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Gossip

Le confessioni intime di Ilary Blasi: il sesso mi piace farlo a letto, altro che “famolo strano”…

La Blasi fra le lenzuola… ma non da sola come nello spot pubblicitario di quell’ammorbidente che la vede protagonista. Bensì con il nuovo compagno Bastian Muller, del quale parla con dovizia di particolari per la prima volta in tv.

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    Avete presente Carlo Verdone e Claudia Gerini in quell’episodio di Viaggi di nozze? Ivano, giovane coatto romano di famiglia arricchita proprietaria di un ristorante, sposa Jessica, sua copia esatta in cafoneria e volgarità. Dopo una trasgressiva cerimonia, i due partono per un viaggio tra alberghi e discoteche della Toscana, dove consumano rapporti sessuali in situazioni al limite al grido di “O famo strano?”.

    Una ritrovata intimità

    Ecco… la conduttrice romana Ilary Blasi nella serie tv disponibile su Netflix, Ilary, parla per la prima volta della relazione con l’imprenditore tedesco Bastian Muller, scendendo anche in dettagli sul sesso. Pare proprio che dopo più di vent’anni legata all’ex Capitano della Roma Francesco Totti, la showgirl non abbia avuto problemi a trovare l’intimità col nuovo fidanzato. Ma, a differenza, della coppia comica nel film sopracitato… il loro è un menage estremamente tradizionale.

    Ilary nel quotidiano… pure fra le lenzuola

    Dallo scorso 9 gennaio è disponibile su Netflix la nuova docu-serie di Ilary Blasi, nella quale lei si racconta nella sua vita quotidiana, tra viaggi e lavoro: potava forse mancare il capitolo dedicato all’amore? Se nel documentario Unica aveva parlato dei momenti più difficile della fine del matrimonio con Francesco Totti, come la scoperta del tradimento con Noemi Bocchi, Ilary è tutta un’altra storia.

    L’incontro con Muller in una lounge aeroportuale

    Nella fiction su Netflix la Blasi romana ha raccontato come ha conosciuto il compagno attuale Bastian Muller, dissertando a suo modo del loro rapporto. I due si sono incontrati nella lounge dell’aeroporto diretti entrambi a New York e, dopo un gioco di sguardi, l’imprenditore si è fatto avanti chiedendole come si chiamasse. La showgirl ha raccontato come Bastian non sapesse davvero nulla della sua vita o di chi fosse. Nella serie la presentatrice parla anche del suo rapporto col sesso. “Ho un buon rapporto con il sesso“, ammette. E ci mancherebbe, una bella donna giovane come lei…

    Come natura vuole

    “L’intimità con una nuova persona dopo 20 anni? C’è un detto ‘scopa nuova, scopa bene’. Io mi vergogno di queste cose… lo vedrà pure mia madre dai“, ha ammesso poi divertita. “Quando c’è attrazione di conseguenza viene tutto naturale. Il sesso è la cosa più naturale che c’è. Non ho trovato difficoltà ad adattarmi a un nuovo corpo”, ha svelato Ilary, con suo inimitabile stile diretto e popolano.

    Il letto, classico intramontabile

    “Sempre quello fai, non è che ti puoi inventare chissà cosa. Ma anche con le amiche non è che dico chissà cosa, sì certo il racconto e la battuta ci sono sempre state, ma niente più. Il sesso è divertimento, è leggero. Tabù? Lo puoi pure ‘fare strano’, però posso dire una cosa? Io sto comoda a letto. Sì, una volta fa una cosa diversa, però con il classico non ti sbagli mai”.

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      Gossip

      Selvaggia Lucarelli contro Antonino Monteleone: “Dice che rosico per Ferragni in galera? Qualcuno gli spieghi come funzionano le notizie”

      Lucarelli replica duramente a un video attribuito ad Antonino Monteleone: nel mirino le sue parole sul presunto “rosicamento” per l’assenza del carcere nel caso Ferragni

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        Selvaggia Lucarelli non usa giri di parole. E quando decide di rispondere, lo fa come è nel suo stile: diretto, sarcastico, chirurgico. Nel mirino questa volta finisce Antonino Monteleone, ex volto de Le Iene e poi protagonista di un’esperienza televisiva Rai dai numeri, per usare un eufemismo, poco memorabili. L’oggetto del contendere è un video in cui Monteleone avrebbe sostenuto che Lucarelli “rosica” perché Chiara Ferragni non è finita in galera.

        Una lettura che, a detta della giornalista, non solo è sbagliata, ma dimostra una certa leggerezza nel maneggiare i fatti. “Mi dicono che quello particolarmente scemo che faceva le Iene e poi lo zero virgola qualcosa col suo programma Rai abbia fatto un video da babbo in cui dice che io rosico perché Ferragni non va in galera”, scrive Lucarelli, scegliendo fin da subito un tono tutt’altro che conciliante.

        La replica senza sconti
        Il punto centrale della risposta non è solo l’offesa personale, ma la ricostruzione dei fatti. Lucarelli contesta l’assunto di base del ragionamento di Monteleone e lo fa richiamando una posizione che, sostiene, ha sempre espresso con coerenza. “Non è mai stato bravissimo con le notizie, ma qualcuno gli spieghi che da circa un anno e più, a chiunque mi chiedesse del processo, ho sempre risposto che l’aspetto penale non mi interessava e speravo non andasse avanti”.

        Una frase che ribalta completamente la narrazione del presunto “rosicamento”. Secondo Lucarelli, il suo interesse non è mai stato quello di vedere Ferragni in carcere, ma semmai di analizzare un sistema, un meccanismo mediatico e commerciale che andava messo sotto la lente, indipendentemente dall’esito giudiziario.

        Il caso Ferragni e la confusione tra piani
        Nel dibattito pubblico, il caso che ha coinvolto Chiara Ferragni ha spesso mescolato piani diversi: quello etico, quello reputazionale e quello penale. Lucarelli, da tempo, insiste proprio su questa distinzione, chiarendo di non aver mai fatto una battaglia per il carcere, ma per la trasparenza e la correttezza delle operazioni.

        È su questo punto che la replica diventa anche una lezione implicita di metodo. Accusare qualcuno di “rosicare” per un mancato arresto significa, secondo la giornalista, non aver capito – o non aver voluto capire – il senso delle sue prese di posizione. Un errore che lei attribuisce a una cronica superficialità nella verifica delle informazioni.

        “Una verifica delle notizie impeccabile oh”, chiosa Lucarelli, con un’ironia che suona più come una stoccata finale che come una battuta.

        Monteleone nel mirino
        Il riferimento a Monteleone non è solo personale, ma professionale. Lucarelli ricorda implicitamente il suo passato televisivo, prima con Le Iene e poi con un programma Rai dai risultati modesti, per mettere in discussione l’autorevolezza di chi oggi si erge a commentatore del suo lavoro. Non è la prima volta che la giornalista attacca quello che considera un uso disinvolto, se non scorretto, delle notizie.

        Nel suo intervento, infatti, il bersaglio non è solo il contenuto del video, ma il metodo: parlare senza aver verificato, semplificare fino a stravolgere, trasformare una posizione articolata in una caricatura buona per i social.

        Un clima sempre più acceso
        La polemica si inserisce in un clima già teso, in cui il caso Ferragni continua a produrre strascichi mediatici anche dopo gli sviluppi giudiziari. Ogni voce che interviene rischia di essere trascinata in una guerra di interpretazioni, spesso più emotiva che fattuale. Lucarelli, dal canto suo, rivendica una coerenza che dice di aver mantenuto nel tempo, anche quando il dibattito pubblico sembrava andare in un’altra direzione.

        Il risultato è l’ennesimo scontro a distanza, che mette in luce non solo vecchie ruggini, ma anche due modi molto diversi di stare nello spazio mediatico: da una parte l’analisi e la rivendicazione del metodo, dall’altra il commento rapido, polarizzante, buono per accendere reazioni.

        La polemica che non si spegne
        Difficile pensare che qui finisca tutto. Le parole di Selvaggia Lucarelli hanno l’effetto di rilanciare la discussione e di riportare l’attenzione non tanto sul caso Ferragni in sé, quanto su come viene raccontato. Chi parla, come parla e soprattutto su quali basi.

        Per ora resta una certezza: Lucarelli non ha alcuna intenzione di lasciar passare ricostruzioni che considera false o approssimative. E quando decide di rispondere, lo fa senza filtri. Anche a costo di alzare ulteriormente il volume dello scontro.

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          Personaggi

          Aurora Ramazzotti, un nuovo tatuaggio per celebrare l’amore e una fase speciale della vita

          Aurora Ramazzotti festeggia nove anni d’amore con Goffredo Cerza e sceglie un tatuaggio simbolico: un piccolo drago rosso, carico di significati, che accompagna un periodo di grandi cambiamenti.

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          Aurora Ramazzotti

            Aurora Ramazzotti sta attraversando uno dei momenti più intensi e luminosi della sua vita. Da tempo impegnata nel ruolo di mamma del piccolo Cesare, nato nel 2023, l’influencer e conduttrice guarda ora anche al futuro con il compagno storico Goffredo Cerza, con cui è legata da quasi un decennio e con il quale si prepara a convolare a nozze. La data del matrimonio, attesa nei prossimi mesi estivi, resta avvolta nella riservatezza, ma i due continuano a condividere con discrezione frammenti del loro percorso.

            Proprio in occasione del loro nono anniversario, celebrato nei giorni scorsi, Aurora ha deciso di concedersi un gesto personale e simbolico: una visita in studio da una tatuatrice per aggiungere un nuovo disegno alla sua collezione di tatuaggi. Un modo intimo per fissare sulla pelle un momento che segna una fase di crescita, tra affetti consolidati e nuovi inizi.

            La scelta dell’artista e lo stile

            Per il nuovo tatuaggio Aurora Ramazzotti si è affidata a Elisa Rossini, tatuatrice nota per la tecnica fine line, uno stile caratterizzato da linee sottilissime e dettagli delicati. Sui social, Aurora ha documentato l’esperienza con la consueta ironia, mostrandosi distesa sul lettino durante la seduta e sdrammatizzando l’attesa con piccoli gesti quotidiani. Uno scatto, in particolare, ha fatto sorridere i fan: un tarallo appoggiato sull’addome, “in pausa” fino alla fine del tatuaggio, come lei stessa ha raccontato con leggerezza.

            L’outfit scelto per l’occasione – una gonna a pieghe con top e cardigan blu navy – riflette ancora una volta il suo stile semplice ma curato, lontano dagli eccessi e sempre molto personale.

            Il drago rosso: simbolo e significato

            Il risultato finale è un tatuaggio di dimensioni ridotte, circa cinque centimetri, posizionato sull’interno dell’avambraccio sinistro, appena sotto un altro disegno già presente. Si tratta di un dragone giapponese realizzato in inchiostro rosso, curato nei minimi particolari nonostante la grandezza contenuta.

            Nella tradizione orientale, il drago è un simbolo potente: rappresenta forza, saggezza, protezione e prosperità. A differenza dell’immaginario occidentale, non è una creatura da temere, ma una figura benevola, legata all’equilibrio e alla longevità. Il colore rosso, inoltre, richiama energia vitale, passione e coraggio, ma anche un senso di difesa e buon auspicio.

            Un segno che racconta un momento

            Sebbene Aurora non abbia esplicitato il significato personale del tatuaggio, la scelta del soggetto e del momento sembra parlare da sé. Tra la maternità, una relazione solida e i preparativi per il matrimonio, il dragone rosso appare come un simbolo di forza interiore e protezione, quasi un talismano per il futuro.

            Ancora una volta, Aurora Ramazzotti utilizza il linguaggio del corpo e dei simboli per raccontare chi è e dove sta andando, condividendo con il pubblico non solo immagini, ma frammenti autentici di una vita in continua evoluzione.

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              Personaggi

              Kendall Jenner rompe la tradizione: “I miei figli non avranno un nome che inizi con la K”

              La supermodella guarda al futuro senza fretta di diventare madre e prende le distanze da uno dei simboli più riconoscibili della dinastia Kardashian-Jenner

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              Kendall Jenner

                Kendall Jenner non ha alcuna intenzione di affrettare i tempi per diventare madre, ma quando immagina il suo futuro da genitore una cosa è già chiara: i suoi figli non porteranno un nome che inizi con la lettera K. Una scelta che può sembrare marginale, ma che in realtà rappresenta una presa di posizione netta rispetto a una delle tradizioni più iconiche della sua famiglia.

                In diverse interviste, la modella ha raccontato di avere già una lista di nomi che le piacciono, tutti lontani dall’iniziale che accomuna quasi tutti i membri del clan Kardashian-Jenner. Kendall ha spiegato di apprezzare i nomi semplici, equilibrati, facili da pronunciare e da portare nella vita quotidiana, senza l’obbligo di essere immediatamente riconoscibili o “brandizzati”.

                La lettera K, infatti, è diventata nel tempo un vero e proprio marchio di famiglia. Tutto ha avuto inizio con Kris Jenner, matriarca e manager del clan, che ha dato ai figli avuti da Robert Kardashian i nomi Kourtney, Kim, Khloé e Rob (unica eccezione). Successivamente, con Bruce Jenner — oggi Caitlyn — sono arrivate Kendall e Kylie, consolidando definitivamente l’identità alfabetica della famiglia.

                Quella che inizialmente era una scelta personale è diventata col tempo un elemento distintivo potentissimo, capace di rafforzare l’immagine del brand Kardashian-Jenner nell’industria dell’intrattenimento. La K è diventata sinonimo di visibilità, successo e riconoscibilità globale, alimentata da reality show, social media e imperi imprenditoriali.

                Proprio per questo, Kendall ha spesso manifestato un rapporto più ambivalente con la fama rispetto alle sorelle. Pur essendo una delle top model più richieste al mondo, ha sempre cercato di mantenere una maggiore riservatezza sulla sua vita privata. La decisione di non proseguire la tradizione dei nomi con la K va letta anche in questa chiave: il desiderio di offrire ai propri figli un’identità meno esposta e meno legata a un’eredità mediatica già scritta.

                Kendall ha anche espresso una certa diffidenza verso i nomi troppo ricercati o volutamente eccentrici, sempre più diffusi tra le celebrità. Secondo la modella, un nome dovrebbe accompagnare una persona per tutta la vita senza diventare un peso o un’etichetta. Una visione che contrasta con la tendenza, spesso spettacolarizzata, a scegliere nomi pensati più per stupire che per durare nel tempo.

                La sua posizione non rappresenta una rottura polemica con la famiglia, ma piuttosto una naturale affermazione di individualità. In un contesto in cui l’identità è spesso costruita come prodotto, Kendall Jenner rivendica il diritto alla semplicità e alla scelta personale.

                Rinunciare alla K, in questo senso, non è solo una questione di lettere, ma un modo per segnare un confine simbolico tra ciò che è stato e ciò che verrà. Una dichiarazione silenziosa ma chiara: anche nella famiglia più famosa del mondo, non tutte le tradizioni sono destinate a continuare.

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