cambi di agenzia figura anche quello di Arisa. Come rivelato da Alberto Dandolo sul settimanale Oggi, la cantante ha deciso di affidare la propria rappresentanza ad Arcobaleno Tre, la società guidata da Lucio e Niccolò Presta.

            Una serie di operazioni che conferma come l’estate sia diventata il periodo in cui manager e artisti ridefiniscono strategie e collaborazioni in vista della nuova stagione televisiva e musicale. La separazione tra Alessandro Cattelan e Marta Donà resta però, almeno finora, il cambiamento destinato a fare più rumore.

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              Monopoly diventa un reality Netflix: dodici concorrenti in una città a grandezza naturale per vincere due milioni di dollari nel 2027

              Netflix ricostruirà una gigantesca Monopoly Town Square nella quale dodici giocatori dovranno comprare terreni, accumulare denaro e costruire il proprio impero. Chi finirà in bancarotta verrà eliminato, mentre l’ultimo concorrente incasserà due milioni di dollari.

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                Il capitalismo non è mai stato così vicino a diventare un reality show. Monopoly, uno dei giochi da tavolo più conosciuti al mondo, sarà trasformato da Netflix in una competizione televisiva nella quale dodici concorrenti si sfideranno per conquistare un premio finale da due milioni di dollari.

                Il programma debutterà nel 2027 e porterà i partecipanti dentro una Monopoly Town Square a grandezza naturale, costruita per riprodurre l’universo del tabellone. Tutti partiranno apparentemente sullo stesso piano, ma l’equilibrio durerà poco: ogni scelta potrà determinare la nascita di un impero o l’eliminazione dal gioco.

                Comprare, trattare e bluffare per non finire in bancarotta

                Le regole conserveranno gli elementi che hanno reso Monopoly un fenomeno mondiale. I giocatori dovranno guadagnare denaro, acquistare proprietà, concludere accordi, creare alleanze e impedire agli avversari di consolidare il proprio patrimonio.

                Anche il lancio dei dadi potrà cambiare improvvisamente gli equilibri della gara, spedendo un concorrente in prigione o permettendogli di conquistare una nuova proprietà. Chi non riuscirà più a sostenere i propri debiti verrà dichiarato in bancarotta ed eliminato. La competizione proseguirà fino a quando resterà un solo giocatore, destinato a incassare l’intero montepremi.

                La produzione sarà affidata a Studio Lambert, la società che ha già realizzato per Netflix format come Squid Game: The Challenge e The Circle, insieme a Hasbro Entertainment. I casting per trovare i dodici aspiranti monopolisti sono già stati aperti.

                Una città reale costruita intorno al tabellone

                Il nuovo format trasforma in spettacolo televisivo la logica più spietata del gioco: accumulare ricchezza mentre gli altri perdono progressivamente ogni risorsa. Proprietà, denaro e potere contrattuale diventeranno così strumenti di sopravvivenza all’interno di un ambiente fisico completamente ricostruito.

                Netflix punta ancora una volta su un marchio immediatamente riconoscibile, capace di funzionare in qualsiasi Paese e di trasformare un insieme di regole elementari in una competizione fatta di strategia, psicologia e tradimenti.

                L’ironia del gioco nato per criticare i monopoli

                La trasformazione in reality contiene anche un paradosso storico. Monopoly deriva infatti da The Landlord’s Game, ideato da Elizabeth “Lizzie” Magie e brevettato nel 1904 per mostrare gli effetti della concentrazione delle proprietà, delle rendite e dei monopoli fondiari. Il gioco che conosciamo oggi venne poi commercializzato dalla Parker Brothers nel 1935, durante la Grande depressione.

                Nato per mettere in evidenza le disuguaglianze prodotte dall’accumulazione della ricchezza, Monopoly è diventato nel tempo una celebrazione della conquista economica. Netflix porterà quella contraddizione alle estreme conseguenze: non più pedine di metallo e banconote di carta, ma persone reali pronte a costruire il proprio impero davanti alle telecamere.

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