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Calcio

Ronaldo non gioca più: sciopero, protesta o guerra di soldi? Il caso CR7 scuote il calcio

Assente contro l’Al-Ittihad e sostenuto dai tifosi a Riad, CR7 sarebbe in rotta con il club e con il sistema del calcio saudita. Ufficialmente pesa il caso Benzema, ma dal Portogallo filtra l’ipotesi più delicata: ritardi nei pagamenti. E sullo sfondo resta l’obiettivo dei mille gol e del Mondiale.

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    Cristiano Ronaldo non gioca. Non perché sia infortunato, non perché sia squalificato, non perché debba rifiatare. Cristiano Ronaldo non gioca perché ha scelto di non farlo. E quando il calciatore più famoso, discusso e pagato del pianeta decide di sparire dal campo, la notizia non è l’assenza in sé: è il segnale che manda.

    Per la seconda partita consecutiva Cristiano Ronaldo non è sceso in campo con l’Al-Nassr. L’ultima assenza, contro l’Al-Ittihad, pesa più delle altre perché arriva senza spiegazioni mediche e senza comunicazioni convincenti. Ufficialmente non c’è alcun problema fisico. E allora la domanda diventa inevitabile: può “scioperare” un calciatore? Sì, può farlo. E Ronaldo lo sta facendo a modo suo, senza proclami, ma con il gesto più rumoroso che esista per un fuoriclasse: non giocare.

    A Riad la reazione dei tifosi è tutt’altro che ostile. Sugli spalti compaiono cartelli con la scritta “missing”, scomparso. Al settimo minuto di gioco, lo stadio si alza e mostra il numero 7. È un atto di sostegno, non di protesta. Ronaldo non c’è, ma resta il centro emotivo della scena. Questo racconta molto del suo peso specifico: anche quando manca, occupa lo spazio. Anche quando tace, parla.

    La versione che circola con maggiore insistenza chiama in causa gli equilibri del calcio saudita. Il nodo sarebbe il ruolo del Public Investment Fund, il fondo sovrano che finanzia e orienta il sistema calcistico nazionale. La scintilla, secondo questa lettura, sarebbe stato il trasferimento di Karim Benzema verso l’Al-Hilal, grande rivale dell’Al-Nassr. Un’operazione che avrebbe alterato gli equilibri competitivi e che Ronaldo non avrebbe digerito, interpretandola come una scelta calata dall’alto e poco rispettosa delle ambizioni della sua squadra.

    La risposta della Saudi Pro League è stata fredda e diretta: nessun giocatore è più importante di un club o del sistema. Una frase che suona come una linea di confine. Il progetto saudita viene prima dei singoli, anche se quei singoli hanno contribuito a costruirne l’immagine globale. Ronaldo, di fatto, è stato il volto che ha aperto le porte del calcio saudita al mercato mondiale, ma il sistema sembra voler ribadire che nessuno è intoccabile.

    Poi c’è il retroscena che rende la storia molto meno romantica e molto più concreta. A parlarne è A Bola, quotidiano sportivo portoghese storicamente vicino all’entourage di CR7. Secondo questa ricostruzione, dietro l’assenza non ci sarebbe solo una protesta sportiva, ma una questione economica: ritardi o problemi nei pagamenti dello stipendio. Cifre fuori scala per il calcio europeo: circa 20 milioni di euro al mese, 200 milioni a stagione. Se questa versione trovasse conferme, il quadro cambierebbe radicalmente. Non più capriccio da superstar, ma tensione contrattuale di altissimo livello.

    In questo contesto il silenzio diventa una forma di pressione. Ronaldo non attacca pubblicamente, non rilascia interviste polemiche, non incendia i social. Semplicemente non gioca. Ma la sua assenza pesa sul prodotto, sull’audience, sull’immagine del campionato. Senza Ronaldo, la Saudi Pro League perde una parte della sua attrattiva internazionale. Ed è un elemento che tutti, a Riad, conoscono bene.

    La sensazione è che la frattura sia reale, anche se non ancora dichiarata. Ronaldo ha obiettivi personali chiarissimi. Vuole arrivare al prossimo Mondiale da protagonista e vuole toccare quota mille gol in carriera. Oggi è a 961. Gli mancano poche reti per un traguardo simbolico che nessun altro ha mai avvicinato con questa continuità. Per farlo ha bisogno di giocare, di essere centrale, di sentirsi al centro del progetto tecnico.

    Esiste anche una clausola rescissoria. Ma qui entra in gioco l’ultima grande incognita: chi investirebbe oggi 50 milioni di euro su un calciatore di 41 anni? Ronaldo resta una macchina mediatica e un atleta ancora competitivo, ma comporta costi enormi e una gestione complessa. Non è solo un acquisto sportivo, è un’operazione industriale.

    Il paradosso è evidente. Il calcio saudita ha voluto Ronaldo per legittimarsi agli occhi del mondo. Ronaldo ha scelto l’Arabia per restare centrale e continuare a vincere. Se una di queste due condizioni viene meno, il matrimonio scricchiola. E in questo momento i segnali vanno tutti nella stessa direzione: tensione, distanza, silenzi pesanti.

    Per ora c’è solo un dato certo. Ronaldo non gioca. E quando Cristiano Ronaldo smette di giocare, non è mai solo una scelta tecnica. È un messaggio. E nel calcio globale di oggi, i messaggi di CR7 raramente sono casuali. Anche quando non dice una parola. Anche quando resta fermo. Anche quando sparisce. Perché a volte, per uno come lui, l’assenza fa più rumore di qualsiasi gol.

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      Calcio

      Alisha Lehmann sbotta contro gli hater: “Non faccio TikTok, voglio solo essere la migliore” e lascia Como

      Alisha Lehmann si racconta alla BBC Sport e risponde alle accuse: tra social e calcio, chiarisce la sua scelta di lasciare Como e rilanciarsi in Inghilterra

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        Alisha Lehmann non ci sta più a farsi raccontare dagli altri. E lo dice senza filtri, mettendo fine a quell’immagine patinata che spesso le viene cucita addosso. In un’intervista a BBC Sport, la calciatrice del Como Women ha deciso di rispondere agli hater e di chiarire una volta per tutte cosa c’è dietro le sue scelte.

        “Non vivo per i social”

        “La gente non vede il lavoro che faccio. Non torno a casa a fare TikTok”. Parole nette, che smontano uno dei cliché più diffusi sul suo conto. Per molti è prima un volto social e poi una calciatrice, ma lei ribalta la prospettiva: il campo viene prima di tutto. Gli allenamenti, i sacrifici, la disciplina. Tutto ciò che non finisce nei video da pochi secondi.

        La scelta di lasciare Como

        Poi arriva la parte più diretta, quella che riguarda il suo futuro. “Dopo un mese mi sono resa conto che non mi piaceva restare a Como e volevo tornare in Inghilterra”. Nessun giro di parole, nessuna diplomazia. Una decisione maturata in fretta, ma evidentemente lucida. Perché dietro c’è anche una questione di ambiente, di stimoli, di sensazioni personali.

        “L’Inghilterra è casa mia”

        “Adoro stare qui, il calcio è migliore e l’Inghilterra mi sembra casa”. È qui che il discorso si chiude, con una dichiarazione che pesa più di qualsiasi polemica. Non è solo una scelta tecnica, è una questione di appartenenza. E soprattutto di ambizione: “Voglio diventare la miglior giocatrice possibile”.

        Un messaggio chiaro, che va oltre il gossip e i commenti social. Alisha Lehmann si riprende la scena, ma lo fa a modo suo: parlando di calcio, non di filtri.

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          Calcio

          CR7 e Georgina, cena da 18 milioni: tra Bugatti, diamanti e orologi da capogiro il lusso diventa spettacolo

          Tra sospetti, accuse e tensione alle stelle, Dario Cassini parla di pillole sparite e punta il dito contro Antonella Elia. Lei respinge tutto e lo attacca duramente, mentre nella Casa cresce il dubbio su cosa sia davvero successo

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            Quando Cristiano Ronaldo e Georgina Rodriguez escono a cena, non è mai una semplice serata. È un evento, una dichiarazione, un’esibizione di potere economico che sfiora il surreale. Stavolta, però, i numeri superano anche gli standard a cui hanno abituato il pubblico: il valore complessivo tra auto, gioielli e accessori sfiora i 18 milioni di euro.

            Una Bugatti che vale una fortuna

            Il pezzo più vistoso? La Bugatti Centodieci, un gioiello su quattro ruote dal valore di oltre 11 milioni e mezzo di euro. Non un’auto, ma un simbolo. Linee aggressive, produzione limitatissima, prezzo da collezionisti. E naturalmente, parcheggiata come se fosse la cosa più normale del mondo.

            Diamanti e orologi da capogiro

            A brillare non è solo l’auto. Georgina sfoggia un anello di fidanzamento da oltre 5 milioni di euro, una cifra che da sola basterebbe a raccontare la portata del lusso. A completare il quadro ci sono gli orologi: un Patek Philippe 5719/10G da circa 640 mila euro e un modello femminile 7118/1450R da quasi 400 mila. Dettagli? No, veri e propri status symbol.

            Il lusso come linguaggio

            In questo mondo, il lusso non è un contorno, è il messaggio. Ogni scelta, ogni accessorio, ogni dettaglio racconta una storia precisa: quella di chi può permettersi tutto e sceglie di mostrarlo senza filtri. CR7 e Georgina non si limitano a vivere nel lusso, lo trasformano in narrazione, in spettacolo continuo.

            E così, anche una cena diventa qualcosa di più. Non solo un momento privato, ma un palcoscenico globale dove il valore non si misura in emozioni, ma in milioni.

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              Calcio

              Reginaldo svela tutto su Elisabetta Canalis: “Allora ci penso io”, il retroscena bollente tra calcio, vip e serate milanesi

              Reginaldo rompe il silenzio sulla relazione con Elisabetta Canalis: “Era lei che voleva conoscermi”. Dal ruolo di Bernardo Corradi alla serata decisiva a Milano, emerge un retroscena che riaccende il gossip.

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                Certe storie sembrano uscite da un copione già scritto, e invece nascono tra spogliatoi, telefonate mai fatte e serate improvvisate. Reginaldo, ex attaccante brasiliano passato per la Serie A, riapre un capitolo che aveva fatto impazzire il gossip: la relazione con Elisabetta Canalis. E lo fa senza filtri, raccontando un retroscena che oggi suona ancora più sorprendente.

                “Era lei che voleva conoscermi”
                Ospite del podcast Pro Football, Reginaldo ribalta la prospettiva di una storia che all’epoca aveva riempito i rotocalchi. “Per tre mesi lei voleva conoscermi, ma io non sapevo nulla”, racconta. Il motivo? Di mezzo c’era Bernardo Corradi, compagno di squadra al Parma e, a quanto pare, intermediario poco collaborativo. “Mi diceva sempre che c’era una sua amica famosissima che voleva conoscermi, ma non mi diceva chi fosse”. Un gioco di attesa che si trascina per settimane, tra curiosità e frustrazione.

                La serata decisiva e quel “ci penso io”
                Il momento chiave arriva il 30 marzo 2008, durante il compleanno di Corradi organizzato in un locale brasiliano a Milano. Reginaldo arriva tardi, dopo un’altra serata, e si trova davanti una scena che cambia tutto: Corradi, Elena Santarelli e, accanto a un posto vuoto, Elisabetta Canalis. “Quando Bernardo mi ha detto ‘è lei’, ho risposto: ‘Allora ci penso io’”. Da lì parte tutto. Una birra, qualche parola, il numero di telefono e un appuntamento già fissato per pochi giorni dopo.

                Sette mesi tra Parma e vita da copertina
                Il resto è una storia che, almeno per un periodo, ha fatto invidiare mezzo Paese. “Siamo stati insieme sette mesi, viveva anche con me a Parma”, racconta Reginaldo. Una relazione intensa, nata velocemente e vissuta sotto i riflettori, tra calcio e spettacolo. Lui giovane promessa del pallone, lei già all’apice della popolarità televisiva. Un incastro perfetto per il gossip, che infatti non si fece attendere.

                Oggi, a distanza di anni, il racconto assume un sapore diverso. Più leggero, più ironico, ma anche più umano. Perché dietro le copertine e i titoli, restano sempre le stesse dinamiche: incontri, coincidenze, qualcuno che fa da tramite e qualcun altro che, a un certo punto, decide di non aspettare più. “Allora ci penso io”. E il resto viene da sé.

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