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Sport

Dal trionfo di Sinner a Wimbledon ai Mondiali d’oro di volley e nuoto: il 2025 che fa grande lo sport italiano azzurro

Il 2025 conferma l’Italia come superpotenza in tennis, volley, atletica, nuoto, scherma e sport invernali, mentre la Nazionale di calcio fatica ancora a ritrovare se stessa e l’Inter si schianta in finale di Champions. Sullo sfondo, gli addii a Pietrangeli e Benvenuti e l’attesa crescente per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026

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    Il 2025 dello sport italiano è stato un anno di frontiera, più complesso e sfaccettato del trionfale 2024, ma ugualmente ricco di medaglie, record, titoli mondiali e immagini destinate a restare. Se il calcio continua a muoversi sul filo della delusione, il resto del movimento azzurro racconta una storia diversa: l’Italia che nuota, corre, salta, marcia, scia e gioca a tennis e a volley continua a essere in prima fila nel mondo, dando il senso di un sistema ormai stabilmente d’élite.

    Il 2025 d’oro della racchetta azzurra

    Il filo rosso dell’anno resta il tennis. Jannik Sinner, pur chiudendo da numero 2 del mondo alle spalle di Alcaraz e attraversando la tempesta del “caso clostebol” con l’accordo di tre mesi di squalifica con WADA, ha firmato una stagione da fuoriclasse assoluto: Australian Open bissato a Melbourne, trionfo storico a Wimbledon – primo italiano a riuscirci – e conferma del titolo alle Atp Finals di Torino, ancora una volta nel duello con il rivale spagnolo.

    Dietro di lui, però, non c’è il vuoto: Cobolli e Berrettini guidano una Nazionale da romanzo sportivo alla terza Coppa Davis consecutiva, senza Sinner, insieme a Sonego, Vavassori e Bolelli. È la fotografia di un tennis maschile azzurro diventato squadra vera, non più dipendente da un solo campione. Sul fronte femminile, Jasmine Paolini è ormai stabilmente tra le grandi: semifinale a Miami, exploit agli Internazionali d’Italia (titolo in singolare e in doppio con Errani), ruolo da leader nella Billy Jean King Cup, vinta dall’Italia per il secondo anno di fila.

    Brignone, Goggia e l’inverno tricolore

    Se si guarda alla neve, il 2025 è l’anno della consacrazione definitiva di Federica Brignone. La valdostana mette in bacheca la sua seconda Coppa del Mondo assoluta di sci alpino, dominando tra gigante e discesa, arricchendo il bottino con l’oro in gigante e l’argento in superG ai Mondiali di Saalbach. Sofia Goggia resta il volto della velocità azzurra, con vittorie di peso come la libera di Cortina e il superG di Val d’Isère, a conferma di una generazione che continua a rifiutarsi di mollare il testimone.

    Nel maschile, il ritorno alla vittoria di Dominik Paris a Kvitfjell – in discesa e superG – interrompe un digiuno di oltre un anno e restituisce alla velocità italiana un simbolo ancora competitivo. Lo snowboard parla azzurro con la Coppa del Mondo di parallelo firmata da Maurizio Bormolini e il doppio colpo di Flora Tabanelli, padrona di Big Air in Coppa e al Mondiale. Intanto il Paese intero inizia a guardare a Milano-Cortina 2026: impianti, test-event e aspettative trasformano ogni vittoria sulla neve in un antipasto olimpico.

    Volley, nuoto, atletica: Italia potenza mondiale

    Se c’è un settore in cui l’Italia appare inarrestabile è il volley. La Nazionale maschile di De Giorgi si conferma campione del mondo nelle Filippine, travolgendo la Bulgaria in finale, mentre la Nazionale femminile di Velasco spezza un digiuno lungo venticinque anni e torna sul tetto del mondo battendo la Turchia al tie-break. A livello di club, Perugia e Scandicci completano l’opera vincendo il Mondiale per club, rispettivamente al maschile e al femminile.

    Nei 50 metri d’acqua e nelle acque libere, il nuoto azzurro continua a vivere un’era d’oro. Ai Mondiali di Singapore arrivano 7 medaglie in corsia e un numero record di finali, mentre nelle acque libere l’Italia vince il Trofeo per Nazioni grazie ai podi in serie di Paltrinieri e Taddeucci. A fine anno, agli Europei in vasca corta di Lublino, il medagliere azzurro esplode: 9 ori, 5 argenti, 6 bronzi che certificano una profondità tecnica mai vista prima.

    L’atletica completa il quadro: dagli Europei indoor di Apeldoorn ai Mondiali di Tokyo, gli azzurri confermano di essere entrati stabilmente nel gotha. Larissa Iapichino e Andy Díaz dominano nel lungo e nel triplo, Mattia Furlani conquista l’oro mondiale nel lungo, Nadia Battocletti colleziona medaglie e record tra 5.000, 10.000 e cross, Antonella Palmisano continua a essere un riferimento assoluto nella marcia, Iliass Aouani si prende la scena nella maratona. Intanto l’Italscherma – dalla Coppa del Mondo agli Europei di Genova e ai Mondiali di Tbilisi – mantiene il suo ruolo storico di fabbrica di medaglie, mentre il ciclismo su pista celebra l’ennesimo oro mondiale di Elia Viviani, scelto come ultimo atto di una carriera esemplare.

    Calcio in affanno e addii alle leggende

    Il rovescio della medaglia è il calcio. La Nazionale, passata da Spalletti a Gattuso in corsa, non riesce a centrare la qualificazione diretta ai Mondiali 2026, inciampa due volte contro la Norvegia e si condanna ai play-off, con lo spettro di un terzo Mondiale di fila senza Italia aleggiare sul 2026. Anche a livello di club la ferita è profonda: l’Inter, dopo la finale persa nel 2023, crolla in quella del 2025 contro il Psg con un pesantissimo 5-0, proprio nel giorno della scomparsa dell’ex presidente Pellegrini, aggiungendo amarezza a un risultato già difficile da digerire.

    Il 2025 è anche l’anno degli addii a due icone assolute dello sport italiano come Nino Benvenuti e Nicola Pietrangeli, pugilato e tennis, due nomi che hanno scritto pagine fondative della nostra storia sportiva. Le loro scomparse chiudono simbolicamente un ciclo, mentre una nuova generazione di campioni – da Sinner a Brignone, da Paolini a Battocletti – ha già preso in mano il testimone.

    Così, tra gioie e ombre, il 2025 lascia in eredità un’immagine chiara: lo sport italiano è vivo, competitivo e pronto a presentarsi a Milano-Cortina 2026 con ambizioni enormi. Il conto alla rovescia è già iniziato, e gli azzurri sembrano avere tutta l’intenzione di farsi trovare pronti.

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      Gossip

      Ralf Schumacher verso il sì con Étienne Bousquet-Cassagne: nozze in arrivo e il commento dell’ex moglie

      Secondo la rivista Bild, Ralf Schumacher sarebbe pronto a celebrare il matrimonio con Étienne Bousquet-Cassagne. L’ex campione, che aveva fatto coming out meno di due anni fa, si prepara a un nuovo capitolo della sua vita privata. La notizia è accompagnata anche dal commento dell’ex moglie Cora Brinkmann.

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        A meno di due anni dal suo coming out, Ralf Schumacher è pronto a compiere un altro passo importante: il matrimonio con il compagno Étienne Bousquet-Cassagne. La notizia è stata diffusa inizialmente dalla rivista tedesca Bild, che ha anticipato alcuni dettagli sulla cerimonia e raccolto anche il commento dell’ex moglie del pilota, Cora Brinkmann.

        Per l’ex protagonista della Formula 1 si tratta di un momento simbolico, che arriva dopo un percorso personale vissuto sotto i riflettori ma rivendicato con naturalezza. Il coming out, avvenuto meno di due anni fa, aveva segnato una svolta pubblica nella sua vita privata, ricevendo ampio sostegno da parte di colleghi, amici e tifosi.

        Un nuovo capitolo dopo la carriera in pista

        Ralf Schumacher, fratello del sette volte campione del mondo Michael Schumacher, ha costruito la sua notorietà tra i circuiti più prestigiosi del motorsport internazionale. Terminata la carriera agonistica, ha mantenuto un profilo pubblico come commentatore e opinionista sportivo in Germania.

        Ora, però, l’attenzione si sposta sulla sfera personale. Secondo quanto riportato da Bild, la cerimonia sarebbe già in fase di organizzazione, anche se non sono stati resi noti dettagli ufficiali su data e location. L’unica certezza è la volontà di ufficializzare un legame che dura da tempo e che è stato condiviso pubblicamente con discrezione ma senza reticenze.

        Il commento dell’ex moglie

        La rivista tedesca ha riportato anche le parole di Cora Brinkmann, ex moglie di Schumacher, con cui il pilota ha avuto un figlio. Il suo commento si inserisce in un clima che, almeno ufficialmente, appare sereno. Un elemento non secondario, considerando che le separazioni in ambienti così esposti mediaticamente spesso generano tensioni pubbliche.

        Dal coming out al matrimonio

        Il percorso di Ralf Schumacher rappresenta uno dei casi più visibili nel mondo del motorsport, un ambiente tradizionalmente percepito come poco incline a esporsi su temi personali. La scelta di raccontarsi apertamente e ora di celebrare il matrimonio con Étienne Bousquet-Cassagne segna una continuità coerente con quel gesto.

        Dalla pista all’altare, l’ex pilota sembra aver trovato una nuova stabilità lontano dai box e dalle monoposto. E mentre i dettagli ufficiali della cerimonia restano riservati, l’annuncio segna comunque un passaggio pubblico importante nella sua vita.

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          Sport

          Il Cio punisce la memoria: Heraskevych fuori dai Giochi per un casco che ricorda 24 atleti uccisi nella guerra in Ucraina

          Uno schiaffo in faccia all’Ucraina e alla memoria delle sue vittime: squalificato Heraskevych per il casco tributo ai 24 atleti uccisi, il Cio invoca la neutralità e scatena l’indignazione del mondo intero.

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            Alle Olimpiadi si celebra la pace, si parla di tregua, si firma il muro simbolico contro le guerre. Poi, però, succede che un atleta venga escluso per aver ricordato i morti del proprio Paese. È accaduto a Vladyslav Heraskevych, campione ucraino di skeleton, portabandiera alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Il suo gesto? Presentarsi al via con un casco che rende omaggio ai 24 atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa nel 2022.

            Non uno slogan politico, non un appello elettorale, non una provocazione ideologica. Un tributo. Ventiquattro nomi. Ventiquattro vite spezzate. Il Comitato Olimpico Internazionale ha ritenuto che quel casco violasse la famosa Regola 50, quella che vieta manifestazioni “politiche, religiose o razziali” sui campi di gara. Ha proposto un compromesso: una fascia nera al braccio. Heraskevych ha rifiutato. Ha sostenuto di non aver fatto propaganda, ma memoria. Ha tenuto il punto. È stato squalificato.

            La presidente del Cio, Kirsty Coventry, è salita fino alla partenza per incontrarlo. È apparsa commossa, con le lacrime agli occhi. “Il suo è un messaggio di memoria e nessuno è in disaccordo”, ha detto. Eppure la decisione non è cambiata. Il Cio ha parlato di esclusione presa “con rammarico”.

            Rammarico che non restituisce una gara olimpica. Rammarico che non cancella l’impressione di un regolamento applicato con rigidità chirurgica quando si tratta dell’Ucraina, e con elasticità sorprendente in altre circostanze.

            Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha attaccato duramente: “Lo sport non significa indifferenza e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre non assecondare l’aggressore. Purtroppo la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di squalificare Vladyslav Heraskevych parla di altro. Questo non è certo in linea con i principi base delle Olimpiadi che si basano sulla giustizia e sul sostegno alla pace”.

            Parole pesanti. Parole che rimbalzano dentro un movimento olimpico che rivendica neutralità, ma che finisce per sembrare distante dalla realtà. Il Cio ha ricordato che nel mondo esistono 130 conflitti e che non è possibile rappresentarli tutti ai Giochi. Heraskevych ha replicato senza mezzi termini: “Nessun conflitto è paragonabile al numero di vittime e alla distruzione che hanno sofferto gli ucraini. Questo è superficiale e rozzo da parte del Cio”.

            Lui ha scritto su X: “È il prezzo della nostra dignità”. Ha parlato di vuoto. Ha invitato le televisioni a trasmettere almeno il suo ultimo allenamento “solo per onorare gli atleti ritratti con questo casco”. Ha aggiunto: “Credo di non aver violato alcuna regola. Vedo grandi incongruenze nelle decisioni, nella formulazione, nelle conferenze stampa del Cio, credo che il problema più grande sia proprio l’incoerenza. Credo fermamente nell’Isbf e il Cio sa che non sto violando alcuna regola. Di certo non avrò il mio momento a queste Olimpiadi, nonostante abbiamo ottenuto ottimi risultati nelle prove di allenamento. Credo davvero che avrei potuto essere tra i medagliati, ma non potrò gareggiare”.

            Il ministro dello sport ucraino Matvii Bidnyi ha parlato di decisione “gravemente sbagliata” e di “doppi standard”. Il ricorso al Tas è annunciato. Resta una domanda che pesa più del cronometro: davvero la memoria dei morti è propaganda? Davvero ricordare 24 atleti uccisi equivale a violare lo spirito olimpico? Le Olimpiadi sono nate per sospendere le guerre, non per sospendere la coscienza. E se lo sport pretende di essere un terreno neutro, allora deve dimostrare che la neutralità non coincide con il silenzio selettivo. Heraskevych non correrà. I suoi Giochi sono finiti prima ancora di iniziare. Ma l’eco di quel casco, con i suoi ventiquattro nomi, continuerà a correre ben oltre la pista di ghiaccio.

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              Sport

              Dalle medaglie ai cuori infranti: le Olimpiadi diventano Uomini e Donne tra confessioni e casting per San Valentino

              La slittinista americana Sophia Kirkby si autoproclama “la scapola più ambita” dei Giochi di Milano-Cortina, apre le candidature sui social e riceve oltre 600 messaggi. Due finalisti per un cappuccino il 14 febbraio, tra atleti e tifosi in fibrillazione. E le Olimpiadi, per un attimo, sembrano diventare un reality sentimentale.

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                Siamo alle Olimpiadi o a Uomini e Donne? La domanda rimbalza tra Cortina e i social network da quando la slittinista americana Sophia Kirkby ha deciso che, oltre a inseguire millesimi sul ghiaccio, era arrivato il momento di inseguire anche qualcosa di più caldo: un appuntamento per San Valentino.

                Ventiquattro anni, curriculum rispettabile – tre medaglie ai Mondiali, tra cui un argento nella gara a squadre e due bronzi nel doppio – e un debutto olimpico nel doppio femminile insieme a Chevonne Forgan. Ma a far parlare non è stata una curva perfetta o un tempo da podio. È stato un post. Uno di quelli che partono come un gioco e finiscono per diventare un fenomeno virale.

                “Parteciperò da single alle mie prime Olimpiadi e mi è sembrato divertente mostrare anche come vive un’atleta il lato sentimentale dei Giochi”, ha spiegato Kirkby. E già qui si capisce che la ragazza non è solo veloce in pista, ma anche abilissima a leggere l’aria che tira. Perché se c’è un posto dove adrenalina e romanticismo possono facilmente mescolarsi, quello è il Villaggio Olimpico, specie a due giorni da San Valentino.

                La competizione della statunitense termina il 12 febbraio. Due giorni dopo è il 14. La matematica, a volte, è più semplice dello slittino. E così ecco l’idea: perché non approfittarne per “bere un cappuccino con qualcuno”? Non un’uscita clandestina, non un flirt sussurrato nei corridoi del Villaggio, ma una candidatura pubblica, aperta, dichiarata. Con tanto di autodefinizione: “la scapola più ambita” dei Giochi.

                Ottimismo? Sicurezza in sé? Marketing personale? Probabilmente un po’ di tutto. Fatto sta che nel giro di poche ore i messaggi sono diventati centinaia. Poi oltre 600. Tra atleti, tifosi, curiosi e – immaginiamo – una discreta percentuale di ingrifati a Cortina pronti a reinventarsi esperti di slittino pur di conquistare un caffè olimpico.

                La scena è quasi cinematografica: mentre le atlete studiano la pista Eugenio Monti del Cortina Sliding Center e si giocano una medaglia storica nel debutto del doppio femminile olimpico, sullo sfondo scorre un casting sentimentale degno di un reality show. Non più solo cronometro e traiettorie, ma DM, like, cuoricini e candidature.

                Kirkby, però, non si è limitata a raccogliere consensi. Ha fatto una scrematura. Seicento messaggi, due selezionati. Anche esigente, verrebbe da dire. Ma del resto, se devi scegliere un appuntamento sotto i riflettori mondiali, un minimo di selezione è comprensibile. San Valentino, per lei, non sarà una cena a lume di candela in anonimato, ma un evento che metà internet starà monitorando con la stessa attenzione riservata a una finale olimpica.

                L’idea non è del tutto nuova. Qualche anno fa, a PyeongChang 2018, Lindsey Vonn aveva chiesto sui social se qualcuno fosse disponibile a passare San Valentino con lei. Ma l’operazione di Kirkby ha un sapore più contemporaneo: meno romanticismo da favola e più ironia social. È un gioco dichiarato, quasi un modo per raccontare le Olimpiadi da una prospettiva meno ingessata.

                Perché dietro l’aura sacrale dei Giochi, tra inni, bandiere e medaglie, c’è pur sempre un microcosmo di ragazzi e ragazze poco più che ventenni. Con adrenalina in corpo, sogni, delusioni, e – perché no – voglia di innamorarsi. La differenza è che questa volta qualcuno ha deciso di farlo in diretta.

                Il risultato? Il Villaggio Olimpico per un attimo sembra trasformarsi in uno studio televisivo. C’è chi scherza sull’arrivo di Maria De Filippi a Cortina, chi propone tronisti con il casco e chi immagina rose consegnate sul ghiaccio. Intanto, la protagonista sorride e rilancia, senza prendersi troppo sul serio.

                C’è anche un altro elemento, meno frivolo di quanto sembri. In un’epoca in cui gli atleti sono brand, influencer, narratori di sé stessi, l’operazione Kirkby è perfettamente dentro il tempo. Mostrare il lato umano, vulnerabile, leggero. Far vedere che dietro la tuta tecnica c’è una ragazza che si definisce single e che non ha paura di dirlo. Anzi, lo usa come leva comunicativa.

                E mentre qualcuno storce il naso – “Le Olimpiadi non sono un dating show” – altri fanno notare che nessuna regola vieta un cappuccino. Soprattutto se non interferisce con la gara. Anzi, in un contesto spesso rigidissimo, l’ironia può essere una boccata d’aria.

                Resta l’immagine simbolo di questi Giochi: tra discese a 120 all’ora e podi conquistati per millesimi, c’è spazio anche per un cuore che batte fuori pista. E se per un giorno Cortina sembra più un set romantico che un’arena sportiva, forse è solo il segno che lo sport non è mai solo sport.

                Il 14 febbraio, mentre qualcuno alzerà una medaglia e qualcun altro un calice, Sophia Kirkby alzerà una tazzina di cappuccino. Con uno dei due prescelti. O forse con entrambi, in appuntamenti separati, come da programma.

                Altro che oro, argento e bronzo. Qui la gara è a colpi di DM. E il podio, per una volta, non si misura in millesimi ma in battiti al minuto.

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