Televisione
Sarcasmo, musica e intelligenza nel ritorno di Piero Chiambretti con la bella Melanie Francesca
Piero Chiambretti è tornato in prima serata su Rai 3 con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, un nuovo programma che ha debuttato ieri, 14 maggio 2024. Fedele al suo stile, Chiambretti ha brillato con interviste pungenti e ironiche. Accanto a lui l’opinionista Melanie Francesca.
La bionda (e brava) Melanie Francesca e molti altri volti al femminile sono i perni su cui ruota il nuovo, eclettico show di Piero Chiambretti.
Il ritorno del conduttore nella tv di Stato, dopo oltre vent’anni dal suo programma cult “Chiambretti c’è”, è diventato realtà ieri su Rai 3. Restando fedele al suo storico modo di fare televisione, il conduttore si è mosso con disinvoltura tra domande graffianti, ironia e leggerezza. Ancora da affinare, invece, il format di sfondo. Scopriamo com’è andata, cosa funziona e cosa no nel nuovo show.
Le voci sul ritorno di Piero Chiambretti in Rai si sono intensificate lo scorso gennaio, e Chiambretti ha esordito al timone di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Il ritorno in Rai dopo 21 anni del comico è stato fedele al suo storico modo di fare televisione: tra domande più o meno graffianti e più o meno ironiche, infatti, le interviste agli ospiti sono state (come prevedibile) le vere protagoniste della serata.
La prima puntata del nuovo show è stata dominata da Enrico Mentana, protagonista del blocco centrale della serata (quello meglio riuscito). Il direttore del Tg La7 si è prestato a dei botta e risposta brillanti, incalzato da Chiambretti anche con la domanda iconica di Francesca Fagnani a “Belve”, “Che belva sei?”, dichiarandosi un elefante per la memoria.
Si è frenato sul caso Gruber (“Non è elegante parlarne qui, siamo su un’altra rete. Siccome ho lamentato un colpo basso, questo sarebbe un colpo basso”) e sul suo possibile sbarco a Nove: “Non li conosco”. Se la chiacchierata è stata per distacco il momento clou della serata di debutto di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, anche le altre interviste si sono rivelate interessanti, a partire da Gianni Minoli (che ha aperto la puntata parlando di giornalismo e dei tempi di “Mixer”) fino a Sofia Goggia e Maurizio Mannoni, sfortunatamente “tagliato” dopo appena 5 minuti per problemi di tempi televisivi.
Le interviste, insomma, come pronosticabile trattandosi della specialità di Chiambretti, funzionano, mentre resta ancora da affinare il contorno del format: gli interventi estemporanei della bionda scrittrice Melanie Francesca e degli editorialisti Francesca Barra, Edoardo Camurri, Costantino della Gherardesca, Grazia Sambruna e degli inviati Giovanna Botteri da Parigi, Paolo Pagliara da New York e Marco Varvello da Londra sono sembrati slegati e fuori contesto.
“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” non ha ancora sfondato come sguardo sull’attualità e, soprattutto, manca ancora uno spazio più approfondito dedicato al mondo femminile, per il momento celebrato ma di fatto solo sfiorato. Quel che è certo è che il padrone di casa Piero Chiambretti è tornato ed è sembrato “in palla”, pronto a mettersi in gioco nella prima serata del martedì su Rai 3.
Comunque non si tratta di una bocciatura, anzi. Grazie a Chiambretti abbiamo visto uno show attento ai fatti, con interventi di riflessione, musica e comicità. Il programma è prodotto dalla direzione Intrattenimento Prime Time capitanata da Marcello Ciannamea e si ispira nel nome, all’iconica commedia di Pedro Almodóvar.
Un elogio va anche al cast fisso, che vedremo nelle prossime puntate. Nomi di altissimo livello, come Edoardo Camurri, Costantino della Gherardesca e la scrittrice e showgirl Melanie Francesca, già vista nei vari programmi di Chiambretti e che ieri sera ha sfoggiato un look sorprendente che, abbinato alla sua prontezza, potrebbe diventare un mix esplosivo per il prime time di Rai 3.
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Televisione
Ventura-Perego, gelo a Rai2: Paola Barale prende il posto e le parole che fanno rumore
Simona Ventura fuori, Paola Barale dentro: il nuovo assetto del programma accende il gossip. E la replica di Paola Perego non passa inosservata.
Altro che semplice cambio di poltrona. A Citofonare Rai2 l’aria sembra essersi fatta decisamente più fredda, e non solo per il nuovo assetto in studio. Al posto di Simona Ventura ora c’è Paola Barale accanto a Paola Perego, e il passaggio, almeno a giudicare dalle parole della conduttrice, non è stato esattamente indolore.
Il cambio che accende il retroscena
Quando una coppia televisiva si rompe, difficilmente è solo una questione di palinsesto. E qui il sospetto cresce. Ventura prende un’altra direzione, approda a Mediaset e lascia spazio a un nuovo equilibrio. Fin qui la versione ufficiale. Ma il modo in cui Perego racconta la vicenda lascia spazio a più di una lettura.
La frase che non passa inosservata
“Lei ha scelto un’altra strada, ci sta. Ha scelto di andare a Mediaset e fare un altro percorso. È finita così.” Poche parole, ma sufficienti per dare la misura del clima. Nessuna polemica esplicita, nessun attacco diretto, ma quel “è finita così” suona come una chiusura netta, senza margini di interpretazione. Un modo elegante, ma freddo, per archiviare una collaborazione che aveva funzionato.
Barale al posto giusto nel momento giusto
Nel frattempo, Paola Barale entra in scena e prova a costruire una nuova dinamica con Perego. Un cambio che, inevitabilmente, sposta equilibri e attenzioni. Il pubblico osserva, confronta, misura. E mentre la nuova coppia cerca la sua identità, il nome di Ventura resta lì, sullo sfondo, come un riferimento difficile da cancellare.
La sensazione è che la partita non sia del tutto chiusa. Perché in televisione, si sa, le storie finiscono… ma spesso tornano. E questa, a giudicare dal rumore che sta facendo, potrebbe non aver detto ancora l’ultima parola.
Televisione
Carlo Conti spiazza tutti: De Martino “da sostenere”, Savino “erede”. Ma i conti non tornano
Carlo Conti indica Nicola Savino come “erede” ma parla di sostegno a Stefano De Martino per Sanremo. Una doppia lettura che lascia perplessi.
Ma che sta a dire? La domanda circola veloce dopo le dichiarazioni di Carlo Conti a Belve, dove il conduttore prova a disegnare una mappa del futuro della tv… finendo però per creare più di una contraddizione. Da una parte Stefano De Martino, “partito fortissimo” e sostenuto apertamente. Dall’altra Nicola Savino, indicato come l’erede “più vicino”. Il risultato è un cortocircuito che non passa inosservato.
De Martino da spingere, Savino da ereditare
Conti lo dice chiaramente: “Stefano De Martino è partito fortissimo”. E fin qui, nulla da obiettare. Poi aggiunge il passaggio sul Festival di Sanremo: “Avevo già deciso. Volevo dare forza a Stefano, anche un gesto d’affetto”. Parole che suonano come un’investitura, quasi un passaggio di testimone emotivo. Ma subito dopo arriva la virata: “L’erede che sento più vicino è Nicola Savino”. E qui il quadro si complica.
Il nodo dell’“erede” che non convince
Perché definire Savino “erede” apre una questione più semantica che anagrafica. Non si parla di un volto emergente, ma di un professionista con un percorso consolidato e, soprattutto, non così distante per età. Più che un passaggio generazionale, sembra una scelta di affinità stilistica. Ma il termine “erede”, in questo contesto, finisce per suonare stonato, quasi fuori fuoco.
Tra affetto e strategia televisiva
C’è poi l’altro livello, quello umano. Conti parla di “gesto d’affetto” nei confronti di De Martino, lasciando intendere una volontà di accompagnarlo, di dargli spazio. Un discorso che ha una sua coerenza, se letto in chiave di crescita e posizionamento. Ma accostato alla definizione di Savino come erede, crea una sovrapposizione difficile da tenere insieme.
Nel mezzo, una battuta che non passa inosservata: “Amadeus? Spero torni in Rai”. Un altro tassello che aggiunge complessità a un panorama già affollato. Alla fine resta una sensazione: più che chiarire le gerarchie, Conti le ha rese ancora più sfumate. E il dibattito, inevitabilmente, è appena iniziato.
Televisione
Lo Stato delle Cose chiude col botto: Giletti contro Garofano, scintille in diretta e finale da thriller
Tra nostalgia e tensione, Lo Stato delle Cose saluta il pubblico con un confronto durissimo. Il faccia a faccia tra Giletti e Garofano diventa il momento cult.
Lo Stato delle Cose cala il sipario e lo fa senza risparmiare colpi. Altro che finale morbido: l’ultima puntata si trasforma in un duello televisivo che ha il sapore del cinema, di quelli in cui la tensione cresce scena dopo scena fino all’esplosione finale. E a prendersi il centro della scena sono Massimo Giletti e il generale Garofano, protagonisti di uno scontro che lascia poco spazio alle interpretazioni.
Il botta e risposta che infiamma lo studio
Tutto parte da una frase che è già diventata virale. Garofano, senza troppi giri di parole, taglia corto: “Dottor Giletti lei non merita nessuna risposta… forse non mi seguiva”. Un attacco diretto, frontale, che in studio crea immediatamente tensione. Giletti non lascia passare e replica con altrettanta fermezza: “Non è normale dire a un conduttore che non la segue, è come dire che se io contestassi tutti gli errori che sono stati fatti li imputassi a lei…”. Il tono si alza, lo scambio si fa serrato, e la sensazione è quella di assistere a qualcosa che va oltre il semplice confronto televisivo.
Indagini sotto accusa, vent’anni dopo
Il cuore dello scontro arriva subito dopo. Garofano difende il lavoro svolto: “Io credo che le indagini le abbiamo fatte scrupolosamente ed esaustivamente”. Ma Giletti affonda il colpo con una frase che pesa come un macigno: “Se siamo qui dopo vent’anni a discutere io credo che le indagini siano state fatte coi piedi”. Una linea netta, senza sfumature, che riporta al centro il tema più delicato: il tempo trascorso e i dubbi che, evidentemente, non si sono mai davvero spenti.
Un finale che lascia il segno
Nel frattempo, fuori dallo studio, il pubblico reagisce. C’è chi già si dice “orfano” del programma, segno che Lo Stato delle Cose è riuscito a costruire un rapporto solido con i suoi spettatori. Ma è proprio questa ultima puntata a fissare il ricordo più forte: non una chiusura nostalgica, ma un finale teso, quasi cinematografico, dove le parole diventano colpi e ogni frase resta sospesa nell’aria.
Il programma si ferma qui, almeno per ora. Ma il dibattito, a giudicare da quello che si è visto in studio, è tutt’altro che finito.
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