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Calcio

Acerbi-Juan Jesus: l’offesa c’è, ma non si vede

In un’epoca in cui la lotta contro il razzismo nello sport è più importante che mai, è fondamentale che le istituzioni calcistiche agiscano con fermezza e coerenza contro tali comportamenti discriminatori.

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    La recente sentenza del Giudice Sportivo sul caso Acerbi-Juan Jesus ha destato un’ondata di indignazione nel mondo del calcio. La decisione del giudice di “non decidere” sull’offesa razzista perpetrata da Acerbi nei confronti di Juan Jesus durante l’incontro tra Inter e Napoli, il verdetto emesso ha sollevato più domande che risposte.

    In un comunicato che lascia perplessi, il Giudice Mastandrea sembra voler negare l’evidenza, affermando che sebbene ci siano sospetti di offese da parte di Acerbi, queste non sono percepite da testimoni esterni. Una decisione paradossale che mette in discussione non solo la gravità dell’atto ma anche l’integrità del giudizio sportivo.

    Un insulto rimane un insulto: Il rifiuto della realtà dal Giudice Sportivo

    Non si può ignorare il fatto che Acerbi abbia ammesso di aver pronunciato un insulto discriminatorio nei confronti di Juan Jesus. L’espressione “ti faccio nero” è inequivocabilmente offensiva e razzista, e il tentativo del Giudice Sportivo di minimizzare la gravità di tali parole è del tutto inaccettabile.

    La mancanza di prove tangibili come registrazioni audio o video non dovrebbe assolvere Acerbi dall’accusa. In un’epoca in cui la lotta contro il razzismo nello sport è più importante che mai, è fondamentale che le istituzioni calcistiche agiscano con fermezza e coerenza contro tali comportamenti discriminatori. La decisione del Giudice Sportivo rappresenta un fallimento della giustizia sportiva nel proteggere i giocatori e nell’incoraggiare un ambiente di gioco equo e rispettoso.

      Calcio

      Da Cenerentola di provincia a regina d’Europa

      Il 21 settembre 2016, l’Atalanta era in crisi con quattro sconfitte in cinque partite. Sembrava l’inizio della fine per Gasperini, ma quella sconfitta contro il Palermo segnò l’inizio di una rivoluzione. Da quel momento, Gasperini ha trasformato l’Atalanta, portandola a vincere la storica Europa League contro il Bayer Leverkusen. Un’impresa che ha cambiato per sempre il destino della squadra bergamasca.

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        Nestorovski inguaia Gasperini, ma nasce una rivoluzione

        Il 21 settembre 2016, l’Atalanta subisce una sconfitta casalinga contro il Palermo, con il gol decisivo di Nestorovski. I giornali titolano: “Nestorovski inguaia Gasperini”, riflettendo una situazione critica per la squadra bergamasca. È la quinta giornata di campionato e l’Atalanta ha già accumulato quattro sconfitte, trovandosi in fondo alla classifica con soli tre punti. L’ex tecnico del Genoa, Giampiero Gasperini, sembra destinato a un prematuro addio. Tuttavia, quel gol di Nestorovski segna inaspettatamente l’inizio di una nuova era per l’Atalanta e il suo allenatore.

        La rivoluzione di Gasperini e la storica conquista dell’Europa League

        Quello che nessuno poteva prevedere è che la sconfitta contro il Palermo sarebbe stata la scintilla per una rivoluzione. Gasperini trasforma l’Atalanta da una squadra provinciale, conosciuta per il suo settore giovanile di prim’ordine ma anche per le frequenti retrocessioni in Serie B, in una potenza del calcio europeo. Questo cambiamento culmina con la storica vittoria dell’Europa League contro il Bayer Leverkusen, il primo trofeo europeo nella storia del club e di Gasperini.

        Un percorso memorabile: da Anfield alla gloria

        L’Atalanta raggiunge la gloria superando squadre blasonate come il Marsiglia in semifinale e, soprattutto, il Liverpool nei quarti di finale. La vittoria ad Anfield Road contro i Reds rappresenta il punto di svolta, il momento in cui la squadra realizza che il sogno europeo è possibile. Questo successo cancella l’amarezza della sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Juventus e segna l’apice di un percorso iniziato otto anni prima.

        La trasformazione dell’Atalanta: da provincia a vertice

        Gasperini prende in mano l’Atalanta e demolisce pezzo per pezzo la sua storia di alti e bassi. La squadra, che vantava solo la vittoria della Coppa Italia nel 1962/63 e la semifinale di Coppa delle Coppe nel 1987/88, si trasforma in una realtà di vertice, giocando un calcio moderno, entusiasmante e in continua evoluzione.

        L’inizio di un’era: dal quarto posto alla Champions League

        La stagione 2016/17 si chiude con un sorprendente quarto posto, garantendo all’Atalanta una qualificazione europea dopo 26 anni. Anche se l’Europa League dell’anno successivo termina ai sedicesimi di finale, serve come esperienza per affrontare i successivi impegni stagionali. L’Atalanta non si accontenta e alza la posta: nelle tre stagioni successive, raggiunge per tre volte il terzo posto in campionato, il miglior piazzamento della sua storia, assicurandosi così la partecipazione alla Champions League.

        L’Atalanta di Gasperini un’eccellenza europea

        I successi in campionato e le partecipazioni alla Champions League alleviano le amarezze delle finali di Coppa Italia perse contro Lazio e Juventus nel 2019 e 2021. Sotto la guida di Gasperini, l’Atalanta si è trasformata in un’icona del calcio europeo, dimostrando che anche le squadre di provincia possono raggiungere i vertici del calcio mondiale con determinazione, strategia e un gioco spettacolare.

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          Calcio

          Dopo la sfuriata c’è poco da stare… Allegri

          In sintesi, c’è poco da stare Allegri. La Juventus deve fare i conti con le conseguenze di una stagione tumultuosa e le cicatrici lasciate dalle tensioni interne. Tuttavia, come sempre, il calcio offre un palcoscenico imprevedibile, dove ogni partita può ribaltare le sorti e riscrivere la storia

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            Con il campionato ormai alle battute finali, la Juventus si prepara ad affrontare l’ultimo turno del campionato contro il Monza, puntando al terzo posto in classifica. Tuttavia, l’attenzione mediatica continua a concentrarsi sulla clamorosa sfuriata dell’ormai ex tecnico bianconero Massimiliano Allegri. A prendere le redini della squadra è stato l’ex difensore Paolo Montero, ma inevitabilmente, tutti parlano ancora di quanto accaduto nella finale di Coppa Italia.

            Allegri e la sfuriata in diretta TV

            Massimiliano Allegri ha scosso il mondo del calcio italiano con la sua reazione furiosa in diretta televisiva. Raggiunto telefonicamente da Ivan Zazzaroni il giorno dopo lo sfogo, Allegri si è detto molto dispiaciuto, soprattutto per l’attacco a Guido Vaciago, direttore di Tuttosport. “Con Vaciago ha sbagliato nettamente,” ha spiegato il direttore del Corriere dello Sport durante il suo intervento a Pressing. “Io l’ho sentito il giorno dopo ed era veramente dispiaciuto. L’ho sentito alle 8 del mattino e mi ha detto ‘mi sono vergognato’, ed effettivamente ha ecceduto,” ha considerato Zazzaroni.

            Le scuse di Allegri

            “Non lo so, bisogna fidarsi di quello che ha detto Vaciago anche se c’è una versione di Allegri, ma ha sbagliato e lo sa perfettamente,” ha precisato il giornalista. “Non a caso è andato nella redazione di Tuttosport e ha chiesto scusa.” Con la sua reazione, l’ex allenatore bianconero è passato dalla parte del torto, ma a onor del vero, aveva una lunga serie di motivi per essere ferito e deluso dalla dirigenza della Juventus.

            Le frustrazioni di Max

            Scaricato da tempo, proprio nel momento migliore della stagione, Allegri aveva chiesto invano rinforzi di qualità nel mercato di gennaio per tentare l’impresa. “Io mi aspettavo queste reazioni conoscendo quello che aveva accumulato,” ha raccontato Zazzaroni. “Questi mesi sono stati molto duri, questi tre anni sono stati molto difficili. Quando si è spogliato lo ha fatto in modo strategico, ne sono sicuro. In quel momento doveva fermare la partita,” ha spiegato. “Sono strategie che Ulivieri insegnava a Coverciano. Non è la prima volta che si spoglia, ma chiaro che non è una bella scena.”

            Il futuro della Juventus

            Mentre la Juventus si avvia alla conclusione della stagione con Paolo Montero al timone, i tifosi e i media si interrogano sul futuro della squadra e sulla capacità di Montero di portare la Vecchia Signora al terzo posto in classifica. Ma una cosa è certa: la sfuriata di Allegri rimarrà impressa nella memoria collettiva come uno degli episodi più clamorosi della stagione.

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              Calcio

              Thiago si veste di bianconero: i dettagli del contratto

              Per il nuovo tecnico Thiago Motta la Juve ha messo sul piatto 3,5 a stagione che potrebbero bastare per un allenatore che al Bologna quest’anno si è ‘accontentato’ di incassare 1,2 milioni netti. Con il tecnico brasiliano sarebbe già stato raggiunto un accordo per un contratto biennale con opzione per il terzo anno ma non c’è ancora la firma.

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                Thiago Motta? Magari averlo un allenatore così. Nel senso che fa gola a molte squadre del campionato italiano. E anche in Europa. Col Bologna ha fatto miracoli anche se di suo la squadra ci ha messo molto. E’ l’allenatore più osannato della massima serie. E quindi con Massimiliano Allegri che sta per essere ‘espulso’ come un razzo da una Juventus permalosa e carica di prosopopea, il nome di Thiago è stato già speso tanto che siamo alle fasi finali per raggiungere un accordo con la società. Ma come per il rigetto di Allegri anche per l’ingaggio di Motta c’è un problema.

                Se tre milioni e mezzo posson bastare…

                Per il nuovo tecnico la Juve ha messo sul piatto 3,5 a stagione che potrebbero bastare per un allenatore che al Bologna quest’anno si è ‘accontentato’ di incassare 1,2 milioni netti. Con il tecnico brasiliano sarebbe già stato raggiunto un accordo per un contratto biennale con opzione per il terzo anno ma non c’è ancora la firma. E il Bologna?

                La dotta, la grassa, la rossa e la …ghiotta

                Il giovane presidente Joey Saputo, dirigente sportivo e imprenditore canadese – di origini italiane sta cercando di trattenere Thiago perché con la qualifica per la Champions a un soffio, deve entrare tra le prime cinque squadre che sono state accreditate all’Italia grazie al salto nel ranking europeo, ha bisogno di un uomo di esperienza. E inoltre di un uomo con esperienza per affrontare la prossima campagna acquisti e rafforzare la squadra dove reparti meno solidi. I tifosi dello stadio Dall’Ara sono in trepida attesa. Ironia della sorte quando il destino ci mette lo zampino, qualcuno lo chiama karma, la partita del posticipo del turno di Campionato – la 37esima – che si giocherà questa sera alle 20,45 allo stadio Dall’Ara vedrà le due squadre contendersi i tre punti. Proprio giocandosela contro la Juventus, il Bologna potrebbe trovare la matematica certezza della partecipazione alla prossima edizione della Champions.

                E che farà Allegri?

                Ma comunque il povero e tanto vituperato Massimiliano nella sua seconda avventura a Torino ha lasciato in eredità una qualificazione per la Champions League e una Coppa Italia, che per un addio è davvero tanto. Un tesoretto che per Allegri vorrebbe dire anche un personale primato di vittorie nell’ultimo atto della competizione.

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