Televisione
The Couple chiude in anticipo: Canale 5 lo spegne prima che si autoestingua
Doveva essere il nuovo volto dei reality, ma si è trasformato in un boomerang: The Couple, l’esperimento targato Mediaset-Endemol con Ilary Blasi alla conduzione, chiude in anticipo rispetto ai piani iniziali. La quinta puntata sarà anche l’ultima, in onda domenica 11 maggio. Dati d’ascolto sotto il milione, share al 7,7%, pioggia di critiche e zero empatia con il pubblico: il reality che doveva rilanciare Canale 5 diventa invece l’emblema di una crisi più ampia.
La vera notizia è che non è durato ancora meno. The Couple, reality amoroso di Canale 5 condotto da Ilary Blasi, chiude i battenti con un malinconico anticipo. La quinta puntata, in onda domenica 11 maggio, sarà anche l’ultima. Le sei previste diventano cinque. Le otto ipotizzate da qualche ottimista interno a Cologno Monzese? Un’utopia bella e sepolta.
D’altronde, il reality è partito male e finito peggio. Un debutto già claudicante con un 10% di share, poi la lenta discesa nell’abisso. Fino a toccare quota 7,7% e finire schiacciato da repliche, fiction, perfino da qualche documentario sulla lontra canadese in onda altrove. Su Twitter la chiamano “una disfatta storica”. Qualcuno ha scomodato addirittura TeleCapri: “con un filmaccio di Nino D’Angelo negli anni ’80 facevano più numeri”.
Eppure l’intenzione era seria: rilanciare la domenica di Canale 5 con un prodotto “fresco, empatico, giovane, sincero”. In pratica, tutto ciò che The Couple non è mai stato. Scene lente, zero pathos, meccanismi triti e ritriti e quella sensazione fastidiosa di déjà-vu costante. “Abbiamo già visto tutto”, hanno pensato gli spettatori. E hanno girato canale.
Ilary Blasi, in tutto questo, è sembrata più spettatrice che conduttrice. Elegante, presente, ma mai davvero partecipe. E quando l’anima di un reality è assente, il disastro è solo questione di tempo. Sei coppie, prove di convivenza, dinamiche emotive da discount e risse neppure tanto credibili: un Temptation Island sbiadito, senza tentatori, senza tensione, senza un motivo valido per rimanere sintonizzati.
A Mediaset si mastica amaro. Il titolo doveva portare aria nuova in un palinsesto che ormai sembra una catena di montaggio turca: reality, talk, risse e lacrime riciclate. Ma la realtà è che il pubblico ha fatto capire con chiarezza di non voler essere preso in giro. Non bastano luci soffuse, divanetti e psicologi a buon mercato per costruire empatia. Se manca la scrittura, la tensione, la regia e — soprattutto — l’originalità, l’esito è scontato.
Ora ci si interroga sul futuro del prime time domenicale. E c’è già chi invoca una rivoluzione radicale: meno cloni, più idee. Ma in casa Mediaset la ricetta sembra sempre la stessa: se qualcosa non funziona, la si rifà uguale. E si spera in un miracolo Auditel. Intanto The Couple finisce nel dimenticatoio, lasciando dietro di sé solo meme, tweet velenosi e il sospetto che davvero, davvero, non ci sia più percezione di cosa voglia il pubblico.
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Televisione
Ventura-Perego, gelo a Rai2: Paola Barale prende il posto e le parole che fanno rumore
Simona Ventura fuori, Paola Barale dentro: il nuovo assetto del programma accende il gossip. E la replica di Paola Perego non passa inosservata.
Altro che semplice cambio di poltrona. A Citofonare Rai2 l’aria sembra essersi fatta decisamente più fredda, e non solo per il nuovo assetto in studio. Al posto di Simona Ventura ora c’è Paola Barale accanto a Paola Perego, e il passaggio, almeno a giudicare dalle parole della conduttrice, non è stato esattamente indolore.
Il cambio che accende il retroscena
Quando una coppia televisiva si rompe, difficilmente è solo una questione di palinsesto. E qui il sospetto cresce. Ventura prende un’altra direzione, approda a Mediaset e lascia spazio a un nuovo equilibrio. Fin qui la versione ufficiale. Ma il modo in cui Perego racconta la vicenda lascia spazio a più di una lettura.
La frase che non passa inosservata
“Lei ha scelto un’altra strada, ci sta. Ha scelto di andare a Mediaset e fare un altro percorso. È finita così.” Poche parole, ma sufficienti per dare la misura del clima. Nessuna polemica esplicita, nessun attacco diretto, ma quel “è finita così” suona come una chiusura netta, senza margini di interpretazione. Un modo elegante, ma freddo, per archiviare una collaborazione che aveva funzionato.
Barale al posto giusto nel momento giusto
Nel frattempo, Paola Barale entra in scena e prova a costruire una nuova dinamica con Perego. Un cambio che, inevitabilmente, sposta equilibri e attenzioni. Il pubblico osserva, confronta, misura. E mentre la nuova coppia cerca la sua identità, il nome di Ventura resta lì, sullo sfondo, come un riferimento difficile da cancellare.
La sensazione è che la partita non sia del tutto chiusa. Perché in televisione, si sa, le storie finiscono… ma spesso tornano. E questa, a giudicare dal rumore che sta facendo, potrebbe non aver detto ancora l’ultima parola.
Televisione
Carlo Conti spiazza tutti: De Martino “da sostenere”, Savino “erede”. Ma i conti non tornano
Carlo Conti indica Nicola Savino come “erede” ma parla di sostegno a Stefano De Martino per Sanremo. Una doppia lettura che lascia perplessi.
Ma che sta a dire? La domanda circola veloce dopo le dichiarazioni di Carlo Conti a Belve, dove il conduttore prova a disegnare una mappa del futuro della tv… finendo però per creare più di una contraddizione. Da una parte Stefano De Martino, “partito fortissimo” e sostenuto apertamente. Dall’altra Nicola Savino, indicato come l’erede “più vicino”. Il risultato è un cortocircuito che non passa inosservato.
De Martino da spingere, Savino da ereditare
Conti lo dice chiaramente: “Stefano De Martino è partito fortissimo”. E fin qui, nulla da obiettare. Poi aggiunge il passaggio sul Festival di Sanremo: “Avevo già deciso. Volevo dare forza a Stefano, anche un gesto d’affetto”. Parole che suonano come un’investitura, quasi un passaggio di testimone emotivo. Ma subito dopo arriva la virata: “L’erede che sento più vicino è Nicola Savino”. E qui il quadro si complica.
Il nodo dell’“erede” che non convince
Perché definire Savino “erede” apre una questione più semantica che anagrafica. Non si parla di un volto emergente, ma di un professionista con un percorso consolidato e, soprattutto, non così distante per età. Più che un passaggio generazionale, sembra una scelta di affinità stilistica. Ma il termine “erede”, in questo contesto, finisce per suonare stonato, quasi fuori fuoco.
Tra affetto e strategia televisiva
C’è poi l’altro livello, quello umano. Conti parla di “gesto d’affetto” nei confronti di De Martino, lasciando intendere una volontà di accompagnarlo, di dargli spazio. Un discorso che ha una sua coerenza, se letto in chiave di crescita e posizionamento. Ma accostato alla definizione di Savino come erede, crea una sovrapposizione difficile da tenere insieme.
Nel mezzo, una battuta che non passa inosservata: “Amadeus? Spero torni in Rai”. Un altro tassello che aggiunge complessità a un panorama già affollato. Alla fine resta una sensazione: più che chiarire le gerarchie, Conti le ha rese ancora più sfumate. E il dibattito, inevitabilmente, è appena iniziato.
Televisione
Lo Stato delle Cose chiude col botto: Giletti contro Garofano, scintille in diretta e finale da thriller
Tra nostalgia e tensione, Lo Stato delle Cose saluta il pubblico con un confronto durissimo. Il faccia a faccia tra Giletti e Garofano diventa il momento cult.
Lo Stato delle Cose cala il sipario e lo fa senza risparmiare colpi. Altro che finale morbido: l’ultima puntata si trasforma in un duello televisivo che ha il sapore del cinema, di quelli in cui la tensione cresce scena dopo scena fino all’esplosione finale. E a prendersi il centro della scena sono Massimo Giletti e il generale Garofano, protagonisti di uno scontro che lascia poco spazio alle interpretazioni.
Il botta e risposta che infiamma lo studio
Tutto parte da una frase che è già diventata virale. Garofano, senza troppi giri di parole, taglia corto: “Dottor Giletti lei non merita nessuna risposta… forse non mi seguiva”. Un attacco diretto, frontale, che in studio crea immediatamente tensione. Giletti non lascia passare e replica con altrettanta fermezza: “Non è normale dire a un conduttore che non la segue, è come dire che se io contestassi tutti gli errori che sono stati fatti li imputassi a lei…”. Il tono si alza, lo scambio si fa serrato, e la sensazione è quella di assistere a qualcosa che va oltre il semplice confronto televisivo.
Indagini sotto accusa, vent’anni dopo
Il cuore dello scontro arriva subito dopo. Garofano difende il lavoro svolto: “Io credo che le indagini le abbiamo fatte scrupolosamente ed esaustivamente”. Ma Giletti affonda il colpo con una frase che pesa come un macigno: “Se siamo qui dopo vent’anni a discutere io credo che le indagini siano state fatte coi piedi”. Una linea netta, senza sfumature, che riporta al centro il tema più delicato: il tempo trascorso e i dubbi che, evidentemente, non si sono mai davvero spenti.
Un finale che lascia il segno
Nel frattempo, fuori dallo studio, il pubblico reagisce. C’è chi già si dice “orfano” del programma, segno che Lo Stato delle Cose è riuscito a costruire un rapporto solido con i suoi spettatori. Ma è proprio questa ultima puntata a fissare il ricordo più forte: non una chiusura nostalgica, ma un finale teso, quasi cinematografico, dove le parole diventano colpi e ogni frase resta sospesa nell’aria.
Il programma si ferma qui, almeno per ora. Ma il dibattito, a giudicare da quello che si è visto in studio, è tutt’altro che finito.
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