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Calcio

Clamoroso in Premier League: i club al voto per abolire il Var

I club della Premier League voteranno il mese prossimo sull’abolizione della VAR, proposta dal Wolverhampton. Sarà necessaria una maggioranza di 14 club su 20 per rimuovere la tecnologia dalla prossima stagione, riflettendo la crescente insoddisfazione tra club, giocatori, allenatori e tifosi.

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    I club della Premier League voteranno il mese prossimo sull’abolizione della VAR, in base a una proposta del Wolverhampton. Per abolire l’uso della tecnologia dalla prossima stagione, sarà necessaria una maggioranza di 14 club su 20. Questo dibattito riflette quanto la VAR sia contestata in Inghilterra, da club, giocatori, allenatori e tifosi.

    Il Wolverhampton ha dichiarato in un comunicato: “Dopo 5 stagioni di utilizzo in Premier League, è ora di un dibattito costruttivo e critico sull’uso della VAR. Riteniamo che il costo per un piccolo miglioramento nell’accuratezza delle decisioni arbitrali sia in contrasto con lo spirito del gioco, quindi proponiamo di smettere di utilizzarla dalla prossima stagione. Non vogliamo incolpare nessuno, ma vogliamo il miglior risultato per il calcio”.

    La Premier League ha risposto: “Siamo consapevoli dei problemi e delle preoccupazioni legate alla VAR, ma la lega sostiene pienamente il suo utilizzo e si è impegnata, insieme all’associazione arbitri, a migliorare il sistema a beneficio del gioco e dei tifosi”. Tuttavia, i tifosi rimangono tra i più scettici riguardo all’uso della tecnologia.

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      Calcio

      Walter Mazzarri allenerà in Iran

      L’ex allenatore di Napoli, Inter e Torino si trasferisce in Iran per una nuova avventura calcistica. Ma è una mossa strategica o solo un tentativo disperato di rimanere rilevante nel mondo del calcio?

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        Se c’è una cosa che il calcio ci ha insegnato, è che la carriera di un allenatore può essere imprevedibile. Walter Mazzarri ne è l’esempio perfetto. Dopo il suo periodo positivo a Napoli, culminato con la conquista della Coppa Italia, le cose hanno preso una piega meno brillante. Le avventure con Inter e Torino non sono andate come sperato, con prestazioni altalenanti e risultati deludenti. E così, quando sembrava che le opzioni stessero esaurendosi, ecco l’Iran.

        Iran: il paradiso del calcio?

        L’Iran, conosciuto più per le sue meraviglie storiche e culturali che per i suoi successi calcistici, è ora la destinazione di Mazzarri. Non esattamente il sogno di ogni allenatore, ma forse il “belpaese” delle opportunità per chi ha bisogno di rilanciarsi. Dopotutto, non ci sono squadroni in Iran, e le pressioni mediatiche europee sono un lontano ricordo.

        Una scelta disperata?

        Molti vedono questa mossa come l’ultima spiaggia per Mazzarri, una sorta di tentativo disperato di rimanere in gioco. E non si può negare che ci sia del vero. Quando le chiamate dai club di Serie A si fanno rare, e le opzioni si limitano, si diventa improvvisamente più aperti a esplorare territori inesplorati. Ma chissà, magari l’Iran si rivelerà essere la sorpresa che nessuno si aspettava, nemmeno Mazzarri stesso.

        Le reazioni del pubblico

        La notizia ha suscitato una varietà di reazioni. Da un lato, c’è chi non può fare a meno di sorridere ironicamente, vedendo in questa scelta un chiaro segno dei tempi difficili che Mazzarri sta affrontando. Dall’altro, alcuni ammirano il coraggio di lanciarsi in un’avventura così diversa. In ogni caso, la domanda resta: sarà un nuovo inizio o solo il principio della fine?

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          Calcio

          Messi dice no agli emiri: 1,4 miliardi di euro non bastano

          Nonostante un’offerta di 1,4 miliardi di euro, Lionel Messi ha declinato la proposta dell’Arabia Saudita. Un rifiuto che lascia perplessi e fa sorridere, mostrando che anche i calciatori più pagati hanno altre priorità.

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            Sembra che 1,4 miliardi di euro non siano abbastanza per Lionel Messi. L’Arabia Saudita, nota per le sue generose offerte, ha tentato di portare il campione argentino nei suoi campionati con una cifra da capogiro. Eppure, Messi ha gentilmente declinato l’offerta, preferendo restare fedele alle sue scelte attuali.

            Perché Messi ha detto no?

            Forse Messi non sa cosa fare con tutto quel denaro, o forse ha già abbastanza yacht e ville di lusso. Ma la realtà è che il denaro, per quanto attraente, non è tutto. Messi ha scelto di mantenere il suo percorso professionale e personale in linea con le sue convinzioni e priorità. Che si tratti di una questione di valori, di desiderio di competere ai massimi livelli in Europa o semplicemente di non voler trasferirsi in un campionato meno competitivo, la decisione di Messi è un chiaro segno che la passione per il calcio può superare anche le offerte più allettanti.

            Il Paradosso del ricco

            In un mondo dove spesso si pensa che ogni uomo abbia un prezzo, Messi ha mostrato che non è sempre così. Nonostante la somma esorbitante, il campione argentino ha dimostrato che a volte le decisioni si basano su altro. I tifosi di Messi probabilmente apprezzano questa scelta, vedendola come un segno di integrità e dedizione allo sport, piuttosto che al denaro.

            Le reazioni

            Le reazioni al rifiuto di Messi sono state varie. Alcuni sono rimasti sbalorditi dal fatto che qualcuno possa rifiutare una tale fortuna, mentre altri lo vedono come una conferma della sua dedizione al calcio di alto livello. Indipendentemente da come la si pensi, questa decisione mette in luce l’incredibile potere di scelta che hanno i più grandi atleti del mondo.

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              Calcio

              Italia vs Spagna: un dramma calcistico

              Gli Azzurri, in una performance disastrosa, vengono surclassati dalla Spagna. Donnarumma fa il possibile, ma la squadra si perde nel labirinto spagnolo. È tempo di riflettere e ripartire.

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                Un’impresa da ricordare… o meglio, da dimenticare. Questo il resoconto dell’ultima partita dell’Italia agli Europei 2024, dove gli Azzurri sono riusciti a sfornare un totale di quattro tiri contro una Spagna più affilata di una lama Toledo. Sì, avete letto bene: quattro tiri in 90 minuti, roba che neanche i dilettanti in una partita del campionato amatoriale.

                Il pomeriggio dei miracoli (spagnoli)

                Se fossimo stati su un set cinematografico, la performance dell’Italia sarebbe stata quella di una comparsa in una scena epica dominata dai protagonisti spagnoli. Gli uomini di Mancini sembravano più intenti a cercare la via per uscire dal labirinto che è stato il possesso palla spagnolo, piuttosto che a cercare la via del gol.

                Donnarumma, il nostro Ulisse

                Il povero Donnarumma, da solo contro tutti, sembrava Ulisse tra Scilla e Cariddi, costretto a parare l’impossibile mentre i suoi compagni si dileguavano come la nebbia all’alba. Ogni volta che la Spagna avanzava, il portierone italiano doveva fare i salti mortali per evitare una disfatta ancor più epica.

                Statistiche da museo delle cere

                Quattro tiri in totale, un record negativo che entra dritto dritto nel museo delle cere degli orrori calcistici italiani. Mai, nella gloriosa storia della Nazionale, si era vista una prestazione così dimessa e imbarazzante. Nemmeno ai tempi dei catenacci e delle difese arcigne avevamo raggiunto tali abissi.

                Lezioni di flamenco

                Forse, dopo questa partita, sarà il caso di prendere qualche lezione di flamenco dai cugini spagnoli. Se non altro, per imparare a muoversi con grazia sul campo, visto che il pallone sembrava un oggetto sconosciuto per i nostri giocatori.

                La resurrezione dei tifosi

                E mentre l’Italia calcistica si lecca le ferite, i tifosi già pensano a come risorgere dalle ceneri. Dopotutto, se c’è una cosa che sappiamo fare bene, è rinascere più forti di prima. Magari con un occhio al futuro e uno a qualche talento nascosto nelle giovanili, per non dover più rivivere un incubo calcistico di tale portata.

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