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Calcio

Paulo Dybala sempre più lontano dalla Roma: la suocera Catherine Fulop parla senza filtri, “Oriana vuole andare via, si sente sola nella capitale”.

Catherine Fulop racconta il momento delicato della figlia e svela che la separazione tra Paulo Dybala e la Roma sarebbe in agenda per giugno. Oriana, incinta del primo figlio, soffre la lontananza dagli amici e la mancanza di una rete affettiva. Intanto il rinnovo con il club giallorosso resta lontano e il futuro dell’argentino resta più aperto che mai.

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    Non è un momento semplice per Paulo Dybala, né sul piano sportivo né su quello personale. A riaccendere un dibattito già acceso da tempo sul futuro dell’argentino è arrivata la voce di chi, nella vita privata del campione, conta eccome: Catherine Fulop, madre di Oriana Sabatini e futura nonna del bambino che nascerà a marzo. Le sue parole, pronunciate durante un intervento televisivo, hanno confermato qualcosa che nell’ambiente si mormorava da settimane: la famiglia Dybala guarda sempre più spesso oltre Roma.

    La confessione della suocera: solitudine, nostalgia, voglia di cambiare
    Fulop è stata diretta, senza filtri. Ha raccontato che Oriana “rompe le scatole per andare via”, spiegando che a Roma si sente sola e che il trasferimento di Leandro Paredes e della moglie Cami, con cui passava gran parte del tempo libero, ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Prima c’erano pigiama party, giornate condivise, una rete di affetto quotidiano. Ora, inevitabilmente, pesa la solitudine. Un sentimento umano, amplificato dalla gravidanza e dalla distanza dalle radici familiari.

    Un addio che non sarà immediato, ma il segnale è chiaro
    Nella stessa intervista, la madre di Oriana ha però chiarito un punto fondamentale: se addio sarà, non sarà adesso. La possibile separazione tra Dybala e la Roma – ha detto – sarebbe prevista per giugno. Nessuna frattura immediata, nessuna fuga: solo la prospettiva di una scelta da affrontare quando la famiglia avrà trovato un nuovo equilibrio, con la nascita del primo figlio prevista per marzo. Catherine Fulop, intanto, ha già in mano il biglietto per Roma: a gennaio sarà accanto alla figlia per accompagnarla in uno dei momenti più importanti della vita.

    Contratto, futuro e ipotesi: cosa può succedere a fine stagione
    Sul fronte sportivo, la situazione non è meno complessa. Il contratto di Dybala con la Roma scade nel 2026, ma il rinnovo non è all’orizzonte e la proprietà americana non sembra intenzionata, al momento, ad andare avanti su quella strada. Il futuro resta aperto a molte opzioni: il ritorno in Argentina, l’ipotesi di un nuovo progetto in Europa o persino la tentazione araba, che già in estate aveva flirtato con l’argentino.

    In mezzo, c’è una vita che cambia: una paternità imminente, una compagna che cerca serenità, una città che ama Dybala ma che forse non basta più a trattenerlo. Le parole di Catherine Fulop non sono solo gossip, ma il riflesso di un equilibrio delicato tra lavoro, affetti e scelte di vita.

    Per ora, l’unica certezza è che Roma resta presente, ma il domani guarda altrove. E il futuro di Paulo Dybala potrebbe scriversi lontano dall’Olimpico, insieme alla sua famiglia.

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      Calcio

      Corona contro Spalletti: “È un uomo che fa schifo”. Al Peppy Night l’attacco sull’inchiesta scommesse e l’elogio di Conte

      Dal palco del Peppy Night Corona definisce Spalletti “uno sciacallo”, lo accusa di ipocrisia sulla gestione dei giocatori coinvolti nelle scommesse e lo liquida con una battuta sugli spot pubblicitari. Intanto emergono ambiguità sulla partnership con Betsson citata nei video di “Falsissimo”.

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        Fabrizio Corona torna a far rumore. E lo fa dal palco del Peppy Night al Teatro Troisi di Napoli, scegliendo come bersaglio Luciano Spalletti, ex commissario tecnico della Nazionale e oggi allenatore della Juventus. Le parole sono quelle che non lasciano spazio a interpretazioni: “Spalletti è un uomo che fa schifo”. Un’espressione pronunciata parlando delle accuse di calcioscommesse e della gestione del caso da parte del tecnico.

        Corona reagisce così a una frase attribuita a Spalletti, che senza nominarlo avrebbe parlato di “gente che diventa famosa andando a spiare”, definendolo di fatto uno sciacallo. La replica, dal palco napoletano, è frontale e senza filtri: “Si deve vergognare”.

        Le accuse sulla gestione dell’inchiesta scommesse
        Nel suo intervento, Corona entra nel merito del tema che da mesi agita il calcio italiano. “Quando c’è un’inchiesta e ci sono tre giocatori che scommettono, lui dovrebbe dire: ‘Bene, questi tre qua non ci mettono più piede’”, sostiene, accusando Spalletti di non aver avuto la fermezza necessaria. Un giudizio netto, che non concede attenuanti né distinguo e che alimenta lo scontro tra due visioni opposte: quella dell’allenatore istituzionale e quella del personaggio che fa della denuncia spettacolare la propria cifra.

        Totti, lo spot e la stilettata finale
        Nel mirino di Corona finisce anche Francesco Totti, tirato in ballo insieme a Spalletti per uno spot pubblicitario sul whisky: “Spalletti può fare solo lo spot con Totti: due rincoglioniti che fanno quella roba lì del whisky”. Un attacco che sposta il discorso dal piano sportivo a quello dell’immagine pubblica, mescolando calcio, pubblicità e disprezzo personale.

        Il confronto diventa ancora più esplicito quando Corona chiama in causa Antonio Conte, indicandolo come “il più grande allenatore italiano”. Un paragone secco, usato come clava per ridimensionare Spalletti e rafforzare la propria narrazione.

        L’ombra della partnership con Betsson
        A fare da sfondo, però, resta un altro nodo controverso. Corona ha parlato più volte della sua collaborazione “con il trucco” con Betsson, ma nei video di Falsissimo compare il marchio “Betsson Sport”, presentato come sito di infotainment e non come piattaforma di scommesse. Una distinzione che solleva interrogativi, soprattutto nel contesto di un dibattito acceso proprio sul tema delle scommesse e delle responsabilità comunicative.

        Il confine tra informazione, intrattenimento e promozione resta sfumato, e aggiunge un ulteriore livello di ambiguità a un personaggio che da sempre gioca sul limite.

        Lo scontro che alimenta il personaggio
        L’uscita contro Spalletti non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia comunicativa ormai collaudata: attaccare figure istituzionali, alzare il volume, occupare lo spazio mediatico. Il risultato è prevedibile: indignazione, applausi, rilanci social. E un nuovo capitolo in una guerra verbale che, ancora una volta, trasforma il calcio in terreno di scontro personale e spettacolare.

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          Calcio

          David Beckham torna a Milano e riabbraccia il suo passato rossonero: tra ex compagni, vip e il successo del suo brand

          Beckham ritrova Costacurta e Ambrosini, incontra amici e celebrity internazionali e ribadisce il legame con la città: “Milano è un posto che ho sempre amato”.

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            Milano, per David Beckham, non è mai stata solo una tappa di carriera. È un luogo dell’anima, un passaggio che torna ciclicamente a farsi sentire. L’ex numero 23 rossonero è tornato in città per presentare la sua linea di occhiali, ma il viaggio si è trasformato subito in qualcosa di più: un ritorno carico di memoria, abbracci e celebrazioni.

            Appena arrivato, Beckham ha voluto rivedere alcuni dei suoi ex compagni di squadra del AC Milan, a partire da Billy Costacurta e Massimo Ambrosini. Incontri informali, sorrisi sinceri, fotografie che raccontano un legame rimasto intatto nonostante il tempo e le carriere che hanno preso strade diverse.

            Il legame mai spezzato con il Milan
            L’esperienza milanese di Beckham, seppur breve, ha lasciato un segno profondo. Non tanto per i numeri o per le statistiche, quanto per l’identità condivisa: quella di un calcio elegante, internazionale, profondamente legato allo stile della città. Non stupisce quindi che, ogni volta che torna, Beckham cerchi prima di tutto chi ha condiviso con lui quello spogliatoio.

            Costacurta e Ambrosini rappresentano un’epoca, un Milan che Beckham continua a sentire suo. E Milano, in cambio, continua ad accoglierlo come uno di casa.

            Trecento ospiti per celebrare il brand
            Il viaggio è stato anche l’occasione per festeggiare il successo della sua linea di occhiali con un evento esclusivo che ha riunito circa trecento ospiti tra amici e volti noti. Una serata che ha mescolato moda, mondanità e networking internazionale, confermando Beckham come una figura capace di muoversi con naturalezza ben oltre il campo da calcio.

            Tra i presenti spiccavano nomi come Olivia Palermo, Johannes Huebl, Paul Forman, Claudio Santamaria e Giacomo Giorgio. Un parterre eterogeneo, a metà tra star system e amicizie personali, che restituisce la dimensione globale del brand Beckham.

            “Milano è un posto che ho sempre amato”
            A suggellare il ritorno, le parole dello stesso Beckham: “È così bello tornare a Milano, un posto che ho sempre amato”. Una frase semplice, ma che suona come una dichiarazione di fedeltà. Perché se Londra è casa, Los Angeles è business e Miami è progetto sportivo, Milano resta il luogo dove calcio, moda e stile si sono intrecciati in modo naturale.

            Un ritorno che non sa di nostalgia fine a se stessa, ma di continuità. Beckham passa, saluta, abbraccia, festeggia e riparte. Ma ogni volta lascia l’impressione che, da questa città, non se ne sia mai andato davvero.

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              Calcio

              Christian Pulisic sbotta sui social: “Basta storie inventate sulla mia vita privata, certe voci fanno male”

              Dopo giorni di indiscrezioni e supposizioni, Christian Pulisic rompe il silenzio e interviene direttamente dal suo profilo Instagram per frenare il circo mediatico: niente liaison segrete, niente conferme, solo un messaggio chiaro sulla tutela della propria sfera personale. La star del calcio ribadisce che certe storie “possono influire sulla vita delle persone” e invita i media a maggiore prudenza.

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                La voce di una presunta relazione tra Christian Pulisic e l’attrice statunitense Sydney Sweeney è diventata virale, alimentata dai social e da una catena di indiscrezioni sempre più insistenti. A un certo punto però Pulisic ha deciso di dire basta, scegliendo la via più diretta possibile: un post sui social. “Per favore, basta con le storie inventate sulla mia vita privata. È necessario chiedere alle fonti di essere responsabili, potrebbero influire sulla vita delle persone”, ha scritto, mettendo fine alle speculazioni.

                La viralità che supera i fatti

                La vicenda racconta bene la dinamica di molte narrazioni contemporanee: parte una voce, si moltiplicano le interpretazioni, i social amplificano e in pochi giorni il gossip diventa “quasi realtà”, anche senza conferme. Il nome di Pulisic e quello di Sydney Sweeney sono finiti al centro di titoli, ipotesi, commenti e discussioni, con l’immancabile divisione tra chi ci crede e chi invita alla cautela.

                Tra diritto alla privacy e pressione mediatica

                Il richiamo del calciatore alla responsabilità non è solo uno sfogo, ma un messaggio preciso. Dietro i personaggi pubblici ci sono persone con relazioni, affetti, equilibri e fragilità. E quando il gossip supera il limite, il prezzo può diventare alto. Pulisic ha scelto di dirlo chiaramente, rivendicando il diritto a gestire la sua vita privata senza intrusioni e ricordando che, prima di inseguire il sensazionalismo, sarebbe opportuno verificare e riflettere sui possibili effetti delle parole.

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